Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003 |
2 aprile 2003 - USTICA: PERITI FAMILIARI VITTIME A PROCESSI DEPISTAGGI
"Il Messaggero Veneto"
"A Ustica fu battaglia aerea"
ROMA. Non fu una bomba a causare la strage di Ustica ma una vera e propria battaglia aerea con tanto di missile lanciato presumibilmente contro l'aereo che, come dimostrano i tracciati radar, si nascondeva sotto il Dc 9 Itavia.
A 23 anni dal disastro che si consumò nei cieli del Tirreno, la verità di parte civile su quanto accadde quella sera del 27 giugno 1980 approda in Corte d'assise. Da ieri e fino a venerdì i periti nominati dall'Associazione dei familiari delle vittime depongono nell'aula bunker di Rebibbia dove da due anni è in corso il processo per alto tradimento a nove alti ufficiali dell'Aeronautica militare italiana. La corposa perizia illustratata ai giudici della terza corte d'assise di Roma, presieduta da Giovanni Muscarà, porta la firma dei professori Franco Algostino, Mario Pent e Mario Vadacchino, docenti del Politecnico di Torino.
E ricostruisce punto per punto ciò che avvenne, a terra e in cielo, mentre il volo di linea I-Tigi della compagnia Itavia decollava da Bologna con 81 persone a bordo (nessun sopravvissuto) per raggiungere Palermo.
A prendere la parola per primo è stato ieri il professor Vadacchino che illustrando le tesi dei consulenti ha spiegato perché è da escludere l'ipotesi che a far esplodere l'aereo sia stata una bomba collocata nella toilette.22 giugno 2003 - USTICA: TALPA USA SPIAVA AMATO ?
"Il Corriere della sera"
Desecretata parte dei documenti americani, ma la Cia nega informazioni al Tribunale: "Riguardano la sicurezza di Stato". Sospetti su conversazioni intercettate tra il premier Amato e il ministro Andò
"Una talpa degli Usa nella Commissione su Ustica"
ROMA - Non c'è la prova (ma il sospetto sì) che all'inizio degli anni Novanta le conversazioni sulla strage di Ustica tra il premier Giuliano Amato e il ministro della Difesa Salvo Andò fossero intercettate. C'è invece la certezza che alcuni funzionari dello Stato italiano passavano in anteprima informazioni sull'inchiesta all'ambasciata degli Stati Uniti, che poi le girava a Washington citando fra virgolette persino i giudizi più sgradevoli. Questo emerge dalla lettura di 1548 pagine di documenti che il Dipartimento di Stato ha consegnato in base al Freedom of Information Act, cui i familiari delle 81 vittime della strage si sono appellati nel tentativo di andare al fondo dei segreti che dopo 23 anni ancora impediscono di sapere la verità sull'esplosione del DC9 Itavia avvenuta la sera del 27 giugno 1980. Si tratta di telex in arrivo dal Dipartimento di Stato o in partenza dalla sede diplomatica Usa, che contengono una cronaca quotidiana degli sviluppi del "caso Ustica", il commento degli ambasciatori che si sono succeduti in via Veneto (Gardner, Rabb, Secchia, Foglietta, Bartholomew), le indicazioni di comportamento fornite alla rappresentanza di Roma dai sottosegretari e segretari di Stato (Christopher, Muskie, Haig, Schultz, Baker) che hanno gestito la politica estera americana fino alla presidenza di George W. Bush.
Numerose e sostanziali le censure applicate dall'autorità Usa incaricata di supervisionare il rilascio, con qualche grossolana svista che consente di poter ricostruire alcune situazioni. Rispondendo a una richiesta ufficiale della Corte di Assise di Roma, dove è in corso il processo contro nove alti ufficiali, la Cia, ha opposto un secco rifiuto. In base all'articolo 5 del Trattato di mutua assistenza con l'Italia, il direttore della Cia ribadisce di avere "costantemente rifiutato di cercare e produrre, qualora esistano, documenti classificati" per "proteggere le fonti e i metodi d'intelligence" e per non "pregiudicare la sicurezza o altri interessi essenziali" degli Usa.
Il primo in ordine di tempo ad agitarsi è l'ambasciatore Maxwell Rabb (quello del braccio di ferro a Sigonella). Il 26 ottobre 1988, i giornali pubblicano la notizia che i laboratori britannici del Rarde avrebbero la prova che fu un missile a colpire il DC9 e Rabb scrive a Washington: "Se il giudice dovesse confermare che l'aereo è stato abbattuto da un missile, la reazione dell'opinione pubblica in Italia sarebbe tremenda... Noi vogliamo credere che in caso di conclusione tanto avversa gli italiani ci avvertiranno in anticipo, ma non siamo sicuri... Può essere possibile avere un'idea della direzione che stanno prendendo le cose ed essere preparati ad affrontare il risultato... Azione richiesta: che l'ambasciata di Londra stabilisca un contatto discreto con i funzionari britannici più appropriati per chiedere dei test sul DC9".
A primavera del 1989, la Commissione d'inchiesta governativa Pratis, nominata da Ciriaco De Mita, è arrivata a un passo dalla conclusione e l'ambasciata a Roma, che continua a ripetere di non considerare la strage di Ustica una faccenda nella quale sono coinvolti gli Stati Uniti, è però in fibrillazione. A stemperare la tensione in via Veneto ci pensa uno dei membri della Commissione (anonimo, grazie alla censura), che passa in anteprima il risultato dell'inchiesta. Ma nonostante questo Rabb scrive: "La conclusione della Commissione che probabilmente l'aereo fu abbattuto da una bomba (cosa che ci è stata privatamente confermata da un membro della Commissione) non chiuderà affatto la questione".
Poi il 13 novembre 1992, con un telex firmato dal nuovo ambasciatore Peter Secchia che risulta censurato al 95%. Titolo del messaggio: "Ustica: l'ambasciatore ottiene comprensione in un'udienza per la sua protesta". Poi, due pagine e mezza di bianchetto. A parte un breve inciso di cinque parole sottolineate, che sembra abbia fatto sobbalzare chi all'epoca aveva incarichi di governo: "Amato accetta di chiamare Andò...".
Di cosa si tratta? Della intercettazione di una telefonata tra l'allora premier e il suo ministro della Difesa? Del riassunto di quella stessa telefonata riferita a Secchia da una fonte interna a Palazzo Chigi? Impossibile saperlo. Solo la parte finale del messaggio ha passato la censura. Dice: "Craxi ha consigliato l'ambasciatore di non discutere pubblicamente questi dettagli e di limitarsi ai punti essenziali: gli Usa non avevano aerei nelle vicinanze e nessun missile risulta mancante. L'ambasciatore ha spiegato che è stato già fatto un gran danno ed è necessario fare qualcosa per riparare. Craxi ha detto che ne parlerà con Andò un'altra volta per essere sicuro che capisca (censura). Craxi ha detto inoltre che metterà a parte il primo ministro del suo punto di vista (cosa che ha chiaramente fatto). Firmato: Secchia". Proprio in quei giorni Andò aveva ribadito la volontà di dare piena collaborazione alle indagini sulla strage, "mettendo a disposizione armadi, cassetti e fascicoli" della Difesa.
A. P."Il Barbiere della sera"
La Cia apre case alloggio per ragazze-madri
di Piero Gamela
Se Merlo non legge i giornali, nemmeno gli puoi dire: "Merlo chi legge". A quando una spy-story firmata Merlo-LeCarrè e dedicata alla lotta della Cia contro l'infibulazione?
I giornalisti, li leggono i giornali? Ascoltano radio e Tv? Possiamo dubitare che lo faccia Francesco Merlo?
Il dubbio viene - e atroce - leggendo sul Corriere di oggi, domenica 22,
"MA LA CIA NON ERA IL DIAVOLO?"
Merlo è un grande, OK - voglio dire, un grande giornalista, non fraintendetemi. Dura, per me che nemmeno ho la scienza di un Ivan il Terribile, fargli le pulci. Ma quando le vedi così grosse, eh no! - nessun amore per gli animali può impedirti di dargli una strizzatina.
Il buon Merlo (cosa non darei per una 't' in più!) sostiene candidamente e perentoriamente che la Cia, foss'anche mai esistita (ma giungerà a dubitarne), oggi è
"una Cia da oratorio salesiano, una sorta di confraternita di san Giovanni Bosco, una Cia trasparente e candida". "I nuovi spioni perbene della Cia si sono formati accanto a noi, è gente che non passa più informazioni per uccidere gli Allende ma magari per salvarli".
Donde ha munto, il nostro, convinzioni così rivoluzionarie? Dal fatto che, non trovandosi in Iraq le mitiche armi di distruzione di massa - motore primo della guerra a Saddam - perciò stesso la Cia è innocente e santificata. Perché se essa fosse quel diavolo che noi - i comunisti, manco a dirlo - abbiamo sempre dipinto, che ci metteva a piazzarne a iosa in ogni dove?
Se non l'ha fatto, è perché mai l'ha fatto, non fa parte del suo bagaglio culturale e tecnico.
Non mi credete? Ma leggetevelo!
Per paura di non essere stato chiaro, l'illustre penna aggiunge: "Eppure qualsiasi brigadiere italiano sa infilare l'eroina nella tasca del reo che non confessa, del cantante che non canta, del Tortora da sbattere in prima pagina. Ebbene, non la Cia."
Sotis e Donna Letizia gli fanno un baffo, a costui!
Non si ferma qui la sua missione di wcnet nel cesso della me... comunista italiana:
"Evidentemente quelli della Cia non danno più retta a Cossutta, non leggono gli articoli di Curzi e Vendola su "Liberazione", non guardano Bertinotti a "Porta a Porta", non conoscono se stessi perché si ostinano a non studiare i saggi di Tabucchi, le sapienze di Gino Strada, le expertise di Furio Colombo e le trovate di Nanni Moretti".
Eccoci qua: La trimurti comunista Cossutta-Curzi-Colombo s'è inventata la Cia cattiva! I CO.CU.CO. imbrattatori della sua virginea coscienza.
Le Carrè (citato anche dal Merlo) impari!
Anche gli USA escono beatificati dalla vicenda Iraq: preferiscono affrontare uno scandalo interno ben peggiore di quello della bugia 'pubica' (lui l'ha scritto) di Clinton, piuttosto che far piazzare in Iraq dalla Cia anche un solo bottiglione di antrace. A sentire il nostro Merlo, questo è un grande merito, perché, evidentemente, il diritto internazionale (o quello divino?) consentirebbero a Bush di agire in tal senso.
Perché non esercitano questo diritto? Ce lo spiega il loro nuovo portavoce in Italia:
"Un po' perché gli americani sono davvero sicuri di trovarle, quelle armi di distruzione di massa".
Basta, no?
No!
"E un po' perché sanno che la vera arma di distruzione di massa, quella per cui valeva comunque la pena, era Saddam Hussein, il dittatore becchino delle fosse comuni, il genocida dei curdi, l'avvelenatore del proprio popolo".
Il vecchio adagio cinese sul pestaggio delle mogli non tramonta mai.
Tornando alla Cia, su di essa ci siamo inventati tutto, trasformando l'Esercito della Salvezza in un crudele mostro proteiforme.
Un po' come s'è fatto con la Mafia e la P2, no?, mostruose creature della notte evocate ad arte dai CO.CU.CO degli ultimi 50 anni per distrarre l'attenzione del popolo bue dalle malefatte dei comunisti (e vivaddio che poi sono arrivati il 'Libro nero sul comunismo' e i temi di maturità).
"Parlare di Cia è evocare un gorgo, un maëlstrom di schifezze."
E invece?
"E invece ora l'Iraq ci dimostra che quella Cia non esiste, o che è andata in vacanza, oppure ancora, e la cosa è per noi più inquietante, che non è mai esistita, almeno in quelle forme mostruose che ci hanno rassicurato nella fede in altri mostri e hanno reso più leggera la nostra complicità intellettuale con gli eroi dell'anticapitalismo, da Castro a Mao, da Ho Chi Minh ad Arafat."
La Cia, insomma, è quella che civettava di politica italiana con quel frescone di Ferrara in fasce o quella che lottava coraggiosamente contro i musi gialli comunisti nei 'Segretissimo' di un po' di anni fa.
Guerra fredda? Kgb? Ma se le sono inventate i giornalisti per aumentare le tirature dei giornali!
"E' dura prendere atto che Mefistofele non esiste, che non si possono più addossare alla Cia le nostre debolezze, le nostre insufficienze, le nostre sottrazioni. E' dura scoprire che il diavolo non esiste più, e che, troppe volte, il diavolo eravamo noi."
Portella della Ginestra; gli infiltrati nelle Br; la P2; tutte le stragi degli anni 80; i finanziamenti ai sindacati gialli, Ustica ecc. ecc.: tutto cancellato, non sopravvive nemmeno il dubbio.
Ustica, sì. Ho esordito chiedendomi se Merlo legge i giornali e guarda la Tv: è di ieri la gravissima notizia che la Cia (digiuro!) intercettava al telefono i nostri ministri, sul suolo patrio - e poi l'ambasciatore Usa faceva pressioni su Craxi. Ci sono le prove, ma dopo oltre 20 anni ancora non lo ammettono.
Cambiamento?!
Forse sì, ma al Corriere della Sera: sono queste le prime avvisaglie dell'era post debortoliana?
Piero Gamela23 giugno 2003 - USTICA: SU AMATO SPIATO DA USA
"La Gazzetta del sud"
Amato sarebbe stato spiato quand'era premier nel 1992
Ustica, altri interrogativi
BOLOGNA -- La notizia secondo cui i servizi statunitensi hanno intercettato nel 1992 conversazioni telefoniche del Presidente del Consiglio Giuliano Amato e del Ministro degli Esteri a proposito della strage di Ustica, "è grave ed inquietante". Lo afferma il senatore Ds ed ex sindaco di Bologna Walter Vitali per il quale "il Governo deve riferire immediatamente in Parlamento su questa vicenda che lede la dignità e la sovranità del nostro Paese". L'esecutivo, sostiene il senatore, "deve dire quali passi intende compiere presso il Governo degli Stati Uniti per esprimere la più ferma protesta nei confronti di quell'episodio sconcertante e per ottenere tutte le informazioni necessarie, e che finora sono state negate, per giungere alla verità sulla strage". "Grazie alle indagini condotte dal giudice Priore, e alle continue sollecitazioni dell'Associazione dei parenti delle vittime - ricorda Vitali - si è giunti fino ai tracciati radar di quella notte che dimostrano una intensa attività aerea intorno al DC9 dell'Itavia. Ora è necessario che tutti i Paesi coinvolti, a partire dagli Stati Uniti, rispondano finalmente alle domande dei magistrati per capire come fu abbattuto l'aereo. Se il Governo non risponderà rapidamente alle Camere, come è suo preciso dovere, presenteremo una mozione parlamentare sottoscritta da tutti coloro i quali sono disponibili per ottenere, a 23 anni dalla strage, che si tenga il dibattito parlamentare". Il deputato verde Paolo Cento, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, ha annunciato un'interpellanza urgente al presidente del Consiglio dopo le rivelazioni sul caso di Ustica fatte dal Tg3.25 giugno 2003 - USTICA: 23 ANNI DOPO UN PREMIO TEATRALE
"Il Mattino di Padova"
A 23 anni dalla strage nasce il Premio Ustica
BOLOGNA. Ustica, 27 giugno 1980, ore 21. L'aereo civile Dc9 Itavia Bologna-Palermo viene abbattuto: 81 morti. Chi stava compiendo azioni militari? Una guerra non dichiarata? Contro chi? Che ci facevano sui cieli di Ustica aerei americani, inglesi e francesi?
Sono solo alcuni degli interrogativi posti dalla senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, alla vigilia del 23º anniversario di una tragedia ancora irrisolta.
L'occasione di riproporre gli inquietanti misteri italiani è stata la presentazione della la prima edizione del Premio Ustica per il teatro, un'iniziativa con scadenza biennale in collaborazione con l'Associazione Scenario, rivolto ad artisti esordienti e gruppi di recente formazione. Sono quattro le opere finaliste, selezionate per l'impegno civile e la tensione alla memoria, che verranno tutte rappresentate il 26 giugno a Faenza (ingresso gratuito), mentre la messa in scena del progetto vincitore avverrà l'anno prossimo a Bologna. Le opere sono: Teatro Incanto di Reggio Emilia con "Cuori di terra", Mana Chuma Teatro di Reggio Calabria con "Spine", Compagna i Liberanti di Napoli con "Oreste" Nudoecrudo Teatro di Milano con "Borsara nera".27 giugno 2003 - USTICA: CORTE CONTI
ANSA:
La sospensione del procedimento in attesa della conclusione del processo penale o, in alternativa, condanna al pagamento all' erario di oltre 13,5 milioni di euro per le spese sostenute dallo Stato per il recupero della carlinga del Dc9 Itavia precipitato al largo di Ustica 23 anni fa. Sono le richieste del pm della Corte dei Conti del Lazio Luigi Speranza per una trentina di militari coinvolti a vario titolo nell' inchiesta giudiziaria e finiti anche nel mirino della magistratura contabile.
Secondo la Procura se i militari avessero fornito fin dall' inizio le giuste indicazioni, gli inquirenti non avrebbero avuto necessita' di fare recuperare la carlinga dell' aereo nel corso delle indagini: i costi, sempre per la procura, vanno quindi addebitati ai responsabili. Sulla vicenda si pronuncera' il collegio presieduto da Vincenzo Bisogno. Contrari alle richieste del pm Speranza i difensori dei militari, soprattutto di quelli che hanno gia' ottenuto il proscioglimento in sede penale per non aver commesso il fatto o per intervenuta prescrizione. Secondo gli avvocati le spese per il recupero del Dc 9 rientrano tra quelle di natura giudiziaria.27 giugno 2003 - USTICA: PADRE BIMBA CHIEDE GIUSTIZIA
ANSA:
"Ventitre anni fa ho perso la mia bambina di 11 anni nella strage aerea di Ustica e per tutto questo tempo ho atteso inutilmente di conoscere la verita'. Oggi, nell' anniversario di questa tragedia, la chiedo a Lei, Signor Presidente". E' il messaggio che Roberto Superchi, genitore di Giuliana, lancia oggi da Palermo al presidente della Repubblica Ciampi,per chiedere luce sul drammatico episodio.
"Presidente, Lei che bacia e ama i bambini capira' il mio stato d' animo, nel chiedere, nuovamente, dopo averlo fatto innumerevoli volte in questi 23 anni, di conoscesse la verita' sulla morte di mia figlia e degli altri 80 passeggeri nella sciagura dell' aereo Itavia, finito in mare dopo una esplosione, nei pressi dell' isola di Ustica'.
Superchi ricorda di aver chiesto l' intervento di tutti i presidenti del Consiglio e della Repubblica, che si sono succeduti in questi anni, ma senza esito. Lo ha fatto anche sollecitando un intervento di Papa Giovanni Paolo II.
Alla sua iniziativa "50 lire per la verita", poi divenuta un libro di ricordo-denuncia, qualche anno fa aveva risposto con la propria solidarieta', oltre un milione e mezzo di persone,non solo italiani.
"Tutto questo - afferma Superchi, romagnolo che oggi vive a Palermo - non e' servito a nulla. Assieme a tutti gli italiani stiamo ancora aspettando di conoscere cosa realmente avvenne 23 anni fa. Come facciamo a credere nello Stato? Grazie Signor Presidente, un saluto da Palermo".28 giugno 2003 - USTICA: BONFIETTI,A MAGISTRATURA MATERIALE SU AMBASCIATA USA
ANSA:
La senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, ha reso noto di "aver chiesto ai propri legali di consegnare al piu' presto alla Corte d' Assise e alla Procura di Roma il materiale sull'attivita' della ambasciata americana a Roma in relazione al caso Ustica che le e' pervenuto dall' America". Da questo materiale, secondo quanto riferito nei giorni scorsi da mezzi di informazione, risulterebbe, tra l' altro, l' intercettazione di un colloquio telefonico avvenuto nel 1992 tra Giuliano Amato e Salvo Ando', allora presidente del Consiglio e ministro dela Difesa. Il testo sarebbe stato passato dall' ambasciata alla Nato e al Dipartimento di Stato.
Bonfietti "nel contempo auspica che la magistratura italiana possa operare per avere a disposizione la completa serie delle documentazioni, liberata anche dalle segretazioni oggi evidenti".30 giugno 2003 - USTICA: GIORNALISTA SCARDOVA (TG3) IN PROCURA ROMA
ANSA:
Il giornalista del Tg3 Roberto Scardova, autore del servizio andato in onda alcuni giorni fa nel quale si faceva riferimento, tra l'altro, a intercettazioni di una telefonata tra il primo ministro Giuliano Amato, nel 1992 e il ministro della Difesa Salvo Ando' in merito al disastro aereo di Ustica, e' stato sentito questa mattina in Procura, in qualita' di persona informata dei fatti.
Ad ascoltarlo sono stati il coordinatore del pool anti terrorismo della Procura di Roma, Franco Ionta, e il sostituto procuratore Erminio Amelio. Secondo quanto si e' appreso, i due magistrati avrebbero chiesto al giornalista i documenti che hanno consentito la realizzazione del servizio giornalistico; documenti che Scardova non aveva con se' e che forse potrebbe produrre prossimamente. L'incontro di oggi si inquadrerebbe in una fase preliminare nel corso della quale i magistrati intendono verificare se si configurano reati per eventualmente in seguito aprire un fascicolo specifico.
Intanto, a quanto risulta, non sono giunti in Procura i documenti in possesso della senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, proprio sull'attivita' dell'ambasciata statunitense a Roma in relazione al caso Ustica. La senatrice aveva reso noto due giorni fa di aver chiesto ai propri legali di consegnare al piu' presto alla Corte d'Assise e alla Procura di Roma questo materiale, precisando che si tratta di documenti che le sono pervenuti dall'America. Da questo materiale, secondo quanto riferito nei giorni scorsi da mezzi di informazione, risulterebbe, tra l'altro, l'intercettazione del colloquio telefonico tra Amato e Ando'.2 luglio 2003 - USTICA: CORTE RIGETTA RICHIESTA SEQUESTRO DOCUMENTI USA
ANSA:
La terza Corte di Assise di Roma, davanti alla quale si celebra il processo per la strage di Ustica, ha rigettato la richiesta di sequestro della documentazione Usa formulata dai difensori dei quattro imputati, generali dell' Aeronautica Militare.
I giudici hanno spiegato che il materiale non ha rilevanza ai fini del dibattimento e, qualora l' avesse, per ottenerlo occorrerebbe richiederlo alle autorita' statunitensi con una rogatoria apposita.Il pubblico ministero - Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli - avevano espresso parere contrario al sequestro della documentazione sostenendo che questa non ha alcuna rilevanza con il processo in corso. Al termine di una camera di consiglio la terza Corte di assise, presieduta da Giovanni Muscara', ha anche rigettato la richiesta di acquisizione del materiale videogiornalistico sulla documentazione giunta dagli Stati Uniti, sottoposto dagli avvocati difensori degli imputati. Nei servizi giornalistici si parla, tra l'altro, di una presunta intercettazione telefonica da parte delle autorita' statunitensi risalenti al 1992, tra gli allora presidente del Consiglio Giuliano Amato e il ministro della Difesa Salvo Ando' proprio sul caso Ustica.
Gli avvocati di parte civile Alfredo Galasso e Alessandro Benedetti ed altri hanno precisato all'inizio dell'udienza odierna di essere in possesso della voluminosa documentazione proveniente dagli Stati Uniti da non oltre 36 ore e di non aver ancora avuto il tempo materiale per analizzarla. Galasso ha parlato di oltre mille pagine in lingua inglese che sono in corso di traduzione ed il cui contenuto, una volta valutato, sara' sottoposto alla Corte perche', eventualmente, lo acquisisca. Questo annuncio e' stato contestato dai legali degli imputati, primo fra tutti Pasquale Bartolo, difensore del generale Zeno Tascio, per il quale l'atteggiamento delle parti civili e' "inammissibile" ed il processo "continua a svolgersi fuori dell'aula con un corto circuito mediatico". Bartolo ha anche prodotto il materiale videogiornalistico che, pero', appunto, la Corte ha rifiutato, ed ha annunciato che non chiedera' la sospensione di 45 giorni del processo come previsto dalla legge. I difensori degli imputati hanno fatto anche il nome della senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione vittime di Ustica, sostenendo che una volta venuta in possesso della documentazione americana ne ha subito informato la stampa.
Riprendendo la parola, gli avvocati Galassi e Benedetti hanno spiegato che l'intenzione di produrre il materiale soltanto dopo averlo esaminato "non costituisce ne' un atto illecito ne' un atto illegittimo perche' si tratta di documenti pubblici di cui chiunque puo' entrare in possesso". Il processo e' proseguito con l'esame di uno degli imputati, il generale Franco Ferri, ex Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa.19 agosto 2003 - USTICA E BOLOGNA, LIBIA E MALTA
"Il Resto del Carlino"
"Gheddafi parli. Ma la bomba è un'invenzione"
ROMA - Onorevole Daria Bonfietti, la convince l'ipotesi che la Libia possa essere responsabile della strage di Ustica?
"Che la Libia sappia di più di quello che ha detto, mi pare chiaro. Non c'è dubbio che se per Ustica la comunità internazionale avesse fatto su Gheddafi le stesse pressioni esercitate per spingerlo ad ammettere la strage di Lockerbie, forse ora avremmo qualche chiarezza in più su cosa successe quella notte. Ma le pressioni non ci sono state, e forse non a caso. Voglio ricordare che Gheddafi ha sempre sostenuto che quella notte l'obiettivo era lui...".
Chi sostiene la pista libica intende però dire che l'aereo fu abbattuto da una bomba libica, una tesi opposta a quella di voi familiari delle vittime.
"Vorrei capire come si arriva alla bomba, dato che Gheddafi ha sempre detto che volevano colpire il suo aereo con un missile e che alla bomba credono ormai solo i periti degli imputati e gli imputati stessi".
Gheddafi non ha però fornito prove che fosse lui l'obiettivo.
"E' vero. Alle rogatorie del giudice Priore non ha mai risposto. Ma se una rogatoria non basta deve intervenire la politica. E allora, perché questo governo che dice di credere all'ipotesi libica non chiede a Gheddafi con la massima autorevolezza possibile cosa sa sulla strage? Questo è un problema di dignità nazionale: l'Italia deve chiedere conto a tutti i paesi potenzialmente coinvolti di dire tutto quello che sanno sull'abbattimento di un aereo civile in tempo di pace". Se Gheddafi ha mentito su Lockerbie, non avrebbe potuto mentire anche su Ustica?
"Non c'è dubbio. Ma io non speculo, rimango alle dichiarazioni che egli ha sempre fatto".
La vostra tesi è che la pista libica, comunque, non porta alla bomba a bordo?
"Certo che no. La tesi della bomba è stata sbugiardata in tutti i modi come a suo tempo lo fu quella del cedimento strutturale".
I pm però la avvalorarono.
"I pm conclusero senza tracciare un'ipotesi definitiva. Ma la requisitoria dei pm era del 1998. Da allora fino al rinvio a giudizio, il giudice Priore ha lavorato ulteriormente e ha concluso che l'ipotesi della bomba era insostenibile. E ha detto chiaramente che, anche alla luce dei dati forniti dalla Nato che hanno permesso di interpretare meglio i tabulati radar, quella notte era in corso un'azione di guerra non dichiarata sulla quale nessuno ci dato spiegazioni".
Priore propende per la 'quasi collisione', i vostri periti invece per il missile.
"Missile o quasi collisione non è questo il problema, la cosa importante è che Priore ha dimistrato che il Dc 9 si è trovato all'interno di una azione di guerra. E questo nessuno può smentirlo".
a. farr."Riaprire la pista libica
per Ustica e Bologna"
ROMA - Onorevole Emerenzio Barbieri, perché sostiene che dietro la strage del Dc9 Itavia ci possa essere la Libia?
"La Libia ha appena riconosciuto la responsablità politica e fattuale dell'attentato all'aereo francese dell'UTA esploso sui cieli del Niger e la stessa cosa ha fatto per l'attentato all'aereo americano della Pan-Am esploso sulla Scozia provocando 270 vittime. Di fronte a queste due ammissioni di responsabilità io dico: ma perché mai nessuno ha davvero preso in esame una possibile responsabilità libica per Ustica, partendo dal dato di fatto che quell'aereo pare ormai acclarato sia caduto per una bomba messa nella toilette?".
Nell'ordinanza di rinvio a giudizio del giudice Priore non si avvalora l'ipotesi bomba. Anzi, il magistrato sostiene che questa "è una ipotesi contraddetta dalla realtà dei reperti e da altre perizie". Priore propende piuttosto per la "quasi collisione" con un velivolo militare...
"La 'quasi collissione' è teoricamente possibile ma probabile quanto fare sei al Superenalotto. Ritengo invece che, come del resto sostennero i pm nella richiesta di rinvio a giudizio, la sola ipotesi realistica sia quella della bomba. Non ho elementi nuovi a sostegno di questa tesi oltre a quelli portati nel processo dalle varie perizie. Il mio è piuttosto un ragionamento politico. E' incontestabile, infatti, che la tensione con la Libia all'epoca fosse altissima e che proprio poco tempo prima l'Italia aveva sottratto Malta all'influenza del regime di Gheddafi. Ipotizzare che la Libia possa aver fatto ricorso all'arma del terrorismo anche per 'punire' l'Italia mi pare assai coerente con le verità che stanno emergendo".
E' una tesi simile a quella che a suo tempo avanzò l'onorevole Zamberletti...
"Esatto. In quegli anni il confronto tra la Libia e l'Occidente era altissimo e nella fattispecie qualcuno a Tripoli può averci fatto pagare caro il cambio di alleanze di Malta".
E poi magari il messaggio non sarebbe stato compreso e 35 giorni dopo la stessa mano avrebbe compiuto la strage di Bologna?
"E' esattamente la mia ipotesi. Non dico che è certamente andata così, ma a questo punto è necessario un approfondimento. I libici, che sembrano animati da uno spirito nuovo, devono dirci tutto".
Ma Gheddafi ha sempre detto che, di contro, quella notte era lui l'obiettivo.
"Eh, Gheddafi... Ha anche detto che la Libia non c'entrava nulla con Lockerbie, ma poi ha cambiato idea. Questo è il momento di vedere le carte. E mi auguro che il ministro Frattini possa farsi presto interprete presso le autorità libiche di questa necessità di verità, affinchè ci possa essere una loro assunzione di responsabilità".
di Alessandro Farruggia20 agosto 2003 - USTICA: GIOVANARDI, IL MISSILE E' FANTASIA
"Il Resto del Carlino"
Ustica, ormai quel missile è pura fantasia
Mi dispiace dover contraddire la Senatrice Bonfietti, ma in una lunga e dettagliata esposizione svolta, a nome del Governo l'8 ottobre 2002 alla Camera dei Deputati, in risposta ad una interpellanza dell'On. Tucci sul caso "Ustica", ho chiarito, senza più ombra di dubbio, che l'ipotesi avente maggior riscontro oggettivo, di carattere tecnico e scientifico, è quella dell'esplosione di una bomba all'interno della toilette del DC9 precipitato la sera del 27 giugno 1980. L'unica alternativa possibile è quella ipotizzata dal Giudice Priore e cioè una quasi collisione con un aereo militare che sarebbe passato talmente vicino al DC9, da provocarne la destrutturazione: fattispecie, peraltro mai verificatesi in tutta la storia dell'aviazione. L'ipotesi del missile è, dunque, definitivamente tramontata e non si capisce l'accanimento con il quale si insiste a tirare in ballo i Governi amici di Francia e Stati Uniti, che hanno risposto rispettivamente per 13 e 63 volte alle varie richieste di rogatorie e di collaborazione da parte dell'Italia.
Nel mio intervento in Aula ho dato lettura delle lettere inviate il 27 settembre del 2000 dal Presidente francese Chirac e il 24 ottobre dello stesso anno dal Presidente degli Stati Uniti Clinton al Presidente del Consiglio Giuliano Amato, lettere in ambedue i casi molto cordiali, ma anche molto ferme nel negare alcun coinvolgimento di qualsiasi sorta nell'incidente del DC9 Itavia. D'altra parte le conclusioni della Commissione Pratis e della Commissione Misiti, composta quest'ultima anche da 5 membri stranieri, esperti internazionali di incidentistica aerea, della quale faceva parte anche l'esperto Inglese che identificò per primo in una bomba la causa dell'esplosione dell'aereo di Lockerbie, di cui Gheddafi si è assunto recentemente la responsabilità oggettiva, sono state ulteriormente supportate dal recupero del 94% dei resti dell'aereo, da cui non risulta nessuna traccia di esplosione provocata da missili.
Purtroppo, e con ogni evidenza, troppi nella politica e nel giornalismo italiano si sono preoccupati non tanto di cercare la verità, ma di perseguire obiettivi inquinati da evidenti pregiudiziali di tipo ideologico.
Non si capirebbero altrimenti i motivi per i quali si continua, così testardamente, a negare la possibilità dell'esplosione di una bomba a bordo, come se questa ipotesi, rivelatasi purtroppo fondata per gli aerei francesi ed americani abbattuti per mano libica, non fosse sufficiente a spiegare la tragedia.
Carlo Giovanardi
Ministro per i rapporti con il Parlamento21 agosto 2003 - USTICA E MALTA
"Il Resto del Carlino"
Anche a Malta sanno due o tre cose su Ustica
Quando ho appreso dai tg che Gheddafi aveva ammesso precise responsabilità nell'attentato di Lockerbie ho tratto le medesime conclusioni a cui è pervenuto, nella sua intervista, il parlamentare Udc Emerenzio Barbieri. In verità, la pista libica nelle stragi di Ustica e della stazione di Bologna me l'aveva suggerita, nel corso di una lunga e cordiale conversazione, un alto funzionario del governo maltese, nello scorso mese di maggio, in occasione di un Convegno dell'Unione europea. Il collega maltese sembrava molto informato su quei tragici avvenimenti, tanto da convincermi che nella sua Isola se ne fosse discusso parecchio. Le valutazioni di un civil servant di Malta non sono una prova. Trovai, però, singolare che a due passi dalle nostre coste, si parlasse, diffusamente e puntualmente, di ipotesi che, da noi, erano state trascurate fin dai primi momenti delle indagini (anche se dopo l'attentato del 2 agosto 1980 si affacciò un'ipotesi Gheddafi, subito smentita dal governo libico e quindi presto archiviata). A Malta è opinione diffusa che sia stato proprio il Trattato con il quale l'Italia si fece garante dell'indipendenza di quel piccolo Stato (più o meno la stessa tesi affacciata dall'on. Barbieri) a determinare le reazioni terroristiche della Libia. Così, quando il sottoscritto obiettò che, ad abbattere il DC 9 su Ustica, non poteva essere stata una bomba, dal momento che il volo era in forte ritardo, il mio interlocutore citò proprio la tragedia di Lockerbie, affermando che la tecnica dell'attentato poteva essere stata la medesima (legata alla variazione dell'altitudine), visto che, in ambedue i casi, gli aerei avevano iniziato la discesa al momento dell'esplosione. Oggi, dopo l'esplicita ammissione di responsabilità - nella sciagura scozzese - da parte di Gheddafi, viene naturale chiedersi per quale ragione l'Italia avrebbe dovuto, vent'anni or sono, sentirsi al riparo dalle azioni terroristiche, universalmente note, promosse dal leader libico. In quegli anni - ecco la spiegazione - non solo il petrolio, ma i capitali di quel paese facevano comodo al Gotha del capitalismo nostrano. Per non parlare del vizio terzomondista della sinistra, sempre alla ricerca di operazioni occulte della Nato, ma pronta a guardare altrove quando sono in ballo altri protagonisti. Solo adesso l'associazione delle vittime di Ustica chiede al governo (a nome del quale è intervenuto il ministro Giovanardi) di fare luce sull'eventuale coinvolgimento del tiranno di Tripoli. Prima si è preferito costruire teoremi.
Giuliano Cazzola22 agosto 2003 - USTICA: BONFIETTI, NELLE CARTE C'E' SCRITTO TUTTO
"Il Resto del Carlino"
Ustica? Per capire nelle carte c'è scritto tutto
Alla fine dell'agosto 1999, chiudendo l'inchiesta più lunga della storia del nostro Paese, il giudice Rosario Priore ci ha consegnato la verità giudiziaria sulla vicenda Ustica: "L'incidente al Dc9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il Dc9 è stato abbattuto con un'azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto". Il giudice precisa che questo scenario è compatibile con il lancio di un missile o con l'azione di un aereo che, nella drammaticità dell'evento, sfreccia vicino al Dc9.
Chiuso in questo modo il capitolo strage, Priore ha, con altro provvedimento, rinviato a giudizio i vertici dell'Aeronautica militare dell'epoca per alto tradimento in quanto non hanno permesso a governo e Parlamento, di svolgere le loro funzioni, avendoli informati che il Dc9 era caduto per "cedimento strutturale".
Alla luce di tutto questo si fa fatica ad accettare le versioni che il ministro Giovanardi ha fornito in diverse occasioni al Parlamento e che ha ripetuto nell'articolo qui pubblicato, e del quale deve assumersila responsabilità sia verso i cittadini che verso le assemblee elettive.
A sostegno delle sue tesi cita le perizie Pratis e Misiti, superate e sconfessate dagli stessi magistrati. In realtà i materiali della Commissione ministeriale Pratis dell'89 pervengono nella loro completezza ai magistrati (a istruttoria conclusa) il 3 luglio 1998 e questi scoprono inquietanti diversità tra le conclusioni formali e gli effettivi risultati degli esperimenti svolti. .
Per quanto riguarda la "perizia Misiti" i pm ne rigettano le conclusioni perché "il lavoro dei periti d'ufficio è affetto da tali e tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile".
Con altrettanta mancanza di corretta informazione Giovanardi affronta il tema delle rogatorie internazionali e tralascia di ricordare che sono proprio gli inquirenti ad aver denunciato la mancanza di collaborazione di Stati Uniti, Francia e Libia.
Detto questo, rimane il dubbio che le 5400 pagine della sentenza ordinanza del giudice Priore non siano state lette completamente dal ministro, il quale parla, lui sì, per pregiudizio ideologico, usando gli stessi argomenti dei militari imputati, in un modo che ferisce profondamente la verità, il ricordo delle vittime e la coscienza civile del Paese.
Daria Bonfietti25 agosto 2003 - USTICA: POLEMICA BONFIETTI-GIOVANARDI
ANSA:
USTICA: BONFIETTI, GIOVANARDI SCANDALIZZA E OFFENDE VERITA'
"Ogni occasione e' valida per la sistematica negazione della verita' sul caso Ustica da parte del ministro Giovanardi. Recentemente il colonnello Gheddafi ha ammesso responsabilita' libiche per la bomba di Lockerbie e subito il ministro, in duetto con il senatore Guzzanti dalle colonne de 'Il Giornale', ha tratto le sue conclusioni: c'era una bomba sul Dc9 di Ustica". Lo afferma, in un articolo pubblicato dal settimanale del Pdci 'La Rinascita' in edicola dal prossimo venerdi' la senatrice dei Comunisti Italiani e presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Ustica, Daria Bonfietti.
"Lasciamo da parte Guzzanti - prosegue Bonfietti - aduso a cambiare opinione su Ustica a seconda dei suoi umori e dei suoi interessi. Quello che deve scandalizzare e' la posizione di un ministro in carica che ostinatamente, mescolando con grande banalita' molte menzogne, si schiera contro la verita' su una questione cosi' delicata. Bisogna ricordare che il capitolo Libia e' un capitolo inquietante nella vicenda". E tra l'altro, nell'articolo Daria Bonfietti ricorda che lo stesso Gheddafi ha sostenuto, in moltissime occasioni, di essere lui la vittima designata nell'attacco di quella notte.
"Certamente - prosegue la senatrice del Pdci - le ultime iniziative di Gheddafi riguardo Lockerbie debbono essere attentamente considerate, ma sotto un'altra ottica: i libici non hanno mai risposto alle nostre richieste di informazioni su Ustica tramite rogatorie internazionali, pur dicendo 'siamo pronti a parlare di questa vicenda'. Gheddafi ha dichiarato tante volte di sapere, ma sul piano formale non si e' mai scritto nulla. E' singolare che il nostro Paese sia riuscito, con tre o quattro anni di diplomazia intensiva, a convincere lo stesso Gheddafi a consegnare nelle mani della giustizia internazionale i presunti attentatori del volo Pan Am precipitato a Lockerbie, mentre per gli 81 civili che erano sul Dc9 non si sia fatto nulla nella ricerca della verita' e delle responsabilita'. Non credo ad esempio, che i nostri governanti che sono stati di recente a Tripoli abbiano affrontato questo problema".
"In mancanza di un'adeguata iniziativa diplomatica - scrive ancora Daria Bonfietti - parla invece Giovanardi, tutto teso nel sostenere l'ipotesi bomba facendo anche scomparire le conclusioni della sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che ci ha consegnato, nel '99, la verita' giudiziaria sulla vicenda Ustica: 'L'incidente del Dc9 e' occorso a seguito di un'azione militare di intercettamento, il Dc9 e' stato abbattuto, e' stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione che e' stata propriamente un atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto e' avvenuto'".
"Ci si deve chiedere - conclude quindi la senatrice del Pdci - come si possa accettare la menzogna sistematica di un ministro, nella sua veste istituzionale, nei riguardi del Parlamento e dei cittadini, in un inaccettabile misto di banalita', superficialita' e servilismo nei riguardi degli imputati. Tutto questo ferisce profondamente la verita', il ricordo per le vittime e la coscienza civile del nostro Paese che sulla vicenda Ustica ha sempre mostrato grande sensibilita'".USTICA: GIOVANARDI, BONFIETTI SUPERA OGNI LIMITE
"La sen. Bonfietti sta superando ogni limite nella sua pervicace azione di despistaggio e di mistificazione sulle cause della tragedia di Ustica, contro l' evidenza dei fatti e le unanimi conclusioni dei periti che ormai hanno accerato l'esplosione di una bomba a bordo del DC9": e' la replica del ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, alle odierne dichiarazioni della sen. Daria Bonfietti.
"La senatrice - scrive Giovanardi in una nota - insiste nel voler spacciare per verita' giudiziaria una semplice ipotesi avanzata a suo tempo dal giudice Priore, in contrasto con le ipotesi dei pubblici ministeri che seguivano il caso. La guerra ed il lancio dei missili di quella notte, come ho spiegato dettagliatamente in parlamento - prosegue Giovanardi - esistono solo nelle fantasie della senatrice Bonfietti, visto che lo stesso giudice Priore, citato dalla senatrice, in alternativa alla bomba parla di una quasi collisione con un altro aereo, che avrebbe determinato, passandogli vicino, la caduta del DC9, fattispecie questa mai avvenuta in piu' di cento anni di storia dell' aviazione".1 settembre 2003 - USTICA: GHEDDAFI, LA STRAGE OPERA USA
"Il Nuovo"
Gheddafi: "La strage di Ustica fu opera degli Usa"
Il leader libico in un lungo discorso in occasione di 34 anni di potere: "Il Dc9 fu abbattuto da aerei americani perché credevano che io fossi a bordo". La tragedia avvenne nel 1980 e costò la vita a 81 persone
TRIPOLI - "Il Dc9 caduto a Ustica nel 1980 fu colpito da aerei miltari americani perché gli Usa credevano che io fossi su quell'aereo". A fare luce su uno dei misteri della storia italiana è Muammar Gheddafi a 23 anni dalla sciagura che uccise 81 persone tra cui 13 bambini (due dei quali erano appena nati).
Il leader libico ha parlato di Ustica durante un lungo discorso al paese, durato due ore e mezzo, in occasione del 34/o anniversario della Rivoluzione Libica. da allora, Washington avrebbe deciso di considerare nemica la Libia dall'inizio del regime di Gheddafi, "perché abbiamo espulso le loro basi militari, facendo perdere loro una posizione strategica nel Mediterraneo". Da allora si sono susseguite le accuse di terrorismo ("anche se noi come loro siamo contro i terroristi"), di costruire armi di distruzione di massa ("ma noi vogliamo liberare l'area dalle armi di distruzione di massa") e tante altre, come le responsabilità per l'attentato alla discoteca "La Belle" di Berlino (dicembre '85) e per quello nei cieli di Lockerbie (dicembre '88), dei quali "le inchieste non hanno mai identificato i veri responsabili e noi non abbiamo mai saputo chi sono". Ma la Libia ha pagato gli indennizzi tanto per le 270 vittime di Lockerbie quanto per le 170 dell'esplosione del Dc10 Uta nei cieli del Niger (settembre '89) "perché era necessario voltare pagina nei rapporti internazionali e perché dobbiamo cancellare il passato e andare avanti verso un futuro di pace, di sviluppo, un futuro migliore per tutta l'umanità".
Ad una platea di centinaia e centinaia di funzionari dello Stato, dirigenti e rappresentanti dei congressi e comitati popolari la complessa struttura della "democrazia" della Libia, "dove non sono io al potere da 34 anni, ma il popolo libico", ha sottolineato Gheddafi ha parlato dei problemi più scottanti del suo paese. Ma sopratutto, si parla dei rapporti con gli Stati Uniti ("con la rivoluzione americana abbiamo in comune molto più di quanto ci divida"), a quelli con l'Europa e l'Italia ("l'Italia di una volta si è macchiata di colpe coloniali, che oggi ha riconosciuto ed i rapporti adesso sono ottimi"), a quelli con il mondo arabo ("la Lega Araba non ha più senso e va sostituita con una Unione Araba", a modello della recente Unione Africana per cui si Gheddafi è battuto.ANSA:
USTICA: BONFIETTI, TESI BOMBA CADE ANCOR PIU' NEL RIDICOLO
"Ancora una volta il colonnello Gheddafi ribadisce la sua versione dei fatti rispetto alla vicenda di Ustica, riconfermando quello che ha sempre sostenuto e tutto cio' mostra come coloro che in questo ultimo periodo hanno vagheggiato di bombe a bordo il 27 giugno 1980 sul Dc9 cadano ancora di piu' nel ridicolo": cosi' la presidente dei familiari vittime delle strage di Ustica, la senatrice Daria Bonfietti, commenta le dichiarazioni del leader libico.
"A maggior ragione e' molto importante l' impegno che il nostro Governo deve assumere nei confronti del Governo libico e di Gheddafi nel richiedere formalmente e con una volonta' politica ben precisa gli elementi in possesso del colonnello e le prove delle sue dichiarazioni - sostiene la senatrice dei Ds - proprio perche', come sappiamo, Gheddafi non ha mai risposto ufficialmente alle rogatorie che il giudice Priore aveva fatto nel corso delle lunghissime indagini su questa vicenda".
"Se non ci si arriva con le indagini giudiziarie - conclude - e' la politica, e' la diplomazia, e' il Governo del nostro Paese che, se sente di volere ancora di difendere un minimo di dignita' nazionale, deve chiedere conto di quello che il colonnello Gheddafi ha sempre affermato rispetto alla vicenda di Ustica".USTICA: 23 ANNI DI MISTERI E DEPISTAGGI
(di Francesco Tamburro)
Un mistero che va avanti da 23 anni. Indagini scandite da rogatorie, ipotesi di scenari di guerra, perizie contraddittorie, potenze straniere chiamate in causa non sono bastati per individuare i responsabili della strage del Dc9 Itavia precipitato a fine giugno del 1980 al largo di Ustica con 81 persone a bordo.
Per quello che rimane, allo stato, uno dei casi insoluti della storia italiana, e' in corso un processo a Roma, ma non riguarda le cause del disastro bensi' i presunti depistaggi attribuiti dalla procura di Roma a quattro generali dell' Aeronautica. Nelle conclusioni dell' inchiesta giudiziaria, l' allora giudice istruttore Rosario Priore, nel prendere atto che non ci sono "elementi certi" dell' esplosione a bordo, cosi' come e' "priva di supporto probatorio l' ipotesi che il velivolo sia stato colpito da missili" (conclusioni dei pubblici ministeri) affermava comunque che si era in presenza di "un atto di guerra".
Una vicenda, quella di Ustica, cominciata il 27 giugno 1980: alle 20,59 il Dc9 Itavia Bologna-Palermo precipito' in mare. La prima ipotesi fu quella di un cedimento strutturale. Partirono subito i depistaggi. Una telefonata a nome dei Nar sosteneva che sull' aereo c' era Marco Affatigato, estremista di destra legato ai servizi. Il 18 luglio 1980, sulla Sila, furono trovati i resti di un Mig 23 libico. Ancora oggi non si sa se quel velivolo abbia avuto a che fare con la vicenda del Dc 9. Il 17 dicembre 1980 il presidente Itavia Aldo Davanzali affermava di avere la certezza che era stato un missile lanciato da un aereo a provocare la strage e, due anni dopo, la relazione della commissione d' inchiesta ministeriale, nell' escludere il cedimento strutturale, concludeva che non era possibile stabilire se a provocare il disastro fosse stato un missile o una bomba.
Nel gennaio del 1984 il pm Giorgio Santacroce formalizzava l' inchiesta che passava al giudice istruttore Vittorio Bucarelli, il quale nominava una commissione di periti per stabilire le cause del disastro. Il 10 giugno 1987 la ditta francese Ifremer cominciava le operazioni di recupero della carcassa del Dc9. Il recupero, incompleto, si concludera' nel maggio del 1988. E' il 23 luglio del '90 quando l' inchiesta giudiziaria viene affidata al giudice Rosario Priore il quale nomina un nuovo collegio di periti dopo le polemiche e le dissociazioni che avevano caratterizzato quello precedente.
Il completo recupero della fusoliera e della scatola nera dell' aereo avviene, per opera della societa' inglese Winpol, il 19 luglio 1991, ma e' nel gennaio dell' anno successivo che partono le prime comunicazioni giudiziarie di Priore contro ufficiali dell' Aeronautica Militare.
Il 14 aprile 1992 la Commissione stragi approvava la relazione conclusiva dell' inchiesta su Ustica, che segnalava in modo pesante reticenze e menzogne di poteri pubblici e istituzioni militari. Nel frattempo il nuovo collegio peritale si divideva sulle cause del disastro. Era il 23 luglio del 1994: due consulenti non condividevano le conclusioni dei colleghi, secondo i quali nella toilette dell' aereo c' era un ordigno, e presentavano un' altra relazione che non esclude il missile. Non solo, una perizia radaristica consegnata a Priore da un collegio di esperti nel '98, prospettava uno scenario di guerra ipotizzando la presenza di aerei militari nella stessa area del Dc9.
Il 31 agosto 1999, infine, la magistratura rinviava a giudizio i generali Bartolucci, Tascio, Melillo e Ferri per attentato contro gli organi costituzionali con l'aggravante dell' alto tradimento, e dichiarava di non doversi procedere per strage perche' "ignoti gli autori del reato". Le posizioni di altri cinque ufficiali imputati per falsa testimonianza venivano successivamente stralciate.USTICA: LE CERTEZZE DELL' EX PRESIDENTE ITAVIA
DA SEMPRE CONVINTO CHE DC9 ERA STATO ABBATTUTO DA MISSILE
Che la strage di Ustica fosse stata provocata da un missile durante un vero e proprio atto di guerra e' sempre stata la ferma convinzione di Aldo Davanzali, l' ottantenne ex presidente, amministratore e socio dell' Itavia, la compagnia aerea del DC-9 precipitato il 27 giugno nel 1980.
Nella sciagura ha visto perire, oltre ad 81 persone, anche la sua azienda, la sua salute (una serie di malanni conseguenti al trauma psichico della tragedia lo ha portato ad essere invalido al 100%) e la sua reputazione.
Davanzali ha sempre insistito sull' ipotesi del missile: "lo dissi subito - ha tante volte ripetuto -, ero a Ciampino quella sera e tutti sapevano cosa era successo". Ma fini' sotto inchiesta per divulgazione di notizie atte a turbare l' ordine pubblico e dovette assistere alla chiusura coatta della compagnia, accusata di avere un flotta di "carrette" (in una prima fase si era parlato di un cedimento strutturale del DC-9 come causa del disastro) e al tracollo economico delle sue altre attivita'. L' anziano imprenditore, ormai molto malandato in salute, ha avuto la soddisfazione di vedere escludere l' ipotesi del cedimento strutturale al termine delle indagini ed e' parte civile nel processo in Corte d' Assise. E, oltre ad essersi fatto promotore di un' inchiesta della procura militare, ha avviato una causa civile - ancora in fase istruttoria - con una richiesta di risarcimento danni allo Stato per 1.700 miliardi di vecchie lire.USTICA:LEGALE,PAROLE GHEDDAFI CONFERMANO TESI ALDO DAVANZALI
Le parole del presidente libico Gheddafi rappresentano "un' ulteriore conferma di quello che Davanzali ha sempre saputo e sostenuto in tutte le sedi, cioe' che il DC 9 e' stato colpito per errore nel corso di una vasta operazione militare aero-navale coperta, il cui vero obiettivo era un altro velivolo con a bordo un' importante personalita' politica straniera". E' l' opinione dell' avv. Mario Scaloni, legale dell' ex presidente dell' Itavia.
Scaloni giudica "piu' che significativo" il fatto che Gheddafi abbia parlato di Ustica "in questa fase di verita' e di collaborazione a livello internazionale" (in cui tra l' altro la Libia sta pagando gli indennizzi per le vittime di Lockerbie e del Dc-10 Uta in Niger). "Una fase in cui non avrebbe motivi per raccontare cose inesatte. Certo - osserva il legale - si tratta di verita' che urtano la suscettibilita' degli Usa e che toccano un nervo scoperto di altri Paesi europei, Italia compresa. Ma proprio questo depone ancora di piu' a favore dell' autenticita' di quello che il leader libico afferma".
"Temo comunque - conclude l' avv. Scaloni - che sulla vicenda scendera', come sempre, il solito velo di silenzio, che ha avvolto anche recenti, importanti novita' come le notizie relative agli atti declassificati dalla Cia, le dichiarazioni dell' ex presidente Cossiga, le rilevantissime risultanze dibattimentali, ad esempio quelle relative al Mig libico caduto sulla Sila e alle risposte reticenti della Cia stessa alla magistratura italiana".USTICA: PROCURA, DISCORSO GHEDDAFI FORSE OGGETTO VALUTAZIONE
MAGISTRATI VOGLIONO CAPIRE COSA HA DETTO EFFETTIVAMENTE
Il discorso di Muammar Gheddafi, fatto alla Nazione in occasione del 34/o anniversario della Rivoluzione libica, sara' probabilmente oggetto di valutazione da parte della Procura di Roma, anche se finora il pool di magistrati che si occupa del caso Ustica ha solo preso in visione gli articoli di stampa in cui vengono riportate le dichiarazioni del leader.
Tuttavia, prima di qualsiasi atto, la Procura intende aspettare per capire quale sia il reale contenuto del discorso di Gheddafi e in seguito, se le norme internazionali lo prevedono, eventualmente acquisire il testo del discorso nella parte in cui Gheddafi sostiene che il Dc9 Itavia che cadde a Ustica fu abbattuto da aerei Usa perche' gli americani pensavano che a bordo ci fosse lui.
Che qualcuno potesse pensare che il leader libico volasse su un aereo di linea italiano da Bologna a Palermo sembra abbastanza inverosimile, spiegano a palazzo di giustizia, per questo motivo bisogna capire prima di tutto che cosa Gheddafi ha detto effettivamente.
Per quanto riguarda eventuali atti giudiziari della Procura bisogna tenere conto, e' stato spiegato in ambienti giudiziari, che l'attuale processo in corso sul caso Ustica riguarda l' imputazione di alto tradimento (gli imputati sono quattro generali in pensione dell'Aeronautica) e che quindi non ha attinenza con il reato di strage. E che il fascicolo processuale, contro ignoti, aperto per strage fu archiviato agli inizi degli anni '90 dal giudice istruttore Rosario Priore.
Tuttavia non e' detto che la Corte d'Assise o anche la Procura, dopo avere avuto informazioni piu' dettagliate sul discorso di Gheddafi, non decidano di procedere inserendo le dichiarazioni in uno dei contesti giudiziari tuttora aperti, anche se almeno per il momento sembra piuttosto inverosimile che il leader libico venga invitato dai pm o dai giudici della terza Corte d'Assise di Roma a presentarsi come testimone sul caso Ustica.USTICA: QUELLA SERA DEL 27 GIUGNO 1980 / ANSA
(SCHEDA)
Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve, sul punto di coordinate 39ø43'N e 12ø55'E, dagli schermi del radar secondario del centro di controllo aereo di Roma alle 20,59 e 45 secondi del 27 giugno 1980 e precipito' nel mar Tirreno. Il disastro avvenne in un punto che si trova in acque internazionali all' incirca a meta' strada tra le isole di Ponza e Ustica. Proprio a 64 miglia a sud dell' isola di Ponza, nell' arcipelago pontino, all' alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell' equipaggio).
Il volo Ih 870 era partito dall' aeroporto "Guglielmo Marconi" di Borgo Panigale in ritardo, alle 20,08 anziche' alle previste 18,30 di quel venerdi' sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21,13. Alle 20,56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con "Roma Controllo". Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri, nel pieno rispetto di tutte le norme, senza irregolarita' segnalate dal pilota, in aria tranquilla, in piena luce. L' aereo, oltre che da Ciampino, era nel raggio d' azione di due radar della difesa aerea: Licola, vicino Napoli, e Marsala, vicino alla citta' omonima. Il DC 9, scomparso dagli schermi dei radar di Roma-Ciampino, nei minuti seguenti all' incidente non rispose alle chiamate di "Roma-Controllo", che utilizzo', come ponte, anche altri aerei in volo nella zona. Alle 21,11 "Roma Controllo" chiese a Palermo-Avvicinamento" e al centro della Difesa Aerea di Marsala se avessero tuttora sotto controllo il Dc 9. Alle 21,21 il centro di Marsala avverti' il Centro Operazioni della Difesa Aerea di Martinafranca del mancato arrivo a Palermo dell' aereo. Alle 21,22 il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri, sia quelli dell' Aeronautica, sia quelli della Marina Militare e delle forze Usa. Alle 21,55 e alle 22 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7,05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell' aereo, vari relitti del velivolo e alcuni bagagli delle vittime.USTICA: SU IPOTESI GHEDDAFI SI PARLA DA ANNI / ANSA
Che un collegamento tra la strage di Ustica e la Libia di Gheddafi fosse possibile fu evidente quasi subito, quando, poco piu' di due settimane dopo il disastro aereo, sui monti della Calabria venne trovato il relitto di un Mig libico. Non mancarono i dubbi sulla data dell' incidente del Mig, perche' il cadavere del pilota era in avanzato stato di decomposizione.
Cominciano a circolare ipotesi di battaglie aeree tra aerei Nato e aerei libici.
Il 14 novembre 1988, rispondendo alla domanda di un giornalista, il leader libico Muammar Gheddafi dichiara:"Quello che ha abbattuto il Dc9 ad Ustica era un missile americano e questo credo che ormai lo sappiano tutti".
L' anno successivo, l' ambasciatore libico a Roma parla di un aereo libico partito da Tripoli il giorno della tragedia e che avrebbe dovuto attraversare lo spazio aereo italiano diretto a Varsavia. L' aereo pero', sul quale l' ambasciatore non conferma che potesse trovarsi Gheddafi, cambio rotta e si fermo' a Malta, perche' forse avvertito di "un movimento strano".
A dicembre del 1989 la Libia annuncia il progetto di una commissione di inchiesta sulla tragedia di Ustica. Un mese dopo e' di nuovo Gheddafi a parlare, affermando che il suo aereo personale stava volando "in quella zona diretto in Italia per riparazioni". Lui non c'era, ma gli americani invece, ha detto, credevano che fosse a bordo e hanno cercato di abbattere l'aereo per ucciderlo, colpendo invece "l'aereo italiano e un altro aereo libico". Pochi giorni dopo un magistrato della corte di Cassazione libica, che presiedeva la commissione su Ustica costituita nel suo Paese, incontro' i giudici italiani Vittorio Bucarelli e Giorgio Santacroce. Negli anni successivi, sia il leader libico, sia altri funzionari del Paese africano, sono tornati a parlare di questa ricostruzione, ma sempre senza fornire elementi nuovi.
Nel 1991, il libro "Il complotto - Uccidete Gheddafi" del giornalista Annibale Paloscia sostiene, in forma romanzata, la teoria dell' agguato internazionale per uccidere il leader libico e riprende anche l' ipotesi, gia' fatta da altri, che il Mig libico fosse in realta' gia' fuggito da tempo in Occidente.
Non sono mancate d'altra parte neanche le tesi opposte, che sostengono che il Dc9 Itavia fu abbattuto dalla Libia per ricattare il governo italiano ed avere mano libera contro gli oppositori libici che si trovavano in Italia.2 settembre 2003 - GHEDDAFI E USTICA: DAI GIORNALI
"La Sicilia"
L'incontro sotto la tenda
Nell'89 ci incontrò nel deserto della Sirte e disse: "Quel missile era americano"
Tony Zermo
"Il missile era americano e se restate ancora qui vi darò le prove". Era il 1989 e Gheddafi ci disse così sotto la sua grande tenda bianca nella Sirte. Mi consultai con i colleghi Nino MIlazzo e Felice Cavallaro, chiedemmo consiglio all'autorevole console libico a Palermo, il quale però rispose: "I tempi del lìder sono imprevedibili, rischiate di restare qui per mesi". E alla fine decidemmo di andare via sull'aereo dell'allora presidente della Regione Rino Nicolosi. Non è quindi la prima volta che Gheddafi accusa gli americani. Ieri ha precisato: "Mi volevano eliminare". E lo ha fatto nel discorso ufficiale della ricorrenza della rivoluzione che cacciò re Idris.
La festa del 1° settembre è sempre stata una ribalta per i discorsi di Gheddafi e per le sue strategie. Il lìder è in sella da 34 anni, battuto solo da Fidel Castro per lunghezza di comando. Quando festeggiò i 20 anni di leadership invitò i capi di Stato di mezzo mondo, ma al nostro ministro degli Esteri De Michelis riservò un trattamento sgradevole: lo fece ricevere all'aeroporto dal ministro della Pesca e alla cena di gala gli riservò un tavolo in fondo alla sala. Era un modo per "punire" l'Italia della dominazione coloniale. Noi c'eravamo anche quella volta perché con altri colleghi giornalisti siciliani ci aveva portato con un jet il presidente della Regione Nicolosi che Gheddafi chiamava "fratello" e fummo tra i pochi a dormire in albergo perché la folla a Tripoli era tanta che gli inviati dei grandi giornali italiani avevano trovato posto solo nelle cuccette delle navi.
Nei sei anni di presidenza di Rino Nicolosi alla Regione (dall'85 sino all'agosto '91) incontrammo tre volte il colonnello di Tripoli e due occasioni furono per la liberazione di pescatori siciliani che erano stati sorpresi a pescare nel "mammellone", ma che tutto sommato non se la passavano male perché erano sistemati nelle scuderie dell'ambasciata italiana e passavano il tempo a giocare a briscola.
Del "missile americano" che abbattè l'aereo Itavia Gheddafi parlò in uno di questi incontri avvenuto in maniera un po' insolita. Dovevamo stare a Tripoli poche ore, il tempo di imbarcare dodici pescatori "prigionieri", e invece restammo fermi due giorni in attesa di disposizioni. Una mattina ci dissero che Gheddafi ci aspettava nel deserto. Il nostro aereo seguì una rotta a zigzag finché lo fecero atterrare in una pista che a stento si vedeva tra le sabbie finissime e luccicanti accanto a un mare incontaminato. Ci prelevò un corteo di auto blu e dopo mezz'ora arrivammo in un campo militare con a guardia delle soldatesse mitra alla mano. Ci sistemarono in una zona di villette di legno tutte eguali, stessa costruzione, stessa tappezzeria. Capimmo che era identiche per non poter mai individuare quella in cui poteva a volte dormire il lìder. Arrivata l'ora della colazione ci portarono in una grande mensa per ufficiali della base. Stavamo addentando un pollo ruspante quando venne una soldatessa: "Presto, il lìder vi sta aspettando": Lasciammo tutti e la seguimmo sino ad una enorme tenda con quattro pinnacoli rinfrescata da getti d'acqua vaporizzata. Gheddafi era assiso in un trono, ci salutò e il console libico di Palermo fece da traduttore. Dopo i convenevoli, facemmo delle domande, una della quali era appunto sulla strage di Ustica e Gheddafi disse con tono sicuro: "Il missile era americano". Strano che ieri abbia ripetuto la stessa frase in un momento in cui sta cercando di farsi togliere l'embargo pagando montagne di miliardi ai familiari delle vittime dei suoi squadroni della morte. Ma il colonnello non è mai stato troppo diplomatico e poi nel bombardamento angloamericano di Tripoli dell'86 perdette una figlia, e questo non lo dimenticherà mai.
La tesi rilanciata da Gheddafi è che, trovandosi in volo alla volta di Varsavia per una riunione del Patto dei Paesi non allineati, gli venne tesa una trappola per ucciderlo. Solo che venne avvertito in tempo - forse dai servizi italiani - per cui il suo Tupolev avrebbe avuto il tempo di invertire la rotta e riparare all'aeroporto maltese di Luqa. Su questi importanti "dettagli" nessuno ha mai parlato, né nessuno ha mai detto di questo "trappolone", anche perché molti protagonisti di questi eventi sono morti, e in circostanze misteriose: soprattutto quelli della base di Poggio Ballone a Grosseto da dove si alzarano in volo i piloti Nutarelli e Naldini che al ritorno parlarono di "una battaglia aerea" e che poi persero la vita nell'esibizione delle Frecce Tricolori a Ramstein.
In effetti a quel tempo Gheddafi era il nemico pubblico numero uno perché finanziava il terrorismo, aveva invaso il vicino Ciad sotto protettorato francese e soprattutto dopo la rivoluzione da lui guidata aveva estromesso le basi militari americane in Libia. Ora Gheddafi a 60 anni vuole aprirsi al mondo e ai commerci, ha un potenziale petrolifero e metanifero impressionante nella regione del Fezzan che potrebbe far vivere alla grande i cinque milioni di libici, ma quell' "agguato" che gli sarebbe stato teso sui cieli di Ustica, dove il 27 giugno '80 perdettero la vita 81 persone dirette da Bologna a Palermo, non lo ha mai dimenticato.
Da quella dichiarazione che ci fece nell'89 sono passati 14 anni e nessun ministro italiano ha mai chiesto "prove" a Gheddafi, così come nessun risarcimento è toccato ai familiari delle 81 vittime perché l'Itavia fallì e nessun governo si è mai presa la responsabilità del disastro. Ufficialmente "è stata una bomba a bordo"."L' Unione Sarda"
Diverso parere Il giornalista Andrea Purgatori domanda: perché il capo di Stato dovrebbe mentire?
Roma Un mistero che va avanti da 23 anni. Indagini scandite da rogatorie, ipotesi di scenari di guerra, perizie contraddittorie, potenze straniere chiamate in causa non sono bastati per individuare i responsabili della strage del Dc9 Itavia a Ustica. Per quello che rimane uno dei casi insoluti della storia italiana è in corso un processo a Roma, ma non riguarda le cause del disastro bensì i presunti depistaggi attribuiti dalla Procura quattro generali dell'Aeronautica. Nelle conclusioni dell'inchiest, l'allora giudice istruttore Rosario Priore, nel prendere atto che non ci sono "elementi certi" dell'esplosione a bordo, così come è "priva di supporto probatorio l'ipotesi che il velivolo sia stato colpito da missili" (tesi dei pm) affermava comunque che si era in presenza di "un atto di guerra".
Ma anche dopo la dichiarazione di Gheddafi il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha ribadito che "l'abbattimento del Dc9 è stato causato dall'esplosione di una bomba collocata all'interno del velivolo. L'ipotesi del missile - ha affermato - non ha trovato nessun riscontro tanto è vero che l'unica ipotesi alternativa ipotizzata dal giudice Priore è quella di una quasi collisione fra il Dc9 con un aereo che sarebbe transitato talmente vicino da causarne la caduta. Evento, questo, mai accaduto nella storia dell'aviazione".
L'affermazione del ministro è stata contestata dal presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime delle strage di Ustica, la senatrice Daria Bonfietti: "Ancora una volta il colonnello Gheddafi ribadisce la sua versione dei fatti sulla vicenda di Ustica, riconfermando quello che ha sempre sostenuto e tutto ciò mostra come coloro che in questo ultimo periodo hanno vagheggiato di bombe a bordo il 27 giugno 1980 sul Dc9 cadano ancora di più nel ridicolo". E ha concluso sollecitando il governo perché chieda a Gheddafi gli elementi di cui il leader libico disponne:
"Quello che dice oggi, Gheddafi lo ha ripetuto altre volte. Ma ora il suo significato è completamente diverso": è l'opinione di Andrea Purgatori, che prima come cronista del "Corriere della Sera", poi come sceneggiatore del film "Il muro di gommà (1991) è fra le persone meglio informate sul disastro. "Ora - spiega - Gheddafi parla dopo aver chiuso il conto su due gravi attentati, quello di Lockerbie e quello del Dc 10 Uta nei cieli del Niger. Di quei morti, (270 da una parte, 170 dall'altra) ha accettato di assumere la responsabilità e pagare un indennizzo ai familiari delle vittime. Perché dovrebbe continuare a ripetere una versione falsa? Forse per non accusarsi di altri morti e pagare altri indennizzi? No, sarebbe più facile per lui chiudere anche questo conto: i soldi non gli mancano".ANSA:
USTICA: BONFIETTI, CONVICERE USA E FRANCIA A DIRE VERITA'
INTERVISTA A LA STAMPA E ALL'UNITA'
"Ogni volta che Ustica torna alla ribalta le ferite si riaprono. Ma si torna anche a sperare che questa sia la volta buona, che arriveremo finalmente a capire cosa successe quella notte del 27 giugno 1980". Cosi' in una intervista a LA STAMPA Daria Bonfietti, senatrice diessina e presidente dei familiari delle vittime di Ustica (perse suo fratello Alberto nella strage), commenta le dichiarazioni del leader libico Gheddafi secondo il quale ad abbattere il Dc9 Itavia furono aerei Usa che gli davano la caccia. "E' vero, non c'e' nulla di nuovo nei contenuti. E' la reiterazione di cose gia' dette da Gheddafi, tra l'altro anche in occasione di un'intervista a La Stampa. Ma il contesto e' completamente cambiato. Gheddafi ha fatto queste affermazioni in un discorso pubblico. E lo ha fatto, guarda caso, all'indomani dell'accordo con americani e inglesi sulla strage di Lockerbie, in un momento in cui la sua credibilita' internazionale sta indubbiamente crescendo. E' il momento di passare ad un altro livello. E' arrivato il momento perche' il nostro governo porti la questione Ustica ad un livello politico. E' piu' che mai opportuno fare questo passaggio ora che Gheddafi si e' ricreato la sua verginita'. Bisogna convincere americani e francesi a sedersi attorno a un tavolo e arrivare alla verita'. Adesso e' il momento di insistere. Lo so che e' difficile. Ma bisogna cominciare e andare avanti con tenacia"
In un'analoga intervista all'UNITA', Bonfietti commenta le dichiarazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi secondo il quale a causare l'incidente di Ustica fu una bomba che esplose nell'aereo. "Io credo che il ministro dovra' rispondere in Parlamento e ai cittadini di quanto ha detto - dice la senatrice -. Sono assolutamente sconvolta dal significato menzognero delle sue parole. Giovanardi parla tanto, ma senza basarsi sulla sentenza-ordinanza del giudice Priore".USTICA: ANGIUS (DS), NECESSARIA NUOVA INIZIATIVA DEL GOVERNO
GIOVANARDI HA SOSTENUTO TESI SMENTITE IN SEDE GIUDIZIARIA
Dopo le dichiarazioni di Gheddafi e' "necessaria una nuova iniziativa del governo" perche' esse confermano che "sulla tragedia di Ustica non si e' ancora arrivati alla verita' completa". E' l'invito rivolto all'esecutivo dal presidente dei senatori della Quercia, Gavino Angius, dopo le dichiarazioni di ieri del leader libico.
"Invece di avallare tesi mai confermate - afferma l'esponente dei Ds - e gia' smentite da sentenze espresse dai tribunali, il nostro Governo deve impegnarsi ai massimi livelli per far si' che cadano tutti i silenzi e le reticenze di altri Paesi su questa vicenda".
Angius attacca anche il ministro per i Rapporti col Parlamento che ieri ha ribadito la tesi della bomba sull'aereo.
"Male ha fatto ieri il Ministro Giovanardi - afferma il diessino - a sostenere ricostruzioni dei fatti smentite in sede giudiziaria. Si e' trattato davvero di un tentativo maldestro di coprire una situazione scomoda".
"Abbiamo un Presidente del Consiglio che quotidianamente si vanta di essere grande amico dei potenti del mondo - continua - da Bush a Putin, da Gheddafi a Blair. Impegni allora queste sue amicizie per arrivare finalmente alla verita'. Alla magistratura e' stato impedito di arrivare fino in fondo. Il leader libico non ha mai risposto alle rogatorie che arrivavano dall'Italia".
"Chiediamo oggi - conclude Angius - che il Governo svolga pienamente il proprio ruolo".USTICA:FRAGALA' AD ANGIUS,TRAMA LIBICA LEGA A STRAGE BOLOGNA
"Angius non ha letto gli atti giudiziari ma soltanto le dichiarazioni della senatrice Bonfietti. Se no non avallerebbe con tanta superficialita' le parole comiziesche del colonnello Gheddafi che vaneggia un fantomatico duello aereo nei cieli di Ustica". E' quanto afferma Enzo Fragala', deputato di An, gia' capogruppo in Commissione Stragi, capogruppo in Commissione Mitrokhin, sottolineando una "trama libica che lega la tragedia del DC9 e la strage di Bologna".
"La sentenza - prosegue Fragala' - ordinanza di Priore che ancora e' sottoposta alla verifica del dibattimento, non ha mai sostenuto, ne' lo poteva fare, la teoria del missile, ai danni del DC9 Itavia caduto nel Mar Tirreno tra Ponza e Ustica. Priore si e' soltanto limitato a non prendere posizione decisa tra le risultanze delle diverse perizie, ipotizzando una impossibile e mai verificatasi nella storia dell'aviazione mondiale 'quasicollisione'. Ne' il provvedimento giudiziario ha potuto superare o contraddire la perizia del piu' grande esperto aeronautico Taylor che ha con riscontri obiettivi e inequivocabili dimostrato che la causa del disastro di Ustica fu una bomba collocata nella parte di poppa dell'aereo, che avrebbe dovuto scoppiare un'ora dopo l'atterraggio e che deflagro' in volo sol perche' il DC9 Itavia parti' imprevedibilmente dall'aeroporto di Bologna con due ore di ritardo".
"Legga bene il capogruppo dei Ds - prosegue Fragala' - le risultanze dell'istruttoria Priore per quanto riguarda gli scenari internazionali che fecero da movente alla strage di Ustica e che portano tutti alla precisa responsabilita' dei servizi segreti libici, impegnati in quella torrida estate del 1980 a eliminare, uccidendoli sul territorio italiano, ben dodici oppositori di Gheddafi riparati in Italia. Legga il senatore Angius il rapporto segreto del generale Roberto Iucci che inviato dall'allora presidente del Consiglio Cossiga tento' per sei mesi a Tripoli di convincere Jallud, numero due del regime libico, a non assumere iniziative terroristiche contro l'Italia. Rilegga ancora il senatore Angius il libro dell'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, onorevole Zamberletti, intitolato 'La minaccia e la vendetta', in cui si individua il collegamento preciso tra la strage di Ustica del 27 giugno e quella della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 nell'ambito del movente che muoveva la Libia di Gheddafi contro l'Italia per essere stata spodestata, proprio a giugno del 1980, dal controllo politico, economico, e commerciale dell'isola di Malta guidata da Don Mintoff". "Legga ancora il senatore Angius - aggiunge il deputato di An - il verbale segreto del comitato interministeriale di sicurezza, riunito a Palazzo Chigi il 5 agosto del 1980, e in cui i ministri e i responsabili della sicurezza nazionale,fra cui il povero Bisaglia, comunicarono le informazioni dei servizi segreti francesi e tedesco - occidentali tra cui l'informativa data dal ministro socialdemocratico tedesco Bahum secondo cui gli attentati di Ustica e di Bologna erano di matrice terroristico - libica".USTICA: LEGALI A GIOVANARDI, PER SENTENZA FU BATTAGLIA AEREA
"L' unico provvedimento giurisdizionale emesso da un Giudice e' costituito dalla nota sentenza pronunciata dal dott.Priore nel 1999 con la quale, all' esito di un procedimento durato venti anni, dopo oltre dieci anni di accertamenti tecnici complessi e contraddittori ha ritenuto che l' abbattimento del DC9 sia avvenuto nell' ambito di una battaglia aerea, spiegando dettagliatamente il perche"'. Lo sottolineano gli avvocati Alfredo Galasso e Alessandro Gamberini, legali dell' Associazione tra i familiari delle vittime dopo aver ricordato che "il caso Ustica e' stato oggetto di polemiche nel mese di agosto, suscitate da dichiarazioni del Ministro Giovanardi, il quale ancora ieri insiste sul fatto che la strage sarebbe stata 'accertata' nelle sue cause come prodotta da una bomba".
"Non sappiamo a quale accertamento si riferisca il Ministro dicono i due legali -. Occorre pero' ricordargli che nel nostro sistema, fino ad eventuali trasformazioni dell' assetto costituzionale, gli accertamenti sono compiuti dall' autorita' giudiziaria".
E dopo aver ricordato il provedimento di Priore, i due legali concludono: "Le tremila pagine del lavoro di questo Giudice costituiscono un punto di riferimento al quale l' On.Giovanardi, specie nella sua veste di ministro, dovrebbe sentirsi tenuto. E' evidente che si possano esprimere pareri difformi da quelli espressi da un giudice e criticare la soluzione prescelta in una decisione giudiziaria. Ignorarne invece il significato e addirittura rovesciarne gli esiti parlando dell' esistenza di un accertamento in senso contrario costituisce invece una falsificazione della realta' inaccettabile e indegna del ruolo istituzionale di chi la pronuncia".USTICA: PROCURA ROMA ACQUISIRA' TESTO DISCORSO GHEDDAFI
La procura di Roma acquisira' il testo del discorso pronunciato dal leader libico Muammar Gheddafi nella parte in cui gli Stati Uniti vengono accusati per il disastro di Ustica. La decisione e' stata presa oggi nel corso di una riunione dal procuratore Salvatore Vecchione e dai magistrati Maria Monteleone e Erminio Amelio, rappresentanti dell' accusa al processo contro quattro generali dell' Aeronautica imputati per i presunti depistaggi che avrebbero fatto da sfondo all' inchiesta giudiziaria.
Si tratta di un atto - e' stato fatto notare in procura - necessario per capire il reale contenuto del discorso. Allo stato, infatti, appare inverosimile che qualcuno potesse pensare che il colonnello volasse su un aereo di linea italiano da Bologna a Palermo, cosi' come traspare dalla traduzione delle parole pronunciate dal leader libico e riportata dagli organi di stampa. Per questo motivo bisogna capire prima di tutto che cosa Gheddafi abbia effettivamente detto. E non e' escluso che, all' esito della valutazione di quanto effettivamente riferito da Gheddafi, la magistratura italiana possa, qualora lo ritenga necessario, attivare le procedure internazionali per ascoltare lo stesso leader libico. In quest' ultimo caso gli atti finirebbero in un fascicolo nuovo. L' attuale processo in corso sul caso Ustica riguarda l' imputazione di alto tradimento e non ha attinenza con il reato di strage. Quest' ultima accusa fu archiviata agli inizi degli anni '90 dal giudice istruttore Rosario Priore perche' "ignoti gli autori del reato".18 settembre 2003 - USTICA: TASCIO, HO SAPUTO DEL DC9 DALLA TV
"La Gazzetta del sud"
Ustica, ex capo del Sios: appresi dalla tv della caduta del Dc9
ROMA - Ha premesso che "il tempo e gli anni passano per tutti" e che solo alcuni particolari di quella vicenda gli sono tornati in mente in epoca successiva per i "tanti interrogatori" avuti con i magistrati. Al processo sul disastro di Ustica in corso all'aula bunker di Rebibbia davanti alla terza corte d'assise di Roma, il generale Zeno Tascio, che il 27 giugno del 1980 era responsabile del Sios (il servizio segreto dell'Aeronautica militare), ha ammesso di "non avere ricordi di alcun genere di quell'incidente" che provocò la morte di 81 persone. Imputato assieme ad altri tre generali per attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, Tascio, rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, ha precisato: "Probabilmente fui informato dalla tv di quanto capitò quel venerdì sera. Ma non ricordo di averne parlato il sabato, la domenica o i giorni successivi con il capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare, né col sottocapo né con i colleghi di ufficio". Stando alle parole di Tascio, insomma, nessun ufficio dell'Arma Azzurra si attivò più di tanto, almeno nell'immediatezza dei fatti, per verificare se altri aerei avessero interferito con il Dc9 dell'Itavia. "Escludo nella maniera più categorica di avere avuto personalmente contatti con l'ambasciata Usa. Peraltro, era un ufficio diverso dal mio a curare questi rapporti. Del resto, non c'era alcun motivo per farlo, visto che nessuno di noi sapeva della presenza di velivoli militari italiani o statunitensi nella zona. E confesso di essere rimasto stupefatto - ha aggiunto Tascio - quando in dibattimento abbiamo ascoltato una registrazione telefonica da cui emergeva l'esistenza di un intenso traffico aereo Usa quel giorno". E per giustificare il successivo attivismo di Sismi e Sios, Tascio ha chiamato in causa gli organi di informazione: "La stampa in quei giorni si è comportata con la virulenza che tutti conosciamo. Dopo il 27 giugno, erano state avanzate tante ipotesi sulla cause del disastro, prima fra tutte quella del cedimento strutturale del velivolo. Ma quando si cominciò a parlare di collisione tra l'aereo e un Mig libico, trovato sulla Sila il 18 luglio '80, si avvertì l'esigenza di reperire in qualche modo i tracciati radar per capire se altri aerei erano presenti quella sera. L'autorità politica è sempre stata sensibile alla stampa e il Sismi, sollecitato evidentemente da esponenti di "alti livelli" che avevano bisogno di informazioni più precise sulla vicenda, aveva deciso di rivolgersi a noi del Sios, interpellandoci come organo tecnico competente in materia". L'ipotesi accusatoria, invece, è che subito dopo il disastro lo Stato Maggiore dell'Aeronautica si diede da fare in gran segreto per capire se nell'incidente vi fossero coinvolti aeromobili americani. Non a caso il 4 luglio '80, quindi prima del ritrovamento del Mig, due militari furono spediti in missione alla base aerea di Boccadifalco: ufficialmente per visionare reperti del Dc9, in realtà per accertarsi della presenza o meno di pezzi di velivoli Usa, visto che la stampa già parlava di collisione. Tascio ha negato la paternità di quella missione benché un uomo appartenesse al suo ufficio: "Ho appreso in seguito dagli atti del processo che l'ordine fu impartito da Ferri (all'epoca sottocapo di Stato Maggiore, anche lui imputato, ndr). Probabilmente furono inviati due militari perché ritenuti esperti di reperti aeronautici e di volo. So che perlustrarono il luogo dell'incidente ma non rinvennero nulla di particolare che avvalorasse la tesi di una collisione". La deposizione di Tascio proseguirà venerdì e sabato.24 settembre 2003 - LETTERA AL MESSAGGERO SU USTICA
"Il Messaggero"
Perchè dopo 23 anni non si è scoperta la verità sulla strage del Dc9 di Ustica
Era il 23 giugno 1980 quando il Dc9 Itavia cadeva nei mari di Ustica insieme ai suoi 81 passeggeri, di cui due bimbi di nemmeno 2 mesi. Una strage di Stato? O forse un attentato come tanti? Chissà quale è la verità ma una cosa è certa: è stato tutto previsto nei minimi particolari. Ho sempre creduto alla tesi del missile alleato. D'altra parte quest'ultima tesi è stata da più parti accreditata come possibile. Chi ha voluto la strage credo volesse colpire Gheddafi, il quale sarebbe dovuto salire su quell'aereo. Poi così non è stato. Al di là delle mille e più domande, i parenti delle vittime e tutta la società civile aspettano delle risposte credibili. Voglio sapere chi ha nascosto le prove. Voglio sapere perché i servizi segreti sono intervenuti depistando le indagini. Voglio sapere soprattutto chi sono i grandi burattinai di questa strage. Voglio capire perché dopo 23 anni non si è scoperta la verità. Gheddafi ha ricordato la strage urlando a gran voce la tesi dell'attentato nei suoi confronti. Si sciolgano le riserve e soprattutto sia abolito il segreto militare in casi come questo. Si chieda agli Stati Uniti e alla Francia una vera e leale collaborazione che ancora non c'è stata. L'Italia ha avuto troppi morti di Stato e ancora molti burattinai vivono liberi in questo paese che si fa chiamare "civile".Risponde Dany Aperio Bella
Burattinai, depistaggi, segreti, misteri. Eppure non è difficile capire perché dopo 23 anni non si è scoperta la verità sulla strage di Ustica: semplicemente perché quel che accadde in quel maledetto tramonto è stato abilmente occultato. Ma non tanto, fortunatamente, da impedire che il lavoro paziente e tenace di alcuni aprisse qualche spiraglio di luce. Questo giornale ha contribuito a svelare la verità ricostruendo la vicenda del Mig libico, precipitato sulla Sila e fatto ricomparire molti giorni dopo, e legandola allo scenario di guerra di quel tristissimo 23 giugno 1980. Un piccolo tassello, ma importante anche per la magistratura che ha istruito un procedimento giudiziario del quale attendiamo le conclusioni. In quanto a Gheddafi, che in questo mistero ci sguazza e accusa gli Usa, c'è da dire (come suggerisce un altro lettore, Alessandro Paganini di Genova) che se quel che dice fosse vero bisognerebbe rivedere la lista dei buoni e dei cattivi, ma se è falso sarebbe opportuno, anche in nome della fedeltà agli americani accusati di una cosa gravissima, terminare ogni relazione con la Libia. E non far finta di niente continuando a farci affari allegramente.31 ottobre 2003 - "BLU NOTTE" SU USTICA
ANSA:
RAITRE: 'BLU NOTTE' INDAGA SUL CASO USTICA
Sara' dedicata al 'Caso Ustica' la puntata di 'Blu notte - Misteri italiani', il programma curato e condotto da Carlo Lucarelli, in onda domani su Raitre alle 23.25.
Il 27 giugno 1980 un aereo di linea proveniente da Bologna e diretto a Palermo esplode in volo: 81 le vittime. Per venti anni le ipotesi sulla strage si sono rincorse: bomba, missile o cedimento strutturale dell'aereo? Quale verita' si nasconde dietro quelle 81 vittime? Se ne discutera' a 'Blu notte'.22 novembre 2003 - USTICA: LEGALI DAVANZALI (ITAVIA)
"Il Messaggero"
Ancona/E' la provvisionale richiesta dai legali del titolare dell'Itavia. In tutto ha chiesto 750 milioni Ustica, cinque milioni per Davanzali La compagnia anconetana fu accusata di avere "bare volanti"
ANCONA Cinque milioni di euro come risarcimento provvisionale di 23 anni di linciaggi, depistaggi, menzogne. Ventitrè anni in cui si è cercato di abbattere la pista del Dc9 fatto precipitare dal missile, addossando la responsabilità delle 81 vittime alla compagnia Itavia. Per Aldo Davanzali, 78 anni, avvocato e capitano d'industria anconetano, è arrivato il momento di presentare il conto a chi lo accusò di far decollare "bare volanti". Davanti alla terza Corte d'assise di Roma, i suoi avvocati hanno chiesto la provvisionale di cinque milioni di euro che è solo l' antipasto del risarcimento complessivo che Davanzali si attende da un separato giudizio per i danni del disastro aereo: 750 milioni di euro.25 novembre 2003 - USTICA: AVVOCATURA DELLO STATO CHIEDE CONDANNA IMPUTATI
ANSA:
USTICA: AVVOCATURA DELLO STATO CHIEDE CONDANNA IMPUTATI
La condanna dei generali dell'Aeronautica Militare, Zeno Tascio, Corrado Melillo, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, sotto processo a Roma per i presunti depistaggi che avrebbero scandito l'inchiesta sul disastro di Ustica, e' stata chiesta oggi dall'avvocato dello Stato Giovanni De Figueredo, rappresentante di parte civile per conto del governo.
Secondo il rappresentante dello stato sono emersi nel corso del processo elementi di responsabilita' da parte degli imputati che sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell'alto tradimento per aver omesso informazioni al governo che gli avrebbero permesso di esercitare le proprie prerogative per l'accertamento della verita'. Rivolgendosi alla corte, De Figueredo ha chiesto ai componenti di attenersi a principi rigorosi come se appartenessero ad un tribunale militare.
Giovedi' prossimo comincera' la requisitoria dei pubblici ministeri Maria Monteleone, Erminio Amelio e Vincenzo Roselli.28 novembre 2003 - USTICA: REQUISITORIA PROCESSO
"La Sicilia"
Ustica, il pm: "Noi cittadini tutti vittime"
Roma. "Le vittime di Ustica siamo tutti noi cittadini; Ustica è un patrimonio nostro". Ha esordito con una frase fortemente suggestiva il pm Erminio Amelio cominciando la requisitoria al processo per la strage di Ustica.
Amelio ha ricordato che per gli 81 morti del 27 giugno 1980 è ancora aperto un fascicolo contro ignoti in cui si ipotizza il reato di strage, evidenziando che se non è stato istruito un processo per quell'accusa è perchè gli imputati di oggi - quattro alti ufficiali dell'Aeronautica Militare accusati di depistaggio - lo hanno impedito. "Hanno impedito che potessero essere individuati gli esecutori materiali della strage" ha detto il magistrato.
Amelio, utilizzando una locuzione cara a Giovanni Falcone, ha parlato di "menti raffinatissime" che "non hanno lasciato nulla al caso". Amelio ha anche ipotizzato i motivi che potrebbero aver spinto gli ufficiali a comportarsi come l'accusa ritiene abbiano fatto, precisando però che "nessuna ragione di Stato può impedire l'accertamento della verità e che quindi sono stati "traditi il governo, gli italiani e il corpo stesso dell'Aeronautica".
Terminata la premessa, Amelio è passato ad analizzare i fatti del processo. L'accusa è convinta che le autorità militari dell'Aeronautica fossero da subito al corrente di quanto accaduto la sera del 27 giugno e che avrebbero "dolosamente nascosto, oscurato tutta la parte riguardante la presenza di numerosi aerei in volo impegnati in esercitazioni nell'area. Aerei statunitensi, come dimostrerebbero le telefonate fatte all'ambasciata Usa, anche dalla sala di Ciampino. L'aereo di linea sarebbe caduto a causa di agente esterni, un missile o una collisione.
Francesco De Filippo5 dicembre 2003 - USTICA: SUL MIG LIBICO CADUTO IN SILA
"Il Manifesto"
Mistero il testamento del pilota
Ustica, per il Pm non c'è una prova certa della caduta del Mig libico sulla Sila
Roma - Non c'è la prova certa che il Mig trovato sulla Sila sia caduto il 18 luglio 1980. Nel corso della requisitoria dei pubblici ministeri cominciata la settimana scorsa al processo per il disastro di Ustica, ieri il sostituto Maria Monteleone si è soffermata sulla vicenda del ritrovamento del velivolo sulle montagne calabresi. Analogamente, se non c'è la prova che sia caduto il 18 luglio, non c'è nemmeno quella che attesti la caduta del caccia precedentemente, addirittura alla fine di giugno come sostenuto da qualcuno. Il pubblico ministero ha poi parlato del testamento del pilota dello stesso aereo, che non è mai stato trovato e il cui contenuto avrebbe descritto l' abbattimento di un velivolo. Sarebbero quindi stati rilevati, secondo l' accusa, indizi che presi nel loro complesso potrebbero far pensare ad un collegamento tra un Mig o un altro aereo libico con la caduta del Dc9 dell' Itavia.20 dicembre 2003 - PROCESSO DEPISTAGGI USTICA: CHIESTE CONDANNE
"Il Gazzettino"
USTICA Il pm: amarezza per non essere riusciti ad accertare cause e responsabili della tragedia, ma è provato che la verità è stata nascosta al Paese
"Vertici dell'Aeronautica, fu alto tradimento"
"I depistaggi ci furono". La pubblica accusa chiede sei anni e 9 mesi per l'allora capo di stato maggiore e per il suo vice
Roma
I depistaggi sul disastro di Ustica ci furono. E la mancata comunicazione al Governo di notizie, alcune delle quali definite 'allarmanti' dagli stessi stati maggiori dell'Aeronautica,impedì agli organi preposti l' adozione delle iniziative adeguate. Sono queste le conclusioni dell'accusa al processo sulla tragedia costata la vita agli 81 passeggeri del Dc 9 Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980. I pm hanno chiesto due condanne e due assoluzioni per i quattro generali dell'aeronautica militare imputati.A sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati (concesse le attenuanti generiche), secondo i pm - Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli - devono essere condannati i generali Lamberto Bartolucci, già capo di stato maggiore dell'Aeronautica, e Franco Ferri, ex vice capo, ritenuti responsabili di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. L'assoluzione, per non aver commesso il fatto, è stata sollecitata per i generali di brigata Zeno Tascio e Corrado Melillo.Per tutti e quattro gli imputati, inoltre, è stata chiesta l'assoluzione, perché il fatto non sussiste, dall'accusa di non aver collaborato con la magistratura, di aver fornito notizie false relative al Mig libico precipitato sulla Sila ufficialmente il 18 luglio 1980 e di aver dichiarato falsamente che non erano disponibili alcuni dati in possesso del sito radar di Ciampino. Richieste, sulle quali si dovrà pronunciare la terza corte di assise di Roma, arrivate a 23 anni da quello che è unanimamente riconosciuto come uno dei più grandi misteri della recente storia italiana. Ventitré anni non sufficienti, comunque, per risalire alle cause della tragedia e ai suoi responsabili. Secondo i pm Amelio, Monteleone e Roselli, il disastro del velivolo dell'Itavia fu probabilmente provocato o da una quasi collisione, dovuta al cosiddetto "vortice di estremità " (una sorta di vuoto d'aria che avrebbe spezzato la parte finale dell'ala sinistra dell'aereo civile) lasciato da un mezzo militare durante una manovra di sorpasso, o da un missile (eventualità, questa, legata al ritrovamento di tracce di esplosivo).La requisitoria dei pm ha occupato nove udienze, dopo oltre due anni di dibattimento, e ha toccato tutti i punti della vicenda, compreso il mistero del Mig libico precipitato in Calabria. Un episodio, quest'ultimo, non collegato, per i rappresentanti dell'accusa, con il disastro del Dc 9."È stato un lungo, faticoso e tormentato tentativo di accertare la verità - ha detto il pm Roselli concludendo la requisitoria". Si è trattato, per il magistrato, di una vicenda "dolorosa per le vittime, per i loro familiari ed anche per gli stessi imputati. L'amarezza è quella di non essere riusciti ad individuare le cause della tragedia e i responsabili che, comunque, non siedono in questa aula".LA STORIA
Il Dc9 esploso in volo e i radar "bendati"
La tragedia avviene diecimila metri sopra il mare di Ustica. Alle 21, il Dc9 Itavia in volo tra Bologna e Palermo con 81 persone a bordo tra cui 13 bambini, sparisce di colpo dai radar. Nessuna richiesta d'aiuto, nessun allarme dai piloti. L'aereo è esploso improvvisamente, mentre il volo procedeva regolarmente. Non c'è nessun superstite.
Pochi mesi dopo, nonostante l'inchiesta sia ancora aperta, il governo sposa la tesi - che si rivelerà probabilmente infondata - di un cedimento strutturale dell'aereo e sulla base di questo sospetto fa chiudere la compagnia aerea privata Itavia.
Comincia uno dei più oscuri misteri italiani: radar militari e civili che non hanno visto nulla, altri che hanno visto ma i nastri sono stati frettolosamente dstrutti, esercitazioni Nato fantasma, navi che non si bene dove fossero. Omertà dei vertici dell'Aeronautica e testimoni, militari addetti ai radar o in volo vicino al teatro della tragedia, morti in circostanze misteriose.
Nel dicembre del 1980, il presidente dell'Itavia Aldo Davanzali afferma: "Il Dc9 Itavia è stato distrutto da un missile, proveniente da un aereo, mentre percorreva in perfette condizioni metereologiche e di crociera una aerovia riservata dallo Stato italiano all'aviazione civile".
Dopo 23 anni la sentenza del Tribunale di Roma dà ragione a Davanzati. Nel condannare i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno al risarcimento dell'Itavia pari a 108 milioni di euro, denuncia le responsabilità dello Stato italiano, che non avrebbe garantito la sicurezza dell'aerovia sulla quale viaggiava il Dc9. Davanzali chiede 1700 miliardi di risarcimento."Il Messaggero"
Difesa, Interni e Trasporti i dicasteri ritenuti responsabili. Depistaggi: chiesti sei anni per i generali Bartolucci e Ferri
Ustica, condannati tre ministeri
Risarciranno 108 milioni all'Itavia: "Non garantirono la sicurezza dell'aerovia"
di MARIO COFFARO
ROMA I ministeri della Difesa, dell'Interno e dei Trasporti sono stati condannati a risarcire i danni (quantificati in circa 108 milioni di euro, 210 miliardi di vecchie lire) sofferti dall'Itavia costretta a cessare l'attività in seguito alla tragedia del Dc9 precipitato al largo di Ustica. La sentenza del Tribunale civile di Roma si conosce proprio il giorno in cui nel processo penale il pubblico ministero chiede la condanna a 6 anni e nove mesi di reclusione (di cui 4 anni condonati) per attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento dei generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, e l'assoluzione dei generali Zeno Tascio e Corrado Melillo. L'accusa (pm Amelio, Monteleone e Roselli) sostiene, dunque, che ci furono depistaggi legati al Dc9 Itavia precipitato (per un vortice d'aria provocato da un aereo militare o da un missile) il 27 giugno 1980 al largo di Ustica con 81 passeggeri. E la mancata comunicazione al Governo di notizie, alcune delle quali definite "allarmanti" dagli stessi stati maggiori dell'Aeronautica, impedì agli organi preposti l'adozione di iniziative adeguate. Il processo penale riprenderà nel 2004 con le arringhe dei difensori.
La sentenza del giudice civile, sezione stralcio sesta-bis del Tribunale di Roma (n. 37714 del 2003) fa seguito, invece, al giudizio intentato dall'Itavia nell'81, assistita oggi dall'avvocato Giuseppe Alessi. L'Itavia, cui era stata revocata la concessione dal ministero dei Trasporti, era stata ammessa con le procedure della legge Prodi dell'epoca all'amministrazione straordinaria e fu il commissario Bruno Velani a dar mandato di far causa ai tre ministeri.
Il giudice, spiega l'avvocato Alessi, ha riconosciuto che il disastro di Ustica "non fu provocato da cedimento strutturale dell'aereo", e "che la responsabilità dell'incidente era imputabile ai ministeri della Difesa, dell'Interno e dei Trasporti che non avevano garantito la sicurezza dell'aerovia assegnata alla Itavia". E che "i danni sofferti dalla Società, che aveva cessato l'attività, erano pari allo stato passivo accertato dal commissario governativo".
Il Tribunale ha dunque accolto le domande dell'Itavia in base alle risultanze della commissione di inchiesta ministeriale e delle perizie svolte in sede penale. I soldi del risarcimento dovrebbero andare a tutti i creditori ammessi allo stato passivo, e i principali sono gli ex dipendenti e le banche. "Ottenere la condanna dei ministeri non è cosa facile - osserva l'avvocato Alessi - ma in questo caso, può segnare una svolta nell'intera vicenda. In sede civile l'illecito è quello di non aver impedito con colpa avvenimenti esterni che potessero provocare un danno ingiusto. Per questo il risarcimento è d'obbligo".
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