ALMANACCO DEI "MISTERI D'ITALIA"

Le notizie del 2000

 


 
 
 
 

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Ustica

(dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa)

 
7 gennaio - L'agenzia libica Jana scrive che la Libia ha chiesto all'Italia di essere associata alle indagini sulla strage di Ustica "per l'esistenza di considerazioni generali che riguardano la sicurezza della Libia". 

21 gennaio - La sen. Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione familiari vittime di Ustica, intervenendo alla conferenza nazionale dell' Arci a Bologna, lancia un appello perche', dopo la verita' “tecnico-scientifica” appurata dal giudice Rosario Priore, lo Stato italiano “chieda conto” ai paesi presenti con propri aerei sul luogo dell”'episodio di guerra aerea non dichiarata”, perche' “diano risposte chiare, che finora ne' Francia, ne' Inghilterra, ne' Usa hanno mai offerto alla magistratura italiana”. 

21 gennaio - Un pezzo di lamiera, appartenente alla parte posteriore di un caccia F4 Usa, finisce nelle reti di un peschereccio, al largo di Gaeta. I pescatori hanno consegnato il pezzo di lamiera incrostato alla capitaneria di porto di Gaeta. Il pezzo di carlinga scompare poi per ricomparire il giorno dopo all' interno di un deposito di autodemolizioni in localita' S. Agostino. Dopo il ritrovamento la procura di latina dispone il sequestro. “Ho sempre saputo che davanti Punta Stendardo c' era il relitto di un aereo, tanto che io come i miei colleghi ci guardavamo bene dal gettare le reti in quella zona – dice Nicola Mitrano, proprietario del peschereccio 'Bartolomeo' che ha trovato il pezzo dell' F4 - Evidentemente il relitto negli ultimi giorni si era spostato dalla sua sede e questo ci ha tratto in inganno. Cosi' le nostre reti si sono impigliate nella carlinga, per noi e' stato un danno notevole visto che abbiamo perso tutto il pescato di quel giorno. Comunque a quel punto abbiamo deciso di portare il relitto a riva. Lo abbiamo fatto sollevando il pezzo di carlinga quindi senza nessun segreto. Poi lo abbiamo portato in porto e depositato sulla banchina”. Luigi Ponticella, titolare del deposito dove la carcassa dell'aereo e' stata ritrovata, smentisce di aver avuto richieste da parte di americani che pure hanno una base proprio a Gaeta. “Ero andato a prendermi quella carcassa come chiestomi dai pescatori - ha detto Ponticella - pensavo di rivendere qualche pezzo a qualche collezionista e non avrei mai immaginato una vicenda del genere”.

28 gennaio – Quando diventa pubblica la notizia del ritrovamento del pezzo di F4, l'ambasciata statunitense a Roma rende noto che il pezzo di lamiera ritrovato al largo di Gaeta apparteneva a uno dei due velivoli Usa F-4G precipitati il 23 ottobre del 1974. In quell'occasione - secondo quanto riferito dall'ambasciata - i due caccia decollati dalla portaerei Saratoga per una esercitazione, rimasero senza carburante. I piloti si salvarono abbandonando i velivoli che precipitarono in mare. 

29 gennaio - Secondo Rosario Priore, gli inquirenti che si occupano del relitto ripescato al largo di Gaeta “dovranno ora intraprendere il rapporto con gli Stati Uniti per chiedere, ed eventualmente ricevere, copia degli atti relativi all' incidente del 1974” al quale, secondo l' ambasciata Usa, si riferisce il pezzo di carlinga. “Il relitto - ha affermato Priore - ben potrebbe risalire a un incidente del '74, ma di certo di questo dovremmo avere memoria anche noi; sia perche' coinvolse due velivoli e avvenne a poche miglia dalle nostre coste, sia perche' i piloti furono salvati e le operazioni di recupero con elicottero o con natanti, anche se non comunicate, non sarebbero potute sfuggire alle nostre autorita', civili e militari”. 

29 gennaio - Alla procura di Roma “non risulta, allo stato, un collegamento tra il pezzo di carlinga dell' F4 e la strage di Ustica, ma se dovessero spuntare elementi interessanti questi saranno esaminati con la massima attenzione”. Lo afferma il pubblico ministero Giovanni Salvi, uno dei rappresentanti dell' accusa al processo per il disastro del Dc9 Itavia contro nove alti ufficiali dell' Aeronautica e dei servizi in carica all' epoca. 

31 gennaio – L’ ambasciata degli Stati Uniti a Roma fornisce nuovi dettagli sull' incidente del 23 ottobre 1974 nel quale sono stati coinvolti due velivoli militari statunitensi decollati dalla portaerei Saratoga, l'F4 Buno 155516 e l' F4 Buno 157303, quest' ultimo precipitato in mare. Le informazioni provengono dal centro per la sicurezza navale di Norfolk (Virginia). Secondo l'ambasciata Usa, il primo aereo, mentre la Saratoga era 75 miglia a sud-ovest di Napoli, “riporto' un' anomalia durante le operazioni di atterraggio” e “ricevette l' ordine di dirigersi verso un campo di atterraggio nei pressi di Napoli”. Il secondo velivolo, il Buno 157303, ricevette l' ordine di scortare il primo aereo. Il primo F4 non riusci' ne' a stabilire un chiaro contatto con il campo di atterraggio a Napoli, ne', date le cattive condizioni atmosferiche , a mantenere il contatto con il secondo F4. Di conseguenza, “non riuscendo a trovare l' aeroporto di Napoli, l' F4 Buno 15516 effettuo' un atterraggio di emergenza in un terreno agricolo presso Campobasso ed i piloti riuscirono a mettersi in salvo”. “Nel frattempo il velivolo di scorta, nel tentativo di ritornare sulla portaerei rimase senza carburante , prendendo fuoco. I piloti si salvarono catapultandosi in mare”. 

31 gennaio - Il quotidiano francese “Le Monde” pubblica in prima pagina la notizia del recupero nel Golfo di Gaeta di un pezzo di un Phantom F4 dell'Air Force americana che, secondo alcune ipotesi, potrebbe essere collegato alla sciagura di Ustica. Michel Bole-Richard scrive tra l’altro che “la prontezza della risposta americana ha lasciato gli italiani interdetti”:

31 gennaio - La procura della Repubblica di Roma intende chiedere alla magistratura di Latina di acquisire gli atti del procedimento avviato dopo il ritrovamento di un pezzo di carlinga dell' F4 statunitense. Una volta ottenuta le carte, i magistrati esamineranno l' eventuale sussistenza di collegamenti tra la caduta del velivolo militare statunitense e il disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica

1 febbraio - La Procura di Latina ordina ai Carabinieri lo svolgimento di accertamenti ulteriori sulla vicenda dell'aereo statunitense ritrovato in mare a Gaeta. Al caso, oltre al Procuratore Antonio Gagliardi lavorera' anche il pm Raffaella Falcione. 

2 febbraio – Il sottosegretario alla Difesa Gianni Rivera risponde ad una interrogazione del popolare Giuseppe Molinari sul ritrovamento del pezzo di F4. Rivera dice che i dati a disposizione delle autorita' italiane “risultano coerenti e compatibili con la dinamica dei fatti” fornita dall'ambasciata Usa. Tuttavia verranno fatti “ulteriori approfondimenti”, anche perche' parte della documentazione relativa all'incidente potrebbe essere stata sequestrata nell'ambito dell'inchiesta Argo 16. Rivera - dopo aver sottolineato che “sulla materia e' in corso un'inchiesta giudiziaria, che in parte preclude l'accesso ad alcune specifiche informazioni” - ha ricordato che il pezzo di aereo, consistente nella parte posteriore di un F-4 Phantom con numero di matricola 157303, e' stato rinvenuto il 26 gennaio dalla Capitaneria di Porto di Gaeta presso un demolitore. Il relitto e' stato quindi posto sotto sequestro, d'intesa con la magistratura. Annotazioni “presumibilmente correlabili” ai fatti riferiti dall'Ambasciata Usa - ha detto Rivera, secondo cui i due velivoli appartenevano ad “un gruppo di volo che avrebbe operato in Mediterrano fino al '75” - sono “riportate nei registri di protocollo dell'epoca del terzo Reparto dello Stato maggiore comunicazioni, tutte datate 23 ottobre 1974, provenienti dal Comune e dalla Compagnia carabinieri di Campobasso (nella prima delle quali l'oggetto e' “incidenti di volo F-4 Usa”), e dalla Tenenza carabinieri di Mondragone, nonche' di una comunicazione datata 25 ottobre '74, proveniente dalla seconda Regione aerea. Ma questa documentazione, afferma Rivera, “potrebbe far parte del carteggio relativo agli incidenti di volo avvenuti nel periodo 1966-1981 attualmente non disponibile in quanto a suo tempo sottoposta a sequestro dall'autorita' giudiziaria di Venezia nell'ambito del procedimento relativo all'Argo 16”. 

3 febbraio - Il caccia F4 della marina americana precipitato nel Tirreno nel 1974 aveva una freccia sulla coda. “Apparteneva al mio stesso squadrone”, ha detto all'Ansa Gerry Wilkinson, il pilota americano di un altro F-4 coinvolto, secondo la ricostruzione dell'ambasciata Usa, nello stesso incidente di 16 anni fa. Wilkinson, che nel 1977 ha lasciato la Navy, ha confermato che l'incidente avvenne il 23 ottobre 1974: “Il nostro aereo ebbe problemi meccanici e, anziche' tornare sulla portaerei Saratoga, fu dirottato su Napoli Capodichino. L'altro F-4 ci fu assegnato di scorta, ma purtroppo durante il volo ci separammo nelle nuvole”.

4 febbraio - Gli atti inviati dai pm di Latina ai colleghi romani finiscono nel fascicolo-stralcio sul disastro di Ustica disposta dal giudice istruttore Rosario Priore nell' ordinanza di rinvio a giudizio di nove alti ufficiali in carica all' Aeronautica e nei servizi la sera del 27 giugno 1980 quando il Dc 9 Itavia precipito' al largo di Ustica. Il fascicolo riguarda le posizioni di 34 tra ufficiali, sottufficiali e funzionari ministeriali indagati, a seconda delle posizioni, per falsa testimonianza, favoreggiamento e calunnia. I pm Giovanni Salvi, Settembrino Nebbioso e Vincenzo Roselli, titolari di questi accertamenti, dovranno ora esaminare la documentazione arrivata. 

8 febbraio - La procura militare di Roma ha aperto un' indagine sul disastro di Ustica. L’ inchiesta, condotta dal pm Antonino Intelisano, e’ partita da una denuncia presentata a novembre dall' ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali. L' imprenditore anconetano, difeso dall' ex giudice Carlo Palermo e dagli avvocati Mario Scaloni e Maurizio Boscarato, ipotizza un ventaglio di gravi reati militari – dalla soppressione di atti sulla difesa dello Stato alla rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio, all' intelligenza con lo straniero per la complicita' italo-libica nella vicenda del Mig caduto in Sila -, senza escludere la “teorica possibilita' di invididuare responsabilita' personali per la strage”. Questo anche se mancano solo quattro mesi alla prescrizione ventennale di gran parte dei reati ipotizzabili e benche' l' ordinanza con cui il giudice istruttore Rosario Priore ha rinviato a giudizio in Corte d' Assise nove generali ed ex funzionari dei servizi segreti per attentato agli organi costituzionali e alto tradimento ha stabilito di non doversi procedere per il delitto di strage, essendo gli autori rimasti ignoti. Iil procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano dice che l'inchiesta e', “allo stato, ancora contro ignoti”. Intelisano aggiunge che sono in corso accertamenti anche sul pezzo di Phantom ripescato al largo di Gaeta. “I legali di Davanzali - ha detto Intelisano - hanno presentato un esposto-denuncia nel quale si ribadisce uno degli scenari che sono stati disegnati anche nella sentenza-ordinanza del dottor Priore e nel quale si ipotizzano una serie di reati militari commessi da ignoti militari. Ignoti - ha precisato - nel senso che i soggetti devono essere ancora individuati”. Sempre nella denuncia - ha aggiunto il procuratore militare di Roma - si evidenzia “un problema tecnico riguardante la giurisdizione”, che Davanzali aveva sollevato anche davanti al giudice Priore prima della chiusura della sua inchiesta. Era stata sostenuta la competenza della procura militare, ma Priore aveva respinto questa tesi, rivendicando la giuridizione dell'autorita' giudiziaria ordinaria per ragioni di connessione. Daria Bonfietti, presidente dell' associazione familiari vittime di Ustica commenta:“Spero che a questa iniziativa della Procura Militare faccia seguito un intervento della Corte dei Conti: E' chiaro che vent' anni di indagini, alla ricerca di una verita' ben nota ai vertici militari nell' immediatezza dell' evento, sono state inutilmente costose e che anche la Procura di Roma riceva stimolo per indagare su tutte le ipotesi di reato che le sono state trasmesse alla fine dell' istruttoria. Credo difficile accettare - prosegue Bonfietti - che a sei mesi dalla definitiva conclusione dell' istruttoria che ha denunciato che nei nostri cieli si e' avuta un' azione di polizia internazionale coperta, che ha portato all' uccisione di 81 innocenti, oltre ad un' azione diplomatica del nostro Governo, di cui ancora non possiamo valutare gli esiti, l' opinione pubblica debba registrare che l' unico ad avere subito emarginazione e poi estromissione dall' Aeronautica militare sia stato il maresciallo Carico (che proprio il giudice indica come unico militare che abbia detto la parte di verita' da lui conosciuta) mentre tutti gli altri, indiziati di reato o comunque partecipi di una clamorosa e svelata operazione di occultamento della verita', siano stati promossi. E voglio ricordare che e' lo stesso giudice a indicare alcune carriere chiaramente sviluppatesi per il caso Ustica”. 

8 febbraio - Aldo Davanzali, l' ex presidente, amministratore e socio di maggioranza dell' Itavia, 76 anni, spiega in una conferenza stampa ad Ancona i motivi della causa civile con la quale ha chiesto un risarcimento patrimoniale e morale. Oltre a farsi promotore dell' inchiesta della Procura militare, l' imprenditore anconetano e' parte offesa nel processo che dovrebbe tenersi in primavera davanti alla Corte d' Assise di Roma; sta poi preparando una causa civile nei confronti della presidenza del Consiglio dei ministri e di vari ministeri, e potrebbe avanzare una richiesta di indennita' analoga al Cermis, se verra' provato che alla battaglia aerea che porto' alla 'near collision' fra il Dc-9 e un velivolo militare o un missile, presero parte aerei Nato. Davanzali ricorda anche che di un Phantom Usa precipitato la notte stessa del volo civile Bologna-Palermo ci sono tracce nelle conversazioni degli addetti al radar di Ciampino la sera del disastro e che lui sostenne subito l’ipotesi del missile. “lo dissi subito” ricorda Davanzali “ero a Ciampino quella sera e tutti sapevano cosa era successo” - ma fini' sotto inchiesta per aver propalato una notizia 'esagerata' e, da principale fideiussore della societa', vide scivolare l' Itavia nelle mani di un amministratore straordinario. Stesso destino tocco' a tutte le altre imprese della famiglia: la ditta di rimorchiatori Sadar Incop, la Sinim immobiliare, la Incop di Ravenna e il villaggio turistico Costa Tiziana a Crotone. L’avv. Mario Scaloni, citando “una fonte qualificata”, dice che alcune navi militari italiane “sono state spostate o fatte arrivare nella zona del disastro di Ustica la sera in cui il DC-9 dell' Itavia e' precipitato. misteri nella vicenda del DC-9 sono ancora tanti e questo e' uno di quelli sui quali speriamo che la procura militare di Roma possa far luce”. L' ex magistrato Carlo Palermo, che e' uno dei legali di parte civile di Aldo Davanzali, afferma che nella “complicita' fra Italia e Libia” per nascondere la verita' su Ustica, ci fu anche “l' aiuto della Cia”. “Nella ricostruzione dei fatti eseguita dalla magistratura - scrive Palermo in una memoria inviata alla procura militare di Roma - un Mig libico, dopo aver partecipato alla battaglia aerea, si schianto' sulla Sila. Considerato che nell' immediatezza dei fatti nessuno aveva segnalato quella caduta, venne intenzionalmente lasciato passare qualche giorno al fine di provocare una dissociazione tra i due episodi: la caduta del Dc9 Itavia e quella del Mig libico. I 21 giorni vennero utlizzati per 'pulire' i resti del caccia e del pilota (con l' aiuto della Cia) e per 'organizzare' (con i libici) un falso volo da Bengasi del Mig libico che si sarebbe dovuto schiantare sulla Sila il seguente 18 luglio”. Per Palermo “non sarebbe stato possibile ai vertici militari libici fornire subito dopo il rinvenimento del Mig, avvenuto il 18 luglio, notizie false su un volo inesistente, con una partenza inesistente da Bengasi e su una rotta inesistente se le stesse autorita' libiche non fossero state preventivamente informate da quelle italiane su modalita', data e giustificazioni che avrebbero dovuto accompagnare il falso schianto del 18 luglio”. 

9 febbraio - Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, l'Associazione dei familiari delle vittime nelle forze armate osserva che “Le famiglie di chi ha perso la vita nella sciagura del Cermis sono state risarcite ciascuna con piu' di tre miliardi e mezzo. I familiari dei militari volontari morti in tempo di pace vengono da sempre risarciti con lire zero. I familiari delle vittime del terrorismo hanno avuto 150 milioni - aggiunge -, con 150 milioni sono stati risarciti i familiari delle vittime della sciagura di Ustica, cifre in genere inferiori ai cento milioni sono state fissate per le vittime delle stragi di Bologna e di Casalecchio sul Reno. Si tratta di una situazione che genera sconcerto se si pensa che dovremmo ritenerci in uno Stato di diritto”. 

9 febbraio - Due consiglieri regionali delle Marche di An, Carlo Ciccioli e Giuseppe Marucci, che dal 1992 si occupano della vicenda dell' aereo dell' Itavia e del fallimento della societa' di Aldo Davanzali, rendono noto un documento “frutto di alcune segnalazioni” che ricostruisce l' ultimo scenario “compatibile con i fatti accertati” della strage. Gheddafi era diretto in Polonia, per un viaggio segreto, la sera in cui il Dc-9 dell' Itavia precipito' nel cielo di Ustica, e il mig 'libico' caduto sulla Sila sarebbe stato in realta' un aereo francese destinato ad abbattere il Tupolev di Gheddafi, facendosi scudo del Dc-9. “Tutto sembra cominciare - si legge nel documento, che ipotizza anche nella strage del 2 agosto alla stazione di Bologna una “ritorsione libica” contro l' Italia - con il viaggio programmato e segreto di Gheddafi in Polonia di cui hanno dato notizia i servizi segreti occidentali. Siamo nel 1980, e' l' anno dell' elezione di Reagan alla presidenza degli Stati Uniti in coincidenza con il riacutizzarsi della tensione tra il leader libico e l' Occidente. Gheddafi viaggia su un aereo da trasporto civile Tupolev, scortato da Mig 23, con partenza da Tripoli. La riserva di carburante dei velivoli di scorta e' limitata fino all' isola di Malta”. “Qualcuno decide che all' altezza della Calabria e' possibile abbattere il Tupolev, ormai privo di scorta. Ovviamente occorre abbatterlo in mare in modo da non lasciare tracce. Serve un velivolo non identificabile, ne' nel volo prima della missione, ne' dopo. Il velivolo designato potrebbe essere stato un Mig 23. Due esemplari erano da tempo ospitati in Corsica, presso la base aerea della legione straniera, vicino Ajaccio”. Sempre secondo questa riscostruzione si tratta di due Mig 23 consegnati agli egiziani da due piloti libici disertori fuggiti al Cairo nel 1973. Il 27 giugno 1980 all' aeroporto di Bologna il Dc 9 dell' Itavia, volo Bologna-Palermo, viene tenuto fermo in pista per oltre due ore con tutti i passeggeri a bordo e senza alcun motivo di traffico aereo, “evidentemente perche' doveva fare da scudo-radar al Mig 23 designato all' abbattimento di Gheddafi. Lungo il percorso, al DC-9 – secondo il documento - si accodera' il Mig 23 con contrassegno libico proveniente dalla Corsica, armato di missili, con il compito di abbattere l' aereo di Gheddafi, quando lo si riteneva non piu' scortato”. Ma quando i Mig 23 partiti da Tripoli a Malta lasciarono la scorta, un Mig 23, armato forse solo di mitragliere e con serbatoi supplementari, si alzo' in volo da Malta, allora governata da Dom Mintoff, amico di Gheddafi. In questo scenario, sostengono i consiglieri di An in base alle proprie fonti, la funzione della portaerei americana Saratoga “e' stata solo quella di copertura radar e torre di controllo”. Potrebbe anche esserci stato un ruolo di un ulteriore aereo Nato, partito da Verona, un Corsair A7E, probabilmente poi atterrato sulla portaerei Saratoga, di cui si e' ritrovato il serbatoio supplementare in mare vicino al relitto del Dc 9 dell' Itavia. L' incontro tra il convoglio aereo proveniente da nord (sull' aerovia 'Bravo 13' - Dc 9 Itavia piu' l' aereo 'sconosciuto' in coda) e il Mig 23 proveniente da Malta, essendosi il Tupolev ormai disimpegnato, avviene sul mare di Ustica con un duello aereo. E' probabile, dicono i consiglieri Ciccioli e Marucci, che l' aereo sconosciuto, “non visibile al radar ma scoperto a vista, abbia attaccato per primo ma i missili, richiamati dal calore del Dc 9, abbiano fatto esplodere l' aereo Itavia. Oppure potrebbe esserci stato un urto tra aeromobili. Il Mig proveniente da Ajaccio, colpito da raffiche di mitraglia, tentando un atterraggio di emergenza, si schianto' sulla Sila.

11 febbraio – La senatrice Daria Bonfietti, intervenuta a Milano a una tavola rotonda durante la quale sono stati commentati i risultati di una inchiesta tra gli studenti sulla conoscenza degli anni dello stragismo, afferma che su Ustica “Parlamento e Governo sono stati ingannati”. A sostegno dell'inganno a Governo e Parlamento la sen. Bonfietti cita l' incontro tra l' allora sottosegretario Amato e i vertici dell' Aeronautica, il fatto che “sono stati consegnati elementi incongruenti alla commissione Stragi, e addirittura oggi sappiamo che lo stato Maggiore dell' Aeronautica ha deliberatamente sottratto ai giudici i nominativi dei militari in servizio nella notte della tragedia. A questo si deve aggiungere che e' palese la non collaborazione degli Stati alleati e amici nella ricerca della verita”'. 

23 febbraio – Annunciata la prossima messa in linea sulla rete Internet di un sito sulla strage di Ustica, realizzato da un giornalista reatino, Fabrizio Colarieti. Il sito raccoglie gran parte della documentazione ufficiale sulla tragedia del DC9 Itavia e all' interno del sito sara' anche possibile consultare gli atti della Commissione stragi, quasi cinquemila pagine di documenti giudiziari, testimonianze e la perizia di parte civile dell' Itavia. Sono inserite anche immagini che permettono di visitare il relitto del DC9 ricostruito a Pratica di mare. 

5 aprile - L'Ufficio di presidenza della Commissione stragi ha deliberato di avviare una missione a Parigi per ascoltare, in rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, noto come Carlos, che ha gia' fornito la disponibilita', tramite il suo legale, a rispondere alle domande. I parlamentari di An Enzo Fragala' e Alfredo Mantica oltre a Marco Taradash del gruppo misto annunciano questa decisione con "grande soddisfazione" in quanto si potra' avere, secondo loro, "finalmente, la possibilita' di chiarire i maggiori aspetti dei casi piu' importanti riguardanti il coinvolgimento italiano nell'ambito degli scenari del terrorismo internazionale". Sara' probabilmente una delegazione della Commissione a recarsi in Francia per incontrare Carlos, in presenza di magistrati francesi che gli rivolgeranno le domande precedentemente concordate. Alfredo Mantica, senatore di An, ha spiegato i diversi problemi che ora la commissione dovra' affrontare prima di arrivare al faccia a faccia con Carlos. Tramite l'ufficio preposto alle rogatorie internazionali del ministero di Grazia e Giustizia sara' avviata la pratica e messe nero su bianco le domande - si parte da un elenco di circa 130 che dovranno pero' essere ridotte - per arrivare poi all'elenco ufficiale delle questioni che dovrebbero riguardare il terrorismo italiano e le br, la strage di Bologna e la vicenda Moro, temi sui quali la commissione - ha sottolineato Mantica - sa esserci una disponibilita' di massima da parte di Carlos. La commissione avanzera' anche la richiesta di avere gli incartamenti dei cinque procedimenti che hanno riguardato il terrorista venezuelano e tutto quanto potra' essere utile a preparare l'incontro che dovrebbe svolgersi a Parigi. E' prevista una complessa procedura con la traduzione in francese della domanda che viene dalla commissione e poi la risposta di Carlos, probabilmente in inglese, con successiva traduzione prima in francese e poi in italiano. Considerato per decenni la 'Primula rossa' del terrorismo internazionale, la lunga e dorata latitanza di Ilich Ramirez Sanchez si e' interrotta il giorno prima di ferragosto del 1994 in Sudan. Dopo l'arresto Carlos e' stato subito consegnato alla Francia. Sembra che i servizi di tutto il mondo avessero di lui solo una vecchissima fotografia. Nato il 12 ottobre 1949 a Caracas (Venezuela), figlio di un avvocato comunista che lo chiama Ilich in onore di Lenin, Carlos avrebbe firmato il suo primo attentato nel 1973 a Londra, sparando contro il direttore di un grande magazzino. In quell' occasione il colpo fu deviato dalla dentiera dell'uomo. Carlos, alto e corpulento, noto come "lo sciacallo", e' ritenuto l'autore o l'ispiratore di vari sanguinosi attentati in Europa perpetrati negli anni '70 e '80, i piu' importanti dei quali sono il sequestro, avvenuto a Vienna nel 1975, di 70 persone tra cui 11 ministri del petrolio dei paesi dell' Opec, concluso con tre morti; un attentato, nel 1982, contro il treno Tolosa-Parigi sul quale avrebbe dovuto trovarsi il sindaco di Parigi Jacques Chirac, cinque morti. Carlos sarebbe stato al centro di una rete terroristica internazionale e avrebbe avuto rapporti soprattutto con gruppi oltranzisti palestinesi e con i tedeschi della Raf (Magdalena Kopp e' stata la sua compagna per quasi 15 anni). Oltre al terrorismo, Carlos ha coltivato anche la sua romantica immagine di dandy vecchia maniera, collezionista di belle donne, gran bevitore, fumatore di sigari di grande qualita' e nottambulo impenitente. Il 24 dicembre 1997 Carlos e' condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Parigi per il triplice omicidio della Rue Toullier del 27 giugno 1975. Alla lettura della sentenza, Carlos ha alzato il pugno chiuso gridando: "Viva la rivoluzione". Il 23 giugno 1999 la Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Ilich Ramirez Sanchez e la condanna al carcere a vita e' cosi' diventata definitiva. In seguito la Francia ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall' Austria per il sequestro dei ministri dei paesi Opec (Vienna 1975). Il primo marzo di quest'anno Carlos, dal carcere parigino della Sante', ha rilasciato un' intervista al 'Messaggero' in cui ha parlato del caso Moro, di Ustica e della strage di Bologna e ha detto anche di ritenere probabile una nuova azione delle Brigate rosse. Nuova intervista, questa volta al 'Tempo', il 31 marzo. I temi sono di nuovo il caso Moro, Ustica, la strage di Bologna. 

5 aprile - Cento deputati, primo firmatario Carlo Leoni (Ds), hanno scritto una lettera aperta al Governo per chiedere di cercare di ottenere presso i Paesi alleati tutte le informazioni utili a fare luce sulla strage di Ustica e di valutare "con la dovuta attenzione" la responsabilita' di chi ha ostacolato per 19 anni le indagini. I deputati hanno poi invitato il Governo a far "rimuovere da ogni incarico gli appartenenti dell'Aeronautica rinviati a giudizio" e ad "assumere provvedimenti nei confronti di coloro, civili o militari, che, prosciolti in sede istruttoria per sopravvenuta prescrizione dei reati loro ascritti, hanno palesemente contraffatto, manomesso o distrutto documenti utili e, talvolta, fondamentali per le indagini, con cio' rendendo probabilmente impossibile il definitivo accertamento della verita'". Al Senato e' stata presentata una mozione parlamentare, sempre sulla vicenda Ustica e con gli stessi obiettivi, primo firmatario Gavino Angius, capogruppo dei DS. Nella lettera si invita il Governo a intraprendere "nelle sedi piu' opportune" ogni possibile iniziativa per accertare la verita' sull' abbattimento del DC-9 Itavia e "ad adoperarsi" presso gli Alleati per ottenere tutte le informazioni utili "al ripristino di quella lesione di sovranita' subita dal nostro paese il 27 giugno 1980". In particolare, il Governo dovrebbe cercare di capire "le reali intenzioni" della Libia "a collaborare coi magistrati italiani". E a porre in sede Nato "la questione delle responsabilita' (o mancata collaborazione) degli Usa e della mancata collaborazione della Francia e della Gran Bretagna alle indagini". Per quanto riguarda quest' ultimo aspetto, il Governo deve "accertare l' attivita' svolta dall' ambasciata Usa di Roma subito dopo il disastro" e cercare di conoscere "quanto a disposizione delle autorita' americane in ordine alle registrazioni radar effettuate dalla portaerei Saratoga la sera del 27 giugno 1980". C' e' anche un altro particolare da chiarire, si legge nella lettera, e cioe' quello del ritrovamento "di un serbatoio di un aereo USAF nello stesso tratto in cui vennero ritrovati i resti del DC-9". Il Governo, insomma, dovrebbe cercare di avere dalla Cia tutta la documentazione sul giorno della strage trasmessa dal responsabile dell' Agenzia in Italia. L'Italia dovrebbe poi cercare di sapere dalla Francia "quanto in suo possesso circa le registrazioni effettuate dalle basi della Corsica la sera del disastro" e dovrebbe accertare "in via definitiva quanto affermato dal generale Arpino circa la presenza di una portaerei inglese nel Tirreno la sera del 27 giugno 1980" e "ottenere una risposta relativamente alle tracce radar di aerei inglesi". I 100 deputati, di quasi tutte le forze politiche, nel documento inviato a Massimo D'Alema parlano di come "fin dai primissimi momenti successivi all' abbattimento del DC-9, la natura dell' episodio fu chiara a tutti i responsabili, ai diversi livelli, dell' Aeronautica militare, tanto da far scattare un informale, immediato allarme generale per la presenza di aerei militari americani in zona".    E osservano che "dalle 24 ore dopo, tuttavia, scatto' un altrettanto informale black out di ogni notizia o informazione relativa al disastro" e che "da quel momento i magistrati, titolari delle indagini, hanno dovuto scontrarsi col muro innalzato dall' Aeronautica e dai vertici delle forze armate di paesi stranieri, alleati o meno". Usa, Libia, Francia e Gran Bretagna, infine, scrivono i parlamentari, negarono ai giudici l' accesso a informazioni "forse fondamentali".
 

30 maggio - La senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, presenta una lettera aperta al governo, firmata da oltre cento parlamentari, che chiede di fare subito il processo per il disastro di Ustica per evitare che alcuni dei reati ipotizzati possano cadere in prescrizione: in particolare i reati di cui sono accusati i vertici dell'Aeronautica militare. Uno dei passaggi della lettera sostiene che l' Aeronautica militare, che da diciannove anni ha “operato con un disegno di distruzione delle prove” per “depistare” la verita' su Ustica, ora “deve pagare”. Alla lettera si aggiunge un appello promosso dall' Arci: le due iniziative hanno gia' raccolto importanti e numerose adesioni. L’iniziativa e’ presentata, oltre che da Bonfietti, da Luigi Manconi (Verdi), Carlo Leoni (Ds), Tom Benetollo (Arci), Giuseppe Casadio (Cgil) e dal giornalista Maurizio De Luca, e “riparte” proprio dalla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal giudice Priore e “depositata quasi un anno fa e che da' un'immagine terribile degli apparati del nostro Paese”. Una ricostruzione che “dimostra – ha detto Bonfietti - che i vertici dell' Aeronautica militare hanno operato consapevolmente per nascondere la verita', arrivando a mentire al governo, occultando deliberatamente i nominativi degli addetti, fornendo documentazione gravemente alterata perfino alla Commissione stragi”. “L'Aeronautica - ha denunciato Manconi - non ha in alcun modo subito le conseguenze dei gravissimi comportamenti omissivi di 19 anni fa; inoltre, piu' di 70 tra dipendenti civili e militari dell' Am hanno ricevuto proscioglimento nel corso dell' istruttoria per prescrizione dei reati. Non contesto il codice - ha precisato l' esponente Verde -, ma l'accertata responsabilita' consente di assumere provvedimenti in sede amministrativa che sarebbe gravissimo non prendere”. Per Manconi “c' e' stata una fortissima omerta' che ha portato alla manomissione degli atti, ad un vero e proprio boicottaggio”. Gli hanno fatto eco Leoni e Benetollo chiedendo che il governo “faccia quanto in suo potere per aiutare la magistratura e che vi sia un' azione di politica estera forte nei confronti degli alleati coinvolti”. E, per quanto riguarda l'Aeronautica, Benetollo e Leoni hanno chiesto che “si rimuova o sospenda l'incarico ai rinviati a giudizio e si decida cosa fare per chi ha ricevuto la prescrizione”. Perche' l' Aeronautica “non puo' far finta di sottovalutare”. 

7 giugno - Il presidente della commissione Esteri del Senato Giangiacomo Migone critica il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini accusandolo di avere mostrato un atteggiamento eccessivamente prudente sulla questione di Ustica. Migone aveva presentato un' interrogazione parlamentare in cui sollecitava il governo ad inserire la questione di Ustica all' ordine del giorno di un prossimo Consiglio Atlantico, ma oggi Intini, a nome del governo, ha detto che una iniziativa del genere "comprometterebbe la collaborazione bilaterale degli alleati e quella della Nato". "Questa risposta - ha commentato Migone - mi lascia completamente insoddisfatto. Le sollecitazioni bilaterali sono state fatte per un ventennio, senza risultato, mentre investire il Consiglio Atlantico della questione renderebbe piu' difficile un rifiuto degli alleati di fronte alla Nato nel suo insieme, compresi i paesi non coinvolti. Inoltre la segreteria della Nato ha gia' ampiamente collaborato, rendendo possibile la sentenza istruttoria, come testimoniato dal giudice Priore. Tuttavia Javier Solana ha a suo tempo dichiarato di non poter andare oltre, senza l' assenso del Consiglio Atlantico o dei singoli alleati. Quindi, anche da questo punto di vista non vi e' nulla da perdere". Migone ha lanciato un appello al Presidente del Consiglio ed al ministro degli Esteri "per superare preoccupazioni eccessive o cautele improprie". 

14 giugno - Il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuliano Amato nella quale chiede un incontro per discutere del caso Ustica. “Vogliamo chiedere ad Amato - dichiara Giovanni Pellegrino - un preciso impegno del governo nel ricercare presso i paesi alleati ulteriori informazioni riguardo alla vicenda del Dc-9 abbattuto nei cieli di Ustica”. “Si tratta di una richiesta di attivazione, da parte della presidenza del Consiglio - dichiara il vice presidente della Commissione Stragi Vincenzo Manca - dei canali diplomatici per agevolare il compito della Commissione Stragi finalizzato a raccogliere nuovi e definitivi elementi di chiarimento su aspetti che, secondo quanto compare nella sentenza-ordinanza del giudice istruttore Priore sul caso Ustica, sembrano coinvolgere Usa e Francia”. La lettera ad Amato, aggiunge Manca, “si differenzia dalle precedenti perche' in questa si da' un ultimatum per attivarsi in questo senso precisando che tale attivazione dovrebbe avvenire prima dell'estate”. “Mi auguro - conclude Manca - che Amato assecondi la richiesta fornendo cosi' un contributo decisivo per la verita' su Ustica. Se malauguratamente Palazzo Chigi non accogliera' il nostro invito faro' il possibile affinche' la Commissione Stragi proceda da sola cosa che e' costituzionalmente possibile”.

19 giugno - Sono in corso da alcuni giorni, nel teatro 'Goldoni' di Bagnacavallo (Ravenna), le prove di 'I-Tigi canto per Ustica', spettacolo dell' attore-regista Marco Paolini e dell' aviatore-scrittore Daniele Del Giudice: una 'ballata in forma di teatro' sulla tragedia del Dc9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica, che gli autori hanno ricavato dalla monumentale sentenza-ordinanza del giudice istruttore Priore (5.468 pagine). Lo spettacolo andra' in scena da giovedi' 22 a sabato 24 nel teatro di Bagnacavallo, sede della compagnia Accademia Perduta/Romagna Teatri che lo coproduce con Bologna 2000, Associazione parenti delle vittime della strage e comune di Palermo: sara' a Bologna dal 27 giugno (20/o anniversario della strage) al 2 luglio, poi verra' proposto nel capoluogo siciliano dal 4 al 7. A Bologna le repliche saranno all' aperto, in piazza Santo Stefano, anziche' nel teatro Arena del Sole come annunciato, a Palermo nella ex-chiesa Santa Maria dello Spasimo. Oltre all' attore bellunese sara' in scena un quartetto vocale composto da Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Patrizia Nasini e Giovanna Marini, autrice delle musiche originali e co-autrice delle canzoni. 

22 giugno - Roberto Superchi, padre di una delle vittime di Ustica e promotore dell' iniziativa “50 lire per la verita”, annuncia che in occasione del ventennale della tragedia (il 27 giugno) presentera’ un appello al Parlamento europeo perche' riapra il caso Ustica ed eviti che l' inchiesta finisca in prescrizione. Nell' appello, intitolato “Europa, aiuto”, Superchi chiede di essere aiutato nel tentativo di costituirsi parte civile contro lo Stato italiano accusato di “20 anni di menzogne”.

23 giugno - La procura militare di Roma ha chiesto l' archiviazione dell' indagine sul disastro di Ustica. "Non ci sono i presupposti per rivendicare spazi di giurisdizione" da parte della magistratura militare nell' accertamento della verita', ne' sono emersi "elementi concreti" o nuove fonti di prova per individuare, alla scadenza dei termini della prescrizione dei reati, i responsabili della caduta del DC9 o la sussistenza di specifici reati militari. Al massimo si puo' parlare di una pretesa "'ragion di Stato' volta ad ostacolare gli accertamenti giudiziari" sulla vicenda. Con queste motivazioni, che ricalcano le conclusioni dell' ordinanza-sentenza del giudice istruttore Rosario Priore sulla competenza per connessione dell' autorita' giudiziaria ordinaria a perseguire anche i reati militari piu' gravi connessi alla strage, il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano ha chiesto al gip l' archiviazione del procedimento a carico di ignoti da lui aperto dopo le denunce presentate il 20 novembre '99 e il 28 febbraio scorso dal presidente dell' Itavia, Aldo Davanzali. I difensori del presidente dell' Itavia Aldo Davanzali, gli avv. Mario Scaloni e Carlo Palermo, contestano la richiesta di archiviazione del pm militare Intelisano, e chiedono al gip di disporre nuove indagini, soprattutto sul ruolo della nave militare italiana Sagittario, che potrebbe essere stata direttamente coinvolta nell' abbattimento del DC9, nel corso di manovre congiunte con la Nato. In 12 pagine, depositate il 20 maggio, Intelisano da' conto delle indagini condotte presso lo Stato maggiore della Marina militare italiana e la procura di Latina, titolare dell' inchiesta sul ritrovamento dell' F4 Phantom Usa nel mare di Ponza (e secondo la quale non sussistono per ora attinenze con la tragedia di Ustica) per concludere che un provvedimento di archiviazione "si impone", ma non preclude la riapertura delle indagini se dovessero emergere fatti nuovi, al di la' del mero interesse di Davanzali. Quanto alla posizione delle navi e degli aerei nel mare di Ustica, prima e dopo il 27 giugno dell' 80, le verifiche disposte dalla procura militare presso lo Stato maggiore della Marina militare non hanno modificato il quadro degli elementi emersi durante l' istruttoria. Gli avv. Scaloni e Palermo avevano chiesto di ricostruire, anche attraverso i tracciati radar, gli spostamenti dell' incrociatore Andrea Doria che raccolse i primi cadaveri (si trovava gia' sul posto prima della caduta del DC9?), della Vittorio Veneto e dei cacciatorpedinieri Libeccio e Maestrale, e della Sagittario. Ma all' epoca, rileva Intelisano, le unita' navali, gli aerei e i comandi e centri operativi della Marina non disponevano di apparati per la registrazione delle rappresentazioni dei radar in dotazione. Inoltre, ad avviso del pm, anche la prosecuzione delle indagini sul mig libico caduto in Sila (il presunto "falso volo" libico del 18 luglio) non spetta a lui, ma al giudice ordinario. E nessun reato militare e' stato ravvisato da Intelisano: ne' la strage militare, che presuppone lo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato ed e' incompatibile con l' ipotesi della battaglia aerea, ne' la soppressione di atti concernenti la difesa dello Stato, ma casomai una serie di falsi per una pretesa ragion di Stato. Cosi' i depistaggi sul ruolo del mig libico, per i quali Scaloni e Palermo hanno chiamato in causa Gheddafi e la Cia ipotizzando la rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio, non possono essere ricompresi secondo il pm nei reati contro la fedelta' e la difesa militare. Manca il dolo specifico, e non c' e' lesione dell' interesse alla difesa militare dello Stato: l' intento puo' essere al piu' una "frode processuale" per ritenute "ragioni di Stato", non una volonta' spionistica.Dunque, osserva il pm,a tutt'oggi "non pare possano germinare altre qualificazioni tecnico giuridiche, in una sorta di partenogenesi suscettibile di travolgere perfino i confini preclusivi della pregiudicata".

23 giugno - Il presidente del Consiglio Giuliano Amato incontra la Commissione stragi e conferma la volonta' di fare piena luce sulla vicenda del Dc9 dell'Itavia caduto nei pressi di Ustica. E un un invito a collaborare, in tal senso il premier lo ha fatto, secondo quanto riferito da alcuni membri della commissione, a Bill Clinton, Jacques Chirac e al leader libico Gheddafi (lo scorso 16 giugno- sottolinea un comunicato diffuso da Palazzo Chigi- ha anche inviato una lettera al presidente Usa e a Gheddafi). Nel corso dell'incontro con la Commissione stragi (la delegazione era composta dal presidente Giovanni Pellegrino, accompagnato dal vice Vincenzo Manca, dal'onorevole Bielli e dai senatori De Luca e Mantica), secondo un comunicato di Palazzo Chigi “e' stato fatto il punto sugli accertamenti ancora mancanti in relazione alla tragica vicenda di Ustica. Il presidente del Consiglio ha preso atto degli orientamenti espressi dalla Commissione e ha informato che, facendo seguito a iniziative prese dal precedente governo, ha inviato in data 16 giugno una lettera ai presidenti di Stati Uniti, Francia e Gran Jamahirija Araba Libica Popolare socialista al fine di acquisire elementi richiesti dalla magistratura italiana”. Nella lettera a Bill Clinton il presidente del Consiglio sottolinea tra l'altro come sia di “tutta evidenza che il contributo americano alla precisa ricostruzione dell'accaduto” possa “rappresentare per l'Italia una ulteriore importante testimonianza dell'amicizia che lega i due paesi”. Amato “confida” nella “positiva volonta' dell' amministrazione Usa per la ricerca e il reperimento delle notizie indicate”. “Una lunga e difficile istruttoria svolta dall'autorita' giudiziaria non e' riuscita a formulare una definitiva ricostruzione dell'accaduto. Ci sono infatti ancora molti punti da chiarire sulla vicenda”, scrive Amato a Clinton, alcuni dei quali “riguardano l'amministrazione degli Stati Uniti D'America e sono stati puntualmente esposti nell'allegato alla lettera” gia' inviata dal presidente D'Alema. In particolare, il presidente del Consiglio indica alcune urgenze della magistratura tra cui l'indicazione dell'attivita' aerea e marittima delle forze armate americane il giorno 27 giugno e la notte tra il 27 e il 28 giugno del 1980, nonche' la documentazione disponibile presso la Cia e gli altri servizi informativi degli Stati Uniti (tenuto conto che e' accertato che quei servizi informativi indagarono a lungo sul caso).  E ancora, chiede l'informazione se al tempo dell'incidente fosse operativo il monitoraggio di quell'area da parte di stazioni satellitari e, nell'ipotesi positiva, chiede i documenti disponibili. Infine, Amato fa riferimento alla rimozione del segreto militare sul Mig 23, di apparente nazionalita' libica, scoperto sui monti della Sila il 18 luglio del 1980. Nella lettera inviata a Chirac il premier chiede il contributo francese alla ricostruzione dell'accaduto, anche attraverso diverse registrazioni radar,  e la ricostruzione dei movimenti delle portaerei francesi. A Gheddafi, Amato ribadisce l'interesse dell'Italia ad avere risposte dalle autorita' libiche dopo le rogatorie formulate dal 1989 al 1993. 

26 giugno - Alessandro e Marcello La Rocca, 32 e 30 anni, figli di Gaetano, una delle vittime della strage di Ustica, chiedono un lavoro ed il riconoscimento di uno status giuridico. In occasione del 20° anniversario del disastro, hanno inviato una lettera alle piu' alte cariche istituzionali dello Stato e della Regione chiedendo che i benefici della legge per le vittime di mafia siano estesi anche a loro. “Vogliamo un lavoro - dice  Marcello La Rocca - che ci spetta di diritto. Dopo oltre dieci anni hanno dato a me e mio fratello 150 milioni di risarcimento per la perdita di nostro padre. Non ci sembra giusto”. Marcello e Alessandro La Rocca sostengono di non avere uno “status” giuridico che li tuteli. “Noi siamo orfani - aggiunge Marcello - di una vittima di qualcosa. Ma di che cosa?:Terrorismo, mafia, atto di guerra? Mio padre e' morto in una strage i cui autori sono ignoti. Ma noi siamo noti e lo Stato deve ricordarsi di noi”.

26 giugno - L' alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana, in una conferenza stampa a Roma, afferma che la Nato ha gia' risposto a tutte le domande dei giudici italiani sul caso Ustica e non ha piu' segreti. “L' Alleanza Atlantica - ha spiegato Solana, ex segretario generale della Nato - ha messo a disposizione tutto e tutte le richieste avanzate dai giudici italiani sono state esaudite”. Dopo aver ricordato che si e' trattato, da parte dei magistrati italiani, di richieste “difficili e complicate”, Solana ha precisato che la Nato ha “aperto tutto e dato tutte le informazioni in suo possesso” e ha concluso sottolineando di sentirsi “orgoglioso” per essere stato proprio lui ad “aprire i segreti della Nato” sul caso Ustica.

26 giugno - Si aprira' il 28 settembre nell' aula bunker di Rebibbia alle 9,30 il processo per la strage di Ustica. La data e' stata fissata dal presidente della terza Corte d'Assise di Roma Giovanni Muscara', che ne ha dato comunicazione ufficiale al presidente del tribunale della capitale Luigi Scotti. La celebrazione del processo costera' allo stato circa un miliardo di lire: la somma comprende la spesa per il trasferimento di un milione e 600 mila documenti dagli uffici giudiziari di Piazza Adriana (dove si sono svolte le indagini), la predisposizione dell' archivio rotante (che restera' acquisito a San Basilio) che consente la ricerca immediata delle carte, l'approntamento di due stanze dove verranno collogati i faldoni e l'alloggiamento dove si ritirera' la corte in camera di consiglio. 

27 giugno - In un'intervista a Radio 24, Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime di Ustica dice che "Su Ustica e' stata offesa la dignita' nazionale, perche' qualcuno nei nostri cieli ha abbattuto un aereo civile". Secondo la Bonfietti, "le istituzioni e il governo del nostro paese dovrebbero ora indignarsi. Devono pretendere dai paesi, Francia, Stati Uniti, Inghilterra, che erano con i loro aerei presenti in quella notte delle risposte chiare alla domanda: cosa facevano quella notte nei nostri cieli?. Oggi siamo arrivati al 20/mo anniversario, ma credo che sia importante che ci arriviamo con la verita' su quello che e' successo quella notte - ha aggiunto - Quest'aereo e' stato abbattuto, dice il giudice Priore, e non io, all'interno di una azione militare di intercettamento. I militari alle postazioni radar - ha concluso Daria Bonfietti - vedevano quello che stava accadendo e la mattina del 28 giugno 1980 avremmo potuto sapere la verita' che il giudice Priore ci ha detto dopo venti anni".

27 giugno -Il capogruppo Ds al Senato Gavino Angius, parlando in aula per commemorare il ventesimo anniversario dell' abbatttimento del DC9 sul cielo di Ustica, Angius si e' augurato che con il processo che comincera' il 28 settembre possa “venire a galla un pezzo importante della verita’”. Il capogruppo dei Ds si e' poi rivolto alle forze politiche:“Il nostro compito, quello di tutti noi, maggioranza e opposizione, centro e sinistra insieme, e' quello di vigilare perche' nell' immediato futuro ci sia quell' impegno determinato affinche', nelle diverse sedi internazionali e giudiziarie venga fatta piena luce su quanto avvenne quella notte di vent' anni fa.”. “E' compito di un Paese civile e democratico - ha detto ancora - sapere la verita' su quanto avvenne quella notte di vent' anni fa nei cieli di Ustica, Italia. E noi, oggi come allora, siamo determinati a concorrere a questo obiettivo senza arrenderci”. “Un aereo civile della compagnia Itavia, in volo da Bologna a Palermo, e' stato coinvolto – ha detto ancora Angius - in un' azione di 'polizia internazionale', in una vera e propria azione di guerra non dichiarata tra potenze”. Il presidente dei senatori diessini ha poi parlato di “scarsa disponibilita' e sensibilita' da parte di Usa, Libia, Francia e Gran Bretagna: “'Non c' e' stata da parte di questi paesi la minima collaborazione allo svolgimento delle indagini e in alcuni casi ci sono state, addirittura, dette menzogne”. Il sen.Ruggero Manca (Forza Italia), vicepresidente della commissione Stragi, critica Angius:“Circa le cause della caduta dell' aereo esistono soltanto delle ipotesi di un giudice istruttore cui si contrappongono altre ipotesi di tre pubblici ministeri e le conclusioni dei collegi peritali”. Manca ricorda che il Polo delle Liberta' “si e' sempre battuto perche' la tragedia di Ustica fosse discussa in commissione Stragi”. “Allo stesso modo ci battiamo – conclude Manca - per accertare se siano vere o meno le accuse di complotto mosse dal giudice istruttore Priore nei confronti della Francia e degli Usa”. Anche il vicepresidente del gruppo di An al Senato, Alfredo Mantica, interviene in polemica con Gavino Angius per ricordargli che “purtroppo dopo vent' anni non ci sono certezze sulla strage di Ustica”.

27 giugno – Il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo, boss mafioso di Altofonte, nel corso di un interrogatorio disposto dal giudice istruttore Rosario Priore alla fine dello scorso anno, ha detto che sulla strage di Ustica anche i boss di Cosa nostra avviarono “accertamenti” per scoprire i motivi dell' esplosione in volo del Dc 9 Itavia. “Su quell' aereo viaggiava un uomo d' onore - ha detto il pentito - che io conoscevo benissimo e per questo avevo curiosita' di sapere perche' il Dc9 era caduto”. Di Carlo ha spiegato ai magistrati che nel corso della sua detenzione in Inghilterra era in cella con un un uomo che ha poi scoperto essere un agente segreto arabo. Con lui ha trascorso diversi mesi. “Avevano visto troppo - ha detto Di Carlo - sia i piloti che i viaggiatori. Per questo motivo il Dc9 dell' Itavia venne abbattuto”. Di Carlo ha sostenuto che in Calabria non cadde soltanto il Mig libico, ritrovato un mese dopo la tragedia di
Ustica, ma anche un caccia americano. “I libici - ha spiegato il pentito - per ripicca contro l' Italia che aveva attirato gli americani nel tentativo di abbattere l' aereo sul quale viaggiava Gheddafi, misero la bomba che causo' la strage alla stazione di Bologna”. Di Carlo ha spiegato ai magistrati che queste vicende le ha apprese dal “braccio destro di un colonnello siriano che in Libia stava esercitandosi, proprio nel 1980”. “L' agente segreto - ha proseguito il pentito Di Carlo – mi racconto' che il controspionaggio avverti' Gheddafi che era pronto un attentato contro di lui che si stava recando in Polonia. C' era un aereo americano che lo doveva intercettare. Il caccia Usa, per non essere visto dai radar, viaggiava sotto il Dc9. Gheddafi diede ordine che due Mig intervenissero per abbattere l' aereo americano. Cosi' avvenne. Vi fu una battaglia nei cieli. E un aereo libico insegui' quello americano”. Secondo il racconto di Francesco Di Carlo i due aerei si diressero verso la Calabria dove “caddero tutti e due”. Il boss ha poi concluso dicendo: “li' sono intervenuti i servizi segreti che hanno fatto sparire il cadavere del pilota americano e anche i pezzi dell' aereo”.

28 giugno - In piazza Santo Stefano, a Bologna, nel ventesimo anniversario della strage di Ustica, e' rappresentato "I-Tigi - Canto per Ustica" di Marco Paolini.

5 luglio - Il presidente del Consiglio Giuliano Amato riceve la sen. Daria Bonfietti (Ds) e si impegna a continuare nella ricerca della verita' sul caso Ustica. Nel corso dell' incontro, secondo quanto ha riferito Daria Bonfietti, il premier si sarebbe impegnato a "rivolgersi al Paese prima del processo per la strage di Ustica per spiegare cos'e' stata questa tragedia per l'Italia e come essa sia una ferita tuttora aperta". "Sara' quella l'occasione - avrebbe dichiarato ancora Amato - per fare ancora un bilancio dell' attivita' del governo nei confronti di quei Paesi, Usa, Francia e Libia, che la sentenza-ordinanza del giudice Priore chiama in causa". La delegazione guidata da Bonfietti ha consegnato al capo del governo il testo dell' appello "Ustica: un impegno per la dignita' del Paese" promosso dall' Arci in collaborazione con l'associazione dei familiari delle vittime e sottoscritto da varie personalita' del mondo della cultura. E' stato chiesto al presidente del Consiglio "di prendere atto delle conclusioni della sentenza di Priore, secondo la quale la strage sarebbe stata provocata da un "atto di guerra". 

6 luglio – “I-Tigi'. Canto per Ustica” di Marco Paolini, trasmesso dalla Rai in seconda serata, ottiene 1.813.000 spettatori, con uno share del 13.03% (il miglior ascolto della fascia). Il giorno dopo Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione familiari vittime di Ustica, commenta:"Sono profondamente colpita e commossa per il grande successo che ha ottenuto ieri sera la trasmissione 'I TIGI Canto per Ustica'". La sen. Bonfietti, che ha espresso "gratitudine sia alla Presidenza della Rai e alla seconda Rete per il profondo senso civile della loro iniziativa che il pubblico ha premiato" aggiunge che "Il grande successo televisivo e' senza dubbio dovuto alla grande arte di Marco Paolini ma e' anche il segno dell' attenzione con la quale l' opinione pubblica segue ed ha sempre seguito la vicenda di Ustica. Credo che anche questa immensa partecipazione imponga una scelta di grande responsabilita' alle nostre istituzioni che oggi, a conclusione dell' istruttoria, sono piu' che mai chiamate a difendere la nostra dignita' nazionale duramente colpita dall' abbattimento del Dc 9 Itavia". 

4 agosto - Il vicepresidente della Commissione Stragi, Vincenzo Ruggero Manca (FI) ritiene "Indispensabile ed urgente" che il presidente del Consiglio Giuliano Amato riferisca in commissione stragi "a proposito delle bugie a lui dette su Ustica quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel 1985". Manca inoltre, si augura che il Presidente del Consiglio possa riferire anche su "cosa ancora non consente di trovare riscontro presso i capi di Stato di Usa e Francia, circa l'esigenza, da tempo professata, di avere dalle istituzioni di detti Paesi chiarimenti sui presunti coinvolgimenti stranieri nella tragedia del DC-9". Le dichiarazioni di Amato - conclude - saranno oggetto dei lavori di commissione nel prossimo settembre. 

4 agosto - Per la sen. Daria Bonfietti, presidente dell' associazione familiari vittime di Ustica "Bisogna dar atto al Presidente Amato, intervenendo alle manifestazioni per la strage del 2 agosto, di avere correttamente delineato la situazione di responsabilita' di settori dello Stato nelle stragi, gia' ampiamente documentata in sentenze passate in giudicato". "Da un lato mi risulta incomprensibile - ha sostenuto Bonfietti - questo piu' o meno esplicito invito all' omerta' che e' venuto da vari uomini politici. Se e' vero che c' era una crociata anticomunista condotta con ogni mezzo dai servizi segreti, a quasi vent' anni dalla caduta del muro di Berlino, bisognera' pur fare lo sforzo di capire sotto la responsabilita', la direzione, o comunque il disinteresse, di chi si arrivava fino a compiere direttamente o indirettamente delle stragi. Dall' altra parte bisogna chiedere al presidente Amato, proprio a partire dalle sue affermazioni, comportamenti conseguenti soprattutto nei confronti degli apparati dello Stato, che non debbono mantenere zone d' ombra o di reticenza o di complicita'". "Nel caso particolare di Ustica, ad esempio - ha proseguito la senatrice Bonfietti - se il governo Prodi-Veltroni ha permesso, con il suo determinato intervento presso la Nato, di avere elementi decisivi per la ricostruzione dello scenario all' interno del quale un aereo civile con 81 passeggeri e' stato abbattuto, io credo che Amato, proprio perche' anche di persona ha potuto verificare i comportamenti depistanti dell' Aeronautica Militare, possa con determinazione incidere su tutti coloro che con i loro comportamenti hanno fino ad ora ostacolato il pieno raggiungimento della verita'". "Con la stessa determinazione - ha concluso Daria Bonfietti - si deve anche chiedere spiegazione a Stati amici e alleati come Usa, Francia, Gran Bretagna e Libia, della presenza dei loro aerei nei cieli del nostro paese nella serata della tragedia di Ustica e nei pressi dei Dc 9 Itavia". 

4 agosto - L' ex presidente della commssione difesa della Camera Falco Accame, interviene sulle polemiche legate al segreto nei documenti sulle stragi in Italia. Per Accame non si tratta di togliere "il segreto di Stato" a certi documenti, ma quello di rendere visibili i documenti, togliendo anche la classificazione, che significa "vietata divulgazione" o anche "riservato". Accame sottolinea che "a volte il trucco e' stato quello di dichiarare che era stato tolto il segreto, mentre veniva riclassificato come 'riservato'. E chi rivela un documento riservato rischia fino a 15 anni di carcere". "Il segreto di Stato - spiega Accame - viene apposto dallo Stato per impedire ad un magistrato di indagare su certi fatti. Negli ultimi cinquant'anni i casi di apposizione di segreto di Stato (cioe' di opposizione dello Stato alla magistratura) sono stati una ventina. Ma per quanto riguarda la documentazione relativa alla stragi Ustica e simili vi sono molte decine di migliaia di documenti non visibili perche' classificati. Il provvedimento da prendere e' dunque quello di rendere visibili tutti i documenti comunque siano classificati e di aprire gli archivi del ministero dell'Interno, del ministero della Difesa, del ministero degli Esteri, dei Carabinieri e quant'altri in nome di una trasparenza di cui spesso ci si riempie la bocca ma che nei fatti e' la piu' completa intrasparenza". 

5 agosto - Per il giudice veneziano Carlo Mastelloni "L'atteggiamento di Amato su Ustica e' sempre stato coerente e resto perplesso di fronte a taluni attacchi mossigli". "Con il collega Priore - prosegue Mastelloni - trovammo in un paio di occasioni, nel corso dei sequestri fatti anche al Sios Aeronautica, le tracce di una notevole attenzione per quanto ando' pubblicamente dichiarando, anche in una nota trasmissione televisiva, l'allora sottosegretario Giuliano Amato, a proposito della dinamica dell'incidente".

8 agosto - In posta elettronica ricevo questo messaggio, firmato, indirizzato alla sen. Bonfietti e, per conoscenza, a Falco Accame e ai parlamentari Di Pietro, Manca, Calzavara:
Oggetto: Ustica, responsabilità della Francia 

Egregi Onorevoli e Senatori, 
In merito alla questione Ustica, vi è un fatto non considerato sino ad oggi in merito alla sparizione/presunta morte dell'investigatore aeronautico Jeremy Crocker che conferma la tesi ufficiosa che furono aerei francesi a tirar giù il Dc-9. 
Jeremy Crocker è sparito il 9 dicembre 1996, cinque giorni dopo aver parlato ad una radio locale di "pezzi di aereo francese" tirati su assieme ai resti del DC-9 ITAVIA... Questo conferma quanto segue: Udo Gumpel, giornalista investigativo della televisione tedesca, mi disse nel dicembre 1998 che il DC-9 venne tirato giù da 2 Mirage francesi. Questi due fatti, assieme al fatto che del recupero dell'aereo venne incaricata la società IFREMER, con sede in Corsica e strettamente legata ai servizi francesi, portano direttamente alle responsabilità francesi dell'abbattimento dell'aereo, piaccia o no. E, per quanto ne so, al fatto che non venne data pubblicità sul ritrovamento di pezzi di aereo francese. 
   Traduzione di parte dell'intervista durante il Peter Ford Show a Radio KIEV a Los Angeles il 4 dicembre 1996: 
Jeremy Crocker: Ci chiediamo perché i governi non facciano giuste indagini e penso che possiamo aiutare a chiarire questo se guardiamo alcuni fatti della storia. Uno di cui abbiamo parlato è accaduto nel 1980 quando un aereo italiano che stava andando a Palermo in Sicilia è caduto e ci furono 81 vittime. Al tempo vi furono ipotesi su di una bomba, poi poco dopo su un missile dalla Libia che l'avrebbe colpito. Ed è così. C'era una organizzazione dei sopravvissuti delle vittime ed ho parlato con qualcuno che ne è al corrente. Ho anche parlato con qualche visitatore italiano. Ed infine nel 1995 l'agenzia France Press che scrive di avvenimenti in tutto il mondo, ha pubblicato una storia intrigante che potrete ritrovare negli archivi: cioè che tra le varie cose su cui indagavano i giudici italiani sulla corruzione c'era anche il crash inspiegato di Ustica. Poi ancora, un anno dopo il The Guardian inglese è venuto fuori con una storia di carte segrete scoperte da parte di uno della Internal Security, che è un nome carino con cui loro chiamano l'organismo corrispondente dell'FBI, documenti che potrete trovare negli archivi, nella quale si dice che l'Italia assieme ad altri membri NATO aveva cercato di uccidere Gheddafi che dalla Libia stava andando da qualche parte. Ma quando andarono all'attacco scoprirono che Gheddafi era scortato da MIG e nella battaglia che seguì si sono tirati giu' dei loro aerei e sfortunatamente hanno beccato un aereo che stava passando che era il DC-9. 
Peter Ford: Parli del crash italiano. 
JC: Ho qualche aneddoto da raccontare. Lei parlava di Palm Spring, ho passato qualche tempo alla libreria che funziona come centro visitatori, verso la fine della settimana, ed ho sentito delle voci con accento italiano e ho fatto domande. Un giovane uomo ha detto: sì, quando è stato tirato su l'aereo c'era assieme un pezzo di jet francese. 
PF: (chiede ancora dell'incidente e chiede se era coinvolto un aereo P-3 americano) 
JC: Bè, il P-3 vien fuori con l'incidente della TWA (800) e questo è interessante. Ma in ogni modo cerchiamo di capire gli italiani. Gheddafi era molto impopolare. Molti dei nostri ascoltatori ricorderanno le file per la benzina nel 1979 a causa del secondo shock petrolifero, organizzato da Gheddafy. Così se avrebbe funzionato, avrebbero rimosso Gheddafi che irritava la NATO, e sarebbero stati popolari anche se non avrebbero ammesso mai di essere stati loro. Ma quando il piano fallì e cadde un aereo civile, si trovarono nelle difficoltà. 
Link all'intervista originale: 
http://members.xoom.com/osseticamb/usticajeremycrocker.htm

4 settembre – Sono 15 i documenti presentati in commissione Stragi. Nei circa otto mesi di legislatura che restano l' obiettivo e' quello di arrivare - come prevede il regolamento- ad una relazione finale per il Parlamento. Oltre a quello dei Ds su “Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al '74”, che in giugno aveva sollevato polemiche, il primo in ordine di presentazione e' quello del senatore del PPi Luigi Follieri dal titolo: “Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra il '69 ed il 1975”. Su “il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni '60” il testo depositato dai parlamentari del Polo Enzo Fragala', Alfredo Mantica e Vincenzo Manca, autori di altri “dossier” tra cui quello su “Il parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la 'Controinchiesta' Br su piazza Fontana”. Ma Mantica e Fragala', di An, hanno elaborato anche documenti sugli “Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di Piazza della Loggia”, su “Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-75”, “Per una rilettura degli anni '60”, su “La dimensione sovranazionale del fenomeno eversivo in Italia” e su “I depistaggi di Piazza Fontana”. Fragala' e Mantica, con Vincenzo Manca e Marco Taradash, si sono occupati quindi anche di Ustica (“Sciagura aerea del 27 giugno 1980”) e di KGB con “L'Ombra del KGB sulla politica italiana”. E con altri due parlamentari dell'opposizione, Cosimo Ventucci e Antonio Leone, hanno poi presentato un documento su  “Il terrorismo e le stragi in Italia”. Solo Mantica, invece, ha depositato una relazione su “Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell'Italia post-bellica (Un contributo dall'esperienza della Commissione per la verita' e la riconciliazione in Sudafrica)”. “Contributo sul periodo 1969-'74” e' il titolo del testo proposto dal senatore dei Verdi Athos De Luca. Mentre il deputato dei Ds Walter Bielli si e' occupato di Mario Moretti: “Nuovi elementi concernenti il brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza”. L' obiettivo e' ora quello di arrivare ad un confronto per “confezionare” testi omogenei da votare per la relazione finale.

7 settembre - Il settimanale "Tempi" pubblica quella che e' annunciata come la prima di tre puntate sulla tragedia di Ustica. "L'estate scorsa - e' scritto nella presentazione - si chiudeva l'istruttoria più lunga della  storia repubblicana. Ma a vent'anni dall'avvio delle indagini sulla strage del Dc9 Itavia, le conclusioni della sentenza-ordinanza depositata dal giudice Rosario Priore (che rinvia a giudizio 9 persone) non riescono ancora a gettare luce né sui colpevoli né sui moventi di quello che rimane uno dei più inquietanti misteri italiani. In attesa del processo che si aprirà il prossimo 28 settembre a Roma, nell'aula bunker di Rebibbia, un ben informato amico di  Tempi di stanza a Londra ritorna sul disastro aereo costato la vita a 81 persone. E lasciati da parte ragionamenti fantasiosi (come aerei nascosti sotto il Dc9 che nessuno ha mai visto) e teorie costruite senza alcun riscontro ricostruisce il tragico evento con una puntuale analisi fondata solo su dati e fatti accertati''. 

10 settembre - Intervenendo a un  dibattito alla Festa nazionale dell' Unita', la sen. Daria  Bonfietti, presidente dell' Associazione dei parenti delle  vittime della strage di Ustica, ha sostenuto che “Bisogna chiedere al Governo, a  un anno dalle conclusioni di Priore, di riferire al Parlamento  quali iniziative abbia intrepreso, e quali esiti abbia ottenuto, nei riguardi di quegli stati, Usa, Gran Bretagna, Francia e Libia, che non hanno collaborato alle indagini, le quali pero' hanno dimostrato che vi erano aerei militari di quelle nazioni nei pressi del Dc 9 Itavia abbattuto”. “Il Governo - ha detto Bonfietti - deve prendere atto, adottando provvedimenti conseguenti, che nella vicenda Ustica e' stata compiuta una sistematica distruzione di prove, in esecuzione di un preciso progetto che doveva impedire ogni ricostruzione dei fatti e che il progetto ha coinvolto nei fatti tutti i livelli, a salire sino a gravissime responsabilita' dei vertici dell' Aeronautica militare”. 

11 settembre - E' on-line WWW.STRAGI80.COM, sito dedicato alle stragi di Ustica e Bologna, realizzato da Fabrizio Colarieti, autore del sito “La strage di Ustica vent'anni dopo”, e da Daniele Biacchessi, autore del libro sulla strage della stazione di Bologna “10,25: cronaca di una strage”; entrambi gli autori sono giornalisti. Il sito e’ esclusivamente dedicato alle stragi dell'estate 1980 per ricordare e tenere viva nella mente di tutti quella tragica estate. Per quanto riguarda i contenuti del portale: la parte dedicata alla strage di Ustica e’ gia’ completa e raccoglie gran parte degli atti moderni sulla strage (circa 6000 pagine di documenti, immagini e filmati). La parte dedicata alla strage di Bologna contiene, anche in questo caso, gran parte degli atti ufficiali e molte testimonianze. All'interno delle due sezioni sono presenti delle gallerie fotografiche sulle stragi e ampie rassegne stampa.

14 settembre – Il settimanale “Tempi” pubblica la seconda puntata del servizio su Ustica, di Aldo Brandirali. Nell’ introduzione della seconda puntata si legge:”A proposito delle registrazioni radar di quella tranquilla sera del 27 giugno 1980. Dalla lettura incrociata di tracciati, perizie, documenti e di alcune interrogazioni parlamentari succedutesi negli anni (ma mai collegate direttamente al disastro di Ustica) spuntano elementi e interrogativi inquietanti. Come un misterioso velivolo proveniente dalla Sardegna. O una strana sigla (mai decifrata) che marca la zona del disastro”.

19 settembre - Anche Ustica e' stata argomento del colloquio all'Eliseo del presidente del Consiglio Giuliano Amato con il presidente Jacques Chirac, il quale ha promesso la disponibilita' della Francia “a cooperare pienamente e senza riserve con la giustizia italiana” sulla vicenda. Al termine dell' incontro, Chirac e Amato si sono salutati senza rilasciare dichiarazioni, ma la portavoce dell'Eliseo Catherine Colonna ha detto che Amato ha auspicato tale collaborazione.

20 settembre – Il gruppo dei Democratici all' Assemblea regionale siciliana (primo firmatario Franco Piro) presenta un disegno di legge che renda possibile alla Regione Siciliana di sostenere nelle spese legali i familiari delle vittime della strage aerea di Ustica che sono parte civile. Il disegno di legge prevede di estendere ai familiari il contributo previsto dalla legge regionale del 1989 a chi si costituisce parte civile nei processi di mafia ed esteso poi l' anno scorso con un' altra legge anche alle vittime del racket delle estorsioni e dell' usura. I Democratici prevedono l' incremento di 500 milioni di lire del fondo. “E' un atto dovuto, considerata l' eccezionalita' dell' evento per la Sicilia - afferma Piro - ed e' un modo per dare un sostegno concreto a chi e' impegnato nella battaglia per l' affermazione della verita' e della giustizia sulle stragi in Italia. E' una battaglia assolutamente da vincere non solo per i familiari delle  vittime, ma anche per la concreta affermazione della democrazia in Italia”.

27 settembre - In una conferenza stampa il sen. Luigi Manconi, dei Verdi, afferma che nei recenti incontri di Amato con Jacques Chirac e Bill Clinton "non sono emersi impegni tassativi e vincolanti" su Ustica. "Ci sentiamo di dire che sul tema della mancata collaborazione - ha detto Manconi - il nostro governo si deve pronunciare in maniera inequivocabile e dire che i governi amici non hanno collaborato per l'identificazione dei responsabili della strage. E' indispensabile che su questi 20 anni si dica qualcosa, e cioe', come afferma il giudice istruttore Rosario Priore nella sentenza-ordinanza, che e' avvenuta un'operazione di polizia internazionale a seguito di azione militare di intercettamento". Manconi ha poi parlato delle posizioni di una settantina di persone, che hanno ottenuto la prescrizione del reato in istruttoria. "La commissione d' inchiesta del ministero della Difesa - ha detto - incaricata di esaminare quelle posizioni sotto il profilo amministrativo, ne ha vagliate 27 e per quattro di queste sara' chiesta l'adozione di provvedimenti amministrativi. Ma su questa vicenda non possediamo molti elementi". All' incontro con i giornalisti era presente anche la sen. Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime, che ha detto si arriva al processo "con tanta rabbia e una certa soddisfazione a questa tappa, che sento come una vittoria parziale: ma la battaglia non e' finita". Secondo la parlamentare dei Ds, "il processo che comincia domani e' importante perche' ci ripaga di una battaglia combattuta fin dal 1986, anche col sostegno della stampa e di molti artisti. Ora ci aspettiamo solo una cosa: che vengano finalmente sanzionate le responsabilita' di quanti sono stati ritenuti autori di manomissioni, di aver cancellato o distrutto prove". Per Bonfietti e' indispensabile che "il governo chieda ai Paesi chiamati in causa per quali motivi i loro mezzi erano nei cieli di Ustica e in quale contesto e' avvenuto l' abbattimento". Al termine dell' inchiesta amministrativa disposta dal ministro della Difesa, Sergio Mattarella (di cui ha parlato Manconi) quattro militari, due ufficiali e due sottufficiali, a suo tempo indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Ustica e poi prosciolti, sono stati ritenuti "sanzionabili" disciplinarmente . Nei loro confronti sara' il comandante di corpo, cui sono stati trasmessi gli atti ispettivi, a disporre eventualmente le punizioni di sua competenza. L'indagine amministrativa del ministero della Difesa ha riguardato complessivamente 27 militari, tutti in servizio, coinvolti nell'inchiesta su Ustica e prosciolti con varie formule. Mattarella ha dato incarico ad un ufficiale inquirente, un generale, di valutare se il comportamento dei militari fosse censurabile dal punto di vista disciplinare. Per 23 dei militari sotto inchiesta l'ufficiale inquirente non ha riscontrato alcuna irregolarita'; nei confronti degli altri 4, invece, come detto, sono state ipotizzate delle violazioni disciplinari. Per questo gli atti sono stati trasmessi ai rispettivi comandanti di corpo, per i provvedimenti di competenza. 

27 settembre - Per il il senatore di Forza Italia Vincenzo Manca, vicepresidente della commissione Stragi, "Con la celebrazione del processo sul caso Ustica si intravede finalmente la possibilita' di giungere alla verita' giudiziaria mettendo cosi' al bando luoghi comuni di una campagna di disinformazione politica e interpretazioni interessate di una magistratura impreparata". A suo giudizio "si perverra' alla dissolvenza di accuse portate avanti solo per raggiungere scopi specifici e prefissati da gruppi politici ed economici. Conosceremo, in particolare, come mai non si siano accettati i risultati delle perizie d' ufficio, acquisendo, al di fuori dei tempi giudiziari previsti, tesi di parte e verita' di comodo. Sapremo le ragioni che hanno portato il giudice istruttore a conclusioni in conflitto con quelle dei tre pm, cosi' come potremo spiegarci le incongruenze della sentenza - ordinanza, i cui chiarimenti, richiesti dalla Commissione stragi, sono stati rifiutati dall' autorita' titolare dell' istruttoria, rompendo cosi' una lunga collaborazione tra potere giudiziario e potere politico”. Manca auspica, infine, che possano essere interessate Usa e Francia e che da questi stati arrivino le “attese esaustive risposte”.

27 settembre - Alla vigilia dell' apertura del processo sulla vicenda Ustica, il senatore Athos De Luca, capogruppo dei Verdi in Commissione stragi, ha annunciato di aver presentato un disegno di legge per l' introduzione del “nuovo reato di 'depistaggio” nel codice penale e per una riforma del segreto di stato e degli archivi dei servizi. “Con l' introduzione del reato di depistaggio - ha detto De Luca - si offre alla magistratura strumento piu' agile per perseguire efficacemente (la pena che prevediamo non puo' essere inferiore a 12 anni, a prova di patteggiamento e riduzioni varie) quei pubblici ufficiali che, di fronte alla richiesta dell' autorita' giudiziaria di fornire informazioni, notizie o documenti nel corso di un procedimento riguardante stragi, atti di terrorismo o fatti eversivi rispondono con l' omissione di informazioni, con la diffusione di piste false o di notizie parziali o tendenziose”. A questo progetto - aggiunge - i Verdi “affiancano una riformulazione della legge 801/77 per escludere l' opposizione del segreto di stato anche a qualsiasi fatto collegato ad atti di strage o di eversione dell' ordine costituzionale, nonche' agli atti processuali connessi a questo tipo di reati. Inoltre e' previsto che, decorsi 15 anni, il segreto decada automaticamente”. Il ddl, infine, si propone anche di risolvere gli aspetti legati all' inaccessibilita' degli archivi.

27 settembre - Roberto Superchi, padre di una bambina che mori' nella tragedia di Ustica e promotore dell' iniziativa "50 lire per la verita'" dichiara:"Evviva il processo, purche' ci dia la verita' su Ustica e questa puo' darcela solo lo Stato". Superchi ha spiegato che "domani inizia un processo contro quattro persone accusate di aver depistato le indagini, ma e' lo Stato che deve dirci la verita', non questi quattro che nella peggiore delle ipotesi si prenderanno un paio d' anni per falsa testimonianza". Pur facendo parte dell' associazione familiari delle vittime, Superchi dice di non aver aderito in questa occasione alla costituzione di parte civile, perche' "convinto che da questo processo non potra' venire la verita'".

27 settembre - Il segretario Ds Walter Veltroni, alla vigilia del processo sulla strage di Ustica rinnova l'invito ad aprire i cassetti e a fornire collaborazione piena sulla strage. "Non si possono accettare reticenze - dichiara Veltroni - da nessuno, ma in modo particolare dobbiamo fare di tutto perche' da parte di paesi amici e alleati, come Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, e anche dalla Libia, giungano finalmente risposte precise, puntuali, non convenzionali". Per Veltroni, il processo che si apre domani "costituisce un appuntamento di grande rilevanza, anche simbolica, a 20 anni dal terribile evento e a conclusione della piu' lunga istruttoria della nostra storia giudiziaria". Il dibattito pubblico, afferma ancora Veltroni "puo' permettere agli imputati per alto tradimento, appartenenti all' Aeronautica di quel giugno '80, di far sentire le loro ragioni e difendersi adeguatamente, e nello stesso tempo puo' consentire all' opinione pubblica di comprendere quello che succede nei momenti successivi alla tragedia, quando immediatamente si capi' cio' che era accaduto, ma subito si opero' per nascondere, occultare, depistare, come ha confermato la sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore. I governi dell' Ulivo, dopo decenni di colpevole disinteresse, hanno cominciato a fare la propria parte. Ricordo l'impegno tenace e fruttuoso col quale, insieme con Romano Prodi, ci battemmo per ottenere prima il superamento dell' iniziale chiusura della Nato e poi la piena disponibilita' ad una collaborazione che e' risultata davvero foriera di risultati importanti per il lavoro della magistratura e la ricerca della verita'. Le iniziative del governo D'Alema e quelle, recentissime, del presidente Amato, anche in occasione dell' incontro col presidente francese Chirac, sono state una nuova, importante tappa. Ora si puo', si deve continuare ad operare per ottenere risultati concreti, perche' la situazione e' estremamente delicata: il giudice ci ha rivelato che il Dc9 e' stato abbattuto a seguito di azione militare di intercettamento portando con se' la vita di 81 innocenti cittadini".

28 settembre - Comincia nell' aula bunker del carcere di Rebibbia il processo per i depistaggi che hanno fatto da sfondo all'inchiesta sul disastro di Ustica. Imputati quattro generali dell' aeronautica, Lamberto Bartolucci, Zeno Tascio, Corrado Melillo e Franco Ferri, accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell' alto tradimento, e 5 ufficiali imputati di falsa testimonianza, Francesco Pugliese, Umberto Alloro, Claudio Masci, Pasquale Notarnicola e Bruno Bompressi. Tra gli imputati non sono presenti Tascio, Notarnicola e Pugliese. Prima dell'inizio del dibattimento e' arrivato in aula il presidente del tribunale di Roma Luigi Scotti per augurare buon lavoro ai giudici della terza Corte d'Assise, presieduta da Giovanni Muscara', e ai tre pubblici ministeri Giovanni Salvi, Vincenzo Roselli e Settembrino Nebbioso. L'udienza si apre con l'espletamento delle consuete formalita' di rito e le prime decisioni della  terza corte di Assise, dopo una breve camera di consiglio, sono l' ammissione delle riprese audio-televisive-fotografiche, la dichiarazione di contumacia per gli imputati Tascio, Pugliese e Notarnicola e la concessione di un termine ai difensori degli imputati per l'esame delle numerose costituzioni di parti civili. In occasione delle due prossime udienze, fissate rispettivamente per il 16 e 17 ottobre, le parti discuteranno della legittimita' delle costituzioni di parte civile. Tra quelle preanunciate oggi in aula ci sono le richieste di singoli familiari delle vittime del disastro di Ustica, Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero della Difesa, Itavia, e Comune di Palermo (il cui gonfalone, insieme a quello della citta' di Bologna, era presente in aula). L'associazione dei familiari del disastro di Ustica ha citato come responsabile civile lo stesso dicastero della Difesa quale ente amministrativo cui facevano capo gli imputati accusati di attentato agli organi costituzionali. Prima della conclusione dell'udienza,,al termine di un faticoso conciliabolo tra corte e avvocati, e' stato fissato un calendario di udienze per il mese di novembre: le date stabilite sono quelle del 7-8-10-21-23 e 24. I testimoni chiamati a deporre dall' accusa sono duecento, quelli della difesa tremila. Una breve polemica tra avvocati e' stata provocata dalla presenza in aula dei gonfaloni delle citta' di Bologna e di Palermo, rispettivamente luogo di partenza e di arrivo del Dc 9 Itavia. I gonfaloni erano portati e circondati da vigili urbani con i cordoni colorati alla spalla della divisa. Il difensore di Zeno Tascio, avvocato Pasquale Bartolo, ha protestato con il presidente della Corte contro "la presenza in aula di picchetti e gonfaloni". I legali dei comuni di Bologna e Palermo hanno criticato le dichiarazioni del loro collega che, riprendendo la parola, si e' limitato a chiedere l'allontanamento dall'aula delle "persone inutilmente presenti", confermando, pero', che "non c'e' ragione per i gonfaloni e quant'altro, nonche' per le persone inutilmente presenti". Il presidente Muscara' ha ricordato che chi vuole puo' assistere all'udienza. Tra gli imputati, Lamberto Bartolucci, ex capo di stato maggiore, ha detto addirittura di essere "contento che sia cominciato il processo, cosi' si puo' mettere a punto tutto cio' che c'e' da mettere a punto". Ha atteso con tranquillita', invece, il generale dei Carabinieri, distaccato al Sismi, Umberto Alloro. "La mia posizione e' molto marginale - dice - questa vicenda mi crea un danno morale ed economico e non e' piacevole, anche se so di avere la coscienza pulita". "Da questo processo non so se si potra' arrivare ad un processo per strage ma mi auguro si possano capire le ragioni per cui questa tragedia ancora oggi viene celata" ha commentato all' inizio dell' udienza, l'avvocato Alfredo Galasso, che rappresenta alcune parti civili. In aula c' erano anche alcuni esponenti politici. Il verde Athos De Luca ha auspicato che il processo possa "sbloccare l' omerta' ed i silenzi" anche se poi ha ammonito che "non e' il caso di illudersi". Walter Bielli (Ds) ha fatto capire che difficilmente si arrivera' alla verita'.

28 settembre - Il capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Mario Arpino, a margine di una cerimonia sull' eccidio di Cefalonia, a proposito del processo sui presunti depistaggi della strage di Ustica, in cui sono imputati alcuni ex alti ufficiali dell' Aeronautica, dice:"Mi sembra che oggi le vittime siano tutte da una stessa parte, mentre ho molto forte l'impressione che proprio tra le vittime, fatto salvo naturalmente il dovuto rispetto per i morti, ci siano anche personaggi in questo momento sotto processo". Arpino, che dice di avere "fiducia nei suoi ex superiori", auspica che il processo renda "giustizia a tutti", facendo emergere "soprattutto la verita'". Per Arpino, su Ustica "non si e' arrivati a nulla perche' si e' partiti dall' assunto che le evidenze non erano sufficienti e che quindi andavano immaginati degli scenari mai suffragati dalla prova dei fatti". Le dichiarazioni di Arpino provocano un'immediata reazione della sen.Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. "Ritengo inaccettabile - ha detto Bonfietti - che nel giorno in cui si apre a Roma il processo per i depistaggi legati alla strage di Ustica, il capo di Stato Maggiore della Difesa esprima giudizi pesanti sulla vicenda giudiziaria. Oltre a considerare vergognoso il suo mettere insieme generali imputati e vittime della strage, chiedo al Governo, che si e' costituito parte civile nel giudizio, al Ministro della Difesa, che dopo avere esaminato gli atti ha preso provvedimenti nei confronti di alcuni ufficiali, se questo comportamento sia corretto". "Debbo anche aggiungere - prosegue Bonfietti - che non e' accettabile il discredito sull' intera inchiesta proprio nel momento in cui il Presidente del Consiglio Amato si sforza nei colloqui internazionali con il presidente Chirac e il presidente Clinton di ottenere nuovi elementi, proprio a partire dai risultati della indagine. A questo punto chiedo al Governo se e' compatibile che a capo della nostra Difesa sia mantenuto un generale che proprio nella vicenda di Ustica ha gia' avuto modo di ingannare, come si evince dagli atti, il Governo e il Parlamento".

29 settembre - Il senatore a vita Giulio Andreotti, rispondendo ad una domanda su Ustica a Padova, a margine di un incontro pubblico all' Universita', dice:"Sembra quasi impossibile che si siano potuti tenere dei segreti per tanti anni. A vantaggio di chi, poi? Questo non mi rimane chiaro. Sono rimasto un po' impressionato dal fatto che dopo molti anni si chieda ancora a dei Paesi stranieri che ci diano notizie, perche' se ce le avessero veramente e non ce le avessero date sarebbe davvero grave. E' grave il fatto che ci siano stati anche i morti, perche' se fosse stato solo un fatto tecnico-amministrativo, pazienza". Andreotti ha spiegato che il periodo del disastro era "uno dei pochi momenti non ero al governo, e dunque non ne sono direttamente informato, anche se dopo ho seguito questa vicenda". "Ora vediamo - ha concluso - c' e' un processo in corso, istruito poi da una persona serissima come il giudice Priore".

29 settembre - Il vice presidente della Camera, Carlo Giovanardi (Ccd), a proposito delle dichiarazioni rilasciate ieri dal capo di stato maggiore della Difesa Mario Arpino afferma:"Sono perfettamente d'accordo con le affermazioni del gen. Arpino, liberissimo di dirsi certo dell'innocenza dei generali coinvolti nella vicenda di Ustica. Cosi' come sono liberi la senatrice Daria Bonfietti ed altri parlamentari della sinistra di credere a fantasiosi teoremi che coinvolgerebbero Stati Uniti e Francia in quella tragica vicenda. Quello che e' inammissibile e' che qualcuno pensi che il processo appena iniziato debba condannare a tutti i costi gli imputati e non cercare, invece, la verita' sull' 

29 settembre - Per il sen. Vincenzo Manca (Fi), vicepresidente della Commissione stragi "Quanto dichiarato dal gen. Arpino sul caso Ustica e' corretto, sensato e autorevole" e si tratta di affermazioni provenienti "da chi, meglio di altri, sa quanto di cervellotico ci sia nel teorema portato avanti, in modo interessato, da coloro che per ragioni varie non vogliono la verita' ma perseguono solo scopi personali che in molti casi possono essere economici, di visibilita' nei mass media e di carriera". Le dichiarazioni di Arpino - aggiunge Manca - "fanno giustizia finalmente di tutte le strumentalizzazioni e interpretazioni forzate fatte in merito all'audizione dello stesso generale in Commissione stragi. Coloro che conoscono da professionisti la materia aeronautica, e ce ne sono veramente pochi tra la folla che 'vive' sul caso Ustica, sanno benissimo che cio' che ha fatto capire il generale Arpino con le sue dichiarazioni e' quanto da anni settori qualificati della forza armata avrebbero detto se non ci fosse stato il veto dell' autorita' governativa a farli parlare". "Le autorita' di Governo - conclude l'esponente di Fi - se vogliono non essere di parte agevolino, con i fatti e non solo a parole, la Commissione stragi".

3 ottobre - Luigi Manconi (Verdi) chiede le dimissioni del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Mario Arpino per aver difeso, il 28 settembre scorso, gli ufficiali accusati di alto tradimento e di falsa testimonianza per la strage di Ustica. "Oltretutto il generale Arpino - dice Manconi - e' colui che, secondo la sentenza-ordinanza del magistrato Rosario Priore, nel 1986 trasse in inganno l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giuliano Amato che doveva riferire in parlamento a proposito della strage di Ustica". 

5 ottobre - il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, nel corso della presentazione del libro del giornalista Daniele Biacchessi sulla strage alla stazione di Bologna, dice che "La classe politica italiana non ha un reale interesse all'accertamento della verita' sulle stragi" in quanto ciascuna forza politica punta "ad una verita' che giovi al proprio interesse". Pellegrino, nel ripercorrere le difficolta' incontrate dalla commissione da lui presieduta in questi anni, si e' detto amareggiato e ha parlato di "un popolo italiano che non ha coscienza nazionale e che discute del proprio futuro come se non avesse un passato alle spalle". Sulle stragi - ha aggiunto - "ci si augura che, attraverso l'attivita' di indagine, venga fuori un risultato finale che giovi al proprio interesse politico". Fatti di vent'anni fa come la strage di Bologna - ha sottolineato Pellegrino - "sono vissuti come se fossero parte dell'attualita' politica", e altrettanto e' vero per il caso Ustica sul quale "siamo riusciti a far diventare la bomba di destra e il missile di sinistra". Nel definire tutto cio' sintomo "di un elevato grado di stupidita"', Pellegrino ritiene che vi debba essere "uno scatto di umilta' intellettuale che porti alla rinuncia di a priori". E proprio parlando del rapporto tra verita' e giustizia, Pellegrino si e' chiesto se "dopo tanti anni sia davvero possibile fare giustizia" e se "sia vera giustizia quella che viene dopo cosi' tanto tempo". A concordare con Pellegrino sullo scarto che vi e' tra verita' giudiziaria e verita' storica e' stato poi il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Franco Frattini: "Alle vittime la giustizia viene data sia dai giudici che da un importante contributo di ricostruzione della verita' storica". Facendo riferimento alla strage nella stazione di Bologna del 1980, Frattini ha premesso di non voler "smontare la sentenza passata in-giudicato che ha condannato Francesca Mambro e Valerio Fioravanti", ne' di voler "tentare di usare pezzi di storia per colpire avversari politici". Tuttavia, ha aggiunto, vi sono degli aspetti della verita' storica ancora inesplorati. Tra questi, il presidente del Copaco individua un traffico internazionale di armi che, proprio tra gli anni settanta-ottanta, vedeva l' Italia crocevia di questi traffici. Secondo Frattini, la commissione Stragi, dovrebbe ascoltare il terrorista internazionale Carlos che, qualche tempo fa, in un' intervista, "parlo' della strage di Bologna, facendo riferimento ad un suo uomo che sarebbe stato in stazione il giorno della strage".

16 ottobre - I difensori degli imputati del processo per i depistaggi sul disastro di Ustica chiedono che sia dichiarata inammissibile la costituzione di tutte le parti civili con la sola eccezione di quella della Presidenza del Consiglio. I parenti delle vittime - hanno detto - il Comune di Palermo, il ministero della Difesa, la Federazione lavoratori trasporti, l' Itavia e tutti gli altri soggetti interessati ad essere rappresentati nel processo non sono legittimati a costituirsi “in quanto non c' e' alcun correlazione tra i reati contestati agli imputati e le richieste di risarcimento”. Motivando la loro opposizione, i legali dei quattro generali dell' Aeronautica accusati di depistaggio e dei cinque funzionari imputati di falsa testimonianza, hanno detto che i reati presi in esame dalla terza corte di assise non sono all' origine del danno subito dalle parti che intendono costituirsi. Anche per quanto riguarda il dicastero della Difesa, cui facevano capo gli imputati, gli avvocati hanno aggiunto che deve essere considerato solo responsabile civile. “Questo - ha affermato Pasquale Bartolo, difensore di Zeno Tascio - non e' un processo dove si discute di strage, ma di alto tradimento, reato che tutela  gli organi costituzionali dello Stato. Quindi solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha il diritto di essere rappresentata e non i cittadini, il sindacato o il Comune di Palermo”. “Non c' e' nessun nesso - ha affermato Francesco Misiani, difensore del generale Francesco Pugliese (accusato di falsa testimonianza) tra i fatti addebitati agli imputati e quella lesione dell' interesse soggettivo che e' alla base della costituzione delle parti civili”. Per l' avvocato Carlo Taormina,legale di Bruno Bomprezzi “la strage come fondamento della costituzione di parte civile non esiste in questo processo. Il Comune di Palermo e il sindacato trasporti, in questa aula, sono abusivi, mentre gli avvocati dei parenti delle vittime hanno fatto credere che i presunti depistaggi siano la causa della strage, ma i depistaggi, e bisogna dimostrare che ci siano stati, risalgono a dieci anni dopo il disastro”. Di parere completamente opposto gli avvocati di parte civile. Oggi hanno cominciato a spiegare i motivi della loro costituzione e domani continueranno a spiegare le loro ragioni.

17 ottobre - Processo per depistaggio e falsa testimonianza su Ustica: i pm Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi danno parere favorevole alla costituzione di parte civile dei parenti delle vittime, dell' Itavia, della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Difesa mentre si oppongono alla costituzione di parte civile del Comune di Palermo e della Filt-Cgil, il sindacato dei lavoratori dei trasporti della Cgil. La terza Corte di Assise, presieduta da Giovanni Muscara', si riserva la decisione, che comunichera' ad una udienza appositamente fissata, il 26 ottobre prossimo.

19 ottobre - Enzo Fragala' (An), Vincenzo Mantica (An) e Marco Taradash, parlamentari d’ opposizione membri della commissione stragi, illustrano in una conferenza stampa due loro relazioni gia' depositate in Commissione Stragi: “L'ombra del Kgb sulla politica italiana” e “Il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni '60”. Secondi i tre il “Piano Solo” non e' mai esistito (“e' il frutto del lavoro intossicante del Kgb”), la strategia della tensione e' stata piu' o meno “inventata” da una certa parte della sinistra e il Kgb ha influenzato, se non addirittura governato, la vita italiana dal dopoguerra ad oggi. Secondo i tre esponenti dell'opposizione “la storia degli ultimi 30 anni non puo' essere raccontata partendo dal presupposto che c'e' stata una strategia unica, un filo conduttore dei vari eventi, un solo regista”. “Ogni strage - spiega Fragala' - ha infatti una sua storia e una sua origine. Ed e' per questo che abbiamo deciso di presentare 12 relazioni. Piazza Fontana, voluta dagli anarchici, non c'entra niente con Ustica, di matrice libica, e cosi' via”. Da qui la difficolta' denunciata tempo fa da esponenti della commissione di arrivare ad una relazione conclusiva condivisa. “Vogliamo poi denunciare - aggiunge Fragala' - che dopo la scoperta del dossier Mitrokhin nessuna indagine, ne' interrogatorio sono stati fatti”. “Basta con la lettura caricaturale degli ultimi decenni offerta dalla sinistra - dichiara Taradash - occorre ristabilire la verita' e ridare dignita' ad apparati dello Stato ingiustamente accusati” come ad esempio “i vertici dell'Aeronautica per il Caso Ustica”. “Il fatto che non vogliamo arrivare ad un'unica relazione conclusiva - precisa Mantica - e' da parte nostra una risposta politica. Sono fatti diversi e a se' stanti che richiedono analisi separate”. Il Piano Solo ad esempio, dichiara, “non e' mai esistito. Sono stati solo degli appunti del generale De Lorenzo 'pompati' ad arte ed enfatizzati da certa stampa”. Cosi' come non si e' mai parlato “a sufficienza e nei giusti termini del ruolo svolto in Italia dal Kgb” che avrebbe, per il senatore di An, tra l'altro, non solo finanziato ed etero-diretto il Pci, ma sostenuto le Br e dato corpo alla cosiddetta 'pista atlantica' per il Caso Moro. Pellegrino, intervenuto alla conferenza, ha invitato a rileggere quegli anni con piu' distacco e serenita' senza commettere “lo stesso errore commesso allora dalla sinistra di ideologizzare troppo gli eventi”. “La vera domanda a cui si deve rispondere - dichiara - e' perche' gran parte dei giovani di allora decise di armarsi contro lo Stato chi per abbatterlo e chi per piegarlo in senso autoritario. Ma senza pregiudizi politici che impediscono di capire la verita'”.

26 ottobre - La terza Corte d'assise di Roma, presieduta da Giovanni Moscara', ha accolto la costituzione di tutte le parti civili dei familiari delle vittime della strage di Ustica, ma non quelle del Comune di Palermo e dell' organizzazione sindacale dei lavoratori dei trasporti Filt-Cgil. La decisione della Corte e' risultata conforme alle richieste del pm, formulate al termine dell' ultima udienza, dopo le opposizioni delle difese degli imputati seguite dalla replica degli avvocati delle altre parti. La Corte non ha accolto inoltre alcune singole costituzioni relative ad alcuni imputati perche' non corrette formalmente.

8 novembre - Il presidente della Terza Corte d' Assise di Roma Giovanni Muscara', nel processo sui depistaggi avvenuti nell' inchiesta sulla strage di Ustica, concede termini per le repliche delle parti civili e dei pm alle questioni preliminari sollevate dai difensori dei 9 imputati. Le questioni oltre ad essere numerose sono anche importanti per quanto concerne l' andamento del processo: gli avvocati Vincenzo Crupi e Daniela Ceci, che difendono l' ex Capo di Stato Maggiore Lamberto Bartolucci imputato di alto tradimento, hanno posto un problema sui principi del giusto processo. Per i due legali c'e' una contraddizione incostituzionale esistente tra il vecchio rito (con il quale si sta celebrando il processo) ed i principi del "giusto processo" previsto dalla riforma dell' art.111 della Costituzione. In altri casi e' stata contestata la perizia dell' 8 aprile 1999 sulle cause del disastro, compiuta, secondo gli avvocati, a circa due anni dalla chiusura delle indagini. Un' altra questione riguarda il tempo a disposizione delle difese per esaminare la documentazione relativa; i legali sostengono che sono stati concessi soltanto quattro mesi di proroga, insufficienti per studiare 1.750.000 pagine. "Avremmo dovuto leggere settemila pagine al giorno" ha detto ironicamente un avvocato. Il processo e' stato rinviato al 21 novembre.

9 novembre - L' ufficio di presidenza della Commissione Stragi decide, in linea di massima, di sondare le possibilita' di ascoltare, in una audizione non formale, Oreste Scalzone, Alvaro Loiacono e Antonio Bellavita, i tre principali rappresentanti della "colonia" degli italiani a Parigi per ragioni legate al terrorismo. L' ufficio di presidenza della commissione da' anche mandato al suo presidente di reiterare con lettera al presidente del consiglio Giuliano Amato la richiesta di un intervento per chiedere a Usa, Francia e Libia alcune informazioni "in merito ad alcuni aspetti di essenziale importanza relativi alla tragedia di Ustica".

14 novembre – E’ annunciata per il 24 novembre, alla Sala Consiliare del Comune di Rieti (ore 17), la presentazione di “Un libro e un portale Internet per non dimenticare le stragi di Stato”. Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi presentano www.stragi80.com, Il primo portale Italiano dedicato alle stragi di Ustica e Bologna. Oltre agli autori interverranno Walter Bielli, parlamentare, membro della commissione Stragi e relatore del documento Ds su stragi e terrorismo; Paolo Bolognesi, presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna; Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5. Moderera’ il dibattito Gianfranco Paris, direttore di "Mondo Sabino" e legale di parte civile al processo sulla strage di Ustica.

15 novembre – Il presidente del consiglio Giuliano Amato dice che Francia e Stati Uniti hanno risposto “con lettere molto calde nel tono” alle richieste italiane di informazioni sulla sciagura di Ustica, ma ci hanno invitato ad utilizzare i canali ufficiali, vale a dire le rogatorie. Amato ha sottolineato che grazie alle indagini del giudice Priore molti passi avanti sono stati fatti, anche se Chirac e Clinton non hanno fornito elementi utili nel merito della vicenda. Per Giuliano Amato, non sono affatto perse le speranze di ulteriori, utili rivelazioni sulla strage di Ustica. Il presidente del Consiglio ha invitato i rappresentanti delle famiglie delle vittime ad intervenire a loro volta presso i governi che potrebbero dare notizie, Francia e Stati Uniti in particolare: “come Governo - ha spiegato - non posso entrare in altri paesi, ma dei privati possono andare dovunque nel mondo. Mi domando se nelle forme appropriate l' associazione delle famiglie delle vittime di Ustica non possa andare direttamente nei paesi dai quali si attendono verita'. In alcuni frangenti i governi incontrano limiti che i privati non incontrano”. Amato ha anche sottolineato che al comitato dell' associazione delle famiglie delle vittime si puo' dare tutta la necessaria collaborazione anche giuridica per eventuali iniziative all' estero. Amato ha anche detto:“Affido ogni giorno la mia vita agli uomini dell' Aeronautica militare. Figuratevi se non li ritengo affidabili”, ma dopo questa premessa, ha attaccato il capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Mario Arpino, per la sua intervista nella quale equiparava le vittime della strage di Ustica agli indagati dell' Aeronautica militare per la vicenda dei tracciati radar. “Ritengo quelle affermazioni - ha detto Amato - dinanzi alla commissione Esteri del Senato - altamente inopportune. Capisco lo spirito di corpo e so quanto l'Aeronautica soffra per questa vicenda. Ma forse in questo caso lo spirito di corpo non ha aiutato a far emergere la verita’”. Il presidente del Consiglio ha invece sostanzialmente giustificato Arpino per l'informazione che gli diede poco prima dell' inizio della trasmissione di Corrado Augias “Telefono giallo”. Amato, che all' epoca era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha spiegato di aver interpellato Arpino telefonicamente per sapere su due piedi chi c'era la sera della tragedia negli aeroporti militari. Arpino gli forni' pochi minuti dopo quattro nomi, che si rivelarono esatti, anche se l'elenco era incompleto. “Quella notizia - ha sottolineato Amato - era inesatta ma e' giusto che io racconti le modalita' della mia richiesta, che fu molto improvvisata”. Luigi Manconi (Verdi) e Daria Bonfietti (Ds), si ritengono solo in parte soddisfatti dell'esposizione fatta da Giuliano Amato sulla vicenda di Ustica. In una dichiarazione congiunta i due senatori fanno notare che da un lato il governo si e' impegnato a procedere nell'accertamento della verita' e a sollecitare i governi alleati a fornire tutta la collaborazione necessaria; dall'altro Amato “non ha delineato fino in fondo le responsabilita' dell'attuale capo di Stato Maggiore della Difesa generale Arpino che in occasione dell'apertura del processo ha equiparato i generali imputati di altro tradimento con le vittime”.

15 novembre - Il presidente del Consiglio Giuliano Amato, in commissione Esteri del Senato, dice che l' Italia chiedera' aiuto per la vicenda di Ustica all'apposito comitato della Nato, a suo tempo costituito con la partecipazione di tutti i paesi membri. Amato ha sottolineato che il comitato non ha affatto concluso la sua funzione ed e' tuttora operante. A questa sede internazionale il nostro paese si rivolgera' per indurre Francia e Stati Uniti a fornire tutta la necessaria collaborazione per l'accertamento della verita'.

24 novembre - La terza Corte d'Assise di Roma, presieduta da Giovanni Muscara, davanti alla quale si sta celebrando il processo per i presunti depistaggi nell'inchiesta sulla strage di Ustica, decidera' probabilmente il primo dicembre sulle eccezioni preliminari. L'udienza prevista per oggi non si e' tenuta dopo gli interventi di ieri dei pm in risposta alle eccezioni mosse dagli avvocati della difesa dei nove imputati. La Corte si ritirera' in camera di consiglio venerdi' primo dicembre per prendere una decisione ed e' presumibile che raggiunga una determinazione lo stesso giorno. Le eccezioni riguardano in particolare due argomenti: l'automatismo nella nomina del magistrato successore di Bucarelli nella titolarita' dell' inchiesta e l' art. 111 della Costituzione. Alcuni avvocati della difesa avevano sostenuto che il giudice che dalle tabelle della procura avrebbe dovuto sostituire Bucarelli, non era Rosario Priore. I pm hanno replicato sostenendo la legittimita' dell'assegnazione. Le difese hanno inoltre chiesto l'applicazione della nuova formula dell' art. 111 della Costituzione sul giusto processo. "Non comprendo questo fuoco di fila delle questioni preliminari - ha detto l' avvocato Alessandro Gamberini, che difende le famiglie costituitesi parte civile - se non come un fuoco di sbarramento; molte sono infondate".

25 novembre - In una intervista al quotidiano "L'Opinione", l' avv. Carlo Taormina, che difende il generale dell'Aeronautica Bruno Bomprezzi, uno degli imputati del processo per i depistaggi su Ustica, accusato di falsa testimonianza, afferma che e' stato messo in atto un doppio depistaggio per coprire la tesi della bomba. "Il primo depistaggio - sottolinea Taormina - e' rappresentato dalla tesi del missile, mai confemata da nessuna perizia a differenza della bomba a bordo. Il secondo, depistaggio sul depistaggio, dal tentativo di nascondere le tracce di una battaglia aerea; un modo per rendere la tesi piu' credibile e, contemporaneamente, evitare che si indagasse troppo in quella direzione, portando alla scoperta dell'inconsistenza dell'ipotesi". Secondo Taormina, "la commisisone Misiti ha chiaramente dimostrato che la caduta dell'aereo e' stata provocata dall'esplosione di una bomba a bordo. Di questa bomba sono stati individuati non solo i componenti, ma anche la sua posizione sul velivolo. E' gravissimo che il giudice Priore non abbia preso atto delle conferme peritali sulla presenza di un ordigno a bordo". Il legale, infine, denuncia il fatto che nessuno abbia mai svolto indagini su Aldo Davanzali, l'ex presidente dell'Itavia, la compagnia cui apparteneva il Dc9 della tragedia. "Non si puo' capire la strage di Ustica - afferma - se non si stabilisce che tipo di trasporti facesse Davanzali e se trasportava soltanto persone". L' avv. Mario Scaloni, difensore di Aldo Davanzali, replica: "Le dichiarazioni dell' amico Taormina si commentano da sole". "E' chiaro che - prosegue Scaloni - alcuni imputati non sanno come difendersi e pensano ad argomentazioni da fantascienza. Evidentemente debbono essere quasi alla disperazione".

28 novembre - In un' intervista all' Opinione, Giuseppe Zamberletti, sottosegretario agli Esteri all' epoca delle stragi di Ustica e Bologna, ribadisce la convinzione che le due stragi costituiscano la rappresaglia libica alle iniziative di politica estera dell'Italia. "Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia - dice Zamberletti - Ustica rappresenta la minaccia". Il riferimento e' alla firma dell'accordo "in base al quale l'Italia avrebbe garantito la neutralita' dell'isola", afferma Zamberletti, che il 2 agosto 1980, il giorno della strage di Bologna, era a Malta proprio per siglare l'atto. "I libici - ricorda Zamberletti - mi dissero che ritenevano l'accordo con Malta un atto ostile contro la Libia e che inquadravano l'iniziativa in una strategia di accerchiamento confermata dalla decisione di installare i missili nucleari a Comiso. Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia, Ustica rappresenta la minaccia. Fossi stato un leader militare come Gheddafi forse avrei fatto lo stesso. Il problema e' che io non sono stato in grado di percepire quel segnale. E alla bomba sul Dc9 e' seguita quella alla stazione di Bologna". Secondo Zamberletti,"su Ustica c'e' stata un'azione di depistaggio, ma a favore del missile" e "per coprire la bomba". Se infatti i servizi segreti italiani "hanno bene interpretato sia la minaccia di Ustica sia la vendetta di Bologna, non avevano alcun interesse ad indagare in quella direzione e provocare un grosso incidente internazionale. C'era dunque una ragion di stato. Fuggire dalla pista libica - prosegue Zamberletti - significava mantenere intatte le condizioni per la ripresa dei buoni rapporti con la Libia". Zamberletti non sa dire "se ci sia stato l'intervento della classe politica". "Di sicuro - conclude - uomini come il generale Santovito non erano burattini. Era gente che aveva un grosso senso delle Istituzioni".

30 novembre - la Procura di Latina proroga di sei mesi le indagini sul relitto di un aereo Phantom 4 Usa ritrovato nel mare al largo di Gaeta. La Procura di Latina indaga su una possibile relazione tra il Phantom caduto e la strage di Ustica. Secondo l'ambasciata Usa, l' aereo cadde nel 1974, cioe' sei anni prima e quel tipo di aereo non era piu' in uso nel 1980. Nel 1974, conferma l'aeroporto di Capodichino, un aereo fini' effettivamente nel mare di Gaeta, resta da vedere se fosse il Phantom.

1 dicembre - La terza Corte d'assise di Roma decide che i cinque imputati di falsa testimonianza nel processo per la strage di Ustica devono essere processati con il rito  previsto dal nuovo codice di procedura penale e rimette gli atti ai pm sostenendo che gli imputati sono finiti nell'inchiesta dopo l'entrata in vigore del nuovo codice. La corte, presieduta da Giovanni Muscara', ha accolto le istanze dei difensori dei cinque imputati - Bomprezzi, Notarnicola, Masci, Pugliese e Allori. Nel processo in corso gli imputati erano nove, quattro accusati, tra l' altro, di alto tradimento, e cinque di falsa testimonianza. La Corte ha rigettato tutte le altre eccezioni mosse dagli avvocati: tra queste, quella relativa alla possibilita' che a sostituire il giudice istruttore Bucarelli non dovesse essere Rosario Priore secondo le tabelle dell' epoca, e quella secondo la quale a giudicare i militari imputati debba essere la Procura militare. La Corte ha dichiarato nulle le perizie compiute dopo il marzo 1999, valutazioni che non vengono ritenute di importanza fondamentale nell' economia del procedimento giudiziario. Le decisioni della Corte hanno riscosso unanime giudizio positivo tra gli avvocati difensori. Per tutti si e' trattato di 'determinazioni ineccepibili' dal punto di vista giuridico che fanno onore al diritto”. Questo ci consentira' di difenderci meglio - ha detto Graziella Colaiacono, che assiste Pasquale Notarnicola, uno degli imputati che sara' giudicato con il nuovo processo -, ad esempio con il contraddittorio tra le parti”. La Corte - ha proseguito Giuseppe Izzo, che difende Claudio Masci - ha decretato la nullita' di tutta l' istruttoria fatta, potremo difenderci molto meglio, ad esempio il mio cliente era stato interrogato senza avvocato”. Anche l' avv. Giacomo Marini che assiste le parti civili, ha avuto parole di elogio per le decisioni prese oggi. Avevamo chiesto un giusto processo - ha detto Zeno Tascio, che invece rimane imputato in questo processo - ci auguriamo di averlo”.

5 dicembre – Il vicepresidente della Commissione Stragi Vincenzo Manca (FI), criticando Rosario Priore e Felice Casson, afferma che "In Magistratura esistono personaggi che, per protagonismo e per inseguire teoremi propri, accettano incarichi incompatibili, senza considerare che si conducono istruttorie con metodi poi censurati dalla Corte". Per il senatore di Forza Italia "il giudice istruttore Priore non doveva accettare l' incarico perche' per due anni era stato in precedenza consulente della Commissione Stragi; ha sbagliato anche chi glielo ha proposto". Secondo Manca, Priore "non doveva considerare validi i risultati delle perizie svolte dopo la chiusura dell' istruttoria". In questo senso il vicepresidente della Commissione si e' riferito alla recente decisione della III Corte d' Assise, davanti alla quale si sta celebrando il processo per presunti depistaggi nell' inchiesta sulla strage di Ustica, che ha rimandato gli atti ai pm per gli imputati di falsa testimonianza e giudicato nulle le perizie compiute dopo il marzo 1999. "Lo ha fatto - ha spiegato Manca - per sostenere il teorema della semicollisione, non ha mai voluto considerare la tesi della bomba. Tutto questo - ha aggiunto - su prove acquisite fuorilegge e su perizie di parte". "Io mi baso - ha proseguito - su quanto sostenuto dai tre pm che, pur essendo di parte politica avversa, sono piu' saggi e obiettivi e dicono che le prove sono a favore della bomba". Priore sarebbe per il senatore "uno di quei magistrati che costruiscono teoremi che poi si rivelano infondati, un altro caso e' quello del giudice Casson sull' inchiesta della Gladio bianca la quale voleva dimostrare che gente ha cospirato contro lo Stato mentre facevano il loro dovere per difendere l' Italia. Sono inchieste - ha precisato - con obiettivi politici, magistrati spinti involontariamente dalle loro ideologie". Manca ha anche criticato il Presidente del Consiglio Giuliano Amato: "Dovrebbe essere piu' prudente - ha affermato - in Commissione Esteri aveva detto che Priore aveva raggiunto dei punti fermi nell' inchiesta, invece la III Corte di Assise ha dimostrato che avevo ragione io, che sostenevo le incongruenze e le riserve della Sentenza-Ordinanza del g.i. Priore". Per Manca la decisione della Corte "impone alla Commissione Stragi di riprendere in esame il caso Ustica non solo per ricercare la verita' storica su di esso, ma anche per mettere bene a fuoco il comportamento della Magistratura, istituzione questa che deve entrare, insieme alle altre, nell' ambito dei doveri di indagine di un Organismo parlamentare super-partes e che agisce in nome del popolo sovrano".

9 dicembre - Nel dibattito che conclude la “3 giorni” di Noir in festival dedicata a “L'inchiesta” e le indagini italiane, il presidente della commissione stragi sen. Giovanni Pellegrino rilancia la sua idea di una “storicizzazione dei misteri ancora insoluti a cominciare da quelli del caso Moro”. Pur definendola una “voluta provocazione intellettuale” Pellegrino ribadisce che ormai, a distanza di 20 anni, alcuni misteri italiani, alcuni terribili delitti o stragi a sfondo politico sono piu' materia per gli storici che per i giudici. E che sarebbe quindi meglio trovare la verita' in cambio dell' immunita' per coloro che sanno ma ancora non dicono. Nel corso della discussione, e nell'ambito del suo stesso partito, Ds, il sen. Guido Calvi esprime opinioni abbastanza diverse ricordando tra l'altro che la proposta di Pellegrino rischia l'incostituzionalita' poiche' esiste un obbligo dell' indagine penale e quindi un vincolo per il giudice chiamato a cercare ogni modo di portare in dibattimento le sue indagini. E altre perplessita' vengono manifestate facendo riferimento, ad esempio, al caso Ustica che andra' in prescrizione, secondo l'inchiesta del giudice Rosario Priore, anche lui presente, all' inizio del 2001. “Sarebbe giusto ricordare - dice Priore - che in realta' nella mia carriera ho attraversato le piu' svariate indagini politiche, dal terrorismo al caso Moro e che quindi quella di Ustica e' soltanto una pagina sulla quale mi pare comunque giusto cercare la luce fino all' ultimo giorno”. Ed e' Andrea Purgatori, il giornalista che segui' passo passo l'inchiesta e che ora e' anche autore di libri e sceneggiatore ad aggiungere una nuova provocazione: “proprio perche' il rischio della prescrizione esiste - dice - e alcuni alti ufficiali dell' Aeronautica affermano di volere che sia fatta chiarezza, sara' il loro comportamento alla vigilia dei termini di prescrizione a dire qual e' la verita'. Se chiarezza si vuole basta rinunciare a questo privilegio”. Il pericolo che l' annullamento dei processi ancora aperti o apribili comporta nello stato attuale delle inchieste italiane viene sottolineato dal giudice Tescaroli che indago' sulla strage di Capaci. “Ci sono delitti di mafia eccellenti - osserva - che potrebbero restare senza responsabili per via del fatto che sono stati compiuti in passato, come per Pio La Torre, Michele Reina, Piersanti Mattarella. Ma in quei delitti c'e' la chiave dei crimini di mafia molto piu' recenti e ancora tutti da indagare”.

13 dicembre - La commissione Stragi decide di invitare Giuliano Amato a riferire sulle risposte avute dai presidenti Clinton e Chirac sul caso Ustica e il generale Roberto Jucci per chiarire, come spiega il vicepresidente della commissione Vincenzo Manca, “possibili collegamenti tra la strage della stazione di Bologna e la caduta del Dc9 Itavia” e i rapporti che vi erano all'epoca tra Italia e Libia. I commissari hanno criticato il fatto che nei giorni scorsi il presidente del Consiglio abbia parlato di Ustica in commissione Esteri del Senato “quando la sede parlamentare piu' adatta era invece la bicamerale sulle stragi”. E poi si e' sottolineato che le risposte avute da Clinton e Chirac sono arrivate dopo le sollecitazioni al governo italiano della commissione Stragi. Non della commissione Esteri.
 
 
 
 
 

 
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