Almanacco dei misteri d' Italia


Uno bianca
le notizie del 2005
4 gennaio 2005 - UNO BIANCA: FAMILIARI VITTIME, BENEFICI A KILLER UNA VERGOGNA
ANSA:
UNO BIANCA: FAMIGLIARI VITTIME, BENEFICI A KILLER UNA VERGOGNA
DOPO 14 ANNI BOLOGNA RICORDA CARABINIERI UCCISI AL PILASTRO
Nessuno sconto di pena e nessun perdono per gli assassini della banda della Uno bianca. Prima che le parole muoiano fra le lacrime, Annamaria Stefanini, mamma di uno dei tre carabinieri trucidati al Pilastro, quartiere alla periferia di Bologna, la sera del 4 gennaio 1991, ripete il suo no: "I benefici di legge sarebbero una vergogna. Io sono cristiana, ma non li perdonero' mai: non ce la faccio".
Da tredici anni questa donna rivive il suo strazio mentre i colleghi del figlio depongono le corone di fiori sul monumento che ricorda l'eccidio: "Non so se in un altro Paese si sentirebbero questi discorsi - risponde a chi gli domanda degli eventuali sconti di pena ai criminali della Uno bianca - ma penso che questi benefici non sarebbero giusti. Non c'e' stato neppure un segno di pentimento. Ma quale buona condotta? Mi auguro che non escano mai e che paghino per quello che hanno fatto. Mio figlio aveva 22 anni e tre mesi, quando lo uccisero: era un piccolo cucciolo, e loro me lo hanno tolto per sempre".
Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta, anch'essi poco piu' che ventenni, mentre erano di pattuglia furono trucidati dai tre fratelli Savi, Roberto, Alberto e Fabio (i primi due erano poliziotti), tutti poi condannati all'ergastolo. In sette anni, fra il giugno 1987 e il novembre 1994, la banda della Uno bianca, uccise 24 persone e ne feri' un centinaio, durante assalti a caselli autostradali, uffici postali, banche e supermercati, fra Bologna, la Riviera e le Marche.
Alla deposizione delle corone di fiori, preceduta da una messa, con Annamaria Stefanini c'erano circa 250 bolognesi, insieme a decine di carabinieri, e a molti rappresentanti delle istituzioni: il presidente della Provincia Beatrice Draghetti, il vicesindaco Adriana Scaramuzzino, il presidente del Consiglio regionale Antonio La Forgia e il vice presidente della Giunta dell'Emilia-Romagna Flavio Delbono. "Si dice che non si muore davvero finche' non si e' dimenticati - aggiunge la donna - e qui vedo tanta gente, senza la quale non saprei come sarebbe la mia vita".
L'eta' e il dolore hanno da anni fermato lontano da Bologna i genitori di Moneta e Mitilini che pero' ricordano i figli, rispettivamente a Civitavecchia e in provincia di Caserta, con una messa cui partecipano sempre militari dell'Arma. "Anche loro sono distrutti dal dolore e ogni anno, il 4 gennaio, mi telefonano sempre", racconta Rosanna Zecchi, presidente dell' associazione dei famigliari delle vittime della banda della Uno bianca.

6 gennaio 2005 - IN SCENA AL PILASTRO LA VICENDA DELLA BANDA DELLA UNO BIANCA
"La Repubblica"
LA COMMEMORAZIONE
Carlo Lucarelli ha portato in scena al Pilastro la vicenda della banda della Uno bianca
Le emozioni per ricordare una strage
L´orazione civile nel palasport del Pilastro gremito di gente. Presente Guglielmi
BRUNELLA TORRESIN
Non siate acquiescenti, dicono quei morti, a chi spara contro benzinai e pensionati in coda all´ufficio postale, contro i neri e contro gli zingari, contro guardie giurate e contro carabinieri ventenni, a ragazzi in fuga e a testimoni. Ma ora ci si deve anche chiedere se e come verrà ricordato l´anniversario del massacro dei tre ragazzi carabinieri l´anno prossimo: si proseguirà oltre, concatenando alla strage della Uno Bianca altre stragi, nella lunga straziante conta dei morti caduti a Bologna, vittime del terrorismo comune o politico, dai passeggeri del treno Italicus a Marco Biagi, come già nel finale di martedì?
Carlo Lucarelli ha raccontato una città abbandonata alla Uno Bianca dalle istituzioni, dalla magistratura, dalle forze dell´ordine, dalla politica - distratte, disattente, inquinate. Di una guerra combattuta nell´indifferenza, o nella sottovalutazione. La Uno Bianca è stato anche questo. Ci bastano le sentenze, gli ergastoli inflitti agli assassini? ha chiesto. No, non bastano. Non bastano ai sopravvissuti, feriti nel corpo e negli affetti, né ai familiari delle vittime, ai quali penosamente, ad intervalli, si sollecita l´eventualità del perdono ai carnefici. Ma non bastano nemmeno le celebrazioni. "I fatti diventano numeri, le emozioni passano, e restano solo i numeri", ha detto Lucarelli in apertura della sua conferenza. "La memoria non è fatta di numeri, ma di emozioni. Le emozioni che in parte anch´io avevo dimenticato, cerchiamo di recuperarle questa sera". Forse ci è riuscito, o forse no. Le emozioni si evocano scavando oltre le parole e i destini, raccontando la vita e il suo indimostrabile teorema, notizia sempre attuale. "Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all´inferno, non è inferno - scriveva Italo Calvino nelle Città Invisibili -, e farlo durare, e dargli spazio". Basterebbe questo, e sarebbe già moltissimo, in memoria di quanti sono morti, sotto i colpi dell´inferno della Uno Bianca. 
  

17 aprile 2005 - GIUSTIZIA: MORTO EX PROCURATORE PESARO SAVOLDELLI PEDROCCHI

ANSA:

GIUSTIZIA: MORTO EX PROCURATORE PESARO SAVOLDELLI PEDROCCHI

   L' ex procuratore della Repubblica di Urbino, prima, e di Pesaro, poi, Gaetano Savoldelli Pedrocchi, e' deceduto la scorsa notte a 76 anni nel reparto di oncologia dell' ospedale di Muraglia di Pesaro. I funerali avranno luogo domani alle 15.00 al Duomo di Urbino.

   Savoldelli Pedrocchi e' stato procuratore a Urbino per 20 anni e successivamente, per 13, a Pesaro, andando in pensione nell' agosto 2000.

   Nella sua carriera professionale, ha legato il suo nome al ritrovamento, in Svizzera, dopo 13 mesi di indagini, delle tele di Raffaello rubate nel febbraio del 1975 alla Galleria nazionale di Urbino. Nel 1991, la banda della Uno bianca:

Savoldelli Pedrocchi ebbe l' intuizione di controllare i poligoni di tiro di Rimini e cio' consenti' di focalizzare l' attenzione su tre frequentatori, i fratelli Savi. Tuttavia, il coordinamento dell' inchiesta, affidato ad altra procura, non tenne conto di questa segnalazione che avrebbe evitato altri lutti, compreso quello per la morte del bancario Ubaldi Paci, ucciso da Fabio Savi il 24 maggio del '94 a Pesaro. "Non averli presi prima e' stato il mio piu' grande rammarico", disse piu' volte Savoldelli Pedrocchi all' arresto dei fratelli Savi.

   A Urbino, all' apparenza sede periferica e sonnolenta, Savoldelli Pedrocchi incrocio' personaggi come il terrorista Franceschini, capo delle Br, camorristi come Pasquale Barra, detto ""o animale", e altri spietati killer. Anche con costoro, durante gli interrogatori, tentava di instaurare un dialogo parlando di vita, cultura e aspirazioni, perche' era convinto che "ogni persona valeva la pena di essere conosciuta". Negli ultimi anni di attivita', Savoldelli Pedrocchi si era battuto per un nuovo palazzo di giustizia a Pesaro; ora il nuovo edificio e' pronto e lui avrebbe dovuto essere fra le personalita' a inaugurarlo.

 

22 giugno 2005 – UNO BIANCA E USTICA CANCELLARE UN´INGIUSTIZIA

“La Repubblica”

UNO BIANCA E USTICA CANCELLARE UN´INGIUSTIZIA

la burocrazia ministeriale che via via indicava una serie di motivazioni per non applicare la legge, esponenti del Governo che si dichiaravano sbigottiti e promettevano impegno per la soluzione del problema, uffici parlamentari che sottolineavano la chiarezza dell´espressione della volontà del legislatore che doveva essere applicata.

Alla fine sono arrivate le inaccettabili conclusioni negative del Ministro Pisanu, una resa alla posizione degli uffici; abbandonando tutte le argomentazione fino a quel punto addotte, pur riconoscendo che un giudice aveva accertato che l´aereo di Ustica era stato abbattuto, rilevava che tale giudice non aveva mai usato, nelle sue motivazioni, la espressione terrorismo. Una logica disarmante che cozza contro ad ogni logica formale e ancor più contro la considerazione generale sulla natura del tragico episodio.

Rimane il fatto che due tragici avvenimenti così profondamente legati alla nostra regione e che le nostre popolazioni hanno tanto intensamente vissuto vengono escluse, aggiungendo sofferenza a sofferenza, da una legge meritevole che invece dovrebbe costituire, in qualche modo, motivo di riappacificazione e serenità.

Allora, oltre alla denuncia, è oggi opportuno riscrivere la legge, specificando bene i casi dell´Uno bianca e di Ustica, nella certezza di interpretare un atteggiamento di giustizia e il giusto sentimento popolare che con tanta partecipazione ha seguito queste vicende delle nostre terre considerandole sempre azioni criminali di terrorismo.

DARIA BONFIETTI

 

 

 

 


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