7 gennaio - L'agenzia libica Jana scrive
che la Libia ha chiesto all'Italia di essere associata alle indagini sulla
strage di Ustica "per l'esistenza di considerazioni generali che riguardano
la sicurezza della Libia".
21 gennaio - La sen. Daria Bonfietti, presidente
dell' Associazione familiari vittime di Ustica, intervenendo alla conferenza
nazionale dell' Arci a Bologna, lancia un appello perche', dopo la verita'
“tecnico-scientifica” appurata dal giudice Rosario Priore, lo Stato italiano
“chieda conto” ai paesi presenti con propri aerei sul luogo dell”'episodio
di guerra aerea non dichiarata”, perche' “diano risposte chiare, che finora
ne' Francia, ne' Inghilterra, ne' Usa hanno mai offerto alla magistratura
italiana”.
21 gennaio - Un pezzo di lamiera, appartenente
alla parte posteriore di un caccia F4 Usa, finisce nelle reti di un peschereccio,
al largo di Gaeta. I pescatori hanno consegnato il pezzo di lamiera incrostato
alla capitaneria di porto di Gaeta. Il pezzo di carlinga scompare poi per
ricomparire il giorno dopo all' interno di un deposito di autodemolizioni
in localita' S. Agostino. Dopo il ritrovamento la procura di latina dispone
il sequestro. “Ho sempre saputo che davanti Punta Stendardo c' era il relitto
di un aereo, tanto che io come i miei colleghi ci guardavamo bene dal gettare
le reti in quella zona – dice Nicola Mitrano, proprietario del peschereccio
'Bartolomeo' che ha trovato il pezzo dell' F4 - Evidentemente il relitto
negli ultimi giorni si era spostato dalla sua sede e questo ci ha tratto
in inganno. Cosi' le nostre reti si sono impigliate nella carlinga, per
noi e' stato un danno notevole visto che abbiamo perso tutto il pescato
di quel giorno. Comunque a quel punto abbiamo deciso di portare il relitto
a riva. Lo abbiamo fatto sollevando il pezzo di carlinga quindi senza nessun
segreto. Poi lo abbiamo portato in porto e depositato sulla banchina”.
Luigi Ponticella, titolare del deposito dove la carcassa dell'aereo e'
stata ritrovata, smentisce di aver avuto richieste da parte di americani
che pure hanno una base proprio a Gaeta. “Ero andato a prendermi quella
carcassa come chiestomi dai pescatori - ha detto Ponticella - pensavo di
rivendere qualche pezzo a qualche collezionista e non avrei mai immaginato
una vicenda del genere”.
28 gennaio – Quando diventa pubblica la
notizia del ritrovamento del pezzo di F4, l'ambasciata statunitense a Roma
rende noto che il pezzo di lamiera ritrovato al largo di Gaeta apparteneva
a uno dei due velivoli Usa F-4G precipitati il 23 ottobre del 1974. In
quell'occasione - secondo quanto riferito dall'ambasciata - i due caccia
decollati dalla portaerei Saratoga per una esercitazione, rimasero senza
carburante. I piloti si salvarono abbandonando i velivoli che precipitarono
in mare.
29 gennaio - Secondo Rosario Priore, gli
inquirenti che si occupano del relitto ripescato al largo di Gaeta “dovranno
ora intraprendere il rapporto con gli Stati Uniti per chiedere, ed eventualmente
ricevere, copia degli atti relativi all' incidente del 1974” al quale,
secondo l' ambasciata Usa, si riferisce il pezzo di carlinga. “Il relitto
- ha affermato Priore - ben potrebbe risalire a un incidente del '74, ma
di certo di questo dovremmo avere memoria anche noi; sia perche' coinvolse
due velivoli e avvenne a poche miglia dalle nostre coste, sia perche' i
piloti furono salvati e le operazioni di recupero con elicottero o con
natanti, anche se non comunicate, non sarebbero potute sfuggire alle nostre
autorita', civili e militari”.
29 gennaio - Alla procura di Roma “non
risulta, allo stato, un collegamento tra il pezzo di carlinga dell' F4
e la strage di Ustica, ma se dovessero spuntare elementi interessanti questi
saranno esaminati con la massima attenzione”. Lo afferma il pubblico ministero
Giovanni Salvi, uno dei rappresentanti dell' accusa al processo per il
disastro del Dc9 Itavia contro nove alti ufficiali dell' Aeronautica e
dei servizi in carica all' epoca.
31 gennaio – L’ ambasciata degli Stati
Uniti a Roma fornisce nuovi dettagli sull' incidente del 23 ottobre 1974
nel quale sono stati coinvolti due velivoli militari statunitensi decollati
dalla portaerei Saratoga, l'F4 Buno 155516 e l' F4 Buno 157303, quest'
ultimo precipitato in mare. Le informazioni provengono dal centro per la
sicurezza navale di Norfolk (Virginia). Secondo l'ambasciata Usa, il primo
aereo, mentre la Saratoga era 75 miglia a sud-ovest di Napoli, “riporto'
un' anomalia durante le operazioni di atterraggio” e “ricevette l' ordine
di dirigersi verso un campo di atterraggio nei pressi di Napoli”. Il secondo
velivolo, il Buno 157303, ricevette l' ordine di scortare il primo aereo.
Il primo F4 non riusci' ne' a stabilire un chiaro contatto con il campo
di atterraggio a Napoli, ne', date le cattive condizioni atmosferiche ,
a mantenere il contatto con il secondo F4. Di conseguenza, “non riuscendo
a trovare l' aeroporto di Napoli, l' F4 Buno 15516 effettuo' un atterraggio
di emergenza in un terreno agricolo presso Campobasso ed i piloti riuscirono
a mettersi in salvo”. “Nel frattempo il velivolo di scorta, nel tentativo
di ritornare sulla portaerei rimase senza carburante , prendendo fuoco.
I piloti si salvarono catapultandosi in mare”.
31 gennaio - Il quotidiano francese “Le
Monde” pubblica in prima pagina la notizia del recupero nel Golfo di Gaeta
di un pezzo di un Phantom F4 dell'Air Force americana che, secondo alcune
ipotesi, potrebbe essere collegato alla sciagura di Ustica. Michel Bole-Richard
scrive tra l’altro che “la prontezza della risposta americana ha lasciato
gli italiani interdetti”:
31 gennaio - La procura della Repubblica
di Roma intende chiedere alla magistratura di Latina di acquisire gli atti
del procedimento avviato dopo il ritrovamento di un pezzo di carlinga dell'
F4 statunitense. Una volta ottenuta le carte, i magistrati esamineranno
l' eventuale sussistenza di collegamenti tra la caduta del velivolo militare
statunitense e il disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica
1 febbraio - La Procura di Latina ordina
ai Carabinieri lo svolgimento di accertamenti ulteriori sulla vicenda dell'aereo
statunitense ritrovato in mare a Gaeta. Al caso, oltre al Procuratore Antonio
Gagliardi lavorera' anche il pm Raffaella Falcione.
2 febbraio – Il sottosegretario alla Difesa
Gianni Rivera risponde ad una interrogazione del popolare Giuseppe Molinari
sul ritrovamento del pezzo di F4. Rivera dice che i dati a disposizione
delle autorita' italiane “risultano coerenti e compatibili con la dinamica
dei fatti” fornita dall'ambasciata Usa. Tuttavia verranno fatti “ulteriori
approfondimenti”, anche perche' parte della documentazione relativa all'incidente
potrebbe essere stata sequestrata nell'ambito dell'inchiesta Argo 16. Rivera
- dopo aver sottolineato che “sulla materia e' in corso un'inchiesta giudiziaria,
che in parte preclude l'accesso ad alcune specifiche informazioni” - ha
ricordato che il pezzo di aereo, consistente nella parte posteriore di
un F-4 Phantom con numero di matricola 157303, e' stato rinvenuto il 26
gennaio dalla Capitaneria di Porto di Gaeta presso un demolitore. Il relitto
e' stato quindi posto sotto sequestro, d'intesa con la magistratura. Annotazioni
“presumibilmente correlabili” ai fatti riferiti dall'Ambasciata Usa - ha
detto Rivera, secondo cui i due velivoli appartenevano ad “un gruppo di
volo che avrebbe operato in Mediterrano fino al '75” - sono “riportate
nei registri di protocollo dell'epoca del terzo Reparto dello Stato maggiore
comunicazioni, tutte datate 23 ottobre 1974, provenienti dal Comune e dalla
Compagnia carabinieri di Campobasso (nella prima delle quali l'oggetto
e' “incidenti di volo F-4 Usa”), e dalla Tenenza carabinieri di Mondragone,
nonche' di una comunicazione datata 25 ottobre '74, proveniente dalla seconda
Regione aerea. Ma questa documentazione, afferma Rivera, “potrebbe far
parte del carteggio relativo agli incidenti di volo avvenuti nel periodo
1966-1981 attualmente non disponibile in quanto a suo tempo sottoposta
a sequestro dall'autorita' giudiziaria di Venezia nell'ambito del procedimento
relativo all'Argo 16”.
3 febbraio - Il caccia F4 della marina
americana precipitato nel Tirreno nel 1974 aveva una freccia sulla coda.
“Apparteneva al mio stesso squadrone”, ha detto all'Ansa Gerry Wilkinson,
il pilota americano di un altro F-4 coinvolto, secondo la ricostruzione
dell'ambasciata Usa, nello stesso incidente di 16 anni fa. Wilkinson, che
nel 1977 ha lasciato la Navy, ha confermato che l'incidente avvenne il
23 ottobre 1974: “Il nostro aereo ebbe problemi meccanici e, anziche' tornare
sulla portaerei Saratoga, fu dirottato su Napoli Capodichino. L'altro F-4
ci fu assegnato di scorta, ma purtroppo durante il volo ci separammo nelle
nuvole”.
4 febbraio - Gli atti inviati dai pm di
Latina ai colleghi romani finiscono nel fascicolo-stralcio sul disastro
di Ustica disposta dal giudice istruttore Rosario Priore nell' ordinanza
di rinvio a giudizio di nove alti ufficiali in carica all' Aeronautica
e nei servizi la sera del 27 giugno 1980 quando il Dc 9 Itavia precipito'
al largo di Ustica. Il fascicolo riguarda le posizioni di 34 tra ufficiali,
sottufficiali e funzionari ministeriali indagati, a seconda delle posizioni,
per falsa testimonianza, favoreggiamento e calunnia. I pm Giovanni Salvi,
Settembrino Nebbioso e Vincenzo Roselli, titolari di questi accertamenti,
dovranno ora esaminare la documentazione arrivata.
8 febbraio - La procura militare di Roma
ha aperto un' indagine sul disastro di Ustica. L’ inchiesta, condotta dal
pm Antonino Intelisano, e’ partita da una denuncia presentata a novembre
dall' ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali. L' imprenditore anconetano,
difeso dall' ex giudice Carlo Palermo e dagli avvocati Mario Scaloni e
Maurizio Boscarato, ipotizza un ventaglio di gravi reati militari – dalla
soppressione di atti sulla difesa dello Stato alla rivelazione di segreti
militari a scopo di spionaggio, all' intelligenza con lo straniero per
la complicita' italo-libica nella vicenda del Mig caduto in Sila -, senza
escludere la “teorica possibilita' di invididuare responsabilita' personali
per la strage”. Questo anche se mancano solo quattro mesi alla prescrizione
ventennale di gran parte dei reati ipotizzabili e benche' l' ordinanza
con cui il giudice istruttore Rosario Priore ha rinviato a giudizio in
Corte d' Assise nove generali ed ex funzionari dei servizi segreti per
attentato agli organi costituzionali e alto tradimento ha stabilito di
non doversi procedere per il delitto di strage, essendo gli autori rimasti
ignoti. Iil procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano dice che
l'inchiesta e', “allo stato, ancora contro ignoti”. Intelisano aggiunge
che sono in corso accertamenti anche sul pezzo di Phantom ripescato al
largo di Gaeta. “I legali di Davanzali - ha detto Intelisano - hanno presentato
un esposto-denuncia nel quale si ribadisce uno degli scenari che sono stati
disegnati anche nella sentenza-ordinanza del dottor Priore e nel quale
si ipotizzano una serie di reati militari commessi da ignoti militari.
Ignoti - ha precisato - nel senso che i soggetti devono essere ancora individuati”.
Sempre nella denuncia - ha aggiunto il procuratore militare di Roma - si
evidenzia “un problema tecnico riguardante la giurisdizione”, che Davanzali
aveva sollevato anche davanti al giudice Priore prima della chiusura della
sua inchiesta. Era stata sostenuta la competenza della procura militare,
ma Priore aveva respinto questa tesi, rivendicando la giuridizione dell'autorita'
giudiziaria ordinaria per ragioni di connessione. Daria Bonfietti, presidente
dell' associazione familiari vittime di Ustica commenta:“Spero che a questa
iniziativa della Procura Militare faccia seguito un intervento della Corte
dei Conti: E' chiaro che vent' anni di indagini, alla ricerca di una verita'
ben nota ai vertici militari nell' immediatezza dell' evento, sono state
inutilmente costose e che anche la Procura di Roma riceva stimolo per indagare
su tutte le ipotesi di reato che le sono state trasmesse alla fine dell'
istruttoria. Credo difficile accettare - prosegue Bonfietti - che a sei
mesi dalla definitiva conclusione dell' istruttoria che ha denunciato che
nei nostri cieli si e' avuta un' azione di polizia internazionale coperta,
che ha portato all' uccisione di 81 innocenti, oltre ad un' azione diplomatica
del nostro Governo, di cui ancora non possiamo valutare gli esiti, l' opinione
pubblica debba registrare che l' unico ad avere subito emarginazione e
poi estromissione dall' Aeronautica militare sia stato il maresciallo Carico
(che proprio il giudice indica come unico militare che abbia detto la parte
di verita' da lui conosciuta) mentre tutti gli altri, indiziati di reato
o comunque partecipi di una clamorosa e svelata operazione di occultamento
della verita', siano stati promossi. E voglio ricordare che e' lo stesso
giudice a indicare alcune carriere chiaramente sviluppatesi per il caso
Ustica”.
8 febbraio - Aldo Davanzali, l' ex presidente,
amministratore e socio di maggioranza dell' Itavia, 76 anni, spiega in
una conferenza stampa ad Ancona i motivi della causa civile con la quale
ha chiesto un risarcimento patrimoniale e morale. Oltre a farsi promotore
dell' inchiesta della Procura militare, l' imprenditore anconetano e' parte
offesa nel processo che dovrebbe tenersi in primavera davanti alla Corte
d' Assise di Roma; sta poi preparando una causa civile nei confronti della
presidenza del Consiglio dei ministri e di vari ministeri, e potrebbe avanzare
una richiesta di indennita' analoga al Cermis, se verra' provato che alla
battaglia aerea che porto' alla 'near collision' fra il Dc-9 e un velivolo
militare o un missile, presero parte aerei Nato. Davanzali ricorda anche
che di un Phantom Usa precipitato la notte stessa del volo civile Bologna-Palermo
ci sono tracce nelle conversazioni degli addetti al radar di Ciampino la
sera del disastro e che lui sostenne subito l’ipotesi del missile. “lo
dissi subito” ricorda Davanzali “ero a Ciampino quella sera e tutti sapevano
cosa era successo” - ma fini' sotto inchiesta per aver propalato una notizia
'esagerata' e, da principale fideiussore della societa', vide scivolare
l' Itavia nelle mani di un amministratore straordinario. Stesso destino
tocco' a tutte le altre imprese della famiglia: la ditta di rimorchiatori
Sadar Incop, la Sinim immobiliare, la Incop di Ravenna e il villaggio turistico
Costa Tiziana a Crotone. L’avv. Mario Scaloni, citando “una fonte qualificata”,
dice che alcune navi militari italiane “sono state spostate o fatte arrivare
nella zona del disastro di Ustica la sera in cui il DC-9 dell' Itavia e'
precipitato. misteri nella vicenda del DC-9 sono ancora tanti e questo
e' uno di quelli sui quali speriamo che la procura militare di Roma possa
far luce”. L' ex magistrato Carlo Palermo, che e' uno dei legali di parte
civile di Aldo Davanzali, afferma che nella “complicita' fra Italia e Libia”
per nascondere la verita' su Ustica, ci fu anche “l' aiuto della Cia”.
“Nella ricostruzione dei fatti eseguita dalla magistratura - scrive Palermo
in una memoria inviata alla procura militare di Roma - un Mig libico, dopo
aver partecipato alla battaglia aerea, si schianto' sulla Sila. Considerato
che nell' immediatezza dei fatti nessuno aveva segnalato quella caduta,
venne intenzionalmente lasciato passare qualche giorno al fine di provocare
una dissociazione tra i due episodi: la caduta del Dc9 Itavia e quella
del Mig libico. I 21 giorni vennero utlizzati per 'pulire' i resti del
caccia e del pilota (con l' aiuto della Cia) e per 'organizzare' (con i
libici) un falso volo da Bengasi del Mig libico che si sarebbe dovuto schiantare
sulla Sila il seguente 18 luglio”. Per Palermo “non sarebbe stato possibile
ai vertici militari libici fornire subito dopo il rinvenimento del Mig,
avvenuto il 18 luglio, notizie false su un volo inesistente, con una partenza
inesistente da Bengasi e su una rotta inesistente se le stesse autorita'
libiche non fossero state preventivamente informate da quelle italiane
su modalita', data e giustificazioni che avrebbero dovuto accompagnare
il falso schianto del 18 luglio”.
9 febbraio - Falco Accame, presidente dell'Anavafaf,
l'Associazione dei familiari delle vittime nelle forze armate osserva che
“Le famiglie di chi ha perso la vita nella sciagura del Cermis sono state
risarcite ciascuna con piu' di tre miliardi e mezzo. I familiari dei militari
volontari morti in tempo di pace vengono da sempre risarciti con lire zero.
I familiari delle vittime del terrorismo hanno avuto 150 milioni - aggiunge
-, con 150 milioni sono stati risarciti i familiari delle vittime della
sciagura di Ustica, cifre in genere inferiori ai cento milioni sono state
fissate per le vittime delle stragi di Bologna e di Casalecchio sul Reno.
Si tratta di una situazione che genera sconcerto se si pensa che dovremmo
ritenerci in uno Stato di diritto”.
9 febbraio - Due consiglieri regionali
delle Marche di An, Carlo Ciccioli e Giuseppe Marucci, che dal 1992 si
occupano della vicenda dell' aereo dell' Itavia e del fallimento della
societa' di Aldo Davanzali, rendono noto un documento “frutto di alcune
segnalazioni” che ricostruisce l' ultimo scenario “compatibile con i fatti
accertati” della strage. Gheddafi era diretto in Polonia, per un viaggio
segreto, la sera in cui il Dc-9 dell' Itavia precipito' nel cielo di Ustica,
e il mig 'libico' caduto sulla Sila sarebbe stato in realta' un aereo francese
destinato ad abbattere il Tupolev di Gheddafi, facendosi scudo del Dc-9.
“Tutto sembra cominciare - si legge nel documento, che ipotizza anche nella
strage del 2 agosto alla stazione di Bologna una “ritorsione libica” contro
l' Italia - con il viaggio programmato e segreto di Gheddafi in Polonia
di cui hanno dato notizia i servizi segreti occidentali. Siamo nel 1980,
e' l' anno dell' elezione di Reagan alla presidenza degli Stati Uniti in
coincidenza con il riacutizzarsi della tensione tra il leader libico e
l' Occidente. Gheddafi viaggia su un aereo da trasporto civile Tupolev,
scortato da Mig 23, con partenza da Tripoli. La riserva di carburante dei
velivoli di scorta e' limitata fino all' isola di Malta”. “Qualcuno decide
che all' altezza della Calabria e' possibile abbattere il Tupolev, ormai
privo di scorta. Ovviamente occorre abbatterlo in mare in modo da non lasciare
tracce. Serve un velivolo non identificabile, ne' nel volo prima della
missione, ne' dopo. Il velivolo designato potrebbe essere stato un Mig
23. Due esemplari erano da tempo ospitati in Corsica, presso la base aerea
della legione straniera, vicino Ajaccio”. Sempre secondo questa riscostruzione
si tratta di due Mig 23 consegnati agli egiziani da due piloti libici disertori
fuggiti al Cairo nel 1973. Il 27 giugno 1980 all' aeroporto di Bologna
il Dc 9 dell' Itavia, volo Bologna-Palermo, viene tenuto fermo in pista
per oltre due ore con tutti i passeggeri a bordo e senza alcun motivo di
traffico aereo, “evidentemente perche' doveva fare da scudo-radar al Mig
23 designato all' abbattimento di Gheddafi. Lungo il percorso, al DC-9
– secondo il documento - si accodera' il Mig 23 con contrassegno libico
proveniente dalla Corsica, armato di missili, con il compito di abbattere
l' aereo di Gheddafi, quando lo si riteneva non piu' scortato”. Ma quando
i Mig 23 partiti da Tripoli a Malta lasciarono la scorta, un Mig 23, armato
forse solo di mitragliere e con serbatoi supplementari, si alzo' in volo
da Malta, allora governata da Dom Mintoff, amico di Gheddafi. In questo
scenario, sostengono i consiglieri di An in base alle proprie fonti, la
funzione della portaerei americana Saratoga “e' stata solo quella di copertura
radar e torre di controllo”. Potrebbe anche esserci stato un ruolo di un
ulteriore aereo Nato, partito da Verona, un Corsair A7E, probabilmente
poi atterrato sulla portaerei Saratoga, di cui si e' ritrovato il serbatoio
supplementare in mare vicino al relitto del Dc 9 dell' Itavia. L' incontro
tra il convoglio aereo proveniente da nord (sull' aerovia 'Bravo 13' -
Dc 9 Itavia piu' l' aereo 'sconosciuto' in coda) e il Mig 23 proveniente
da Malta, essendosi il Tupolev ormai disimpegnato, avviene sul mare di
Ustica con un duello aereo. E' probabile, dicono i consiglieri Ciccioli
e Marucci, che l' aereo sconosciuto, “non visibile al radar ma scoperto
a vista, abbia attaccato per primo ma i missili, richiamati dal calore
del Dc 9, abbiano fatto esplodere l' aereo Itavia. Oppure potrebbe esserci
stato un urto tra aeromobili. Il Mig proveniente da Ajaccio, colpito da
raffiche di mitraglia, tentando un atterraggio di emergenza, si schianto'
sulla Sila.
11 febbraio – La senatrice Daria Bonfietti,
intervenuta a Milano a una tavola rotonda durante la quale sono stati commentati
i risultati di una inchiesta tra gli studenti sulla conoscenza degli anni
dello stragismo, afferma che su Ustica “Parlamento e Governo sono stati
ingannati”. A sostegno dell'inganno a Governo e Parlamento la sen. Bonfietti
cita l' incontro tra l' allora sottosegretario Amato e i vertici dell'
Aeronautica, il fatto che “sono stati consegnati elementi incongruenti
alla commissione Stragi, e addirittura oggi sappiamo che lo stato Maggiore
dell' Aeronautica ha deliberatamente sottratto ai giudici i nominativi
dei militari in servizio nella notte della tragedia. A questo si deve aggiungere
che e' palese la non collaborazione degli Stati alleati e amici nella ricerca
della verita”'.
23 febbraio – Annunciata la prossima messa
in linea sulla rete Internet di un sito
sulla strage di Ustica, realizzato da un giornalista reatino, Fabrizio
Colarieti. Il sito raccoglie gran parte della documentazione ufficiale
sulla tragedia del DC9 Itavia e all' interno del sito sara' anche possibile
consultare gli atti della Commissione stragi, quasi cinquemila pagine di
documenti giudiziari, testimonianze e la perizia di parte civile dell'
Itavia. Sono inserite anche immagini che permettono di visitare il relitto
del DC9 ricostruito a Pratica di mare.
5 aprile - L'Ufficio di presidenza della
Commissione stragi ha deliberato di avviare una missione a Parigi per ascoltare,
in rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, noto come Carlos, che
ha gia' fornito la disponibilita', tramite il suo legale, a rispondere
alle domande. I parlamentari di An Enzo Fragala' e Alfredo Mantica oltre
a Marco Taradash del gruppo misto annunciano questa decisione con "grande
soddisfazione" in quanto si potra' avere, secondo loro, "finalmente, la
possibilita' di chiarire i maggiori aspetti dei casi piu' importanti riguardanti
il coinvolgimento italiano nell'ambito degli scenari del terrorismo internazionale".
Sara' probabilmente una delegazione della Commissione a recarsi in Francia
per incontrare Carlos, in presenza di magistrati francesi che gli rivolgeranno
le domande precedentemente concordate. Alfredo Mantica, senatore di An,
ha spiegato i diversi problemi che ora la commissione dovra' affrontare
prima di arrivare al faccia a faccia con Carlos. Tramite l'ufficio preposto
alle rogatorie internazionali del ministero di Grazia e Giustizia sara'
avviata la pratica e messe nero su bianco le domande - si parte da un elenco
di circa 130 che dovranno pero' essere ridotte - per arrivare poi all'elenco
ufficiale delle questioni che dovrebbero riguardare il terrorismo italiano
e le br, la strage di Bologna e la vicenda Moro, temi sui quali la commissione
- ha sottolineato Mantica - sa esserci una disponibilita' di massima da
parte di Carlos. La commissione avanzera' anche la richiesta di avere gli
incartamenti dei cinque procedimenti che hanno riguardato il terrorista
venezuelano e tutto quanto potra' essere utile a preparare l'incontro che
dovrebbe svolgersi a Parigi. E' prevista una complessa procedura con la
traduzione in francese della domanda che viene dalla commissione e poi
la risposta di Carlos, probabilmente in inglese, con successiva traduzione
prima in francese e poi in italiano. Considerato per decenni la 'Primula
rossa' del terrorismo internazionale, la lunga e dorata latitanza di Ilich
Ramirez Sanchez si e' interrotta il giorno prima di ferragosto del 1994
in Sudan. Dopo l'arresto Carlos e' stato subito consegnato alla Francia.
Sembra che i servizi di tutto il mondo avessero di lui solo una vecchissima
fotografia. Nato il 12 ottobre 1949 a Caracas (Venezuela), figlio di un
avvocato comunista che lo chiama Ilich in onore di Lenin, Carlos avrebbe
firmato il suo primo attentato nel 1973 a Londra, sparando contro il direttore
di un grande magazzino. In quell' occasione il colpo fu deviato dalla dentiera
dell'uomo. Carlos, alto e corpulento, noto come "lo sciacallo", e' ritenuto
l'autore o l'ispiratore di vari sanguinosi attentati in Europa perpetrati
negli anni '70 e '80, i piu' importanti dei quali sono il sequestro, avvenuto
a Vienna nel 1975, di 70 persone tra cui 11 ministri del petrolio dei paesi
dell' Opec, concluso con tre morti; un attentato, nel 1982, contro il treno
Tolosa-Parigi sul quale avrebbe dovuto trovarsi il sindaco di Parigi Jacques
Chirac, cinque morti. Carlos sarebbe stato al centro di una rete terroristica
internazionale e avrebbe avuto rapporti soprattutto con gruppi oltranzisti
palestinesi e con i tedeschi della Raf (Magdalena Kopp e' stata la sua
compagna per quasi 15 anni). Oltre al terrorismo, Carlos ha coltivato anche
la sua romantica immagine di dandy vecchia maniera, collezionista di belle
donne, gran bevitore, fumatore di sigari di grande qualita' e nottambulo
impenitente. Il 24 dicembre 1997 Carlos e' condannato all'ergastolo dalla
Corte d'Assise di Parigi per il triplice omicidio della Rue Toullier del
27 giugno 1975. Alla lettura della sentenza, Carlos ha alzato il pugno
chiuso gridando: "Viva la rivoluzione". Il 23 giugno 1999 la Cassazione
ha respinto il ricorso presentato da Ilich Ramirez Sanchez e la condanna
al carcere a vita e' cosi' diventata definitiva. In seguito la Francia
ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall' Austria per il
sequestro dei ministri dei paesi Opec (Vienna 1975). Il primo marzo di
quest'anno Carlos, dal carcere parigino della Sante', ha rilasciato un'
intervista al 'Messaggero' in cui ha parlato del caso Moro, di Ustica e
della strage di Bologna e ha detto anche di ritenere probabile una nuova
azione delle Brigate rosse. Nuova intervista, questa volta al 'Tempo',
il 31 marzo. I temi sono di nuovo il caso Moro, Ustica, la strage di Bologna.
5 aprile - Cento deputati, primo firmatario
Carlo Leoni (Ds), hanno scritto una lettera aperta al Governo per chiedere
di cercare di ottenere presso i Paesi alleati tutte le informazioni utili
a fare luce sulla strage di Ustica e di valutare "con la dovuta attenzione"
la responsabilita' di chi ha ostacolato per 19 anni le indagini. I deputati
hanno poi invitato il Governo a far "rimuovere da ogni incarico gli appartenenti
dell'Aeronautica rinviati a giudizio" e ad "assumere provvedimenti nei
confronti di coloro, civili o militari, che, prosciolti in sede istruttoria
per sopravvenuta prescrizione dei reati loro ascritti, hanno palesemente
contraffatto, manomesso o distrutto documenti utili e, talvolta, fondamentali
per le indagini, con cio' rendendo probabilmente impossibile il definitivo
accertamento della verita'". Al Senato e' stata presentata una mozione
parlamentare, sempre sulla vicenda Ustica e con gli stessi obiettivi, primo
firmatario Gavino Angius, capogruppo dei DS. Nella lettera si invita il
Governo a intraprendere "nelle sedi piu' opportune" ogni possibile iniziativa
per accertare la verita' sull' abbattimento del DC-9 Itavia e "ad adoperarsi"
presso gli Alleati per ottenere tutte le informazioni utili "al ripristino
di quella lesione di sovranita' subita dal nostro paese il 27 giugno 1980".
In particolare, il Governo dovrebbe cercare di capire "le reali intenzioni"
della Libia "a collaborare coi magistrati italiani". E a porre in sede
Nato "la questione delle responsabilita' (o mancata collaborazione) degli
Usa e della mancata collaborazione della Francia e della Gran Bretagna
alle indagini". Per quanto riguarda quest' ultimo aspetto, il Governo deve
"accertare l' attivita' svolta dall' ambasciata Usa di Roma subito dopo
il disastro" e cercare di conoscere "quanto a disposizione delle autorita'
americane in ordine alle registrazioni radar effettuate dalla portaerei
Saratoga la sera del 27 giugno 1980". C' e' anche un altro particolare
da chiarire, si legge nella lettera, e cioe' quello del ritrovamento "di
un serbatoio di un aereo USAF nello stesso tratto in cui vennero ritrovati
i resti del DC-9". Il Governo, insomma, dovrebbe cercare di avere dalla
Cia tutta la documentazione sul giorno della strage trasmessa dal responsabile
dell' Agenzia in Italia. L'Italia dovrebbe poi cercare di sapere dalla
Francia "quanto in suo possesso circa le registrazioni effettuate dalle
basi della Corsica la sera del disastro" e dovrebbe accertare "in via definitiva
quanto affermato dal generale Arpino circa la presenza di una portaerei
inglese nel Tirreno la sera del 27 giugno 1980" e "ottenere una risposta
relativamente alle tracce radar di aerei inglesi". I 100 deputati, di quasi
tutte le forze politiche, nel documento inviato a Massimo D'Alema parlano
di come "fin dai primissimi momenti successivi all' abbattimento del DC-9,
la natura dell' episodio fu chiara a tutti i responsabili, ai diversi livelli,
dell' Aeronautica militare, tanto da far scattare un informale, immediato
allarme generale per la presenza di aerei militari americani in zona".
E osservano che "dalle 24 ore dopo, tuttavia, scatto' un altrettanto informale
black out di ogni notizia o informazione relativa al disastro" e che "da
quel momento i magistrati, titolari delle indagini, hanno dovuto scontrarsi
col muro innalzato dall' Aeronautica e dai vertici delle forze armate di
paesi stranieri, alleati o meno". Usa, Libia, Francia e Gran Bretagna,
infine, scrivono i parlamentari, negarono ai giudici l' accesso a informazioni
"forse fondamentali".
30 maggio - La senatrice Daria Bonfietti,
presidente dell' associazione dei parenti delle vittime della strage di
Ustica, presenta una lettera aperta al governo, firmata da oltre cento
parlamentari, che chiede di fare subito il processo per il disastro di
Ustica per evitare che alcuni dei reati ipotizzati possano cadere in prescrizione:
in particolare i reati di cui sono accusati i vertici dell'Aeronautica
militare. Uno dei passaggi della lettera sostiene che l' Aeronautica militare,
che da diciannove anni ha “operato con un disegno di distruzione delle
prove” per “depistare” la verita' su Ustica, ora “deve pagare”. Alla lettera
si aggiunge un appello promosso dall' Arci: le due iniziative hanno gia'
raccolto importanti e numerose adesioni. L’iniziativa e’ presentata, oltre
che da Bonfietti, da Luigi Manconi (Verdi), Carlo Leoni (Ds), Tom Benetollo
(Arci), Giuseppe Casadio (Cgil) e dal giornalista Maurizio De Luca, e “riparte”
proprio dalla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal giudice Priore
e “depositata quasi un anno fa e che da' un'immagine terribile degli apparati
del nostro Paese”. Una ricostruzione che “dimostra – ha detto Bonfietti
- che i vertici dell' Aeronautica militare hanno operato consapevolmente
per nascondere la verita', arrivando a mentire al governo, occultando deliberatamente
i nominativi degli addetti, fornendo documentazione gravemente alterata
perfino alla Commissione stragi”. “L'Aeronautica - ha denunciato Manconi
- non ha in alcun modo subito le conseguenze dei gravissimi comportamenti
omissivi di 19 anni fa; inoltre, piu' di 70 tra dipendenti civili e militari
dell' Am hanno ricevuto proscioglimento nel corso dell' istruttoria per
prescrizione dei reati. Non contesto il codice - ha precisato l' esponente
Verde -, ma l'accertata responsabilita' consente di assumere provvedimenti
in sede amministrativa che sarebbe gravissimo non prendere”. Per Manconi
“c' e' stata una fortissima omerta' che ha portato alla manomissione degli
atti, ad un vero e proprio boicottaggio”. Gli hanno fatto eco Leoni e Benetollo
chiedendo che il governo “faccia quanto in suo potere per aiutare la magistratura
e che vi sia un' azione di politica estera forte nei confronti degli alleati
coinvolti”. E, per quanto riguarda l'Aeronautica, Benetollo e Leoni hanno
chiesto che “si rimuova o sospenda l'incarico ai rinviati a giudizio e
si decida cosa fare per chi ha ricevuto la prescrizione”. Perche' l' Aeronautica
“non puo' far finta di sottovalutare”.
7 giugno - Il presidente della commissione
Esteri del Senato Giangiacomo Migone critica il sottosegretario agli Esteri
Ugo Intini accusandolo di avere mostrato un atteggiamento eccessivamente
prudente sulla questione di Ustica. Migone aveva presentato un' interrogazione
parlamentare in cui sollecitava il governo ad inserire la questione di
Ustica all' ordine del giorno di un prossimo Consiglio Atlantico, ma oggi
Intini, a nome del governo, ha detto che una iniziativa del genere "comprometterebbe
la collaborazione bilaterale degli alleati e quella della Nato". "Questa
risposta - ha commentato Migone - mi lascia completamente insoddisfatto.
Le sollecitazioni bilaterali sono state fatte per un ventennio, senza risultato,
mentre investire il Consiglio Atlantico della questione renderebbe piu'
difficile un rifiuto degli alleati di fronte alla Nato nel suo insieme,
compresi i paesi non coinvolti. Inoltre la segreteria della Nato ha gia'
ampiamente collaborato, rendendo possibile la sentenza istruttoria, come
testimoniato dal giudice Priore. Tuttavia Javier Solana ha a suo tempo
dichiarato di non poter andare oltre, senza l' assenso del Consiglio Atlantico
o dei singoli alleati. Quindi, anche da questo punto di vista non vi e'
nulla da perdere". Migone ha lanciato un appello al Presidente del Consiglio
ed al ministro degli Esteri "per superare preoccupazioni eccessive o cautele
improprie".
14 giugno - Il presidente della Commissione
Stragi Giovanni Pellegrino ha scritto una lettera al presidente del Consiglio
Giuliano Amato nella quale chiede un incontro per discutere del caso Ustica.
“Vogliamo chiedere ad Amato - dichiara Giovanni Pellegrino - un preciso
impegno del governo nel ricercare presso i paesi alleati ulteriori informazioni
riguardo alla vicenda del Dc-9 abbattuto nei cieli di Ustica”. “Si tratta
di una richiesta di attivazione, da parte della presidenza del Consiglio
- dichiara il vice presidente della Commissione Stragi Vincenzo Manca -
dei canali diplomatici per agevolare il compito della Commissione Stragi
finalizzato a raccogliere nuovi e definitivi elementi di chiarimento su
aspetti che, secondo quanto compare nella sentenza-ordinanza del giudice
istruttore Priore sul caso Ustica, sembrano coinvolgere Usa e Francia”.
La lettera ad Amato, aggiunge Manca, “si differenzia dalle precedenti perche'
in questa si da' un ultimatum per attivarsi in questo senso precisando
che tale attivazione dovrebbe avvenire prima dell'estate”. “Mi auguro -
conclude Manca - che Amato assecondi la richiesta fornendo cosi' un contributo
decisivo per la verita' su Ustica. Se malauguratamente Palazzo Chigi non
accogliera' il nostro invito faro' il possibile affinche' la Commissione
Stragi proceda da sola cosa che e' costituzionalmente possibile”.
19 giugno - Sono in corso da alcuni giorni,
nel teatro 'Goldoni' di Bagnacavallo (Ravenna), le prove di 'I-Tigi canto
per Ustica', spettacolo dell' attore-regista Marco Paolini e dell' aviatore-scrittore
Daniele Del Giudice: una 'ballata in forma di teatro' sulla tragedia del
Dc9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica, che gli autori
hanno ricavato dalla monumentale sentenza-ordinanza del giudice istruttore
Priore (5.468 pagine). Lo spettacolo andra' in scena da giovedi' 22 a sabato
24 nel teatro di Bagnacavallo, sede della compagnia Accademia Perduta/Romagna
Teatri che lo coproduce con Bologna 2000, Associazione parenti delle vittime
della strage e comune di Palermo: sara' a Bologna dal 27 giugno (20/o anniversario
della strage) al 2 luglio, poi verra' proposto nel capoluogo siciliano
dal 4 al 7. A Bologna le repliche saranno all' aperto, in piazza Santo
Stefano, anziche' nel teatro Arena del Sole come annunciato, a Palermo
nella ex-chiesa Santa Maria dello Spasimo. Oltre all' attore bellunese
sara' in scena un quartetto vocale composto da Patrizia Bovi, Francesca
Breschi, Patrizia Nasini e Giovanna Marini, autrice delle musiche originali
e co-autrice delle canzoni.
22 giugno - Roberto Superchi, padre di
una delle vittime di Ustica e promotore dell' iniziativa “50 lire per la
verita”, annuncia che in occasione del ventennale della tragedia (il 27
giugno) presentera’ un appello al Parlamento europeo perche' riapra il
caso Ustica ed eviti che l' inchiesta finisca in prescrizione. Nell' appello,
intitolato “Europa, aiuto”, Superchi chiede di essere aiutato nel tentativo
di costituirsi parte civile contro lo Stato italiano accusato di “20 anni
di menzogne”.
23 giugno - La procura militare di Roma
ha chiesto l' archiviazione dell' indagine sul disastro di Ustica. "Non
ci sono i presupposti per rivendicare spazi di giurisdizione" da parte
della magistratura militare nell' accertamento della verita', ne' sono
emersi "elementi concreti" o nuove fonti di prova per individuare, alla
scadenza dei termini della prescrizione dei reati, i responsabili della
caduta del DC9 o la sussistenza di specifici reati militari. Al massimo
si puo' parlare di una pretesa "'ragion di Stato' volta ad ostacolare gli
accertamenti giudiziari" sulla vicenda. Con queste motivazioni, che ricalcano
le conclusioni dell' ordinanza-sentenza del giudice istruttore Rosario
Priore sulla competenza per connessione dell' autorita' giudiziaria ordinaria
a perseguire anche i reati militari piu' gravi connessi alla strage, il
procuratore militare di Roma Antonino Intelisano ha chiesto al gip l' archiviazione
del procedimento a carico di ignoti da lui aperto dopo le denunce presentate
il 20 novembre '99 e il 28 febbraio scorso dal presidente dell' Itavia,
Aldo Davanzali. I difensori del presidente dell' Itavia Aldo Davanzali,
gli avv. Mario Scaloni e Carlo Palermo, contestano la richiesta di archiviazione
del pm militare Intelisano, e chiedono al gip di disporre nuove indagini,
soprattutto sul ruolo della nave militare italiana Sagittario, che potrebbe
essere stata direttamente coinvolta nell' abbattimento del DC9, nel corso
di manovre congiunte con la Nato. In 12 pagine, depositate il 20 maggio,
Intelisano da' conto delle indagini condotte presso lo Stato maggiore della
Marina militare italiana e la procura di Latina, titolare dell' inchiesta
sul ritrovamento dell' F4 Phantom Usa nel mare di Ponza (e secondo la quale
non sussistono per ora attinenze con la tragedia di Ustica) per concludere
che un provvedimento di archiviazione "si impone", ma non preclude la riapertura
delle indagini se dovessero emergere fatti nuovi, al di la' del mero interesse
di Davanzali. Quanto alla posizione delle navi e degli aerei nel mare di
Ustica, prima e dopo il 27 giugno dell' 80, le verifiche disposte dalla
procura militare presso lo Stato maggiore della Marina militare non hanno
modificato il quadro degli elementi emersi durante l' istruttoria. Gli
avv. Scaloni e Palermo avevano chiesto di ricostruire, anche attraverso
i tracciati radar, gli spostamenti dell' incrociatore Andrea Doria che
raccolse i primi cadaveri (si trovava gia' sul posto prima della caduta
del DC9?), della Vittorio Veneto e dei cacciatorpedinieri Libeccio e Maestrale,
e della Sagittario. Ma all' epoca, rileva Intelisano, le unita' navali,
gli aerei e i comandi e centri operativi della Marina non disponevano di
apparati per la registrazione delle rappresentazioni dei radar in dotazione.
Inoltre, ad avviso del pm, anche la prosecuzione delle indagini sul mig
libico caduto in Sila (il presunto "falso volo" libico del 18 luglio) non
spetta a lui, ma al giudice ordinario. E nessun reato militare e' stato
ravvisato da Intelisano: ne' la strage militare, che presuppone lo scopo
di attentare alla sicurezza dello Stato ed e' incompatibile con l' ipotesi
della battaglia aerea, ne' la soppressione di atti concernenti la difesa
dello Stato, ma casomai una serie di falsi per una pretesa ragion di Stato.
Cosi' i depistaggi sul ruolo del mig libico, per i quali Scaloni e Palermo
hanno chiamato in causa Gheddafi e la Cia ipotizzando la rivelazione di
segreti militari a scopo di spionaggio, non possono essere ricompresi secondo
il pm nei reati contro la fedelta' e la difesa militare. Manca il dolo
specifico, e non c' e' lesione dell' interesse alla difesa militare dello
Stato: l' intento puo' essere al piu' una "frode processuale" per ritenute
"ragioni di Stato", non una volonta' spionistica.Dunque, osserva il pm,a
tutt'oggi "non pare possano germinare altre qualificazioni tecnico giuridiche,
in una sorta di partenogenesi suscettibile di travolgere perfino i confini
preclusivi della pregiudicata".
23 giugno - Il presidente del Consiglio
Giuliano Amato incontra la Commissione stragi e conferma la volonta' di
fare piena luce sulla vicenda del Dc9 dell'Itavia caduto nei pressi di
Ustica. E un un invito a collaborare, in tal senso il premier lo ha fatto,
secondo quanto riferito da alcuni membri della commissione, a Bill Clinton,
Jacques Chirac e al leader libico Gheddafi (lo scorso 16 giugno- sottolinea
un comunicato diffuso da Palazzo Chigi- ha anche inviato una lettera al
presidente Usa e a Gheddafi). Nel corso dell'incontro con la Commissione
stragi (la delegazione era composta dal presidente Giovanni Pellegrino,
accompagnato dal vice Vincenzo Manca, dal'onorevole Bielli e dai senatori
De Luca e Mantica), secondo un comunicato di Palazzo Chigi “e' stato fatto
il punto sugli accertamenti ancora mancanti in relazione alla tragica vicenda
di Ustica. Il presidente del Consiglio ha preso atto degli orientamenti
espressi dalla Commissione e ha informato che, facendo seguito a iniziative
prese dal precedente governo, ha inviato in data 16 giugno una lettera
ai presidenti di Stati Uniti, Francia e Gran Jamahirija Araba Libica Popolare
socialista al fine di acquisire elementi richiesti dalla magistratura italiana”.
Nella lettera a Bill Clinton il presidente del Consiglio sottolinea tra
l'altro come sia di “tutta evidenza che il contributo americano alla precisa
ricostruzione dell'accaduto” possa “rappresentare per l'Italia una ulteriore
importante testimonianza dell'amicizia che lega i due paesi”. Amato “confida”
nella “positiva volonta' dell' amministrazione Usa per la ricerca e il
reperimento delle notizie indicate”. “Una lunga e difficile istruttoria
svolta dall'autorita' giudiziaria non e' riuscita a formulare una definitiva
ricostruzione dell'accaduto. Ci sono infatti ancora molti punti da chiarire
sulla vicenda”, scrive Amato a Clinton, alcuni dei quali “riguardano l'amministrazione
degli Stati Uniti D'America e sono stati puntualmente esposti nell'allegato
alla lettera” gia' inviata dal presidente D'Alema. In particolare, il presidente
del Consiglio indica alcune urgenze della magistratura tra cui l'indicazione
dell'attivita' aerea e marittima delle forze armate americane il giorno
27 giugno e la notte tra il 27 e il 28 giugno del 1980, nonche' la documentazione
disponibile presso la Cia e gli altri servizi informativi degli Stati Uniti
(tenuto conto che e' accertato che quei servizi informativi indagarono
a lungo sul caso). E ancora, chiede l'informazione se al tempo dell'incidente
fosse operativo il monitoraggio di quell'area da parte di stazioni satellitari
e, nell'ipotesi positiva, chiede i documenti disponibili. Infine, Amato
fa riferimento alla rimozione del segreto militare sul Mig 23, di apparente
nazionalita' libica, scoperto sui monti della Sila il 18 luglio del 1980.
Nella lettera inviata a Chirac il premier chiede il contributo francese
alla ricostruzione dell'accaduto, anche attraverso diverse registrazioni
radar, e la ricostruzione dei movimenti delle portaerei francesi.
A Gheddafi, Amato ribadisce l'interesse dell'Italia ad avere risposte dalle
autorita' libiche dopo le rogatorie formulate dal 1989 al 1993.
26 giugno - Alessandro e Marcello La Rocca,
32 e 30 anni, figli di Gaetano, una delle vittime della strage di Ustica,
chiedono un lavoro ed il riconoscimento di uno status giuridico. In occasione
del 20° anniversario del disastro, hanno inviato una lettera alle piu'
alte cariche istituzionali dello Stato e della Regione chiedendo che i
benefici della legge per le vittime di mafia siano estesi anche a loro.
“Vogliamo un lavoro - dice Marcello La Rocca - che ci spetta di diritto.
Dopo oltre dieci anni hanno dato a me e mio fratello 150 milioni di risarcimento
per la perdita di nostro padre. Non ci sembra giusto”. Marcello e Alessandro
La Rocca sostengono di non avere uno “status” giuridico che li tuteli.
“Noi siamo orfani - aggiunge Marcello - di una vittima di qualcosa. Ma
di che cosa?:Terrorismo, mafia, atto di guerra? Mio padre e' morto in una
strage i cui autori sono ignoti. Ma noi siamo noti e lo Stato deve ricordarsi
di noi”.
26 giugno - L' alto rappresentante per
la politica estera europea, Javier Solana, in una conferenza stampa a Roma,
afferma che la Nato ha gia' risposto a tutte le domande dei giudici italiani
sul caso Ustica e non ha piu' segreti. “L' Alleanza Atlantica - ha spiegato
Solana, ex segretario generale della Nato - ha messo a disposizione tutto
e tutte le richieste avanzate dai giudici italiani sono state esaudite”.
Dopo aver ricordato che si e' trattato, da parte dei magistrati italiani,
di richieste “difficili e complicate”, Solana ha precisato che la Nato
ha “aperto tutto e dato tutte le informazioni in suo possesso” e ha concluso
sottolineando di sentirsi “orgoglioso” per essere stato proprio lui ad
“aprire i segreti della Nato” sul caso Ustica.
26 giugno - Si aprira' il 28 settembre
nell' aula bunker di Rebibbia alle 9,30 il processo per la strage di Ustica.
La data e' stata fissata dal presidente della terza Corte d'Assise di Roma
Giovanni Muscara', che ne ha dato comunicazione ufficiale al presidente
del tribunale della capitale Luigi Scotti. La celebrazione del processo
costera' allo stato circa un miliardo di lire: la somma comprende la spesa
per il trasferimento di un milione e 600 mila documenti dagli uffici giudiziari
di Piazza Adriana (dove si sono svolte le indagini), la predisposizione
dell' archivio rotante (che restera' acquisito a San Basilio) che consente
la ricerca immediata delle carte, l'approntamento di due stanze dove verranno
collogati i faldoni e l'alloggiamento dove si ritirera' la corte in camera
di consiglio.
27 giugno - In un'intervista a Radio 24,
Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime
di Ustica dice che "Su Ustica e' stata offesa la dignita' nazionale, perche'
qualcuno nei nostri cieli ha abbattuto un aereo civile". Secondo la Bonfietti,
"le istituzioni e il governo del nostro paese dovrebbero ora indignarsi.
Devono pretendere dai paesi, Francia, Stati Uniti, Inghilterra, che erano
con i loro aerei presenti in quella notte delle risposte chiare alla domanda:
cosa facevano quella notte nei nostri cieli?. Oggi siamo arrivati al 20/mo
anniversario, ma credo che sia importante che ci arriviamo con la verita'
su quello che e' successo quella notte - ha aggiunto - Quest'aereo e' stato
abbattuto, dice il giudice Priore, e non io, all'interno di una azione
militare di intercettamento. I militari alle postazioni radar - ha concluso
Daria Bonfietti - vedevano quello che stava accadendo e la mattina del
28 giugno 1980 avremmo potuto sapere la verita' che il giudice Priore ci
ha detto dopo venti anni".
27 giugno -Il capogruppo Ds al Senato Gavino
Angius, parlando in aula per commemorare il ventesimo anniversario dell'
abbatttimento del DC9 sul cielo di Ustica, Angius si e' augurato che con
il processo che comincera' il 28 settembre possa “venire a galla un pezzo
importante della verita’”. Il capogruppo dei Ds si e' poi rivolto alle
forze politiche:“Il nostro compito, quello di tutti noi, maggioranza e
opposizione, centro e sinistra insieme, e' quello di vigilare perche' nell'
immediato futuro ci sia quell' impegno determinato affinche', nelle diverse
sedi internazionali e giudiziarie venga fatta piena luce su quanto avvenne
quella notte di vent' anni fa.”. “E' compito di un Paese civile e democratico
- ha detto ancora - sapere la verita' su quanto avvenne quella notte di
vent' anni fa nei cieli di Ustica, Italia. E noi, oggi come allora, siamo
determinati a concorrere a questo obiettivo senza arrenderci”. “Un aereo
civile della compagnia Itavia, in volo da Bologna a Palermo, e' stato coinvolto
– ha detto ancora Angius - in un' azione di 'polizia internazionale', in
una vera e propria azione di guerra non dichiarata tra potenze”. Il presidente
dei senatori diessini ha poi parlato di “scarsa disponibilita' e sensibilita'
da parte di Usa, Libia, Francia e Gran Bretagna: “'Non c' e' stata da parte
di questi paesi la minima collaborazione allo svolgimento delle indagini
e in alcuni casi ci sono state, addirittura, dette menzogne”. Il sen.Ruggero
Manca (Forza Italia), vicepresidente della commissione Stragi, critica
Angius:“Circa le cause della caduta dell' aereo esistono soltanto delle
ipotesi di un giudice istruttore cui si contrappongono altre ipotesi di
tre pubblici ministeri e le conclusioni dei collegi peritali”. Manca ricorda
che il Polo delle Liberta' “si e' sempre battuto perche' la tragedia di
Ustica fosse discussa in commissione Stragi”. “Allo stesso modo ci battiamo
– conclude Manca - per accertare se siano vere o meno le accuse di complotto
mosse dal giudice istruttore Priore nei confronti della Francia e degli
Usa”. Anche il vicepresidente del gruppo di An al Senato, Alfredo Mantica,
interviene in polemica con Gavino Angius per ricordargli che “purtroppo
dopo vent' anni non ci sono certezze sulla strage di Ustica”.
27 giugno – Il collaboratore di giustizia
Francesco Di Carlo, boss mafioso di Altofonte, nel corso di un interrogatorio
disposto dal giudice istruttore Rosario Priore alla fine dello scorso anno,
ha detto che sulla strage di Ustica anche i boss di Cosa nostra avviarono
“accertamenti” per scoprire i motivi dell' esplosione in volo del Dc 9
Itavia. “Su quell' aereo viaggiava un uomo d' onore - ha detto il pentito
- che io conoscevo benissimo e per questo avevo curiosita' di sapere perche'
il Dc9 era caduto”. Di Carlo ha spiegato ai magistrati che nel corso della
sua detenzione in Inghilterra era in cella con un un uomo che ha poi scoperto
essere un agente segreto arabo. Con lui ha trascorso diversi mesi. “Avevano
visto troppo - ha detto Di Carlo - sia i piloti che i viaggiatori. Per
questo motivo il Dc9 dell' Itavia venne abbattuto”. Di Carlo ha sostenuto
che in Calabria non cadde soltanto il Mig libico, ritrovato un mese dopo
la tragedia di
Ustica, ma anche un caccia americano. “I libici
- ha spiegato il pentito - per ripicca contro l' Italia che aveva attirato
gli americani nel tentativo di abbattere l' aereo sul quale viaggiava Gheddafi,
misero la bomba che causo' la strage alla stazione di Bologna”. Di Carlo
ha spiegato ai magistrati che queste vicende le ha apprese dal “braccio
destro di un colonnello siriano che in Libia stava esercitandosi, proprio
nel 1980”. “L' agente segreto - ha proseguito il pentito Di Carlo – mi
racconto' che il controspionaggio avverti' Gheddafi che era pronto un attentato
contro di lui che si stava recando in Polonia. C' era un aereo americano
che lo doveva intercettare. Il caccia Usa, per non essere visto dai radar,
viaggiava sotto il Dc9. Gheddafi diede ordine che due Mig intervenissero
per abbattere l' aereo americano. Cosi' avvenne. Vi fu una battaglia nei
cieli. E un aereo libico insegui' quello americano”. Secondo il racconto
di Francesco Di Carlo i due aerei si diressero verso la Calabria dove “caddero
tutti e due”. Il boss ha poi concluso dicendo: “li' sono intervenuti i
servizi segreti che hanno fatto sparire il cadavere del pilota americano
e anche i pezzi dell' aereo”.
28 giugno - In piazza Santo Stefano, a
Bologna, nel ventesimo anniversario della strage di Ustica, e' rappresentato
"I-Tigi - Canto per Ustica" di Marco Paolini.
5 luglio - Il presidente del Consiglio
Giuliano Amato riceve la sen. Daria Bonfietti (Ds) e si impegna a continuare
nella ricerca della verita' sul caso Ustica. Nel corso dell' incontro,
secondo quanto ha riferito Daria Bonfietti, il premier si sarebbe impegnato
a "rivolgersi al Paese prima del processo per la strage di Ustica per spiegare
cos'e' stata questa tragedia per l'Italia e come essa sia una ferita tuttora
aperta". "Sara' quella l'occasione - avrebbe dichiarato ancora Amato -
per fare ancora un bilancio dell' attivita' del governo nei confronti di
quei Paesi, Usa, Francia e Libia, che la sentenza-ordinanza del giudice
Priore chiama in causa". La delegazione guidata da Bonfietti ha consegnato
al capo del governo il testo dell' appello "Ustica: un impegno per la dignita'
del Paese" promosso dall' Arci in collaborazione con l'associazione dei
familiari delle vittime e sottoscritto da varie personalita' del mondo
della cultura. E' stato chiesto al presidente del Consiglio "di prendere
atto delle conclusioni della sentenza di Priore, secondo la quale la strage
sarebbe stata provocata da un "atto di guerra".
6 luglio – “I-Tigi'. Canto per Ustica”
di Marco Paolini, trasmesso dalla Rai in seconda serata, ottiene 1.813.000
spettatori, con uno share del 13.03% (il miglior ascolto della fascia).
Il giorno dopo Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione familiari
vittime di Ustica, commenta:"Sono profondamente colpita e commossa per
il grande successo che ha ottenuto ieri sera la trasmissione 'I TIGI Canto
per Ustica'". La sen. Bonfietti, che ha espresso "gratitudine sia alla
Presidenza della Rai e alla seconda Rete per il profondo senso civile della
loro iniziativa che il pubblico ha premiato" aggiunge che "Il grande successo
televisivo e' senza dubbio dovuto alla grande arte di Marco Paolini ma
e' anche il segno dell' attenzione con la quale l' opinione pubblica segue
ed ha sempre seguito la vicenda di Ustica. Credo che anche questa immensa
partecipazione imponga una scelta di grande responsabilita' alle nostre
istituzioni che oggi, a conclusione dell' istruttoria, sono piu' che mai
chiamate a difendere la nostra dignita' nazionale duramente colpita dall'
abbattimento del Dc 9 Itavia".
4 agosto - Il vicepresidente della Commissione
Stragi, Vincenzo Ruggero Manca (FI) ritiene "Indispensabile ed urgente"
che il presidente del Consiglio Giuliano Amato riferisca in commissione
stragi "a proposito delle bugie a lui dette su Ustica quando era sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio nel 1985". Manca inoltre, si augura che il
Presidente del Consiglio possa riferire anche su "cosa ancora non consente
di trovare riscontro presso i capi di Stato di Usa e Francia, circa l'esigenza,
da tempo professata, di avere dalle istituzioni di detti Paesi chiarimenti
sui presunti coinvolgimenti stranieri nella tragedia del DC-9". Le dichiarazioni
di Amato - conclude - saranno oggetto dei lavori di commissione nel prossimo
settembre.
4 agosto - Per la sen. Daria Bonfietti,
presidente dell' associazione familiari vittime di Ustica "Bisogna dar
atto al Presidente Amato, intervenendo alle manifestazioni per la strage
del 2 agosto, di avere correttamente delineato la situazione di responsabilita'
di settori dello Stato nelle stragi, gia' ampiamente documentata in sentenze
passate in giudicato". "Da un lato mi risulta incomprensibile - ha sostenuto
Bonfietti - questo piu' o meno esplicito invito all' omerta' che e' venuto
da vari uomini politici. Se e' vero che c' era una crociata anticomunista
condotta con ogni mezzo dai servizi segreti, a quasi vent' anni dalla caduta
del muro di Berlino, bisognera' pur fare lo sforzo di capire sotto la responsabilita',
la direzione, o comunque il disinteresse, di chi si arrivava fino a compiere
direttamente o indirettamente delle stragi. Dall' altra parte bisogna chiedere
al presidente Amato, proprio a partire dalle sue affermazioni, comportamenti
conseguenti soprattutto nei confronti degli apparati dello Stato, che non
debbono mantenere zone d' ombra o di reticenza o di complicita'". "Nel
caso particolare di Ustica, ad esempio - ha proseguito la senatrice Bonfietti
- se il governo Prodi-Veltroni ha permesso, con il suo determinato intervento
presso la Nato, di avere elementi decisivi per la ricostruzione dello scenario
all' interno del quale un aereo civile con 81 passeggeri e' stato abbattuto,
io credo che Amato, proprio perche' anche di persona ha potuto verificare
i comportamenti depistanti dell' Aeronautica Militare, possa con determinazione
incidere su tutti coloro che con i loro comportamenti hanno fino ad ora
ostacolato il pieno raggiungimento della verita'". "Con la stessa determinazione
- ha concluso Daria Bonfietti - si deve anche chiedere spiegazione a Stati
amici e alleati come Usa, Francia, Gran Bretagna e Libia, della presenza
dei loro aerei nei cieli del nostro paese nella serata della tragedia di
Ustica e nei pressi dei Dc 9 Itavia".
4 agosto - L' ex presidente della commssione
difesa della Camera Falco Accame, interviene sulle polemiche legate al
segreto nei documenti sulle stragi in Italia. Per Accame non si tratta
di togliere "il segreto di Stato" a certi documenti, ma quello di rendere
visibili i documenti, togliendo anche la classificazione, che significa
"vietata divulgazione" o anche "riservato". Accame sottolinea che "a volte
il trucco e' stato quello di dichiarare che era stato tolto il segreto,
mentre veniva riclassificato come 'riservato'. E chi rivela un documento
riservato rischia fino a 15 anni di carcere". "Il segreto di Stato - spiega
Accame - viene apposto dallo Stato per impedire ad un magistrato di indagare
su certi fatti. Negli ultimi cinquant'anni i casi di apposizione di segreto
di Stato (cioe' di opposizione dello Stato alla magistratura) sono stati
una ventina. Ma per quanto riguarda la documentazione relativa alla stragi
Ustica e simili vi sono molte decine di migliaia di documenti non visibili
perche' classificati. Il provvedimento da prendere e' dunque quello di
rendere visibili tutti i documenti comunque siano classificati e di aprire
gli archivi del ministero dell'Interno, del ministero della Difesa, del
ministero degli Esteri, dei Carabinieri e quant'altri in nome di una trasparenza
di cui spesso ci si riempie la bocca ma che nei fatti e' la piu' completa
intrasparenza".
5 agosto - Per il giudice veneziano Carlo
Mastelloni "L'atteggiamento di Amato su Ustica e' sempre stato coerente
e resto perplesso di fronte a taluni attacchi mossigli". "Con il collega
Priore - prosegue Mastelloni - trovammo in un paio di occasioni, nel corso
dei sequestri fatti anche al Sios Aeronautica, le tracce di una notevole
attenzione per quanto ando' pubblicamente dichiarando, anche in una nota
trasmissione televisiva, l'allora sottosegretario Giuliano Amato, a proposito
della dinamica dell'incidente".
8 agosto - In posta elettronica ricevo
questo messaggio, firmato, indirizzato alla sen. Bonfietti e, per conoscenza,
a Falco Accame e ai parlamentari Di Pietro, Manca, Calzavara:
Oggetto: Ustica, responsabilità della
Francia
Egregi Onorevoli e Senatori,
In merito alla questione Ustica, vi è un fatto
non considerato sino ad oggi in merito alla sparizione/presunta morte dell'investigatore
aeronautico Jeremy Crocker che conferma la tesi ufficiosa che furono aerei
francesi a tirar giù il Dc-9.
Jeremy Crocker è sparito il 9 dicembre
1996, cinque giorni dopo aver parlato ad una radio locale di "pezzi di
aereo francese" tirati su assieme ai resti del DC-9 ITAVIA... Questo conferma
quanto segue: Udo Gumpel, giornalista investigativo della televisione tedesca,
mi disse nel dicembre 1998 che il DC-9 venne tirato giù da 2 Mirage
francesi. Questi due fatti, assieme al fatto che del recupero dell'aereo
venne incaricata la società IFREMER, con sede in Corsica e strettamente
legata ai servizi francesi, portano direttamente alle responsabilità
francesi dell'abbattimento dell'aereo, piaccia o no. E, per quanto ne so,
al fatto che non venne data pubblicità sul ritrovamento di pezzi
di aereo francese.
Traduzione di parte dell'intervista
durante il Peter Ford Show a Radio KIEV a Los Angeles il 4 dicembre 1996:
Jeremy Crocker: Ci chiediamo perché i
governi non facciano giuste indagini e penso che possiamo aiutare a chiarire
questo se guardiamo alcuni fatti della storia. Uno di cui abbiamo parlato
è accaduto nel 1980 quando un aereo italiano che stava andando a
Palermo in Sicilia è caduto e ci furono 81 vittime. Al tempo vi
furono ipotesi su di una bomba, poi poco dopo su un missile dalla Libia
che l'avrebbe colpito. Ed è così. C'era una organizzazione
dei sopravvissuti delle vittime ed ho parlato con qualcuno che ne è
al corrente. Ho anche parlato con qualche visitatore italiano. Ed infine
nel 1995 l'agenzia France Press che scrive di avvenimenti in tutto il mondo,
ha pubblicato una storia intrigante che potrete ritrovare negli archivi:
cioè che tra le varie cose su cui indagavano i giudici italiani
sulla corruzione c'era anche il crash inspiegato di Ustica. Poi ancora,
un anno dopo il The Guardian inglese è venuto fuori con una storia
di carte segrete scoperte da parte di uno della Internal Security, che
è un nome carino con cui loro chiamano l'organismo corrispondente
dell'FBI, documenti che potrete trovare negli archivi, nella quale si dice
che l'Italia assieme ad altri membri NATO aveva cercato di uccidere Gheddafi
che dalla Libia stava andando da qualche parte. Ma quando andarono all'attacco
scoprirono che Gheddafi era scortato da MIG e nella battaglia che seguì
si sono tirati giu' dei loro aerei e sfortunatamente hanno beccato un aereo
che stava passando che era il DC-9.
Peter Ford: Parli del crash italiano.
JC: Ho qualche aneddoto da raccontare. Lei parlava
di Palm Spring, ho passato qualche tempo alla libreria che funziona come
centro visitatori, verso la fine della settimana, ed ho sentito delle voci
con accento italiano e ho fatto domande. Un giovane uomo ha detto: sì,
quando è stato tirato su l'aereo c'era assieme un pezzo di jet francese.
PF: (chiede ancora dell'incidente e chiede se
era coinvolto un aereo P-3 americano)
JC: Bè, il P-3 vien fuori con l'incidente
della TWA (800) e questo è interessante. Ma in ogni modo cerchiamo
di capire gli italiani. Gheddafi era molto impopolare. Molti dei nostri
ascoltatori ricorderanno le file per la benzina nel 1979 a causa del secondo
shock petrolifero, organizzato da Gheddafy. Così se avrebbe funzionato,
avrebbero rimosso Gheddafi che irritava la NATO, e sarebbero stati popolari
anche se non avrebbero ammesso mai di essere stati loro. Ma quando il piano
fallì e cadde un aereo civile, si trovarono nelle difficoltà.
Link all'intervista originale:
http://members.xoom.com/osseticamb/usticajeremycrocker.htm
4 settembre – Sono 15 i documenti presentati
in commissione Stragi. Nei circa otto mesi di legislatura che restano l'
obiettivo e' quello di arrivare - come prevede il regolamento- ad una relazione
finale per il Parlamento. Oltre a quello dei Ds su “Stragi e terrorismo
in Italia dal dopoguerra al '74”, che in giugno aveva sollevato polemiche,
il primo in ordine di presentazione e' quello del senatore del PPi Luigi
Follieri dal titolo: “Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra
il '69 ed il 1975”. Su “il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni
'60” il testo depositato dai parlamentari del Polo Enzo Fragala', Alfredo
Mantica e Vincenzo Manca, autori di altri “dossier” tra cui quello su “Il
parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la 'Controinchiesta'
Br su piazza Fontana”. Ma Mantica e Fragala', di An, hanno elaborato anche
documenti sugli “Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di Piazza
della Loggia”, su “Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-75”, “Per
una rilettura degli anni '60”, su “La dimensione sovranazionale del fenomeno
eversivo in Italia” e su “I depistaggi di Piazza Fontana”. Fragala' e Mantica,
con Vincenzo Manca e Marco Taradash, si sono occupati quindi anche di Ustica
(“Sciagura aerea del 27 giugno 1980”) e di KGB con “L'Ombra del KGB sulla
politica italiana”. E con altri due parlamentari dell'opposizione, Cosimo
Ventucci e Antonio Leone, hanno poi presentato un documento su “Il
terrorismo e le stragi in Italia”. Solo Mantica, invece, ha depositato
una relazione su “Il problema di definire una memoria storica condivisa
della lunga marcia verso la democrazia nell'Italia post-bellica (Un contributo
dall'esperienza della Commissione per la verita' e la riconciliazione in
Sudafrica)”. “Contributo sul periodo 1969-'74” e' il titolo del testo proposto
dal senatore dei Verdi Athos De Luca. Mentre il deputato dei Ds Walter
Bielli si e' occupato di Mario Moretti: “Nuovi elementi concernenti il
brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza”. L' obiettivo e' ora
quello di arrivare ad un confronto per “confezionare” testi omogenei da
votare per la relazione finale.
7 settembre - Il settimanale "Tempi" pubblica
quella che e' annunciata come la prima
di tre puntate sulla tragedia di Ustica. "L'estate scorsa - e' scritto
nella presentazione - si chiudeva l'istruttoria più lunga della
storia repubblicana. Ma a vent'anni dall'avvio delle indagini sulla strage
del Dc9 Itavia, le conclusioni della sentenza-ordinanza depositata dal
giudice Rosario Priore (che rinvia a giudizio 9 persone) non riescono ancora
a gettare luce né sui colpevoli né sui moventi di quello
che rimane uno dei più inquietanti misteri italiani. In attesa del
processo che si aprirà il prossimo 28 settembre a Roma, nell'aula
bunker di Rebibbia, un ben informato amico di Tempi di stanza a Londra
ritorna sul disastro aereo costato la vita a 81 persone. E lasciati da
parte ragionamenti fantasiosi (come aerei nascosti sotto il Dc9 che nessuno
ha mai visto) e teorie costruite senza alcun riscontro ricostruisce il
tragico evento con una puntuale analisi fondata solo su dati e fatti accertati''.
10 settembre - Intervenendo a un
dibattito alla Festa nazionale dell' Unita', la sen. Daria Bonfietti,
presidente dell' Associazione dei parenti delle vittime della strage
di Ustica, ha sostenuto che “Bisogna chiedere al Governo, a un anno
dalle conclusioni di Priore, di riferire al Parlamento quali iniziative
abbia intrepreso, e quali esiti abbia ottenuto, nei riguardi di quegli
stati, Usa, Gran Bretagna, Francia e Libia, che non hanno collaborato alle
indagini, le quali pero' hanno dimostrato che vi erano aerei militari di
quelle nazioni nei pressi del Dc 9 Itavia abbattuto”. “Il Governo - ha
detto Bonfietti - deve prendere atto, adottando provvedimenti conseguenti,
che nella vicenda Ustica e' stata compiuta una sistematica distruzione
di prove, in esecuzione di un preciso progetto che doveva impedire ogni
ricostruzione dei fatti e che il progetto ha coinvolto nei fatti tutti
i livelli, a salire sino a gravissime responsabilita' dei vertici dell'
Aeronautica militare”.
11 settembre - E' on-line WWW.STRAGI80.COM,
sito dedicato alle stragi di Ustica e Bologna, realizzato da Fabrizio Colarieti,
autore del sito “La strage di Ustica vent'anni dopo”, e da Daniele Biacchessi,
autore del libro sulla strage della stazione di Bologna “10,25: cronaca
di una strage”; entrambi gli autori sono giornalisti. Il sito e’ esclusivamente
dedicato alle stragi dell'estate 1980 per ricordare e tenere viva nella
mente di tutti quella tragica estate. Per quanto riguarda i contenuti del
portale: la parte dedicata alla strage di Ustica e’ gia’ completa e raccoglie
gran parte degli atti moderni sulla strage (circa 6000 pagine di documenti,
immagini e filmati). La parte dedicata alla strage di Bologna contiene,
anche in questo caso, gran parte degli atti ufficiali e molte testimonianze.
All'interno delle due sezioni sono presenti delle gallerie fotografiche
sulle stragi e ampie rassegne stampa.
14 settembre – Il settimanale “Tempi” pubblica
la seconda
puntata del servizio su Ustica, di Aldo Brandirali. Nell’ introduzione
della seconda puntata si legge:”A proposito delle registrazioni radar di
quella tranquilla sera del 27 giugno 1980. Dalla lettura incrociata di
tracciati, perizie, documenti e di alcune interrogazioni parlamentari succedutesi
negli anni (ma mai collegate direttamente al disastro di Ustica) spuntano
elementi e interrogativi inquietanti. Come un misterioso velivolo proveniente
dalla Sardegna. O una strana sigla (mai decifrata) che marca la zona del
disastro”.
19 settembre - Anche Ustica e' stata argomento
del colloquio all'Eliseo del presidente del Consiglio Giuliano Amato con
il presidente Jacques Chirac, il quale ha promesso la disponibilita' della
Francia “a cooperare pienamente e senza riserve con la giustizia italiana”
sulla vicenda. Al termine dell' incontro, Chirac e Amato si sono salutati
senza rilasciare dichiarazioni, ma la portavoce dell'Eliseo Catherine Colonna
ha detto che Amato ha auspicato tale collaborazione.
20 settembre – Il gruppo dei Democratici
all' Assemblea regionale siciliana (primo firmatario Franco Piro) presenta
un disegno di legge che renda possibile alla Regione Siciliana di sostenere
nelle spese legali i familiari delle vittime della strage aerea di Ustica
che sono parte civile. Il disegno di legge prevede di estendere ai familiari
il contributo previsto dalla legge regionale del 1989 a chi si costituisce
parte civile nei processi di mafia ed esteso poi l' anno scorso con un'
altra legge anche alle vittime del racket delle estorsioni e dell' usura.
I Democratici prevedono l' incremento di 500 milioni di lire del fondo.
“E' un atto dovuto, considerata l' eccezionalita' dell' evento per la Sicilia
- afferma Piro - ed e' un modo per dare un sostegno concreto a chi e' impegnato
nella battaglia per l' affermazione della verita' e della giustizia sulle
stragi in Italia. E' una battaglia assolutamente da vincere non solo per
i familiari delle vittime, ma anche per la concreta affermazione
della democrazia in Italia”.
27 settembre - In una conferenza stampa
il sen. Luigi Manconi, dei Verdi, afferma che nei recenti incontri di Amato
con Jacques Chirac e Bill Clinton "non sono emersi impegni tassativi e
vincolanti" su Ustica. "Ci sentiamo di dire che sul tema della mancata
collaborazione - ha detto Manconi - il nostro governo si deve pronunciare
in maniera inequivocabile e dire che i governi amici non hanno collaborato
per l'identificazione dei responsabili della strage. E' indispensabile
che su questi 20 anni si dica qualcosa, e cioe', come afferma il giudice
istruttore Rosario Priore nella sentenza-ordinanza, che e' avvenuta un'operazione
di polizia internazionale a seguito di azione militare di intercettamento".
Manconi ha poi parlato delle posizioni di una settantina di persone, che
hanno ottenuto la prescrizione del reato in istruttoria. "La commissione
d' inchiesta del ministero della Difesa - ha detto - incaricata di esaminare
quelle posizioni sotto il profilo amministrativo, ne ha vagliate 27 e per
quattro di queste sara' chiesta l'adozione di provvedimenti amministrativi.
Ma su questa vicenda non possediamo molti elementi". All' incontro con
i giornalisti era presente anche la sen. Daria Bonfietti, presidente dell'
Associazione dei familiari delle vittime, che ha detto si arriva al processo
"con tanta rabbia e una certa soddisfazione a questa tappa, che sento come
una vittoria parziale: ma la battaglia non e' finita". Secondo la parlamentare
dei Ds, "il processo che comincia domani e' importante perche' ci ripaga
di una battaglia combattuta fin dal 1986, anche col sostegno della stampa
e di molti artisti. Ora ci aspettiamo solo una cosa: che vengano finalmente
sanzionate le responsabilita' di quanti sono stati ritenuti autori di manomissioni,
di aver cancellato o distrutto prove". Per Bonfietti e' indispensabile
che "il governo chieda ai Paesi chiamati in causa per quali motivi i loro
mezzi erano nei cieli di Ustica e in quale contesto e' avvenuto l' abbattimento".
Al termine dell' inchiesta amministrativa disposta dal ministro della Difesa,
Sergio Mattarella (di cui ha parlato Manconi) quattro militari, due ufficiali
e due sottufficiali, a suo tempo indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla
strage di Ustica e poi prosciolti, sono stati ritenuti "sanzionabili" disciplinarmente
. Nei loro confronti sara' il comandante di corpo, cui sono stati trasmessi
gli atti ispettivi, a disporre eventualmente le punizioni di sua competenza.
L'indagine amministrativa del ministero della Difesa ha riguardato complessivamente
27 militari, tutti in servizio, coinvolti nell'inchiesta su Ustica e prosciolti
con varie formule. Mattarella ha dato incarico ad un ufficiale inquirente,
un generale, di valutare se il comportamento dei militari fosse censurabile
dal punto di vista disciplinare. Per 23 dei militari sotto inchiesta l'ufficiale
inquirente non ha riscontrato alcuna irregolarita'; nei confronti degli
altri 4, invece, come detto, sono state ipotizzate delle violazioni disciplinari.
Per questo gli atti sono stati trasmessi ai rispettivi comandanti di corpo,
per i provvedimenti di competenza.
27 settembre - Per il il senatore di Forza
Italia Vincenzo Manca, vicepresidente della commissione Stragi, "Con la
celebrazione del processo sul caso Ustica si intravede finalmente la possibilita'
di giungere alla verita' giudiziaria mettendo cosi' al bando luoghi comuni
di una campagna di disinformazione politica e interpretazioni interessate
di una magistratura impreparata". A suo giudizio "si perverra' alla dissolvenza
di accuse portate avanti solo per raggiungere scopi specifici e prefissati
da gruppi politici ed economici. Conosceremo, in particolare, come mai
non si siano accettati i risultati delle perizie d' ufficio, acquisendo,
al di fuori dei tempi giudiziari previsti, tesi di parte e verita' di comodo.
Sapremo le ragioni che hanno portato il giudice istruttore a conclusioni
in conflitto con quelle dei tre pm, cosi' come potremo spiegarci le incongruenze
della sentenza - ordinanza, i cui chiarimenti, richiesti dalla Commissione
stragi, sono stati rifiutati dall' autorita' titolare dell' istruttoria,
rompendo cosi' una lunga collaborazione tra potere giudiziario e potere
politico”. Manca auspica, infine, che possano essere interessate Usa e
Francia e che da questi stati arrivino le “attese esaustive risposte”.
27 settembre - Alla vigilia dell' apertura
del processo sulla vicenda Ustica, il senatore Athos De Luca, capogruppo
dei Verdi in Commissione stragi, ha annunciato di aver presentato un disegno
di legge per l' introduzione del “nuovo reato di 'depistaggio” nel codice
penale e per una riforma del segreto di stato e degli archivi dei servizi.
“Con l' introduzione del reato di depistaggio - ha detto De Luca - si offre
alla magistratura strumento piu' agile per perseguire efficacemente (la
pena che prevediamo non puo' essere inferiore a 12 anni, a prova di patteggiamento
e riduzioni varie) quei pubblici ufficiali che, di fronte alla richiesta
dell' autorita' giudiziaria di fornire informazioni, notizie o documenti
nel corso di un procedimento riguardante stragi, atti di terrorismo o fatti
eversivi
rispondono con l' omissione di informazioni, con la diffusione di piste
false o di notizie parziali o tendenziose”. A questo progetto - aggiunge
- i Verdi “affiancano una riformulazione della legge 801/77 per escludere
l' opposizione del segreto di stato anche a qualsiasi fatto collegato ad
atti di strage o di eversione dell' ordine costituzionale, nonche' agli
atti processuali connessi a questo tipo di reati. Inoltre e' previsto che,
decorsi 15 anni, il segreto decada automaticamente”. Il ddl, infine, si
propone anche di risolvere gli aspetti legati all' inaccessibilita' degli
archivi.
27 settembre - Roberto Superchi, padre
di una bambina che mori' nella tragedia di Ustica e promotore dell' iniziativa
"50 lire per la verita'" dichiara:"Evviva il processo, purche' ci dia la
verita' su Ustica e questa puo' darcela solo lo Stato". Superchi ha spiegato
che "domani inizia un processo contro quattro persone accusate di aver
depistato le indagini, ma e' lo Stato che deve dirci la verita', non questi
quattro che nella peggiore delle ipotesi si prenderanno un paio d' anni
per falsa testimonianza". Pur facendo parte dell' associazione familiari
delle vittime, Superchi dice di non aver aderito in questa occasione alla
costituzione di parte civile, perche' "convinto che da questo processo
non potra' venire la verita'".
27 settembre - Il segretario Ds Walter
Veltroni, alla vigilia del processo sulla strage di Ustica rinnova l'invito
ad aprire i cassetti e a fornire collaborazione piena sulla strage. "Non
si possono accettare reticenze - dichiara Veltroni - da nessuno, ma in
modo particolare dobbiamo fare di tutto perche' da parte di paesi amici
e alleati, come Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, e anche dalla Libia,
giungano finalmente risposte precise, puntuali, non convenzionali". Per
Veltroni, il processo che si apre domani "costituisce un appuntamento di
grande rilevanza, anche simbolica, a 20 anni dal terribile evento e a conclusione
della piu' lunga istruttoria della nostra storia giudiziaria". Il dibattito
pubblico, afferma ancora Veltroni "puo' permettere agli imputati per alto
tradimento, appartenenti all' Aeronautica di quel giugno '80, di far sentire
le loro ragioni e difendersi adeguatamente, e nello stesso tempo puo' consentire
all' opinione pubblica di comprendere quello che succede nei momenti successivi
alla tragedia, quando immediatamente si capi' cio' che era accaduto, ma
subito si opero' per nascondere, occultare, depistare, come ha confermato
la sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore. I governi dell' Ulivo,
dopo decenni di colpevole disinteresse, hanno cominciato a fare la propria
parte. Ricordo l'impegno tenace e fruttuoso col quale, insieme con Romano
Prodi, ci battemmo per ottenere prima il superamento dell' iniziale chiusura
della Nato e poi la piena disponibilita' ad una collaborazione che e' risultata
davvero foriera di risultati importanti per il lavoro della magistratura
e la ricerca della verita'. Le iniziative del governo D'Alema e quelle,
recentissime, del presidente Amato, anche in occasione dell' incontro col
presidente francese Chirac, sono state una nuova, importante tappa. Ora
si puo', si deve continuare ad operare per ottenere risultati concreti,
perche' la situazione e' estremamente delicata: il giudice ci ha rivelato
che il Dc9 e' stato abbattuto a seguito di azione militare di intercettamento
portando con se' la vita di 81 innocenti cittadini".
28 settembre - Comincia nell' aula bunker
del carcere di Rebibbia il processo per i depistaggi che hanno fatto da
sfondo all'inchiesta sul disastro di Ustica. Imputati quattro generali
dell' aeronautica, Lamberto Bartolucci, Zeno Tascio, Corrado Melillo e
Franco Ferri, accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante
dell' alto tradimento, e 5 ufficiali imputati di falsa testimonianza, Francesco
Pugliese, Umberto Alloro, Claudio Masci, Pasquale Notarnicola e Bruno Bompressi.
Tra gli imputati non sono presenti Tascio, Notarnicola e Pugliese. Prima
dell'inizio del dibattimento e' arrivato in aula il presidente del tribunale
di Roma Luigi Scotti per augurare buon lavoro ai giudici della terza Corte
d'Assise, presieduta da Giovanni Muscara', e ai tre pubblici ministeri
Giovanni Salvi, Vincenzo Roselli e Settembrino Nebbioso. L'udienza si apre
con l'espletamento delle consuete formalita' di rito e le prime decisioni
della terza corte di Assise, dopo una breve camera di consiglio,
sono l' ammissione delle riprese audio-televisive-fotografiche, la dichiarazione
di contumacia per gli imputati Tascio, Pugliese e Notarnicola e la concessione
di un termine ai difensori degli imputati per l'esame delle numerose costituzioni
di parti civili. In occasione delle due prossime udienze, fissate rispettivamente
per il 16 e 17 ottobre, le parti discuteranno della legittimita' delle
costituzioni di parte civile. Tra quelle preanunciate oggi in aula ci sono
le richieste di singoli familiari delle vittime del disastro di Ustica,
Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero della Difesa, Itavia,
e Comune di Palermo (il cui gonfalone, insieme a quello della citta' di
Bologna, era presente in aula). L'associazione dei familiari del disastro
di Ustica ha citato come responsabile civile lo stesso dicastero della
Difesa quale ente amministrativo cui facevano capo gli imputati accusati
di attentato agli organi costituzionali. Prima della conclusione dell'udienza,,al
termine di un faticoso conciliabolo tra corte e avvocati, e' stato fissato
un calendario di udienze per il mese di novembre: le date stabilite sono
quelle del 7-8-10-21-23 e 24. I testimoni chiamati a deporre dall' accusa
sono duecento, quelli della difesa tremila. Una breve polemica tra avvocati
e' stata provocata dalla presenza in aula dei gonfaloni delle citta' di
Bologna e di Palermo, rispettivamente luogo di partenza e di arrivo del
Dc 9 Itavia. I gonfaloni erano portati e circondati da vigili urbani con
i cordoni colorati alla spalla della divisa. Il difensore di Zeno Tascio,
avvocato Pasquale Bartolo, ha protestato con il presidente della Corte
contro "la presenza in aula di picchetti e gonfaloni". I legali dei comuni
di Bologna e Palermo hanno criticato le dichiarazioni del loro collega
che, riprendendo la parola, si e' limitato a chiedere l'allontanamento
dall'aula delle "persone inutilmente presenti", confermando, pero', che
"non c'e' ragione per i gonfaloni e quant'altro, nonche' per le persone
inutilmente presenti". Il presidente Muscara' ha ricordato che chi vuole
puo' assistere all'udienza. Tra gli imputati, Lamberto Bartolucci, ex capo
di stato maggiore, ha detto addirittura di essere "contento che sia cominciato
il processo, cosi' si puo' mettere a punto tutto cio' che c'e' da mettere
a punto". Ha atteso con tranquillita', invece, il generale dei Carabinieri,
distaccato al Sismi, Umberto Alloro. "La mia posizione e' molto marginale
- dice - questa vicenda mi crea un danno morale ed economico e non e' piacevole,
anche se so di avere la coscienza pulita". "Da questo processo non so se
si potra' arrivare ad un processo per strage ma mi auguro si possano capire
le ragioni per cui questa tragedia ancora oggi viene celata" ha commentato
all' inizio dell' udienza, l'avvocato Alfredo Galasso, che rappresenta
alcune parti civili. In aula c' erano anche alcuni esponenti politici.
Il verde Athos De Luca ha auspicato che il processo possa "sbloccare l'
omerta' ed i silenzi" anche se poi ha ammonito che "non e' il caso di illudersi".
Walter Bielli (Ds) ha fatto capire che difficilmente si arrivera' alla
verita'.
28 settembre - Il capo di Stato Maggiore
della Difesa, gen. Mario Arpino, a margine di una cerimonia sull' eccidio
di Cefalonia, a proposito del processo sui presunti depistaggi della strage
di Ustica, in cui sono imputati alcuni ex alti ufficiali dell' Aeronautica,
dice:"Mi sembra che oggi le vittime siano tutte da una stessa parte, mentre
ho molto forte l'impressione che proprio tra le vittime, fatto salvo naturalmente
il dovuto rispetto per i morti, ci siano anche personaggi in questo momento
sotto processo". Arpino, che dice di avere "fiducia nei suoi ex superiori",
auspica che il processo renda "giustizia a tutti", facendo emergere "soprattutto
la verita'". Per Arpino, su Ustica "non si e' arrivati a nulla perche'
si e' partiti dall' assunto che le evidenze non erano sufficienti e che
quindi andavano immaginati degli scenari mai suffragati dalla prova dei
fatti". Le dichiarazioni di Arpino provocano un'immediata reazione della
sen.Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei parenti delle vittime
della strage di Ustica. "Ritengo inaccettabile - ha detto Bonfietti - che
nel giorno in cui si apre a Roma il processo per i depistaggi legati alla
strage di Ustica, il capo di Stato Maggiore della Difesa esprima giudizi
pesanti sulla vicenda giudiziaria. Oltre a considerare vergognoso il suo
mettere insieme generali imputati e vittime della strage, chiedo al Governo,
che si e' costituito parte civile nel giudizio, al Ministro della Difesa,
che dopo avere esaminato gli atti ha preso provvedimenti nei confronti
di alcuni ufficiali, se questo comportamento sia corretto". "Debbo anche
aggiungere - prosegue Bonfietti - che non e' accettabile il discredito
sull' intera inchiesta proprio nel momento in cui il Presidente del Consiglio
Amato si sforza nei colloqui internazionali con il presidente Chirac e
il presidente Clinton di ottenere nuovi elementi, proprio a partire dai
risultati della indagine. A questo punto chiedo al Governo se e' compatibile
che a capo della nostra Difesa sia mantenuto un generale che proprio nella
vicenda di Ustica ha gia' avuto modo di ingannare, come si evince dagli
atti, il Governo e il Parlamento".
29 settembre - Il senatore a vita Giulio
Andreotti, rispondendo ad una domanda su Ustica a Padova, a margine di
un incontro pubblico all' Universita', dice:"Sembra quasi impossibile che
si siano potuti tenere dei segreti per tanti anni. A vantaggio di chi,
poi? Questo non mi rimane chiaro. Sono rimasto un po' impressionato dal
fatto che dopo molti anni si chieda ancora a dei Paesi stranieri che ci
diano notizie, perche' se ce le avessero veramente e non ce le avessero
date sarebbe davvero grave. E' grave il fatto che ci siano stati anche
i morti, perche' se fosse stato solo un fatto tecnico-amministrativo, pazienza".
Andreotti ha spiegato che il periodo del disastro era "uno dei pochi momenti
non ero al governo, e dunque non ne sono direttamente informato, anche
se dopo ho seguito questa vicenda". "Ora vediamo - ha concluso - c' e'
un processo in corso, istruito poi da una persona serissima come il giudice
Priore".
29 settembre - Il vice presidente della
Camera, Carlo Giovanardi (Ccd), a proposito delle dichiarazioni rilasciate
ieri dal capo di stato maggiore della Difesa Mario Arpino afferma:"Sono
perfettamente d'accordo con le affermazioni del gen. Arpino, liberissimo
di dirsi certo dell'innocenza dei generali coinvolti nella vicenda di Ustica.
Cosi' come sono liberi la senatrice Daria Bonfietti ed altri parlamentari
della sinistra di credere a fantasiosi teoremi che coinvolgerebbero Stati
Uniti e Francia in quella tragica vicenda. Quello che e' inammissibile
e' che qualcuno pensi che il processo appena iniziato debba condannare
a tutti i costi gli imputati e non cercare, invece, la verita' sull'
29 settembre - Per il sen. Vincenzo Manca
(Fi), vicepresidente della Commissione stragi "Quanto dichiarato dal gen.
Arpino sul caso Ustica e' corretto, sensato e autorevole" e si tratta di
affermazioni provenienti "da chi, meglio di altri, sa quanto di cervellotico
ci sia nel teorema portato avanti, in modo interessato, da coloro che per
ragioni varie non vogliono la verita' ma perseguono solo scopi personali
che in molti casi possono essere economici, di visibilita' nei mass media
e di carriera". Le dichiarazioni di Arpino - aggiunge Manca - "fanno giustizia
finalmente di tutte le strumentalizzazioni e interpretazioni forzate fatte
in merito all'audizione dello stesso generale in Commissione stragi. Coloro
che conoscono da professionisti la materia aeronautica, e ce ne sono veramente
pochi tra la folla che 'vive' sul caso Ustica, sanno benissimo che cio'
che ha fatto capire il generale Arpino con le sue dichiarazioni e' quanto
da anni settori qualificati della forza armata avrebbero detto se non ci
fosse stato il veto dell' autorita' governativa a farli parlare". "Le autorita'
di Governo - conclude l'esponente di Fi - se vogliono non essere di parte
agevolino, con i fatti e non solo a parole, la Commissione stragi".
3 ottobre - Luigi Manconi (Verdi) chiede
le dimissioni del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Mario Arpino
per aver difeso, il 28 settembre scorso, gli ufficiali accusati di alto
tradimento e di falsa testimonianza per la strage di Ustica. "Oltretutto
il generale Arpino - dice Manconi - e' colui che, secondo la sentenza-ordinanza
del magistrato Rosario Priore, nel 1986 trasse in inganno l'allora sottosegretario
alla presidenza del Consiglio Giuliano Amato che doveva riferire in parlamento
a proposito della strage di Ustica".
5 ottobre - il presidente della commissione
stragi Giovanni Pellegrino, nel corso della presentazione del libro del
giornalista Daniele Biacchessi sulla strage alla stazione di Bologna, dice
che "La classe politica italiana non ha un reale interesse all'accertamento
della verita' sulle stragi" in quanto ciascuna forza politica punta "ad
una verita' che giovi al proprio interesse". Pellegrino, nel ripercorrere
le difficolta' incontrate dalla commissione da lui presieduta in questi
anni, si e' detto amareggiato e ha parlato di "un popolo italiano che non
ha coscienza nazionale e che discute del proprio futuro come se non avesse
un passato alle spalle". Sulle stragi - ha aggiunto - "ci si augura che,
attraverso l'attivita' di indagine, venga fuori un risultato finale che
giovi al proprio interesse politico". Fatti di vent'anni fa come la strage
di Bologna - ha sottolineato Pellegrino - "sono vissuti come se fossero
parte dell'attualita' politica", e altrettanto e' vero per il caso Ustica
sul quale "siamo riusciti a far diventare la bomba di destra e il missile
di sinistra". Nel definire tutto cio' sintomo "di un elevato grado di stupidita"',
Pellegrino ritiene che vi debba essere "uno scatto di umilta' intellettuale
che porti alla rinuncia di a priori". E proprio parlando del rapporto tra
verita' e giustizia, Pellegrino si e' chiesto se "dopo tanti anni sia davvero
possibile fare giustizia" e se "sia vera giustizia quella che viene dopo
cosi' tanto tempo". A concordare con Pellegrino sullo scarto che vi e'
tra verita' giudiziaria e verita' storica e' stato poi il presidente del
Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Franco Frattini:
"Alle vittime la giustizia viene data sia dai giudici che da un importante
contributo di ricostruzione della verita' storica". Facendo riferimento
alla strage nella stazione di Bologna del 1980, Frattini ha premesso di
non voler "smontare la sentenza passata in-giudicato che ha condannato
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti", ne' di voler "tentare di usare
pezzi di storia per colpire avversari politici". Tuttavia, ha aggiunto,
vi sono degli aspetti della verita' storica ancora inesplorati. Tra questi,
il presidente del Copaco individua un traffico internazionale di armi che,
proprio tra gli anni settanta-ottanta, vedeva l' Italia crocevia di questi
traffici. Secondo Frattini, la commissione Stragi, dovrebbe ascoltare il
terrorista internazionale Carlos che, qualche tempo fa, in un' intervista,
"parlo' della strage di Bologna, facendo riferimento ad un suo uomo che
sarebbe stato in stazione il giorno della strage".
16 ottobre - I difensori degli imputati
del processo per i depistaggi sul disastro di Ustica chiedono che sia dichiarata
inammissibile la costituzione di tutte le parti civili con la sola eccezione
di quella della Presidenza del Consiglio. I parenti delle vittime - hanno
detto - il Comune di Palermo, il ministero della Difesa, la Federazione
lavoratori trasporti, l' Itavia e tutti gli altri soggetti interessati
ad essere rappresentati nel processo non sono legittimati a costituirsi
“in quanto non c' e' alcun correlazione tra i reati contestati agli imputati
e le richieste di risarcimento”. Motivando la loro opposizione, i legali
dei quattro generali dell' Aeronautica accusati di depistaggio e dei cinque
funzionari imputati di falsa testimonianza, hanno detto che i reati presi
in esame dalla terza corte di assise non sono all' origine del danno subito
dalle parti che intendono costituirsi. Anche per quanto riguarda il dicastero
della Difesa, cui facevano capo gli imputati, gli avvocati hanno aggiunto
che deve essere considerato solo responsabile civile. “Questo - ha affermato
Pasquale Bartolo, difensore di Zeno Tascio - non e' un processo dove si
discute di strage, ma di alto tradimento, reato che tutela gli organi
costituzionali dello Stato. Quindi solo la Presidenza del Consiglio dei
Ministri ha il diritto di essere rappresentata e non i cittadini, il sindacato
o il Comune di Palermo”. “Non c' e' nessun nesso - ha affermato Francesco
Misiani, difensore del generale Francesco Pugliese (accusato di falsa testimonianza)
tra i fatti addebitati agli imputati e quella lesione dell' interesse soggettivo
che e' alla base della costituzione delle parti civili”. Per l' avvocato
Carlo Taormina,legale di Bruno Bomprezzi “la strage come fondamento della
costituzione di parte civile non esiste in questo processo. Il Comune di
Palermo e il sindacato trasporti, in questa aula, sono abusivi, mentre
gli avvocati dei parenti delle vittime hanno fatto credere che i presunti
depistaggi siano la causa della strage, ma i depistaggi, e bisogna dimostrare
che ci siano stati, risalgono a dieci anni dopo il disastro”. Di parere
completamente opposto gli avvocati di parte civile. Oggi hanno cominciato
a spiegare i motivi della loro costituzione e domani continueranno a spiegare
le loro ragioni.
17 ottobre - Processo per depistaggio e
falsa testimonianza su Ustica: i pm Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli
e Giovanni Salvi danno parere favorevole alla costituzione di parte civile
dei parenti delle vittime, dell' Itavia, della Presidenza del Consiglio
e del Ministero della Difesa mentre si oppongono alla costituzione di parte
civile del Comune di Palermo e della Filt-Cgil, il sindacato dei lavoratori
dei trasporti della Cgil. La terza Corte di Assise, presieduta da Giovanni
Muscara', si riserva la decisione, che comunichera' ad una udienza appositamente
fissata, il 26 ottobre prossimo.
19 ottobre - Enzo Fragala' (An), Vincenzo
Mantica (An) e Marco Taradash, parlamentari d’ opposizione membri della
commissione stragi, illustrano in una conferenza stampa due loro relazioni
gia' depositate in Commissione Stragi: “L'ombra del Kgb sulla politica
italiana” e “Il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni '60”. Secondi
i tre il “Piano Solo” non e' mai esistito (“e' il frutto del lavoro intossicante
del Kgb”), la strategia della tensione e' stata piu' o meno “inventata”
da una certa parte della sinistra e il Kgb ha influenzato, se non addirittura
governato, la vita italiana dal dopoguerra ad oggi. Secondo i tre esponenti
dell'opposizione “la storia degli ultimi 30 anni non puo' essere raccontata
partendo dal presupposto che c'e' stata una strategia unica, un filo conduttore
dei vari eventi, un solo regista”. “Ogni strage - spiega Fragala' - ha
infatti una sua storia e una sua origine. Ed e' per questo che abbiamo
deciso di presentare 12 relazioni. Piazza Fontana, voluta dagli anarchici,
non c'entra niente con Ustica, di matrice libica, e cosi' via”. Da qui
la difficolta' denunciata tempo fa da esponenti della commissione di arrivare
ad una relazione conclusiva condivisa. “Vogliamo poi denunciare - aggiunge
Fragala' - che dopo la scoperta del dossier Mitrokhin nessuna indagine,
ne' interrogatorio sono stati fatti”. “Basta con la lettura caricaturale
degli ultimi decenni offerta dalla sinistra - dichiara Taradash - occorre
ristabilire la verita' e ridare dignita' ad apparati dello Stato ingiustamente
accusati” come ad esempio “i vertici dell'Aeronautica per il Caso Ustica”.
“Il fatto che non vogliamo arrivare ad un'unica relazione conclusiva -
precisa Mantica - e' da parte nostra una risposta politica. Sono fatti
diversi e a se' stanti che richiedono analisi separate”. Il Piano Solo
ad esempio, dichiara, “non e' mai esistito. Sono stati solo degli appunti
del generale De Lorenzo 'pompati' ad arte ed enfatizzati da certa stampa”.
Cosi' come non si e' mai parlato “a sufficienza e nei giusti termini del
ruolo svolto in Italia dal Kgb” che avrebbe, per il senatore di An, tra
l'altro, non solo finanziato ed etero-diretto il Pci, ma sostenuto le Br
e dato corpo alla cosiddetta 'pista atlantica' per il Caso Moro. Pellegrino,
intervenuto alla conferenza, ha invitato a rileggere quegli anni con piu'
distacco e serenita' senza commettere “lo stesso errore commesso allora
dalla sinistra di ideologizzare troppo gli eventi”. “La vera domanda a
cui si deve rispondere - dichiara - e' perche' gran parte dei giovani di
allora decise di armarsi contro lo Stato chi per abbatterlo e chi per piegarlo
in senso autoritario. Ma senza pregiudizi politici che impediscono di capire
la verita'”.
26 ottobre - La terza Corte d'assise di
Roma, presieduta da Giovanni Moscara', ha accolto la costituzione di tutte
le parti civili dei familiari delle vittime della strage di Ustica, ma
non quelle del Comune di Palermo e dell' organizzazione sindacale dei lavoratori
dei trasporti Filt-Cgil. La decisione della Corte e' risultata conforme
alle richieste del pm, formulate al termine dell' ultima udienza, dopo
le opposizioni delle difese degli imputati seguite dalla replica degli
avvocati delle altre parti. La Corte non ha accolto inoltre alcune singole
costituzioni relative ad alcuni imputati perche' non corrette formalmente.
8 novembre - Il presidente della Terza
Corte d' Assise di Roma Giovanni Muscara', nel processo sui depistaggi
avvenuti nell' inchiesta sulla strage di Ustica, concede termini per le
repliche delle parti civili e dei pm alle questioni preliminari sollevate
dai difensori dei 9 imputati. Le questioni oltre ad essere numerose sono
anche importanti per quanto concerne l' andamento del processo: gli avvocati
Vincenzo Crupi e Daniela Ceci, che difendono l' ex Capo di Stato Maggiore
Lamberto Bartolucci imputato di alto tradimento, hanno posto un problema
sui principi del giusto processo. Per i due legali c'e' una contraddizione
incostituzionale esistente tra il vecchio rito (con il quale si sta celebrando
il processo) ed i principi del "giusto processo" previsto dalla riforma
dell' art.111 della Costituzione. In altri casi e' stata contestata la
perizia dell' 8 aprile 1999 sulle cause del disastro, compiuta, secondo
gli avvocati, a circa due anni dalla chiusura delle indagini. Un' altra
questione riguarda il tempo a disposizione delle difese per esaminare la
documentazione relativa; i legali sostengono che sono stati concessi soltanto
quattro mesi di proroga, insufficienti per studiare 1.750.000 pagine. "Avremmo
dovuto leggere settemila pagine al giorno" ha detto ironicamente un avvocato.
Il processo e' stato rinviato al 21 novembre.
9 novembre - L' ufficio di presidenza della
Commissione Stragi decide, in linea di massima, di sondare le possibilita'
di ascoltare, in una audizione non formale, Oreste Scalzone, Alvaro Loiacono
e Antonio Bellavita, i tre principali rappresentanti della "colonia" degli
italiani a Parigi per ragioni legate al terrorismo. L' ufficio di presidenza
della commissione da' anche mandato al suo presidente di reiterare con
lettera al presidente del consiglio Giuliano Amato la richiesta di un intervento
per chiedere a Usa, Francia e Libia alcune informazioni "in merito ad alcuni
aspetti di essenziale importanza relativi alla tragedia di Ustica".
14 novembre – E’ annunciata per il 24 novembre,
alla Sala Consiliare del Comune di Rieti (ore 17), la presentazione di
“Un libro e un portale Internet per non dimenticare le stragi di Stato”.
Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi presentano www.stragi80.com, Il
primo portale Italiano dedicato alle stragi di Ustica e Bologna. Oltre
agli autori interverranno Walter Bielli, parlamentare, membro della commissione
Stragi e relatore del documento Ds su stragi e terrorismo; Paolo Bolognesi,
presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla
stazione di Bologna; Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5. Moderera’
il dibattito Gianfranco Paris, direttore di "Mondo Sabino" e legale di
parte civile al processo sulla strage di Ustica.
15 novembre – Il presidente del consiglio
Giuliano Amato dice che Francia e Stati Uniti hanno risposto “con lettere
molto calde nel tono” alle richieste italiane di informazioni sulla sciagura
di Ustica, ma ci hanno invitato ad utilizzare i canali ufficiali, vale
a dire le rogatorie. Amato ha sottolineato che grazie alle indagini del
giudice Priore molti passi avanti sono stati fatti, anche se Chirac e Clinton
non hanno fornito elementi utili nel merito della vicenda. Per Giuliano
Amato, non sono affatto perse le speranze di ulteriori, utili rivelazioni
sulla strage di Ustica. Il presidente del Consiglio ha invitato i rappresentanti
delle famiglie delle vittime ad intervenire a loro volta presso i governi
che potrebbero dare notizie, Francia e Stati Uniti in particolare: “come
Governo - ha spiegato - non posso entrare in altri paesi, ma dei privati
possono andare dovunque nel mondo. Mi domando se nelle forme appropriate
l' associazione delle famiglie delle vittime di Ustica non possa andare
direttamente nei paesi dai quali si attendono verita'. In alcuni frangenti
i governi incontrano limiti che i privati non incontrano”. Amato ha anche
sottolineato che al comitato dell' associazione delle famiglie delle vittime
si puo' dare tutta la necessaria collaborazione anche giuridica per eventuali
iniziative all' estero. Amato ha anche detto:“Affido ogni giorno la mia
vita agli uomini dell' Aeronautica militare. Figuratevi se non li ritengo
affidabili”, ma dopo questa premessa, ha attaccato il capo di Stato maggiore
della Difesa, gen. Mario Arpino, per la sua intervista nella quale equiparava
le vittime della strage di Ustica agli indagati dell' Aeronautica militare
per la vicenda dei tracciati radar. “Ritengo quelle affermazioni - ha detto
Amato - dinanzi alla commissione Esteri del Senato - altamente inopportune.
Capisco lo spirito di corpo e so quanto l'Aeronautica soffra per questa
vicenda. Ma forse in questo caso lo spirito di corpo non ha aiutato a far
emergere la verita’”. Il presidente del Consiglio ha invece sostanzialmente
giustificato Arpino per l'informazione che gli diede poco prima dell' inizio
della trasmissione di Corrado Augias “Telefono giallo”. Amato, che all'
epoca era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha spiegato di
aver interpellato Arpino telefonicamente per sapere su due piedi chi c'era
la sera della tragedia negli aeroporti militari. Arpino gli forni' pochi
minuti dopo quattro nomi, che si rivelarono esatti, anche se l'elenco era
incompleto. “Quella notizia - ha sottolineato Amato - era inesatta ma e'
giusto che io racconti le modalita' della mia richiesta, che fu molto improvvisata”.
Luigi Manconi (Verdi) e Daria Bonfietti (Ds), si ritengono solo in parte
soddisfatti dell'esposizione fatta da Giuliano Amato sulla vicenda di Ustica.
In
una dichiarazione congiunta i due senatori fanno notare che da un lato
il governo si e' impegnato a procedere nell'accertamento della verita'
e a sollecitare i governi alleati a fornire tutta la collaborazione necessaria;
dall'altro Amato “non ha delineato fino in fondo le responsabilita' dell'attuale
capo di Stato Maggiore della Difesa generale Arpino che in occasione dell'apertura
del processo ha equiparato i generali imputati di altro tradimento con
le vittime”.
15 novembre - Il presidente del Consiglio
Giuliano Amato, in commissione Esteri del Senato, dice che l' Italia chiedera'
aiuto per la vicenda di Ustica all'apposito comitato della Nato, a suo
tempo costituito con la partecipazione di tutti i paesi membri. Amato ha
sottolineato che il comitato non ha affatto concluso la sua funzione ed
e' tuttora operante. A questa sede internazionale il nostro paese si rivolgera'
per indurre Francia e Stati Uniti a fornire tutta la necessaria collaborazione
per l'accertamento della verita'.
24 novembre - La terza Corte d'Assise di
Roma, presieduta da Giovanni Muscara, davanti alla quale si sta celebrando
il processo per i presunti depistaggi nell'inchiesta sulla strage di Ustica,
decidera' probabilmente il primo dicembre sulle eccezioni preliminari.
L'udienza prevista per oggi non si e' tenuta dopo gli interventi di ieri
dei pm in risposta alle eccezioni mosse dagli avvocati della difesa dei
nove imputati. La Corte si ritirera' in camera di consiglio venerdi' primo
dicembre per prendere una decisione ed e' presumibile che raggiunga una
determinazione lo stesso giorno. Le eccezioni riguardano in particolare
due argomenti: l'automatismo nella nomina del magistrato successore di
Bucarelli nella titolarita' dell' inchiesta e l' art. 111 della Costituzione.
Alcuni avvocati della difesa avevano sostenuto che il giudice che dalle
tabelle della procura avrebbe dovuto sostituire Bucarelli, non era Rosario
Priore. I pm hanno replicato sostenendo la legittimita' dell'assegnazione.
Le difese hanno inoltre chiesto l'applicazione della nuova formula dell'
art. 111 della Costituzione sul giusto processo. "Non comprendo questo
fuoco di fila delle questioni preliminari - ha detto l' avvocato Alessandro
Gamberini, che difende le famiglie costituitesi parte civile - se non come
un fuoco di sbarramento; molte sono infondate".
25 novembre - In una intervista al quotidiano
"L'Opinione", l' avv. Carlo Taormina, che difende il generale dell'Aeronautica
Bruno Bomprezzi, uno degli imputati del processo per i depistaggi su Ustica,
accusato di falsa testimonianza, afferma che e' stato messo in atto un
doppio depistaggio per coprire la tesi della bomba. "Il primo depistaggio
- sottolinea Taormina - e' rappresentato dalla tesi del missile, mai confemata
da nessuna perizia a differenza della bomba a bordo. Il secondo, depistaggio
sul depistaggio, dal tentativo di nascondere le tracce di una battaglia
aerea; un modo per rendere la tesi piu' credibile e, contemporaneamente,
evitare che si indagasse troppo in quella direzione, portando alla scoperta
dell'inconsistenza dell'ipotesi". Secondo Taormina, "la commisisone Misiti
ha chiaramente dimostrato che la caduta dell'aereo e' stata provocata dall'esplosione
di una bomba a bordo. Di questa bomba sono stati individuati non solo i
componenti, ma anche la sua posizione sul velivolo. E' gravissimo che il
giudice Priore non abbia preso atto delle conferme peritali sulla presenza
di un ordigno a bordo". Il legale, infine, denuncia il fatto che nessuno
abbia mai svolto indagini su Aldo Davanzali, l'ex presidente dell'Itavia,
la compagnia cui apparteneva il Dc9 della tragedia. "Non si puo' capire
la strage di Ustica - afferma - se non si stabilisce che tipo di trasporti
facesse Davanzali e se trasportava soltanto persone". L' avv. Mario Scaloni,
difensore di Aldo Davanzali, replica: "Le dichiarazioni dell' amico Taormina
si commentano da sole". "E' chiaro che - prosegue Scaloni - alcuni imputati
non sanno come difendersi e pensano ad argomentazioni da fantascienza.
Evidentemente debbono essere quasi alla disperazione".
28 novembre - In un' intervista all' Opinione,
Giuseppe Zamberletti, sottosegretario agli Esteri all' epoca delle stragi
di Ustica e Bologna, ribadisce la convinzione che le due stragi costituiscano
la rappresaglia libica alle iniziative di politica estera dell'Italia.
"Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia - dice Zamberletti -
Ustica rappresenta la minaccia". Il riferimento e' alla firma dell'accordo
"in base al quale l'Italia avrebbe garantito la neutralita' dell'isola",
afferma Zamberletti, che il 2 agosto 1980, il giorno della strage di Bologna,
era a Malta proprio per siglare l'atto. "I libici - ricorda Zamberletti
- mi dissero che ritenevano l'accordo con Malta un atto ostile contro la
Libia e che inquadravano l'iniziativa in una strategia di accerchiamento
confermata dalla decisione di installare i missili nucleari a Comiso. Se
Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia, Ustica rappresenta la minaccia.
Fossi stato un leader militare come Gheddafi forse avrei fatto lo stesso.
Il problema e' che io non sono stato in grado di percepire quel segnale.
E alla bomba sul Dc9 e' seguita quella alla stazione di Bologna". Secondo
Zamberletti,"su Ustica c'e' stata un'azione di depistaggio, ma a favore
del missile" e "per coprire la bomba". Se infatti i servizi segreti italiani
"hanno bene interpretato sia la minaccia di Ustica sia la vendetta di Bologna,
non avevano alcun interesse ad indagare in quella direzione e provocare
un grosso incidente internazionale. C'era dunque una ragion di stato. Fuggire
dalla pista libica - prosegue Zamberletti - significava mantenere intatte
le condizioni per la ripresa dei buoni rapporti con la Libia". Zamberletti
non sa dire "se ci sia stato l'intervento della classe politica". "Di sicuro
- conclude - uomini come il generale Santovito non erano burattini. Era
gente che aveva un grosso senso delle Istituzioni".
30 novembre - la Procura di Latina proroga
di sei mesi le indagini sul relitto di un aereo Phantom 4 Usa ritrovato
nel mare al largo di Gaeta. La Procura di Latina indaga su una possibile
relazione tra il Phantom caduto e la strage di Ustica. Secondo l'ambasciata
Usa, l' aereo cadde nel 1974, cioe' sei anni prima e quel tipo di aereo
non era piu' in uso nel 1980. Nel 1974, conferma l'aeroporto di Capodichino,
un aereo fini' effettivamente nel mare di Gaeta, resta da vedere se fosse
il Phantom.
1 dicembre - La terza Corte d'assise di
Roma decide che i cinque imputati di falsa testimonianza nel processo per
la strage di Ustica devono essere processati con il rito previsto
dal nuovo codice di procedura penale e rimette gli atti ai pm sostenendo
che gli imputati sono finiti nell'inchiesta dopo l'entrata in vigore del
nuovo codice. La corte, presieduta da Giovanni Muscara', ha accolto le
istanze dei difensori dei cinque imputati - Bomprezzi, Notarnicola, Masci,
Pugliese e Allori. Nel processo in corso gli imputati erano nove, quattro
accusati, tra l' altro, di alto tradimento, e cinque di falsa testimonianza.
La Corte ha rigettato tutte le altre eccezioni mosse dagli avvocati: tra
queste, quella relativa alla possibilita' che a sostituire il giudice istruttore
Bucarelli non dovesse essere Rosario Priore secondo le tabelle dell' epoca,
e quella secondo la quale a giudicare i militari imputati debba essere
la Procura militare. La Corte ha dichiarato nulle le perizie compiute dopo
il marzo 1999, valutazioni che non vengono ritenute di importanza fondamentale
nell' economia del procedimento giudiziario. Le decisioni della Corte hanno
riscosso unanime giudizio positivo tra gli avvocati difensori. Per tutti
si e' trattato di 'determinazioni ineccepibili' dal punto di vista giuridico
che fanno onore al diritto”. Questo ci consentira' di difenderci meglio
- ha detto Graziella Colaiacono, che assiste Pasquale Notarnicola, uno
degli imputati che sara' giudicato con il nuovo processo -, ad esempio
con il contraddittorio tra le parti”. La Corte - ha proseguito Giuseppe
Izzo, che difende Claudio Masci - ha decretato la nullita' di tutta l'
istruttoria fatta, potremo difenderci molto meglio, ad esempio il mio cliente
era stato interrogato senza avvocato”. Anche l' avv. Giacomo Marini che
assiste le parti civili, ha avuto parole di elogio per le decisioni prese
oggi. Avevamo chiesto un giusto processo - ha detto Zeno Tascio, che invece
rimane imputato in questo processo - ci auguriamo di averlo”.
5 dicembre – Il vicepresidente della Commissione
Stragi Vincenzo Manca (FI), criticando Rosario Priore e Felice Casson,
afferma che "In Magistratura esistono personaggi che, per protagonismo
e per inseguire teoremi propri, accettano incarichi incompatibili, senza
considerare che si conducono istruttorie con metodi poi censurati dalla
Corte". Per il senatore di Forza Italia "il giudice istruttore Priore non
doveva accettare l' incarico perche' per due anni era stato in precedenza
consulente della Commissione Stragi; ha sbagliato anche chi glielo ha proposto".
Secondo Manca, Priore "non doveva considerare validi i risultati delle
perizie svolte dopo la chiusura dell' istruttoria". In questo senso il
vicepresidente della Commissione si e' riferito alla recente decisione
della III Corte d' Assise, davanti alla quale si sta celebrando il processo
per presunti depistaggi nell' inchiesta sulla strage di Ustica, che ha
rimandato gli atti ai pm per gli imputati di falsa testimonianza e giudicato
nulle le perizie compiute dopo il marzo 1999. "Lo ha fatto - ha spiegato
Manca - per sostenere il teorema della semicollisione, non ha mai voluto
considerare la tesi della bomba. Tutto questo - ha aggiunto - su prove
acquisite fuorilegge e su perizie di parte". "Io mi baso - ha proseguito
- su quanto sostenuto dai tre pm che, pur essendo di parte politica avversa,
sono piu' saggi e obiettivi e dicono che le prove sono a favore della bomba".
Priore sarebbe per il senatore "uno di quei magistrati che costruiscono
teoremi che poi si rivelano infondati, un altro caso e' quello del giudice
Casson sull' inchiesta della Gladio bianca la quale voleva dimostrare che
gente ha cospirato contro lo Stato mentre facevano il loro dovere per difendere
l' Italia. Sono inchieste - ha precisato - con obiettivi politici, magistrati
spinti involontariamente dalle loro ideologie". Manca ha anche criticato
il Presidente del Consiglio Giuliano Amato: "Dovrebbe essere piu' prudente
- ha affermato - in Commissione Esteri aveva detto che Priore aveva raggiunto
dei punti fermi nell' inchiesta, invece la III Corte di Assise ha dimostrato
che avevo ragione io, che sostenevo le incongruenze e le riserve della
Sentenza-Ordinanza del g.i. Priore". Per Manca la decisione della Corte
"impone alla Commissione Stragi di riprendere in esame il caso Ustica non
solo per ricercare la verita' storica su di esso, ma anche per mettere
bene a fuoco il comportamento della Magistratura, istituzione questa che
deve entrare, insieme alle altre, nell' ambito dei doveri di indagine di
un Organismo parlamentare super-partes e che agisce in nome del popolo
sovrano".
9 dicembre - Nel dibattito che conclude
la “3 giorni” di Noir in festival dedicata a “L'inchiesta” e le indagini
italiane, il presidente della commissione stragi sen. Giovanni Pellegrino
rilancia la sua idea di una “storicizzazione dei misteri ancora insoluti
a cominciare da quelli del caso Moro”. Pur definendola una “voluta provocazione
intellettuale” Pellegrino ribadisce che ormai, a distanza di 20 anni, alcuni
misteri italiani, alcuni terribili delitti o stragi a sfondo politico sono
piu' materia per gli storici che per i giudici. E che sarebbe quindi meglio
trovare la verita' in cambio dell' immunita' per coloro che sanno ma ancora
non dicono. Nel corso della discussione, e nell'ambito del suo stesso partito,
Ds, il sen. Guido Calvi esprime opinioni abbastanza diverse ricordando
tra l'altro che la proposta di Pellegrino rischia l'incostituzionalita'
poiche' esiste un obbligo dell' indagine penale e quindi un vincolo per
il giudice chiamato a cercare ogni modo di portare in dibattimento le sue
indagini. E altre perplessita' vengono manifestate facendo riferimento,
ad esempio, al caso Ustica che andra' in prescrizione, secondo l'inchiesta
del giudice Rosario Priore, anche lui presente, all' inizio del 2001. “Sarebbe
giusto ricordare - dice Priore - che in realta' nella mia carriera ho attraversato
le piu' svariate indagini politiche, dal terrorismo al caso Moro e che
quindi quella di Ustica e' soltanto una pagina sulla quale mi pare comunque
giusto cercare la luce fino all' ultimo giorno”. Ed e' Andrea Purgatori,
il giornalista che segui' passo passo l'inchiesta e che ora e' anche autore
di libri e sceneggiatore ad aggiungere una nuova provocazione: “proprio
perche' il rischio della prescrizione esiste - dice - e alcuni alti ufficiali
dell' Aeronautica affermano di volere che sia fatta chiarezza, sara' il
loro comportamento alla vigilia dei termini di prescrizione a dire qual
e' la verita'. Se chiarezza si vuole basta rinunciare a questo privilegio”.
Il pericolo che l' annullamento dei processi ancora aperti o apribili comporta
nello stato attuale delle inchieste italiane viene sottolineato dal giudice
Tescaroli che indago' sulla strage di Capaci. “Ci sono delitti di mafia
eccellenti - osserva - che potrebbero restare senza responsabili per via
del fatto che sono stati compiuti in passato, come per Pio La Torre, Michele
Reina, Piersanti Mattarella. Ma in quei delitti c'e' la chiave dei crimini
di mafia molto piu' recenti e ancora tutti da indagare”.
13 dicembre - La commissione Stragi decide
di invitare Giuliano Amato a riferire sulle risposte avute dai presidenti
Clinton e Chirac sul caso Ustica e il generale Roberto Jucci per chiarire,
come spiega il vicepresidente della commissione Vincenzo Manca, “possibili
collegamenti tra la strage della stazione di Bologna e la caduta del Dc9
Itavia” e i rapporti che vi erano all'epoca tra Italia e Libia. I commissari
hanno criticato il fatto che nei giorni scorsi il presidente del Consiglio
abbia parlato di Ustica in commissione Esteri del Senato “quando la sede
parlamentare piu' adatta era invece la bicamerale sulle stragi”. E poi
si e' sottolineato che le risposte avute da Clinton e Chirac sono arrivate
dopo le sollecitazioni al governo italiano della commissione Stragi. Non
della commissione Esteri.