Almanacco dei misteri d' Italia


Ustica
le notizie del 2002
 
11 gennaio 2002 - NUOVO SITO "PORTALE DELLA MEMORIA"
Il Centro di Documentazione Storico Politico, costituito dall'Istituto Storico Regionale per la storia della Resistenza Ferruccio Parri e la Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, hanno messo in rete il "PORTALE DELLA MEMORIA" che può essere visionato presso il suo sito Web: www.cedost.it . In questa sezione del sito - spiega un comunicato - è contenuto, fra l'altro, l'archivio elettronico "Cronologia italiana 1945-1999: cronologia  delle stragi, del terrorismo e dei progetti eversivi avvenuti in Italia dal 1945 ai giorni nostri". Questo strumento informatico è composto da circa 2000 schede informative sugli eventi relativi a stragi, attentati terroristici e trame oscure della storia dell'Italia repubblicana. Ad ognuna di queste "schede-evento" sono collegati: riferimenti bibliografici, indagini giudiziarie, quadro istituzionale e un dizionario delle organizzazioni citate. L'archivio sarà via via aggiornato fino ad arrivare ai giorni nostri. A breve sarà inserito un ulteriore archivio "Violenza politica in Europa 1969 - 1989", una cronologia dei fatti di terrorismo europeo correlata da bibliografia e documenti. Anche questa cronologia verrà costantemente aggiornata.

19 gennaio 2002 - USTICA: SITO INTERNET, ABBATTUTO DA CACCIA USA CHE INSEGUIVANO MIG LIBICI
"Il Messaggero"
Un sito Internet:
jet Usa abbatterono il Dc9 su Ustica
WASHINGTON - Il 27 giugno del 1980 il Dc9 dell'Itavia "fu abbattuto accidentalmente dalle Forze degli Stati Uniti che avevano come obiettivo due Mig libici". Così, in due righe, un sito americano  specializzato in disastri aerei, "cataloga" la strage di Ustica alla voce "accident description". Intanto, l'ex ambasciatore statunitense a Roma, Maxwell Rabb, ha affermato che vent'anni fa i libici volevano attaccare "la portarei americana al largo di Napoli". E che questi, intercettati da due aerei di ricognizione Usa, "cercarono altri obiettivi".

24 gennaio 2002 - USTICA; CHIESTO UN RISARCIMENTO DI 27 MILIARDI
"Il Nuovo"
Ustica: chiesto risarcimento di 27 miliardi ai militari
La Corte dei Conti ha chiamato tutti i militari, a vario titolo coinvolti nell'inchiesta sulla strage del DC9 dell'Itavia, a pagare 27 miliardi di lire per il recupero della carlinga.
ROMA - Per le spese sostenute per il recupero della carlinga del Dc9 Itavia la Corte dei Conti ha chiesto un risarcimento di 27 miliardi di lire a militari ed altre persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta sulla strage di Ustica.
Davanti alla sezione Lazio della Corte dei Conti, per l'udienza dell'11 febbraio è stato citato anche Mario Di Giovanni. Oggi ha 40 anni e lavora come operaio ma all'epoca della strage era un militare di leva di 19 anni, arrivato da pochi giorni al centro radar di Marsala dopo il corso di addestramento reclute di Taranto.
Queste le motivazioni della magistratura contabile: "Se non vi fossero stati depistaggi e le reticenze contestate in sede penale, sarebbe stato sufficiente recuperare le salme delle vittime e limitare allo stretto necessario le ricerche per recuperare unicamente la scatola nera".
Le ingenti spese, sostenute esclusivamente ai fini dell'indagine, devono essere addebitate ai militari coinvolti nell'inchiesta del giudice istruttore Rosario Priore.
Sono chiamati a rispondere in solido tutti coloro che sono stati rinviati a giudizio in sede penale, gli imputati per i quali è intervenuta la prescrizione, nonché tutti gli imputati assolti "data l'autonomia del giudizio contabile rispetto a quello penale".
Di Giovanni rientra in questa lista, perché, accusato in sede penale di concorso in falsa testimonianza aggravata, favoreggiamento e occultamento di atti vari perché davanti al giudice istruttore di Roma e al pm di Marsala avrebbe taciuto in parte o completamente "ciò che sapeva sulla presenza e sull'identificazione delle tracce radar registrate in coincidenza del momento e del punto di caduta del Dc9 la sera del 27 giugno 1980".
Secondo il difensore dell'ex aviere il suo assistito non è colpevole dal momento che il 27 giugno "aveva appena iniziato il periodo di addestramento e non aveva alcuna competenza specifica non potendo operare in nessun settore". Non nasconde l'amarezza per l'intera vicenda: "Sono indignato e perplesso perché si continua a perseguitare quello che all'epoca era solo un ragazzo di 19 anni appena arrivato al Centro radar di Marsala - dice il legale -, non vorrei che a pagare fossero persone che non hanno alcuna responsabilità".
Di Giovanni non aveva esperienza delle pratiche di lettura del radar. Era arrivato in sala operativa solo il 23 giugno ed era affiancato da un aviere di maggiore anzianità: al momento del disastro aveva "svolto solo due turni di servizio di addestramento in sala radar".

3 febbraio 2002 - CHIESTA RIAPERTURA INDAGINI SU INCIDENTE AEREO SANDRO MARCUCCI
"La Nazione" edizione di Pisa
"Quella morte non fu una fatalità"
PISA - "Bisogna fare piena luce su quella morte. Non fu affatto una fatalità e meno che mai un incidente dovuto a imperizia del pilota... Bisogna riaprire l'inchiesta". A dieci anni esatti dalla tragica scomparsa del pilota Sandro Marcucci (nella foto), schiantatosi il 2 febbraio 1992 sui monti di Campo Cecina, nei pressi di Carrara, nasce a Pisa un comitato intitolato a suo nome. Che si propone come obiettivo prioritario la riapertura dell'inchiesta su quella e altre tragedie "misteriose", allo scopo di "difendere i diritti fondamentali della persona umana nella società civile e negli ambienti militari".
Il "Comitato Sandro Marcucci", di cui è segretario l'ex sottufficiale dell'aeronatica Lino Totaro, 60 anni di Pisa, intende creare sul territorio nazionale una rete di collaborazioni di specialisti professionisti, per fornire assistenza legale (ma anche medico-legale) ai militari in servizio che abbiano controversie relative ai diritti della persona e al mobbing. Al comitato hanno già aderito l'Angesol e numerosi cittadini. Tra questi anche Luciana e Giorgio Alpi, i genitori di Ilaria, la giornalista Rai uccisa in Somalia.
"Siamo convinti - sottolinea Mario Ciancarella, protavoce del comitato - che questa nostra iniziativa sarà un punto di riferimento importante per tutto il mondo militare, dove troppe cose restano segrete. Il caso di Sandro Marcucci è emblematico. Il suo Piper in servizio antincendio si schiantò sui monti e l'inchiesta dei magistrati di Massa sentenziò che si trattò di un errore di pilotaggio. Ebbene ci sono elementi, indizi importanti che fanno pensare in realtà all'ipotesi di un omicidio. Sandro, ex tenente colonnello della 46a, era un personaggio scomodo in certi ambienti". Una morte che il comitato ricollega senza mezzi termini "alla catena di 16 misteriosi incidenti mortali snodatasi dopo la vicenda di Ustica...".
P.Pac.

11 febbraio 2002 - USTICA: RISARCIMENTI RINVIATI AL 2003
"Il Nuovo"
Ustica, risarcimenti allo Stato: se ne riparla nel 2003
Alla Corte dei Conti del Lazio la richiesta di 27 miliardi di risarcimento a 36 militari per i depistaggi nelle indagini. Quindici minuti per rimandare il tutto al 2003, in attesa della senteza penale.
di Gianni Cipriani
MILANO - Rinvio di un anno, tanto per cominciare. E poi si vedrà. Anzi: già si sa che tra un anno ci sarà un nuovo rinvio. Sarà il destino. Perché nei processi per la strage di Ustica, il Dc9 dell'Itavia precipitato il 27 giugno 1980, dopo i depistaggi, i muri di gomma che a ventidue anni di distanza non hanno nemmeno consentito di giungere alla sentenza di primo grado, ora si sono aggiunti anche i - pur legittimi - cavilli e distinguo amministrativi.
Che hanno dato vita ad un nuovo capitolo senza fine. Infatti questa mattina alla corte dei Conti del Lazio è stato aperto e immediatamente rinviato il "processo" intentato contro 36 tra militari dell'aeronautica e impiegati civili ai quale lo Stato ha chiesto un risarcimento di 27 miliardi (750 milioni a persona o, se si preferisce, 390.000 Euro circa) pari al costo del recupero del relitto dell'aereo, che si era reso necessario per poter cercare di fare luce su questo episodio oscuro. Se i militari non avessero ostacolato le indagini e cercato di depistare - su questo si basa la richiesta - non ci sarebbe stata la necessità di spendere i 27 miliardi per riportare in superficie i resti del Dc9. Per cui chi ha depistato, paghi.
Un procedimento tutt'altro che secondario, dal momento che il risarcimento chiesto dalla corte dei Conti era da molti visto come l'unico mezzo possibile per colpire alcuni imputati i quali, pur essendo stati chiamati in causa per comportamenti censurabili e non solo, avevano comunque potuto evitare il processo penale perché, dopo 22 anni, era scattata la prescrizione.
Questa mattina l'udienza è durata poco più di un quarto d'ora. In apertura è stato lo stesso procuratore, cioè l'equivalente del rappresentante dell'accusa, a chiedere il rinvio del procedimento. Meglio aspettare la sentenza del processo di primo grado che si sta celebrando presso la corte d'Assise di Roma, dove sono imputati i generali Tascio, Melillo, Ferri e Bartoloni. Periodo stimato per la sentenza: un anno. Da qui la richiesta, accordata, di rinviare tutto al gennaio 2003.
Una decisione che qualche perplessità però l'ha suscitata. Anzitutto perché secondo quasi tutti gli osservatori, difficilmente entro quella data si arriverà ad una sentenza per il processo di Ustica, che è particolarmente complicato. E quindi al rinvio seguirà un altro rinvio. Poi perché, rispetto ai 36 chiamati in causa, solamente 4 sono finiti davanti alla corte d'Assise. Per gli altri 32 le posizioni sono già definite e i rilievi sul loro conto già contenuti nella sentenza-ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore. Perché attendere il processo? Perché, nel caso, non stralciare le posizioni dei quattro imputati rispetto agli altri 32?
Insomma, come detto, anche questa vicenda sembra destinata a finire alla calende greche. E forse tra rinvii, ricorsi, eccezioni e quant'altro, saranno necessari molti altri anni per definire anche questo capitolo dell'infinita storia di Ustica.
Ma perché, in particolare, la corte dei Conti aveva chiesto i 27 miliardi? I magistrati contabili hanno deciso di rivalersi nei confronti di tutti gli imputati nel procedimento di Priore che non siano stati assolti con la formula "perché il fatto non sussiste", che ne stabilisce l'estraneità. Tutti gli altri, imputati e assolti per prescrizione, sono stati chiamati in causa: "Se non vi fossero stati depistaggi e le reticenze contestate in sede penale - ha sostenuto la corte dei Conti nel suo atto di accusa - sarebbe stato sufficiente recuperare le salme delle vittime e limitare allo stretto necessario le ricerche per recuperare unicamente la scatola nera". Per questo adesso dovrebbero pagare i costi dell'operazione di recupero. Anche gli imputati per i quali è stato dichiarato il non doversi procedere perché, come detto, nel frattempo è intervenuta la prescrizione "data l'autonomia del giudizio contabile rispetto a quello penale".
Ma questa mattina l'autonomia della magistratura contabile si è notata meno. Ed infatti è stata scelta la strada di attendere la sentenza di primo grado. Poi si vedrà. Bisogna aspettare almeno un anno. Forse due. E chissà quanto altro tempo ancora perché la vicenda dei 27 miliardi giunga alla sua conclusione.

18 febbraio 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI SU OSSERVATORIO
Comunicato delle Associazioni familiari vittime delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze:
Il 12 Aprile 2001 il Ministero della Giustizia insediava l' "Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", strumento permanente chiesto con forza da diversi anni dai familiari delle vittime con il compito di
 1. dare esecuzione alla legge-quadro del Consiglio dell'Unione Europea del 15.03.2001 per adeguare  il  codice di procedura penale in favore di tutte le vittime dei reati;
 2. procedere alla ricognizione e alla rilevazione delle esigenze delle vittime, sia nel momento del loro coinvolgimento nell'azione giudiziaria, sia in riferimento alle diverse situazioni verificabili per effetto degli specifici programmi di assistenza per esse previste.
 L'Osservatorio, composto da rappresentanti di associazioni di vittime dei reati, esperti di vittimologia e rappresentanti del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Interno, deve provvedere alla individuazione dei problemi delle vittime e alla elaborazione di proposte organizzative e normative.
 Al 31 dicembre 2001 l'Osservatorio ha svolto 14 sedute di cui 4 plenarie, ha realizzato con la collaborazione del CENSIS un'"INDAGINE SULLE VITTIME DI REATO ORGANIZZATE IN ASSOCIAZIONI". Ha inoltre predisposto una bozza di "legge-quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela alle vittime dei reati", bozza di legge che tiene conto della decisione quadro del Consiglio della Unione Europea del 15.03.2001 e inviata al Ministro Roberto Castelli il 21 dicembre 2001 con richiesta di un urgente iter parlamentare.
 Per il 6 Febbraio 2002 era già prevista la prima seduta plenaria dell'anno, ma poiché il Ministero non ha ancora provveduto al rinnovo, i lavori sono bloccati.
 Questo "blocco" rischia di vanificare l'impegnativo lavoro svolto sino ad ora, impedisce la tutela alle vittime di reato e non ottempera al dettato dell'art. 17 della decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea di adeguare il codice di procedura penale entro il termine del 22.03.2002.
Il Presidente
Paolo Bolognesi
Il comunicato è inoltre sottoscritto da: Maria Falcone Presidente Fondazione Falcone; Avv. Michele Costa  Presidente Comitato Direttivo Fondazione Gaetano Costa; Rosanna Rossi Zecchi Presidente Associazione Vittime Banda della Uno Bianca; Franco Corazza Presidente Associazione Parenti Vittime "Istituto Salvemini"; Maurizio Puddu Presidente Associazione Italiani Vittime del Terrorismo.

26 febbraio 2002 - USTICA; TESTIMONIANZA COSSIGA
L' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga viene sentito per circa due ore come testimone per il processo a quattro generali dell'Aeronautica accusati dei presunti depistaggi legati alla strage di Ustica. Avvalendosi di una apposita prerogativa prevista per i parlamentari, Cossiga, sentito in veste di presidente del Consiglio all'epoca dei fatti, non e' comparso nella sede della Corte di Assise (Rebibbia), ma in una sala di Palazzo Giustiniani allestita per l'occasione e accessibile solo alle parti coinvolte nel processo. Il senatore a vita, che presiedette il Governo fino all' agosto dell'80, ha parlato anche della vicenda del Mig libico precipitato sulla Sila ufficialmente nel luglio di quell' anno, ricordando che in quel periodo era opinione comune che ci si trovasse di fronte ad un caso di diserzione da parte del pilota il cui obiettivo sarebbe stato quello di raggiungere la Sicilia. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri e dei difensori degli imputati, Cossiga ha toccato altri aspetti della vicenda come le polemiche culminate, all'inizio degli anni '90, con il passaggio dell'inchiesta dal giudice Vittorio Bucarelli al collega Rosario Priore, delle fasi riguardanti il recupero del relitto.

2 marzo 2002 - USTICA; DIBATTITO A MONTECATINI
"Il Tirreno"
Misteri del "muro di gomma"
irrisolti dopo più di vent'anni
MONTECATINI. Ottantuno morti, quarantotto rinviati a giudizio di cui quattro per alto tradimento, due milioni di documenti, trasportati in tribunale da sette tir, cinquemila pagine di sentenza-ordinanza redatta dal giudice Rosario Priore nel '99: anche i numeri servono per raccontare una storia incredibile come quella del giallo di Ustica, dove il 27 giugno del 1980 precipitò, abbattuto da un missile, un Dc-9 dell'Itavia. Se n'è parlato nel salone della parrocchia Corpus Domini, in un incontro organizzato dal centro Pedro Arrupe, con due ospiti d'eccezione.
Erano presenti infatti la senatrice Daria Bonfietti, presidente del comitato familiari delle vittime, e Andrea Purgatori, giornalista che indaga da sempre sul caso e autore del "Muro di gomma". Davanti a una platea numerosa, all'inizio silenziosa e attenta, poi desiderosa di capire attraverso molte domande, si sono ripercorse le tappe oscure di questo mistero infinito.
"E' stata la penultima strage - ha detto Purgatori - di una serie cominciata in piazza Fontana nel '69 e finita alla stazione di Bologna nel 1980". Molti gli aspetti sottolineati - in particolare i silenzi e la sparizione di quasi tutte le prove, dai documenti ai tracciati radar alle autopsie - che, come ha sottolineato Daria Bonfietti, "basterebbero a raccontare questo episodio". Il quadro che ne è uscito è quello di un'Italia del tempo a "sovranità limitata" dalle alleanze e dalle partnership commerciali internazionali, "accettata supinamente da tutti i governi italiani" ha detto Purgatori. Il tassello che manca, per cui c'è un processo in corso, è capire chi, al di là delle coperture, abbia abbattuto il Dc-9. E perché. Una ricerca ostacolata anche dalle molte morti (alcune "perlomeno strane") di protagonisti. "Certo che il silenzio e le menzogne - hanno detto i relatori - sono serviti per nascondere un segreto incoffessabile, talmente grave che ancora oggi il muro di gomma resiste". Sul coinvolgimento del livello politico, la senatrice Bonfietti ha parlato di "volontà di non sapere la verità", mentre Purgatori ha espresso la propria opinione circa due o tre personaggi politici al corrente dei fatti. "Come parente di una vittima - ha spiegato la Bonfietti - il mio compito è finito e le responsabilità individuali saranno chiarite dal processo. Ora vado avanti come cittadina per capire che cosa succedeva in Italia in quegli anni". Anni in cui in un cielo ufficialmente deserto (come venne dichiarato nel 1980) volavano caccia stranieri, ricognitori ed elicotteri. Anni in cui la verità su 81 persone uccise da un missile mentre viaggiavano da Bologna a Palermo non poteva essere raccontata. Tanto che, solo per elencare le distruzioni dei tracciati radar, il giudice Priore ha scritto dieci pagine.

16 maggio 2002 - USTICA: SOTTOSEGRETARIO BOSI, PIENA FIDUCIA IN GEN. FERRACUTI
ANSA:
«Piena fiducia e sostegno» al capo di Stato maggiore dell'Aeronautica, generale Sandro Ferracuti, e' stata espressa dal sottosegretario alla Difesa, Francesco Bosi che ha risposto ad un'interrogazione parlamentare. Bosi ha sottolineato la «competenza, la professionalita' e la lealta' dell'ufficiale», aggiungendo che i «due procedimenti aperti nei confronti del generale sulle questioni connesse con la commissione mista italo-libica siano stati archiviati» e che Ferracuti «e' stato definitivamente riconosciuto estraneo ai fatti di Ustica». Su quest'ultima vicenda, Bosi ha affermato che resta «l'impegno del governo nel sostenere fortemente l'accertamento della verita’».

25 maggio 2002 - USTICA: LETTERA A CAPI GOVERNO, COOPERARE PER LA VERITA'
ANSA:
Nella base militare di Pratica di Mare e' custodito il relitto del DC9 Itavia «che ricorda agli italiani le 81 vittime dell' immane tragedia di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980 e richiama, in noi tutti, l' impegno civile per l' accertamento della verita»'. Lo ricorda l' Associazione parenti vittime di Ustica in una lettera ai capi di Governo dei Paesi aderenti alla Nato che martedi' si riuniranno a Pratica di Mare, dove Vladimir Putin siglera' l' ingresso della Russia nel Consiglio dell' Alleanza Atlantica. Nella lettera - firmata dal presidente dell' Associazione, la senatrice Daria Bonfietti, ma anche da Gavino Angius, Tom Benetollo, Nando Dalla Chiesa, Maurizio De Luca, Tana de Zulueta, Luigi Manconi, Ermete Realacci e Walter Vitali – si chiede ai Presidenti «di riaffermare, proprio nel luogo simbolo di Pratica di Mare, i valori di solidarieta' e collaborazione comuni tra i nostri paesi e di ricordare e onorare le vittime di quel tragico evento». «Nel recente passato - si legge nella lettera – il contributo fornito alla magistratura italiana dalla Segreteria generale della Nato ha consentito di comprendere con maggiore chiarezza lo scenario di guerra in cui avvenne l' abbattimento del DC9 sul mare di Ustica. Molte ombre e numerose responsabilita' impunite, tuttavia, ancora permangono su quella vicenda. Infatti, nel 1999 il giudice Rosario Priore concludendo la piu' lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese, ebbe ad affermare: 'L' incidente del DC9 e' occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC9 e' stato abbattuto, e' stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un' azione, che e' stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto e' avvenuto». «Siamo convinti che democrazie mature, che collaborano per il bene comune - prosegue la lettera - possano e debbano avere la forza di guardare alle proprie vicende storiche con serenita' e rigore, e cooperare per l' affermazione della verita', anche la piu' scomoda».

4 giugno 2002 - USTICA: ESPERTO USA
TELEVIDEO RAI (ULTIMORA 21:14)
Ustica,esperto Usa:l'urto nei radar
La presenza di un oggetto non identificato "che viaggiava a velocità altissima verso il Dc9 dell'Itavia"era evidenziata nei tracciati radar."Quando arrivò a 7 miglia dall'aereo il segnale si interruppe, il velivolo fu colpito nella parte destra anteriore che si disintegrò.L'oggetto passò tra i detriti in direzione Est". Lo ha detto in videoconferenza dagli Usa al processo in corso a Roma per la strage di Ustica,John Macidull,l'esperto che nell'80 presentò due relazioni sull'incidente. Relazioni che, secondo l'avvocato di parte civile Gamberini, arrivarono ai pm solo 10 anni dopo.

5 maggio 2002 - USTICA: PROCESSO USTICA: IN TELECONFERENZA L' ESPERTO USA MACIDULL
"Il Mattino"
ESPERTO AMERICANO
Strage di Ustica
Il radar registrò la collisione
"Secondo i tracciati radar c'era un oggetto non identificato che viaggiava a velocità altissima verso il DC9 dell'Itavia; quando questo arrivò a circa 7 miglia dall'aereo il segnale si interruppe, il velivolo fu colpito nella parte destra anteriore che si disintegrò. L'oggetto passo in mezzo ai detriti in direzione est".
In videoconferenza dagli Stati Uniti John Macidull, l'esperto dell'Ente americano per la sicurezza del volo che nell'autunno del 1980 (dunque pochi mesi dopo l'accaduto) presentò due relazioni sull'incidente del DC9 nei cieli di Ustica, ha ricostruito davanti alla terza Corte di Assise di Roma - dove è in corso il processo ai quattro generali dell'Aeronautica imputati di alto tradimento - i risultati della sua analisi, che fu fatta in base ai tracciati radar di Ciampino e consegnata alla Commissione Luzzatti, la prima ad essere nominata in relazione alla vicenda della strage. Le relazioni, stando a quanto ricorda l'avvocato di parte civile Alessandro Gamberini, furono consegnate agli inquirenti italiani solo nel 1990, cioè dieci anni dopo rispetto a quando arrivò alla Commissione nominata dal Ministero dei Trasporti.
All'esperto americano, che nell'80 lavorava per il laboratorio NTSB di Washington, il pm Vincenzo Roselli ha chiesto con chi parlò delle sue conclusioni quando incontrò la delegazione italiana che si era recata negli Stati Uniti. Macidull ha risposto di aver sicuramente parlato con alcuni di loro ma di non ricordare esattamente con chi.
L'esperto ha anche ricordato che nella registrazione della scatola nera del DC9 recuperata si sentiva distintamente una parola del copilota, che era seduto proprio a destra, un attimo prima che l'oggetto non individuato colpisse l'aereo: "Guarda", disse l'uomo, evidentemente rivolgendosi al suo collega e riferendosi a quell'oggetto. Fu la sua ultima parola, l'aereo venne colpito e si inabissò nel mare di Ustica, portando con sè le 81 persone che vi si trovavano a bordo. "Le testimonianze di Macidull - commenta Daria Bonfietti, del comitato che raduna i familiari delle vittime di Ustica - non sono inedite, ma ancora una volta è arrivata la conferma che alcuni punti fermi su quanto accaduto quella sera si sarebbero potuti mettere subito, per procedere più rapidamente sulla strada della verità. Il tracciato radar di Ciampino era l'unico utilizzabile, tutti gli altri sono stati in qualche modo manomessi, come afferma il giudice Priore nella sua sentenza-ordinanza. Eppure Priore ha potuto visionarlo solo nel '90. Nel frattempo i reati ascrivibili a decine di militari coinvolti nell'inchiesta sono caduti in prescrizione".

17 giugno 2002 - USTICA: CANTATA DI GIOVANNA MARINI
"La Nuova Ferrara"
Un cantastorie per capire Ustica
Il quartetto della Marini per il Festival Aterforum
di Alessandro Taverna
FERRARA. Cos'è la Cantata del Secolo Breve? Un'operetta triste e civile, per parafrasare il titolo di una raccolta di saggi politici di Cesare Garboli? Forse un pò meno triste perché spensierata come può esserlo la ballata di un cantastorie.
E se il cantastorie è Giovanna Marini allora l'operetta affonda nelle radici dell'Italia che si mette a raccontare o a cantare, con spontanea immediatezza. Nel paese del melodramma e delle canzonette se volete "Cantata del Secolo Breve" è la risposta al blu dipinto di blu cantato da Domenico Modugno che si librava in alto con "Volare". Si vola anche qui, ma precipitando assieme alle vittime del'aeroplano misteriosamente cancellato vent'anni fa nei cieli di Ustica e ritrovato in fondo al mare. Una cantata al nero, se non fosse per l'ironia che Giovanna Marini ci fa ritrovare proiettandola in un orizzonte da cantastorie. Lei ripercorre gli anni della nostra storia e si scopre che il secolo non è mai stato così lungo anche se il progresso ha abbreviato sempre più le distanze. Gli basta la voce che si unisce in una sequenza di cori e coretti accompagnati da una chitarra sempre più disillusa, assieme a Patrizia Bovi, Francesca Breschi e Patrizia Nasini.
Festeggiato dal pubblico accorso numeroso a Casa Romei, il Quartetto Vocale di Giovanna Marini lascia il campo per la seconda parte della serata di Aterforum Festival al terzetto delle Diaboliques. Più diaboliche di nome che di fatto le tre signore che vanno a compire un doppio concerto tutto al feminile.
Irene Schweizer gioca molto in superficie con i tasti e le corde del pianoforte, Joelle Leandre si sfoga al contrabbasso prestando anche la propria voce nelle improvvisazioni della vocalist Maggie Nicols dove anche l'italiano è ridotto al livello di un non-sense. Chissà che non sia un'inquietante previsione sul secolo appena cominciato.

22 giugno 2002 - USTICA: SEN. BONFIETTI ESPRIME RAMMARICO A PRESIDENTE CIAMPI
ANSA:
La senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei Parenti delle Vittime, in occasione del XXII anniversario della strage di Ustica (27 giugno 1980) ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica in cui si esprime profondo rammarico per lo stato delle indagini per quanto riguarda in particolare la collaborazione internazionale. Secondo Bonfietti (Ds), infatti, a tre anni dalla conclusione dell' inchiesta sulla vicenda che ha stabilito che "il DC9 e' stato abbattuto ed e' stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che e' stata propriamente atto di guerra contro il nostro Paese", "non si hanno risultati concreti agli impegni in campo internazionale presi dai governi che si sono succeduti" perche' ci fosse la collaborazione dei paesi stranieri per chiarire cosa successe effettivamente la notte del 27 giugno sul cielo di Ustica. "All'interno poi degli apparati dello Stato - precisa ancora la lettera - vi sono state addirittura promozioni per chi ha ostacolato l' accertamento della verita'". La senatrice chiede al Presidente Ciampi, come supremo garante dei diritti dei cittadini tutti, "un interessamento particolare per non lasciare passare questo evento come uno dei tanti, seppur terribili, del nostro recente passato: con questo atto si e' inciso piu' profondamente nella realta' del nostro Stato, contro la sua dignita' nel consesso internazionale, contro i diritti fondamentali dei suoi cittadini". Nell'occasione del XXII anniversario - conclude Bonfietti- "voglio ancora esprimere la convinzione che non si tratti di rendere omaggio alla memoria delle 81 vittime innocenti, ma di fare completa luce su questa vicenda" perche' si tratta di "un problema di dignita' nazionale".

25 giugno 2002 - USTICA: APPELLO PADRE DI UNA VITTIMA A BERLUSCONI
"La Gazzetta di Reggio"
Nella sciagura perse la figlia di undici anni
Ustica, 22 anni dopo
un padre chiede la verità
al premier Berlusconi
TRENTO. Giovedì ricorre il 22º anniversario della strage di Ustica: era il 27 giugno 1980 quando un Dc 9 dell'Itavia in volo da Bologna a Palermo con 81 persone a bordo cadde in mare per cause misteriose, che le numerose inchieste non hanno ancora chiarito del tutto. Da 22 anni Roberto Superchi, il padre di una delle vittime, si batte in tutti i modi per conoscere la verità sulla morte di sua figlia, Giuliana, che quella sera si trovava sull'aereo per raggiungerlo in vacanza. Ieri Superchi, diventato famoso per la sua iniziativa "50 lire per la verità", con cui chiedeva a ogni italiano 50 lire per costituire una 'taglia' miliardaria destinata a chi fosse in grado di far emergere la verità su Ustica, ha deciso di scrivere una lettera al presidente del Consiglio. "Sono 22 anni, una vita - scrive Superchi -. Le ho provate tutte: appelli, taglie, trasmissioni in tv... quanti Governi! Adesso mi rivolgo a lei, on. Berlusconi, perchè sono convinto che può fare qualcosa per abbattere il muro della vergogna. Lei ha figli... Mia figlia aveva 11 anni. Io sono per natura un uomo allegro, vengo dai villaggi turistici, canto, faccio divertire, ma la sera, quando vado a letto, mi chiedo come è morta mia figlia Giuliana. Ed è dura vivere senza di lei. Grazie presidente e ci dia notizie. A me, a tutti i parenti delle vittime, a tutti gli italiani".

26 giugno 2002 - USTICA: CLARRIDGE (CIA), MIG LIBICO CADDE IL 18 DI LUGLIO
ANSA:
Duane Clarridge, che nell'estate del 1980 era il capo della Cia a Roma ha rintracciato il messaggio con il quale comunico' all'agenzia americana il ritrovamento del Mig libico caduto sulla Sila, ufficialmente il 18 di luglio del 1980. Ma piu' volte dei dubbi sono stati avanzati su questa data mettendo in relazione la caduta dell'aereo libico con quanto accadde nel cielo di Ustica il 27 giugno di quell'anno e cioe' la caduta del Dc9 dell'Itavia che da Bologna era diretto a Palermo con 81 persone a bordo. Clarridge ha rintracciato il messaggio che da' conferma alla versione dell'aeronautica: la caduta del Mig sulla Sila e' stata comunicata dalla Cia di Roma il 20 luglio con un messaggio che fa risalire l'evento a due giorni prima, appunto il 18 di quel mese. A rivelarlo, citando la testimonianza resa recentemente da Clarridge davanti alla terza Corte d'assise di Roma, che sta processando cinque generali e quattro ufficiali di Civilavia e dei servizi segreti per la vicenda di Ustica, e' Italydaly International Herald Tribune, in un pezzo che uscira' domani, anniversario della strage. "Ho pensato fosse bene non dipendere dai miei ricordi. Ho chiesto alla Cia di permettermi di leggere i messaggi originali sulla vicenda di quel Mig. I piu' significativi sono i primi, spediti dal mio ufficio il 20 e il 21 luglio 1980" ha detto Clarridge a Italydaly. "Il primo messaggio, datato domenica 20 luglio, comunica al nostro quartier generale il rinvenimento in Calabria di un Mig 21 libico, l'evento viene fatto risalire a due giorni prima, cioe' al 18. Nello stesso messaggio ci riporta che una nostra fonte ci aveva fatto sapere che ad informare il primo ministro italiano, Francesco Cossiga, non era stato il Sios bensi' il Sismi nella persona del gen. Santovito, che aveva comunicato la notizia a Cossiga la sera del 19". La mattina del 21 Clarridge ricevette una telefonata del capo dei servizi segreti dell'Aeronautica, il Sios, gen. Zeno Tascio, che gli chiese di andare subito nel suo ufficio. Dai messaggi originali risulta che, in quell'incontro, in gen. Tascio gli disse che il Mig era probabilmente precipitato per esaurimento del carburante che, a suo giudizio, il pilota era diretto all'aeroporto militare di Lecce dove aveva fatto un periodo di addestramento. Clarridge - afferma il supplemento dell'Herald Tribune - si riferisce all'aeroporto militare "Fortunato Cesari" di Galatina (Lecce) che dal 1943 ospita la scuola di volo dei top gun italiani. I messaggi trovati da Clarridge - afferma ancora il supplemento - non provano necessariamente che il Mig sia caduto il 18 ma certamente lasciano pensare che sia stato cosi'. Anche perche', tra le varie cose che Clarridge ha trovato, che anche un riferimento al fatto che gli stessi libici avevano confermato alle autorita' italiane che l'aereo era partito da una base di Bengasi alle 10,30 del mattino di quel giorno".

27 giugno 2002 - USTICA: TECNICI USA
"Il Nuovo"
Ustica, i tecnici americani: "Ci fu guerra nei cieli"
L'anniversario della strage aerea coincide con il processo d'Assise contro i militari del "muro di gomma". Due tecnici Usa ai giudici : "Sì, il Dc 9 era finito in uno scenario di guerra, lo avevamo detto subito".
di Gianni Cipriani
LA NOTTE DELLA TRAGEDIA MINUTO PER MINUTO
ROMA - Un incidente. Un terribile incidente provocato da un "cedimento strutturale", che aveva provocato la morte dei passeggeri del Dc9 dell'Itavia, partiti da Bologna con destinazione Palermo. Era il 27 giugno del 1980 e l'Italia, per qualche giorno, si commosse alle immagini dei poveri resti ripescati in mare. Poi l'attenzione dell'opinione pubblica venne meno. Del resto il 2 agosto un'altra tragedia, la strage di Bologna, lasciò il paese attonito e sbigottito.
Insomma, se si può usare un'immagine, la strage di Ustica, per come abbiamo imparato a conoscerla, divenne "Ustica" solo alcuni anni dopo la tragedia. Quando cominciò a diventare chiaro che la storia del "cedimento strutturale" era una frottola e che, in realtà, da quel 27 giugno del 1980 e per molte settimane, ufficiali, sottufficiali e uomini dei servizi segreti fecero a gara per far sparire tracce, prove, nastri e quant'altro che potevano dimostrare come il Dc9 dell'Itavia era precipitato nel mezzo di uno "scenario di guerra", probabilmente finito in una battaglia i cui protagonisti sono ancora oggi ignoti, anche se ipotesi più che attendibili parlano di uno scontro tra caccia dello schieramento occidentale (Italia, Usa o Francia) contro i mig libici.
Sono passati ventidue anni da quella strage. Ventidue anni nel corso dei quali la sola parola Ustica (purtroppo per la bellissima isola) evoca la tragedia del Dc9 e i depistaggi che ne seguirono. E l'anniversario di quest'anno 1980-2002 potrebbe benissimo passare in secondo piano se non fosse per una particolarità: è il primo 27 giugno - dal 1980 ad oggi - che si celebra dopo il sofferto inizio del processo che vede alla sbarra i militari accusati di aver depistato e cercato di nascondere la verità a tutti i costi.
Sotto accusa ci sono i presunti responsabili di quel "muro di gomma", che tante polemiche ha suscitato fin da quando l'inchiesta arrivò nelle mani del giudice Rosario Priore, dopo una prima fase delle indagini aspramente criticata.
Oggi, dunque, per la prima volta l'anniversario coincide con il processo, cominciato lo scorso settembre presso la terza corte d'Assise di Roma. Un dibattimento che si preannuncia molto lungo e difficile, anche sotto un profilo strettamente tecnico, dove accusa e difesa si combattono anche e soprattutto a colpi di perizie. Tuttavia, già dalle prime udienze, stanno emergendo significative conferme di quanto era emerso nel corso dell'istruttoria: fin dal primo momento gli esperti avevano capito che la caduta del Dc9 non era dovuta, appunto, ad un cedimento strutturale. Ma che, appunto, probabilmente le cause andavano ricercate in un accadimento esterno.
I giudici hanno già acquisito al dibattimento due importanti testimonianze: quelle di Stephen Lund, tecnico specializzato per la sicurezza della Mc Donnel Douglas e di John Macidull, che apparteneva al National Transportation Safety Board, l'ente americano per la sicurezza dei voli che si occupa anche di tutti gli incidenti che vedono coinvolti aerei costruiti in Usa.
Lund, interrogato, ha raccontato di essere venuto in Italia subito dopo il disastro di Ustica e di aver soggiornato a Roma dal primo luglio 1980, proprio per esaminare i dati radar dell'incidente. Il tecnico ha confermato di aver avuto i dati radar, eseguito dei calcoli e poi elaborato il tracciato dei dati . "Quando ho fatto il tracciato - ha detto Lund - ho notato che c'erano tre punti che non sembravano appartenere alla traiettoria dell'Itavia, due dei punti erano paralleli, l'altro invece era dall'altra parte, quindi si poteva interpretare i dati come l'indicazione di un altro aereo che volava parallelo al Dc 9 ad alta velocità".
Avevano dunque ragione i tecnici dell'accusa quando avevano affermato che: "Le prime indicazioni di un evento esterno trovavano conferma nell'esame di tracciati radar, dai quali chiunque avesse un minimo d'esperienza poteva valutare la presenza di echi correlabili con la presenza di un aereo esterno, proprio in coincidenza con il punto e il minuto del disastro".
Lo stesso John Macidull, come detto, aveva avuto modo di esaminare i nastri delle registrazioni dei radar di Fiumicino. Il tecnico concluse che uno o più oggetti erano presenti nei pressi del Dc9 al momento dell'incidente. Uno di questi oggetti, in particolare, volava con una velocità compresa tra 1000 e 1500 km all'ora, su una traiettoria parallela a quella del Dc9, ad ovest, e virò verso il Dc9 poco prima che questo si disintegrasse. Macdull, come lo stesso tecnico ha ribadito ai giudici, lavorando sui dati delle prestazioni dei radar di Fiumicino, concluse inoltre che non poteva esserci stata collisione tra questo oggetto ed il Dc9, ma che doveva essere stato un missile, lanciato da quell'aereo misterioso a colpire il Dc 9.
Insomma, si parlava tanto nel giugno del 1980 di cedimento strutturale, ma fin dalle prime battute gli esperti non avevano dubbi.
Ora lo scenario è completamente diverso. E diverso è anche questo 27 giugno: per la prima volta c'è un processo. Almeno una speranza per un po' di verità. Che comunque arriverà - se arriverà - con tanto, troppo ritardo.

29 giugno 2002 - USTICA: LIBERAZIONE SU DICHIARAZIONI CLARRIDGE (CIA)
"Liberazione"
Ustica, agente Cia: il Mig libico non cadde il 27 giugno 1980
Si preannuncia un clamoroso colpo di scena al processo per la strage di Ustica. L'ex agente della Cia, Duan Clarridge, innesca la marcia indietro sulla data della caduta del Mig 23 libico sulla Sila. Non solo: spiega che in vista della testimonianza che renderà in videoconferenza alla Corte d'Assise il 10 luglio prossimo, produrrà le comunicazioni sul Mig inviate dall'Ambasciata Usa a Roma alla Cia di Washington secondo le quali la caduta del cacciabombardiere sarebbe databile al 18 luglio e non alla sera della tragedia del Dc9, il 27 giugno 1980. Documenti richiesti nel '96 dal giudice istruttore, il quale però di sentì rispondere che non esistevano. Immediata la reazione di Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime di Ustica che chiede l'intervento del Governo. "Clarridge -afferma - cambia idea in un modo strano adducendo documenti che lo Stato americano sei anni fa ha detto non esistere. Se queste carte c'erano e non sono state consegnate alla magistratura, si apre un problema molto grave". Per due volte, al giudice Priore, l'ex Capo stazione dell'Agenzia a Roma, aveva detto che il Mig era caduto molto prima del 18 luglio. La prima volta a San Diego, il 20 maggio 1994 e poi a Washington, il 7 maggio 1996. Clarridge riferiva di una segnalazione agli Usa sulla caduta del Mig 23 ad opera del generale Zeno Tascio e di un invio di personale della Cia sul posto ben prima di quella data. Mentre i due tecnici americani McIdull e Lund hanno dichiarato in Assise che la sera del 27 giugno le perizie radaristiche riscontravano la presenza accanto al Dc9 di un "oggetto non meglio identificato", il Comitato studi per Ustica, confuta queste testimonianze affermando che "le analisi sono state compiute sulla base di documentazioni incomplete". Circa le dichiarazioni di Clarridge, lo stesso coordinatore del Comitato, secondo il Generale Pinto, "avrà modo di poterle documentare nella rogatoria internazionale a conferma di quanto finora emerso in Assise dove ripetute, diversificate ma concordanti testimonianze hanno confermato la data del 18 luglio quale quella effettiva e documentata, a livello nazionale, della caduta del cacciabombardiere".

4 luglio 2002 - USTICA: PRESENTAZIONE LIBRO 'PUNTO CONDOR' SUL PROCESSO
ANSA:
Una saletta dell' aeroporto "Falcone Borsellino" di Palermo ospitera' domattina (ore 10.30) la presentazione del libro "Punto Condor, Ustica il processo" scritto dai giornalisti Bianchiessi e Colarietti. L' iniziativa e' stata promossa, e resa nota a Trento, da Roberto Superchi, il padre della bambina di 11 anni morta nella tragedia di Ustica avvenuta il 27 giugno '80, con 81 passeggeri. Gia' promotore dell' iniziativa "50 lire per la verita", che ha raccolto piu' di un milione e mezzo di adesioni, Superchi ha promosso l' incontro di domani per sensibilizzare ulteriormente l' opinione pubblica e i politici italiani sulla strage, i cui responsabili devono ancora essere individuati. Di recente ha scritto una lettera anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo aver coinvolto in passato anche il Papa. All' incontro di domattina - chiarisce Superchi - hanno dato la loro adesione, tra gli altri il giudice Palma, l' ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il sindaco di Ustica Licciardi, l' avv. Bernardo Mattarella ed altri esponenti del mondo giuridico e politico nazionale.

6 luglio 2002 - A VILLA BORGHESE (ROMA) RASSEGNA DI TEATRO CIVILE
"La Repubblica" edizione di Roma
villa borghese
Ustica, Moro, Portuense sul palco il teatro civile
L'Estate Romana apre al teatro civile al Parco dei Daini di Villa Borghese (ingresso Via Pietro Raimondi) dove la prossima settimana si susseguiranno alcuni degli spettacoli più noti di quegli interpreti del racconto scenico che per analogia col mondo della canzone si è deciso di etichettare sotto il buffo nome di attautori. "Scene della memoria" il titolo della rassegna. Si comincia lunedì con "La cantata del secolo breve" di Giovanna Marini e il suo gruppo di vocalist, per una sorta di concertoevocazione. Segue alle 22 il celebrato "ITIGI Racconto per Ustica", di Marco Paolini e Daniele Del Giudice, presentato dall'attore veneto. Martedì alle 21 sarà la volta di Marco Baliani con "Corpo di Stato", indagine, riflessione e ricordo emotivo del caso Moro. Ancora Paolini mercoledì con la prima assoluta di "Parlamento chimico", ipotetica sintesi del capitalismo italiano nella vicenda del petrolchimico di Porto Marghera. Chiusura venerdì, con l'improvvisata ma motivatissima compagnia del Comitato Vittime del Portuense impegnata a ricostruire il crollo di quattro anni fa in "Non spostate quel mattone" diretto dal presidente del comitato Ferruccio Fumaselli. Lunedì alle 20. Martedì venerdì alle 21.
Ingresso libero.

24 settembre 2002 - ULTIMA VERSIONE USTICA DI PAOLINI
"Il Corriere della sera"
A Milano l'ultima versione di "Ustica" e gli scandali del petrolchimico
Paolini, l'indignazione sul palco
"Racconto storie tremende per far diventare adulti noi italiani"
MILANO - "A noi italiani l'indignazione dura meno dell'orgasmo, poi ci addormentiamo. E allora smettiamola". E' una battuta della nuova versione di Racconto per Ustica , tra le più complesse storie di Marco Paolini, che da sabato riprendono al Teatro Strehler, inizio alle 19.30 (orario britannico che si ripeterà il martedì). "In scena ci sarà silenzio, quello che dal '90 circonda la vicenda del Dc9 abbattuto; il suono della scatola nera; più dialoghi tra me e me stesso", spiega Paolini, l'attore-autore che con il Racconto del Vajont ha avviato da metà anni 90 "una discesa nei buchi neri delle disgrazie italiane" dal palco, dalla tv (9 milioni di spettatori alla diretta Rai2 del '97) e ora in un film di Davide Ferrario (su Tele"Bianco il 27 alle 21.25).
A rotazione, Paolini proporrà anche la recente Parlamento chimico sugli abusi di Porto Marghera. "All'inizio volevamo fare un Mahabharata (la più antica saga indù, ndr ) italiano, nascita sviluppo ascesa crisi e morte del capitalismo italiano, 80 anni. Poi, la terra, che è la mia, il Veneto, mi ha ricordato il sogno di un gruppo di industriali; i sacrifici dei nostri padri che per farci studiare e mangiare non badarono a cosa quel polo chimico, quelle ciminiere nella notte, potevano provocare: anche la morte. Mia madre non usa più la plastica, per conservare la soppressa, il salame veneto, usa lo straccio umido", dice Paolini che mescola sempre vertiginosamente la tragedia e l'ironia.
Che cosa si propone con i suoi spettacoli? "Farci diventare adulti, non bruciare il passato".
Claudia Provvedini

8 ottobre 2002 - USTICA: GIOVANARDI RISPONDE A INTERPELLANZA
ANSA:
Sono due le ipotesi rimaste sul tappeto per spiegare la tragedia di Ustica: una bomba esplosa nell'aereo o una 'quasi collisione'. Ma la 'quasi collisione' non ha precedenti nella storia dell'aeronautica. Lo ha detto in aula alla Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, rispondendo ad una interpellanza di Michele Tucci (Udc). Il ministro ha letto in aula le lettere inviate all'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato nel settembre del 2000 dal presidente Usa Clinton e dal presidente francese Chirac per illustrare la collaborazione offerta dai due paesi alleati alla ricerca della verita'. Il ministro ha sottolineato che dopo le varie perizie giudiziarie su Ustica e le "conclusioni interlocutorie" date dalla magistratura restano queste due possibilita'. L'ipotesi del giudice Priore e' quella "di una battaglia aerea" nella quale pero' il Dc9 non sarebbe stato colpito da un missile ("l'ipotesi del missile e' definitivamente uscita di scena in tutte le ricostruzioni") ma sarebbe rimasto coinvolto subendo una 'quasi collisione': un'aero militare sarebbe passato molto vicino al Dc 9 e tale vicinanza avrebbe provocato la sua totale destrutturazione, facendolo precipitare in mare. Questa ipotesi - sottolinea il ministro - presenta un punto debole: "nella storia dell'aeronautica non si conosce la 'quasi collisione'. In cento anni di aviazione non esiste un precedente secondo il quale un aereo sia collassato e sia caduto perche' un 'altro aereo sia passato nelle sue vicinanze". "Purtroppo - ha rilevato ancora Giovanardi - a 22 anni dai fatti e dopo aver ricostruito il delitto il processo incorso non fa riferimento ai responsabili di questa strage, ossia a chi ha messo la bomba, se di bomba si e' trattato (rispetto all'ipotesi piu' probabile) o se di incidente si e' trattato, attraverso la ' quasi collisione'. Il processo riguarda soltanto la parte relativa agli eventuali depistaggi che sarebbero stati fatti nell'ipotesi in cui si fosse svolta una battaglia aerea, un missile, o vi fosse stata la partecipazione aerea di altri paesi e quindi l'opera compiuta, in sede Nato o in sede internazionale per non scoprire questo tipo di attivita"'. Il governo - ha ribadito il ministro - auspica che la Corte d'Assise possa fare piena luce anche nelle zone d'ombra che si sta faticosamente cercando di rischiarare in sede giudiziale e che, all'esito del procedimento si giunga a mettere qualche punto fermo. "Cio' riporterebbe anche serenita' negli ambienti delle forze armate qualora non dovessero emergere responsabilita' a carico degli ufficiali che sono stati rinviati a giudizio". Il ministro ha ricordato che vi sono state " ricostruzioni "a volte di fantasia" relativamente all'accaduto e vicende giudiziarie ancora in corso che riguardano accuse molto pesanti verso i vertici dell'Aeronautica militare di allora. Credo sia doveroso per questo governo - ha aggiunto Giovanardi - rispondere con dei dati di fatto". Per quanto riguarda il rapporto con altri paesi che sono stati interpellati dal governo italiano per ottenere notizie su quell'avvenimento il ministro ha riferito che la "Libia non ha mai fornito risposta alle richieste italiane, Israele ha confermato di non avere elementi, mentre l'ex Jugoslavia ha affermato di non avere avuto coinvolgimenti specifici. La Germania e l'Inghilterra hanno assicurato di non avere avuto velivoli in volo nel basso Tirreno la sera del 27 giugno 1980. La Francia e gli Usa hanno fornito risposte dirette da parte dei presidenti Chirac e Clinton, al governo Amato nel 2000 affermando per l'ennesima volta di non avere elementi, a loro conoscenza, di responsabilita'. Francia e Stati Uniti - ha sottolineato Giovanardi - hanno risposto rispettivamente per 13 e per 63 volte alle varie richieste di rogatorie e di collaborazione da parte dell'Italia". Quanto al nostro paese il ministro ha precisato che gli organi competenti del ministero della Difesa "hanno fornito costante collaborazione all'autorita' giudiziaria nelle sue indagini, confermando che, nella zona e nell'ora dell'incidente, non erano in corso esercitazioni aeree o navali Nato conferma ottenuta anche dagli stati esteri interpellati, con una portaerei della VI flotta Usa e una fregata inglese in porto a Napoli, due portaerei francesi in porto a Tolone e 4 navi russe in porti della Tunisia". "Le risultanze acquisite - ha detto tra l'altro il ministro - dalla Commissione portano ad escludere ogni supposto coinvolgimento dell'incidente di Ustica del famoso aereo Mig 23 ritrovato in Calabria, che deve invece ritenersi caduto effettivamente il 18 luglio 1980, come e' dimostrato anche dalle ultime notizie arrivate dagli Stati Uniti, dove vi sono documenti ufficiali che dimostrano che in quella data la Cia venne informata dell'accaduto e che pertanto non vi e' alcuna relazione tra i due fatti".

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha letto in Aula alla Camera, rispondendo ad una interpellanza su Ustica, il testo delle lettere inviate dai presidenti di Francia e Stati uniti al nostro presidente del Consiglio dell'epoca, Giuliano Amato nel 2000. Nel 27 settembre Chirac risponde al Presidente Amato nel modo seguente: "Signor Presidente, caro amico, ho avuto un grande piacere nel rivederla a Parigi il 19 settembre. In quell'occasione lei ha sollevato la questione di Ustica in relazione al fatto che e' imminente l'apertura del relativo processo penale dinanzi alla sesta Corte d'assise di Roma. La verita' su questa tragedia deve essere conosciuta ed io le confermo il sostegno della Francia per aiutare la giustizia italiana a fare piena luce. Quattordici commissioni e rogatorie internazionali sono state indirizzate alle autorita' giudiziarie francesi dal 6 luglio 1990 al 18 dicembre del 1997. Queste commissioni e rogatorie hanno tutte ricevuto risposte che sono state indirizzate al magistrato richiedente (l'ultima trasmissione e' in data 29 gennaio 1999). Pertanto, tutte le rogatorie sono state eseguite. La Francia e' pronta a continuare la sua cooperazione piena ed intera. Ho preso nota delle questioni prioritarie per le autorita' giudiziarie italiane quali esposte nella sua lettera datata 16 giugno. In virtu' della Convenzione europea di cooperazione giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, la quale regola la nostra cooperazione giudiziaria su base bilaterale, sara' nel quadro di nuove domande di cooperazione che potranno essere fornite le risposte. Sappia che da parte mia c'e' la migliore attenzione affinche' la verita' sia acclarata. Firmato: il Presidente francese Chirac". Clinton scrive il 24 ottobre del 2000 da Washington quanto segue: "Caro Giuliano, ho molto gradito il nostro incontro a Washington. Confermo la nostra stretta cooperazione. Dal momento che, durante la tua visita, non abbiamo avuto l'occasione di discutere delle tue lettere sull'incidente dell'aereo di linea avvenuto a Ustica nel 1980 e della riforma del Consiglio di sicurezza della Nazione unite desidero trattarli ora. Circa l'incidente del DC9 Itavia al largo di Ustica gli Stati Uniti hanno supportato le autorita' giudiziarie italiane per molti anni nel loro sforzo per gettare luce sul medesimo. Abbiamo risposto a tutte le domande pervenute dai magistrati italiani. Abbiamo anche reso disponibili tutte le informazioni che potessero dare un indizio che spiegasse il destino del velivolo Itavia. Siamo certi che non esiste alcun'altra informazione che possa spiegare quanto accaduto. Rimango fermo nella convinzione che non vi sia stato alcun coinvolgimento americano di qualsiasi sorta nell'incidente del DC9 Itavia. La sua lettera asserisce che molti punti devono essere ancora chiariti circa Ustica. Se vi fossero altre domande suggerisco che sarebbe meglio che ritrattassimo un'applicazione del nostro trattato di mutua assistenza legale". "Anche in tal caso - ha osservato Giovanardi in aula - si tratta di una risposta molto cordiale, ma anche molto ferma che naturalmente apre la questione dei rapporti con due paesi amici ed alleati, come la Francia e gli Stati Uniti, in merito alla reiterazione (siamo alla sessantatreesima e tredicesima risposta) del suddetto episodio". "Ricordo anche che il nuovo ministro francese Raffarin ha dato recentemente la risposta ad una specifica lettera della senatrice Bonfetti, quale presidente dell'associazione parenti e vittime della strage di Ustica, nella quale asserisce che il proprio paese ha cercato di aiutare la magistratura italiana per fare completa luce sulla vicenda, intendendo la Francia svolgere un ruolo attivo affinche' la verita' sia conosciuta. Il Governo - ha concluso il ministro - prende atto delle tredici risposte francesi e delle sessantatre' risposte statunitensi ed apprezza la disponibilita' alla collaborazione".

"La risposta del governo dimostra che chi, per anni, ha sostenuto la tesi del missile e della battaglia aerea quali cause dell'abbattimento del DC 9 Itavia, ha impiegato tutti i mezzi mediatici, possibili, leciti e non, per condizionare l'opinione pubblica e, probabilmente, per tentare di condizionare i giudici popolari della Corte di Assise sulla colpevolezza dell'aeronautica militare e dei suoi uomini in ordine a questa immane tragedia". E' quanto ha detto oggi in aula, alla Camera, l'on. Michele Tucci, capogruppo Udc della commissione Difesa a proposito della risposta data dal ministro Carlo Giovanardi alla sua interrogazione sulla vicenda del Dc9 dell'Itavia. "Il processo in Corte di Assise non e' volto ad accertare la causa del disastro aereo, praticamente archiviata dal giudice istruttore Priore in quanto non individuabile in maniera dirimente. Il processo, invece, deve accertare eventuali responsabilita' dei generali dell'aeronautica militare per non aver riferito alle autorita' dell'esecutivo, elementi dei quali sarebbero stati a conoscenza in ordine ad una battaglia aerea sinora soltanto ipotizzata". "Su questo specifico punto - si legge nella replica dell'on. Tucci - le risposte fornite al Governo italiano dai paesi interpellati (alleati e non) hanno ribadito con chiarezza il non coinvolgimento delle Forze Armate di quei paesi nel caso Ustica. Risulta, altresi', evidente ed accertato che gli organi competenti del Ministro della difesa hanno dato costante collaborazione all'Autorita' giudiziaria, affermando che, nella zona dell'incidente, non erano in corso esercitazioni aeree e navali della Nato. Allora, restiamo comunque, convinti che si vogliano colpevolizzare istituzioni come l'aeronautica militare ed altri servitori dello Stato, i quali hanno solo il torto di aver difeso il corpo di appartenenza e, per questo motivo, un processo sommario e devastante l'hanno gia' subito dai media". "La rilevanza politica della vicenda þ si legge ancora nella replica di Tucci- che vede coinvolti i poteri dello Stato, dovrebbe indurre ad una maggiore cautela proprio per la delicatezza dei diritti e della liberta' in gioco". "E' intimo convincimento che, in questa come in altre vicende siffatte, occorra garantire non solo la liberta' di stampa e di espressione, ma anche il diritto dei cittadini di essere correttamente informati e quello degli imputati ad essere giudicati dal giudice naturale precostituito per legge".

"Il ministro Giovanardi e' disinformato e conosce poco o nulla del processo", dunque avrebbe fatto meglio "a tacere". Cosi' l' avv. Mario Scaloni, che rappresenta l' ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali, ha commentato le dichiarazioni di Carlo Giovanardi sulle cause e lo scenario dell' abbattimento del DC 9 Itavia, che costo' la vita a 81 passeggeri e il fallimento della societa' aerea. "Le affermazioni del ministro - ha detto Scaloni - sono in assoluto, totale contrasto con quanto si e' appurato e sta emergendo dal dibattimento in corso". Ad esempio, per quanto riguarda il Mig libico che Giovanardi afferma essere "effettivamente caduto il 18 luglio dell' 80", l' avvocato invita il rappresentante del Governo "a leggere i verbali dell' audizione dei periti che condussero l' autopsia sul corpo del pilota, definito in stato di putrefazione avanzatissima, letteralmente 'deliquescente'". "Sposare la tesi della bomba ed escludere il missile - dice l' avvocato di Davanzali, che da anni si batte perche' la verita' sia scoperta - e' una scelta che non sta assolutamente in piedi. E la difesa che il ministro fa dei vertici militari, cosi' come l' auspicio sostanziale della loro assoluzione costituisce un' interferenza inaccettabile". "Dica il ministro - continua Scaloni - perche', se quella sera non e' successo niente in cielo (e in mare), tutti i radar italiani hanno cancellato i dati e i nastri relativi proprio al periodo di tempo in cui l' aereo e' precipitato". Certo, la difesa di Davanzali non pretende che "insieme a noi, Stati Uniti, Francia e altri nostri alleati si accusino di cose forse ancora incofessabili, ma - conclude Scaloni - c' e' un limite a tutto: meglio avrebbe fatto il ministro a stare zitto".

7 novembre 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI PER LEGGE QUADRO ASSISTENZA ALLE VITTIME
Comunicato dell' Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili
A TUTTI I DEPUTATI E I SENATORI - GIOVEDI' 7 NOVEMBRE 2002 alle ORE 11,00 SALA STAMPA CAMERA DEI DEPUTATI, PALAZZO MONTECITORIO
È indetta una conferenza stampa PER LA PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE ELABORATA DALLA COMMISSIONESUI PROBLEMI E SUL SOSTEGNO DELLE VITTIME DEI REATI denominata LEGGE QUADRO PER L'ASSISTENZA, IL SOSTEGNO E LA TUTELA DELLE VITTIME DI REATO
Il 12 aprile 2001 fu costituito l'Osservatorio sui problemi e sul sostegno deller vittime di reato oggi denominato Commissione, in un anno di lavoro ha elaborato la proposta di legge in ottemperanza alle disposizioni del Consiglio d'Europa che si sottopone all'attenzione di tutto il Parlamento e dell'opinione pubblica.
Aderiscono e saranno presenti oltre ai rappresentanti delle Associazioni che formano l'Unione Vittime per Stragi anche rappresentanti di:
Associazione "Vittime della banda della Uno Bianca"
Associazione parenti Vittime "Istituto Salvemini" Casalecchio di Reno
Comitato Vittime Moby Prince "140"
Fondazione Luigi Guccione - Vittime della strada
Associazione Cittadinanza Attiva
Associazione Vittime Strage di Ustica
Associazione Memoria caduti terrorismo forze dell'ordine e magistrati
IL PRESIDENTE
Paolo Bolognesi

30 novembre 2002 - USTICA: CLARRIDGE (CIA), HO SAPUTO DEL MIG IL 19 LUGLIO
"Il Gazzettino"
STRAGE DI USTICA Dopo 23 anni non è ancora definitivamente accertata la data della caduta dell'aereo militare libico Cia: il Sismi ci disse subito del Mig Deposizione del capo dell'agenzia a Roma, Duane Clarridge: era il 19 luglio 1980 Roma
La stazione della Cia a Roma seppe della caduta del mig libico sulla Sila il 19 luglio 1980. Lo comunicò il Sismi a Duane Clarridge, allora capo stazione dell'Agenzia nella capitale, che lo ha riferito nella deposizione resa alla Corte d'Assise in collegamento satellitare nel processo per la strage di Ustica dove sono imputati cinque generali dell'Aeronautica Militare.A quasi 23 anni di distanza dalla tragedia di Ustica, nella quale persero la vita 81 passeggeri del Dc9 Itavia diretto a Palermo, non sono dunque chiariti i dubbi circa la data della caduta del Mig 23. Nel 1994 Clarridge disse ai magistrati che i suoi uomini andarono ad ispezionare il relitto del caccia prima che la notizia fosse di pubblico dominio, e quindi del 18 luglio '80.Successivamente, sull'agenda sequestrata a Zeno Tascio, era segnato alla data 14 luglio un appunto sull'ispezione del Mig da parte degli americani. "Non voglio dire che il Mig sia caduto il 18 luglio", ha detto inoltre di recente Clarridge in una intervista all'International Herald Tribune.
Ieri, l'uomo della Cia riferisce ai giudici di aver inviato uno specifico messaggio sulla vicenda alla sede Cia negli Stati Uniti il 20 luglio, ossia il giorno dopo aver saputo dal nostro servizio segreto militare della caduta del Mig sulla zona montagnosa calabrese.
L'ex Capo Stazione ha inoltre spiegato di aver inviato altri due messaggi alla stessa sede il 21 luglio 1980, dopo un colloquio diretto con il capo del 2^ reparto Sios aeronautica, Zeno Tascio. Nel primo, ha detto Clarridge, vennero forniti "ulteriori elementi sul fatto", nel secondo rappresentò la richiesta di "poter inviare tecnici statunitensi in Italia per esaminare il relitto del caccia bombardiere".
Il 23 luglio 1980, Clarridge comunicò nuovamente con la sede centrale della Cia sulla vicenda del Mig 23 libico. Nei due messaggi, ha chiarito ancora, trattò ulteriori elementi di conoscenza acquisiti sul luogo della sciagura dai tecnici Usa che visionarono alcuni resti del Mig 23 e nel secondo le possibili implicazioni internazionali italo-libiche derivanti dal fatto. L'ex Capo dell'ufficio Cia di Roma ha quindi spiegato che le puntualizzazioni sulle date e i contenuti dei messaggi da lui originati a Roma erano rese sulla base della documentazione per la quale, pur essendo tuttora secretata, aveva avuto la autorizzazione alla consultazione al fine di rendere testimonianza in Assise.
 
 

 


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