Almanacco dei misteri d' Italia
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5 gennaio 2003 - UNO BIANCA: MADRE CARABINIERE OTELLO STEFANINI, NO A LIBERTA' KILLER
"La Gazzetta di Reggio"
La madre di Otello: "Niente libertà ai killer del Pilastro"
BOLOGNA. Il 12º anniversario dell' eccidio del Pilastro, dove i tre giovani carabinieri Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta furono uccisi dalla banda della Uno Bianca, è stato celebrato ieri mattina a Bologna. Dopo una messa di suffragio nella chiesa di S.Caterina, le autorità cittadine hanno deposto corone di fiori ai piedi del cippo, eretto in memoria dei tre militari uccisi. "Ringrazio Bologna che ricorda sempre questi ragazzi - ha detto Anna Maria Stefanini, madre di Otello - ma ora provo vergogna per ciò che sta succedendo: assassini liberi, e anche i nostri vogliono uscire e chiedono di vedere i figli. Loro li possono vedere in carcere, io no. Vorrei che cambiassero le leggi non è giusto che io possa camminare per strada e vedere l' assassino di mio figlio". Alla cerimonia, accanto ai vertici dell' Arma dei carabinieri, ai rappresentanti di Comune, Regione e Provincia e all' associazione familiari delle vittime, ha partecipato anche la Consap, confederazione sindacale autonoma di Polizia. Per il sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca (foto), "nessuno può dimenticare" la strage del Pilastro. "Dopo tanti anni - ha sottolineato - vogliamo mantenere vivo questo ricordo, non solo per le vittime, ma soprattutto per noi".13 ottobre 2003 - UNO BIANCA: ZECCHI, COLPEVOLI SCONTINO PER INTERO CONDANNA
ANSA:
UNO BIANCA: ZECCHI, COLPEVOLI SCONTINO PER INTERO CONDANNA
A BOLOGNA RICORDATE LE 24 VITTIME DELLA BANDA
"Non abbiamo mai chiesto vendetta, ma vogliamo che la condanna venga scontata fino in fondo". Rosanna Zecchi, presidente dell' Associazione fra i familiari, alla cerimonia per ricordare le 24 vittime degli eccidi della Banda della Uno Bianca che dal 1987 al 1994 semino' il terrore a Bologna, in Romagna e nelle Marche, ha espresso con chiarezza quella che e' la volonta dei familiari. "Vigileremo perche' chi ha commesso questi delitti non approfitti dei benefici di legge di cui i colpevoli sono immeritevoli. Riaccogliere nella societa' civile chi non ha mai mostrato pentimento sarebbe inaccettabile".
La cerimonia per ricordare chi e' caduto sotto i colpi della Banda dei Savi si e' tenuta nel pomeriggio a Bologna, nel giardino di Viale Lenin, accanto al monumento (una serie di 24 tavole, tante quante furono le persone uccise, che danno forma a una piramide scompaginata dalla violenza) che ricorda le vittime inaugurato il 13 ottobre 2001 dopo un concorso che vide partecipare numerose scuole della citta'. Anche il sindaco Giorgio Guazzaloca nel suo breve intervento si e' associato con fermezza alla richiesta di Rosanna Zecchi. "Gli assassini - ha detto il sindaco - scontino interamente la loro condanna (ergastolo, ndr). Noi vogliamo, insieme all' Associazione, che la giustizia faccia il suo corso regolare".
"Bologna non potra' mai dimenticare", ha detto ancora Guazzaloca insistendo sul dovere della memoria anche per le giovani generazioni. Un impegno a cui si sono richiamati nei loro interventi anche il presidente della Provincia Vittorio Prodi e l' assessore regionale Luciano Vandelli, che ha ricordato il sacrificio delle vittime che si schierarono dalla parte della giustizia e della convivenza civile, come Primo Zecchi, che fu ucciso nel 1990 mentre stava prendendo il numero di targa dell' auto della banda.
Attorno al monumento alcune decine di persone, molti familiari delle vittime e diverse autorita'. Presenti alla cerimonia il prefetto Vincenzo Grimaldi, il questore Marcello Fulvi, il procuratore capo Enrico Di Nicola, Walter Giovannini, il pm che condusse la parte finale dell' inchiesta e rappresento' l' accusa al processo bolognese, diversi sindaci dei comuni della provincia e il segretario dei Ds Salvatore Caronna.31 ottobre 2003 - UNO BIANCA: FABIO SAVI SI E' SPOSATO IN CARCERE
ANSA:
UNO BIANCA: FABIO SAVI SI E' SPOSATO IN CARCERE
Archiviato da tempo il capitolo Eva Mikula, la bionda rumena che a sua volta si era ricostruita una vita a Roma, il 'lungo' della Uno Bianca, Fabio Savi, si e' sposato con rito civile in carcere a Fossombrone: per testimoni, due cappellani dell' istituto, che hanno suggellato il si' del killer con una colombiana di 49 anni.
Una cerimonia sobria, in abiti normali e senza fronzoli, "come e' normale che sia in carcere" - riferiscono fonti del penitenziario, confermando la notizia pubblicata oggi dal Resto del Carlino - e alla quale le stesse fonti preferiscono non dare risalto, troppo vivo ancora e' il ricordo della brutale uccisione, il 24 maggio del '94, del bancario Ubaldo Paci, originario proprio di Fossombrone, freddato dal 'lungo' sulla soglia della banca da lui diretta a Pesaro mentre l' altro Savi, il fratello Roberto, aspettava in auto l' esito della rapina.
Fabio Savi, che a Fossombrone sta scontando l' ergastolo, avrebbe conosciuto l' attuale moglie nel carcere di Sollicciano, dove anche la donna era detenuta per reati comuni. Tornata in liberta', la colombiana e' rimasta in contatto con l' uomo, ma sulla corrispondenza intercorsa tra i due e sul come e' maturata la decisione di arrivare alle nozze non trapelano indiscrezioni.
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