Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004 |
17 gennaio 2004 - USTICA: SEN BONFIETTI CHIEDE INTERVENTO GOVERNO PER VERITA'
ANSA:
USTICA: SEN BONFIETTI CHIEDE INTERVENTO GOVERNO PER VERITA'
Avviare iniziative diplomatiche pressanti con Stati Uniti, Libia e Francia per sapere davvero che cosa sia accaduto 23 anni fa ad Ustica. E' la richiesta che ha rivolto al Governo la senatrice diessina Daria Bonfietti, sorella di una delle vittime nonche' presidente dell'Associazione parenti vittime della strage di Ustica.
La sen. Bonfietti ha partecipato ad una conferenza che si e' svolta questa mattina nella sala della Sibilla,all'interno della fortezza del Priamar di Savona, dal titolo 'Ustica, 27 giugno 1980. DC9 Itavia, do you read...?'.
Davanti agli studenti savonesi Daria Bonfietti ha detto di "non avere dubbi sulla ricostruzione dell'incidente compiuta dal giudice Rosario Priore, avallata anche da documenti della Nato". "Si tratto' - ha affermato - di una guerra aerea non dichiarata tra americani, francesi e libici".
Nella strage di Ustica morirono 81 fra passeggeri ed equipaggio, di cui 13 bambini.7 febbraio 2004 - USTICA: BONFIETTI, BERLUSCONI AFFRONTI QUESTIONE CON GHEDDAFI
ANSA:
USTICA: BONFIETTI, BERLUSCONI AFFRONTI QUESTIONE CON GHEDDAFI
Presidente Berlusconi, nel suo viaggio ufficiale in Libia trovi l' occasione di affrontare con Gheddafi la questione Ustica: lo chiede in una lettera al Presidente del Consiglio la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica.
"Lei - scrive la parlamentare - sta per intraprendere un viaggio ufficiale in Libia, un viaggio che sara' certamente molto importante e rendera' ancora piu' stretti e proficui i rapporti tra i due Paesi. In questa occasione mi permetto di rivolgermi a Lei per chiedere di trovare l'occasione di affrontare, nei suoi colloqui con il leader libico Gheddafi, la questione Ustica. Come certamente sapra' Gheddafi, in questi anni, ha piu' volte parlato di questa triste vicenda, con interviste, dichiarazioni, pubbliche manifestazioni, anche in lettere ufficiali. Egli ha via via affermato di essere stato testimone della strage, di essere stato l'obiettivo delle manovra d'attacco che ha portato all'abbattimento del DC9, di essere la prova della responsabilita' americana, di essere passato indenne tra i fuochi di manovre militari. Purtroppo non ha pero' mai dato riscontri concreti alla nostra magistratura per contribuire al pieno raggiungimento della verita"'.
"Non credo - sottolinea la sen.Bonfietti - che si possa accettare neppure la sensazione che una vicenda cosi' dolorosa, che ha tanto toccato la sensibilita' degli italiani, rimanga quasi un fatto privato di un Capo di uno Stato amico, che ne gradua le versioni in base ai suoi rapporti con gli Usa. Mi sento dunque, per il rispetto dei nostri cari morti, ma soprattutto in nome di un sentimento di dignita' nazionale, di chiedere un suo autorevole intervento per fare in modo che ogni elemento utile sia messo a disposizione del nostro Paese, che certamente non puo' dimenticare una cosi' grave pagina della sua storia civile".13 febbraio 2004 - USTICA, PRIMO PIANOTG3
ANSA:
TV: USTICA, PRIMO PIANOTG3 RICOSTRUISCE VERITA' NEGATA
LUNEDI' UNO SPECIALE; DI BELLA, GIORNALISMO VECCHIO STILE
L'occhio di una telecamera che attraversa lentamente lo scheletro spettrale del relitto del Dc9 Itavia, ricostruito nell'hangar militare di Pratica di Mare. Mentre le strofe della 'ballata di Ustica', cantata da Giovanna Marini, riportano alla mente la tragedia che si consumo' nei cieli italiani la sera del 27 giugno 1980. Si apre cosi' lo speciale di "Primo Piano", 'Ustica, la verita' negata', in onda lunedi' prossimo su Rai Tre alle 23:30.
Oltre un ora di documentario, dai ritmi piu' che serrati, per ricostruire tre anni e mezzo di dibattimento, duecentocinquanta udienze, una sentenza prevista per questa primavera. Ovvero il processo che, a quasi 24 anni dal disastro aereo di Ustica, si sta celebrando alla Terza Corte d'Assise di Roma a carico di quattro generali dell'aeronautica Militare, accusati di aver impedito l'accertamento della verita'.
Per il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, un lavoro di cui essere fieri, realizzato da Roberto Scardova (la regia e' di Piero Panizon) con "una ricetta di giornalismo vecchio stile".
Ma anche l'occasione per una battuta che tocca l'attualita':
"quella di Roberto Scardova- ha detto Di Bella - e' un'inchiesta fatta con pazienza, andando a scavare e facendo un'indagine che va al di la' del giornalismo frettoloso che purtroppo certe volte siamo costretti a fare".
Per poi aggiungere: "Il dibattito sul giornalismo certe volte sembra limitato al conteggio dei minuti di questo o quel politico, cosa che bisogna fare... ma mi fa piacere che in questi tempi polemici ci sia il tempo per fare un lavoro giornalistico di respiro. Il cruccio che ho e' di non poter mandare in onda uno speciale cosi' ogni mese. Pero' questa e' la dimostrazione che con la passione si possono fare dei prodotti nella tradizione del grande giornalismo Rai, penso a Biagi, a Zavoli, a Barbato".
Un richiamo all'attualita' sottolineato anche dal curatore di Primo Piano, il capo redattore degli speciali Onofrio Dispenza:
"Ieri come in questo speciale che andra' in onda lunedi' abbiamo rappresentato l'Italia con le sue speranze e le sue indignazioni".
Per la senatrice Daria Bonfietti, ( fu lei, sorella di una delle vittime, a dare vita alla associazione dei parenti il cui ruolo e' stato determinante per l'inchiesta) una "ricostruzione molto corretta" ("sono i passaggi che anche io sottolineo sempre. Ora mi auguro che qualcuno si indigni. Cosi' come spero che il governo, dopo la sentenza di primo grado, vada avanti, chiedendo conto a chi ci ha abbattuto un aereo", ha commentato questa mattina a Viale Mazzini, alla fine di una proiezione per la stampa).
Scena dopo scena, documento dopo documento (molte le immagini riprese dal processo, con la parola agli esponenti della accusa e della difesa, ma ricostruite ci sono anche le voci dei piloti, le loro ultime parole; oltre alla testimonianza dell'allora presidente del consiglio Francesco Cossiga) il racconto ricostruisce la storia complessa, troppo lunga e ancora aperta della tragedia di Ustica, e dei suoi 81 morti civili ("tredici erano bambini" , ricorda una voce fuori campo). Con una sottolineatura sulle nuove testimonianze dei controllori di volo che quella sera di giugno videro sugli schermi radar aerei di Paesi alleati avvicinare ed intersecare la rotta del Dc9 Itavia. E sulle nuove considerazioni emerse dalle deposizioni dei periti, che hanno ricostruito come la strage possa essere stata determinata da un missile, oppure da una 'near collision', ovvero dalla manovra di un veivolo, che, per sfuggire ad un'aggressione, ad altissima velocita' abbia colpito l'ala sinistra del Dc9. La stampa "non assolve e non condanna, informa e basta", sottolinea Scardova nella conclusione del filmato. Ma la sentenza che fra qualche settimana scrivera' la Corte di Assise, fa notare, "e' destinata a scrivere una pagina importante nella storia del nostro paese". Ed e' impossibile, dopo 24 anni, non chiosare come uno dei rappresentanti dell'accusa nel processo attualmente in corso, "Ustica siamo tutti noi".14 febbraio 2004 - USTICA: EX AGENTE SIFAR A LEGALE, INDAGHI SU GARA TECNOLOGIE
ANSA:
USTICA: EX AGENTE SIFAR A LEGALE, INDAGHI SU GARA TECNOLOGIE
L' avvocato romano Andrea Falcetta ha annunciato di aver avviato una serie di accertamenti preventivi sulla vicenda di Ustica per verificare se sussista un nesso tra la tragedia del Dc 9 dell' Itavia ed una gara d' appalto "vinta da una nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di tecnologie elettroniche civili applicabili anche alla Difesa Militare".
In una nota, Falcetta afferma di avere avuto da un ex agente del Sifar l' incarico di "acquisire e congelare ogni residua fonte di prova circa le ragioni occulte per le quali la sera del 27 giugno '80 il Mig libico con a bordo il colonnello Gheddafi percorreva il corridoio 'Ambra 13' ritornando a Tripoli proveniente da Varsavia dove aveva appena incontrato Jaruzelski dal quale si attendeva importati documenti riconducibili a quella gara d' appalto". Il penalista romano aggiunge che il mandato ricevuto e' legato al timore del suo assistito, del quale non rende note le generalita', che "possibili ulteriori attivita' di depistaggio possano da qui a breve coinvolgerlo ingiustamente". Molti dati fin qui acquisiti da Falcetta sono presenti su alcuni siti Internet ed il legale, per motivi di sicurezza, ha precisato di non conservare alcun documento ne' nel suo studio legale ne' nella sua abitazione.
"Confido ragionevolmente - ha concluso - di arrivare indenne da impedimenti di qualsiasi natura e provenienza al risultato prestabilito, ovvero alla conclusione di un' investigazione difensiva le cui risultanze siano sufficienti per sostenere adeguatamente le spiegazioni fornite dal mio cliente durante i colloqui con lo stesso avuti nello svolgimento del mandato professionale ricevuto".20 gennaio 2004 - USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI ANCORA IN VITA
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USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI ANCORA IN VITA
FALCETTA, POTREBBERO SPIEGARE REALI MOTIVI AGGUATO A GHEDDAFI
Sono almeno 5 i testimoni ancora in vita che potrebbero riferire alla magistratura "sulle reali motivazioni dell'agguato che fu teso nei confronti del Mig sul quale Gheddafi, la sera del 27 giugno 1980, rientrava da Varsavia a Tripoli dopo aver incontrato Jaruzelski". Lo sostiene in una nota l'avvocato di un ex agente del Sifar, Andrea Falcetta.
Sul ruolo di questi eventuali testimoni nella tragedia di Ustica, l'avvocato sostiene che "tutti ricoprivano cariche di rilievo in Selenia, ragion per cui non possono non sapere cosa era avvenuto immediatamente prima della strage e cosa avvenne immediatamente dopo: sarebbe un bene per l'intera collettivita' - conclude il legale - se dopo 24 anni si decidessero a recarsi spontaneamente presso la Procura di Roma a riferire quanto sanno".22 febbraio 2004 - USTICA: ULTIME BATTUTE PROCESSO AI GENERALI
"Liberazione"
Ustica, ultime battute al processo ai generali accusati di alto tradimento
LA STRAGE IMPUNITA
Ventisette giugno 1980, ore 20,56. "Uccidete Gheddafi". Doveva accadere, la rete era pronta a scattare nei cieli del tirreno. I comandanti che avevano ordito la trappola per il leader libico non si erano fatti neppure scrupolo di controllare se c'erano in circolazione aerei civili in quel momento. Un aereo militare, col sole alle spalle, la classica posizione di un caccia in attacco, si avvicina al bersaglio, a quello che crede il suo bersaglio. Quella sera Gheddafi, forse ferito in un tentativo di sollevazione a Tripoli, è su un Tupolev in rotta per Varsavia. Sta volando sul mediterraneo meridionale, quando i servizi segreti libici ricevono un misterioso avvertimento e prendono due decisioni: la prima è di far virare il Tupolev verso Malta per allontanarlo dalla zona di pericolo; la seconda è quella di proteggerlo facendo alzare i loro mig stazionati in una base iugoslava. Si scatena la battaglia aerea: aerei occidentali contro quelli di Gheddafi.
A 43 miglia a sud di Ponza, un Dc9 dell'Itavia proveniente da Bologna passa sull'aerovia Ambra 13 e comincia la discesa verso Palermo. Capita proprio mentre sfrecciano aerei e missili. Il pilota Domenico Gatti ha appena il tempo di gridare "Gua...". E' l'ultimo suono della sua voce registrato dalla scatola nera. Forse gli è stata troncata la parola "Guarda". Si stacca un'ala, schiantata dall'esplosione vicinissima di un missile con testata a frammentazione o dalla turbolenza provocata da un aereo militare sfuggito per un fiato dalla collisione. Il Dc9 s'inabissa al largo di Ustica: nessun superstite fra i 77 passeggeri e i 4 uomini di equipaggio.
L'aereo dell'Itavia era partito da Bologna con due ore di ritardo. Tra i passeggeri c'era Rita Guzzo, 29 anni, che studiava a Mantova per prendersi la laurea in psicologia. Prima di decidere di andare a trovare il padre in Sicilia gli aveva scritto una lettera intitolata "Breviario per salvarsi la vita": 1) Eliminare i sensi di colpa. 2) Non fare della sofferenza un culto; 3) fare sempre le cose di cui si ha più paura; 4) Prepararsi ad avere 87 anni...".
Non aveva previsto l'incognita che si può essere trucidati dai militari in tempo di pace e che il tuo assassinio può restare impunito.
Per la strage di Ustica non ha pagato e non pagherà nessuno. Lo scenario che abbiamo descritto resterà virtuale almeno fino a quando Usa, Inghilterra, Francia e Libia terranno blindato il segreto di quella sera.La febbre della guerra
Il Tirreno meridionale e il canale di Sicilia pullulavano di navi da guerra. Ogni metro del cielo era scrutato con le antenne dei radar. Oltre i limiti dei radar terrestri e navali, il grande occhio della Nato rilevava ogni presenza di aerei "Zombie" (nemico sconosciuto nello slang aeronautico) attraverso l'efficacissimo sistema di allarme e controllo degli Awacs, in volo per tutte le 24 ore. La menzogna collettiva è stata: "Avevamo i radar spenti o puntati in altre parti".
E' uno dei momenti più difficili per la pace del mediterraneo. Nei tre giorni che precedono la tragedia nel cielo di Ustica la febbre della guerra sale alle stelle. Fonti diplomatiche del Ciad rivelano alla televisione francese. che Gheddafi è rimasto ferito in una sedizione militare. Nessuna conferma dalla Libia sul ferimento, ma Gheddafi, in un'intervista alla Bbc, accusa il presidente egiziano Sadat di aver concertato con i fuoriusciti libici e con gli americani un piano per ucciderlo. Il 26 giugno truppe libiche prendono posizione ai confini con l'Egitto, il governo di Tripoli ordina di dimettere dagli ospedali i malati meno gravi. per essere pronti a far fronte a eventi bellici. La mattina del 27 giugno l'Egitto nega di avere intenzione di attaccare la Libia, ma annuncia l'arrivo di una squadriglia di cacciabombardieri americani per "compiere un'esercitazione insieme con i piloti egiziani". Poche ore dopo una nostra pacifica aerovia civile diventa teatro di una battaglia aerea.
Che cosa c' entrano con tutto questo il governo dell'epoca, presieduto dall'on. Cossiga, e l'aeronautica militare italiana? Un'inchiesta giudiziaria, svoltasi in vari tronconi per venti anni e un lungo processo che si concluderà prima di Pasqua, hanno tentato di aprire una breccia in un formidabile muro di "non so" e di "non ho mai avuto informazioni a riguardo". In teoria non c'erano ragionevoli motivazione per un sostegno dell'Italia a piani di guerra contro la Libia orditi all'interno della Nato. Anzi sono circolate voci sull' esistenza nei nostri servizi segreti di un'ala filo-libica che potrebbe aver preavvertito Gheddafi della trappola mentre era in rotta per Varsavia.
Alto tradimento
Secondo l'accusa i nostri vertici dell'aeronautica erano ignari di tutto, ma capirono subito dai tracciati dei radar e da altri segnali cosa era successo quella notte, perché era caduto il Dc9: "Tacquero per non essere travolti", dice l'avvocato della parte civile Alessandro Benedetti. Il processo, che si celebra nell'aria bunker di Rebibbia, quella dei grandi processi per terrorismo, ha lasciato sullo sfondo uno scenario virtuale: non si procede per la strage "essendo ignoti gli autori del reato", ma per l'accertamento delle responsabilità dei vertici militari nell'oscuramento della verità. Per gli ufficiali che impediscono con dolo alle istituzioni di accertare la verità su fatti di gravissimo rilievo penale si configura il reato di alto tradimento, che è imprescrittibile e prevede pene fino all'ergastolo. Di questo sono accusati quattro generali con altissimi incarichi all'epoca dei fatti: Lamberto Bartolucci, capo di stato maggiore dell'Aeronautica (e tre anni dopo Ustica promosso capo di stato maggiore della Difesa), Franco Ferri, sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica (in pensione dal 1983), Corrado Melillo, capo reparto operazioni dell'aeronautica (promosso nel 1986 sottocapo di stato maggiore) Zeno Tascio, il colonnello che comandava il servizio informazioni dell'aeronautica militare (poi promosso generale). Il 20 dicembre i tre pm hanno chiesto la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e quattro mesi di reclusione, di cui quattro condonati in considerazione dell'"ottima condotta militare". Assoluzione per Melillo e Tascio, perché "non ci sono elementi per affermare che il loro contegno sia andato al di là di una sia pure deprecabile connivenza" con i loro superiori Bartolucci e Ferri. Altri militari, coinvolti nella filiera dell'oscuramento, con addebiti meno gravi, sono usciti dalla scena processuale per la prescrizione del reato.La verità negata: c'erano gli americani
Che cosa sapevano e non hanno detto i militari? Secondo l'accusa non informarono il governo nè la magistratura che gli operatori dei radar avevano notato quella sera un traffico di aerei americani nella zona dove era scomparso il Dc9 ed avevano chiesto con esiti negativi notizie alle autorità Usa. Avevano taciuto sui segnali captati dal radar civile di Ciampino indicanti la presenza di un aereo sconosciuto a breve distanza dal Dc9 dell'Itavia. Quando John Macidull, capo ingegnere del National Transportation Safety Board, l'ente americano specializzato nelle inchieste sui disatri aerei, fece la perizia sui "plot" di Ciampino, descrisse una classica azione di guerra: "Nel momento dell'incidente l'oggetto non identificato venne fuori dal sole in direzione del Dc9 e il Dc 9 stava guardando dentro il sole nella direzione dell'oggetto". Un radarista di Marsala vide la traccia di un aereo militare identificato come "friendly" (amico) quasi in fase di sorpasso del Dc9. Alle 22,25 un operatore di Ciampino ebbe la comunicazione che nella zona dell'incidente c'era un traffico aereo americano "molto intenso"". Un tenente del centro regionale operativo di Martina Franca, per darsi una spiegazione di quel traffico, telefonò alla sala operativa dello stato maggiore dell'aeronautica e chiese se c'era qualche portaerei nella zona. Incredibile, nessuno sapeva niente. Secondo l'avvocato Benedetti, "ai vertici dell'aeronautica sarebbe dovuto competere di riferire all'autorità politica che erano giunte notizie di traffico militare americano nell'ora e nella zona dell'incidente, che era stata fatta una prima verifica, a cui i comandi americani avevano risposto negativamente, ma dai plotting dei rilevamenti radar risultavano tracce che potevano essere interpretate come il risultato del passaggio di un aereo che, ad altissima velocità, aveva intersecato la rotta del Dc9".La dignità nazionale
Esula dai compiti del processo indagare sulla reale volontà di quel governo di pretendere dai Paesi alleati la "confessione" del misfatto.
Dice Daria Bonfietti, senatrice diessina, sorella di una delle vittime della strage. "E' importantissimo che le imputazioni siano convertite in condanne. Finalmente sarebbe riconosciuto che si è mantenuto il segreto per impedire l'accertamento della verità. Il governo sarà costretto a difendere la dignità nazionale, si dovrà attivare perché Usa, Inghilterra, Francia e Libia dicano che cosa hanno coperto".
Un punto che rimane in ombra assoluta è quello del mig libico precipitato in Sila. Secondo la versione ufficiale si schiantò il 18 luglio 1980. Dagli atti del processo non è emersa la prova che quella versione sarebbe stata confezionata per nascondere che era caduto lo stesso giorno della strage. In un foglietto trovato dai rottami, e poi scomparso passando per le mani di agenti segreti, c'era un messaggio del pilota: diceva di sentirsi responsabile dell'abbattimento dell'aereo civile italiano. Che cosa potrebbe aver spinto quel pilota a suicidarsi? Ipotesi ardita ma non irragionevole è che fosse un anti-gheddafiano fuggito col suo mig, dopo il fallito tentativo di sedizione militare, e indotto dagli occidentali a partecipare all'agguato contro il leader libico per far credere al mondo, in caso di successo, che l'azione era stata condotta dai fuoriusciti.
Annibale Paloscia12 marzo 2004 - USTICA: RIVELAZIONI EX AGENTE SIFAR
"La Sicilia"
Rivelazioni ex agente Sifar
Un appalto su tecnologie dietro la strage di Ustica?
L'avvocato romano Andrea Falcetta ha annunciato di aver avviato accertamenti preventivi sulla strage di Ustica per verificare se sussista un nesso fra la tragedia del Dc9 Itavia e una gara d'appalto "vinta da una nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di tecnologie elettroniche civili applicabili anche alla difesa militare". Falcetta afferma di avere avuto da un ex agente Sifar l'incarico di "acquisire e congelare ogni residua fonte di prova sulle ragioni occulte per la quali la sera del 27 giugno '80 il Mig libico con a bordo Gheddafi percorreva il corridodio "Ambra 13" ritornando a Tripoli proveniente da varsavia dove aveva incontrato Jaruzelski dal quale si attendeva importanti documenti riconducibili a quella gara d'appalto".6 aprile 2004 - USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI SU AGGUATO A MIG
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USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI SU AGGUATO A MIG
IN UN DOSSIER DOCUMENTI SU QUANTO AVVENNE LA SERA DEL DISASTRO
Un dossier contenente "alcuni documenti e soprattutto i nominativi di cinque testimoni" in grado di riferire sui fatti culminati, il 27 giugno 1980, con la caduta del Dc 9 Itavia al largo di Ustica sara' consegnato domani alla polizia dall' avvocato Andrea Falcetta, legale di un ex agente del Sifar.
"I cinque testimoni - afferma il penalista in una nota - dovrebbero poter riferire all' autorita' giudiziaria in ordine alle ragioni economiche e strategiche per le quali la sera del 27 giugno '80 aerei militari della Nato tesero un agguato mortale al Mig libico sul quale Gheddafi rientrava da Varsavia lungo il corridoio 'Ambra 13': le testimonianze di costoro dovrebbero essere, sul punto, specifiche, di tipo 'diretto' e non e' inoltre da escludere che alcuni di loro possano anche riferire, quantomeno 'de relato', sulle modalita' effettive dello scontro aereo nel quale fu tragicamente coinvolto, in ragione di un copioso ed imprevisto ritardo alla partenza da Bologna, il Dc 9 Itavia con 81 passeggeri a bordo".
L' attivita' dell' avvocato Falcetta rientra nell' ambito degli accertamenti preventivi avviati per conto del proprio cliente, il quale teme che "possibili ulteriori attivita' di depistaggio possano da qui a breve coinvolgerlo ingiustamente nella vicenda Ustica", per verificare se sussista un nesso tra la tragedia del Dc 9 e una gara d' appalto "vinta da una nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di tecnologie elettroniche civili applicabili anche alla Difesa Militare".
La consegna del dossier coincide con le ultime battute del processo che vede imputati quattro generali dell' Aeronautica per i presunti depistaggi che avrebbero scandito l' inchiesta giudiziaria. I giudici della terza corte di assise di Roma dovrebbero ritirarsi in camera di consiglio il 20 aprile prossimo.27 aprile 2004 - PROCESSO DEPISTAGGI USTICA: CORTE IN CAMERA DI CONSIGLIO
ANSA:
USTICA: LA CORTE IN CAMERA DI CONSIGLIO
La terza Corte d'assise di Roma davanti alla quale si svolge il processo per la strage di Ustica si e' ritirata in camera di consiglio. La sentenza e' prevista per i prossimi giorni.
Prima che la terza corte d'assise, presieduta da Giovanni Muscara' si ritirasse in camera di consiglio, hanno parlato gli avvocati Giampaolo Filiani, difensore di Franco Ferri, e Pasquale Bartolo, legale di Zeno Tascio, chiedendo l'assoluzione per gli imputati, accusati di aver depistato le indagini. Secondo Filiani il fatto non sussiste e con questo ha motivato la sua richiesta.
Piu' partecipato e' stato l' intervento finale dell'avvocato Bartolo, che ha piu' volte ribadito, con veemenza: "non abbiamo complottato, non abbiamo tradito nessuno e non abbiamo ucciso nessuno, ne' l'Italia, ne' le vittime del DC9, ne' i parenti delle vittime del DC9, ne' il governo italiano". Secondo il legale, gli imputati si sono soltanto difesi: "avevamo il dovere di difenderci, e lo abbiamo fatto". E, rivolgendosi alla corte: "non siete chiamati ad accertare se abbiamo commesso un reato, ma siete chiamati a restituirci onore e stima che altri ci hanno tolto per 20 anni".
In aula oggi era presente soltanto uno dei tre pm, Maria Monteleone, che non e' intervenuta. Presenti invece gli imputati, dei quali nessuno ha preso la parola al termine delle arringhe degli avvocati, nonostante l'invito del presidente della corte, Giovanni Muscara'.
Per la prima volta dall'inizio del processo, in fondo all'enorme aula bunker di Rebibbia, era presente una piccola folla di parenti degli imputati.
La sentenza e' prevista per venerdi' prossimo.USTICA: CORTE DOVRA' DECIDERE SU QUATTRO IMPUTATI
Dopo tre anni di dibattimento e 23 di indagini, la terza corte d'assise di Roma si e' chiusa oggi in camera di consiglio per decidere sulla sorte dei quattro imputati, i generali dell'aeronautica militare Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo.
Secondo i pubblici ministeri Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, i primi due, Bartolucci e Ferri, devono essere condannati per il reato di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. I due, secondo l'accusa, avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite nell'immediatezza del disastro aereo. Gli altri due, Tascio e Melillo, devono invece, sempre secondo l'accusa, essere assolti.
Gli avvocati difensori hanno chiesto per i loro assistiti l'assoluzione, mentre le parti civili ne hanno chiesto la condanna.USTICA: SUI DEPISTAGGI, LA PAROLA E' ORA AI GIUDICI
Dopo oltre tre anni di dibattimento dal 28 settembre 2000, due milioni di atti e documenti, migliaia di testi, centinaia di udienze, oggi con le ultime due arringhe si e' chiuso il processo per il disastro di Ustica. La parola passa ai giudici della III Corte d'Assise, presieduta da Vincenzo Muscara', da stamani chiusi in camera di consiglio.
Tocca a loro chiudere il cerchio di una vicenda che il 27 giugno entrera' nel 24/o anno, cominciata con l'abbattimento del Dc9 Itavia Bologna-Palermo, inabissatosi con 81 passeggeri ad oltre tremila metri di profondita' al largo di Ustica.
I quattro imputati, i generali dell'Aeronautica Militare Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo, sono accusati di aver depistato le indagini sul disastro. Soltanto per i primi due l'accusa ha chiesto la condanna (a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati), per gli altri ha chiesto l'assoluzione. Proprio questo atteggiamento degli alti ufficiali avrebbe impedito di accertare altre e ben piu' gravi responsabilita', come le cause ed i responsabili della caduta del Dc9. Non ci sono prove sufficienti per affermare che sia stato un missile ad abbatterlo, ne' elementi che affondino definitivamente l'ipotesi di una bomba, ne' certezze sull'idea di 'vortice di estremita" (una sorta di vuoto d'aria) creato forse da un mezzo militare durante una manovra di sorpasso.
Il processo non ha nemmeno appurato altri fatti fondamentali della vicenda, come la data della caduta sulla Sila del Mig libico (forse il 18 luglio 1980), evento che non sarebbe collegato alla tragedia. Nella sua deposizione il capo della Cia di Roma dell'epoca, Duane Clarridge, ha ribadito che il Mig cadde il 18 luglio 1980.
E' invece provato che la zona dove cadde l'aereo era spesso frequentata, e con una certa spregiudicatezza, da velivoli militari Usa in esercitazione.
Ventiquattro anni e' un periodo lunghissimo, ovvio che la vicenda sia passata di mano piu' volte. Cosi' e' accaduto anche per i pm: nel 2000 erano Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi, poi il primo e il terzo per incarichi professionali (uno al ministero, l'altro al Csm) hanno lasciato, sostituiti da Erminio Amelio e Maria Monteleone.
Bartolucci e Ferri sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. Avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite subito dopo il disastro aereo, in particolare, quella relativa, appunto, ad un traffico militare Usa nell'area.
Se gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione dei rispettivi assistiti, le parti civili hanno mantenuto la linea dura chiedendo la condanna per tutti e quattro. Analogamente si e' comportata l'Avvocatura dello Stato. I legali di Aldo Davanzali, presidente dell'Itavia, la compagnia che falli' in seguito al disastro, ha chiesto 5 milioni di euro di provvisionale.
A Rebibbia in qualita' di testimoni si sono alternati volti noti, come Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio, e Francesco Cossiga, che e' tornato sull'ipotesi del cedimento strutturale.28 aprile 2004 - USTICA: DAI GIORNALI
"Il Gazzettino"
Dopo oltre tre anni di dibattimento dal 28 settembre 2000, due milioni di atti e documenti, migliaia di testi, centinaia di udienze, con le ultime due arringhe si è chiuso il processo per il disastro di Ustica. La parola passa ai giudici della III Corte d'Assise, presieduta da Vincenzo Muscarà, da ieri chiusi in camera di consiglio.Tocca a loro chiudere il cerchio di una vicenda che il 27 giugno entrerà nel 24° anno, cominciata con l'abbattimento del Dc9 Itavia Bologna-Palermo, inabissatosi con 81 passeggeri ad oltre tremila metri di profondità al largo di Ustica.I quattro imputati, i generali dell'Aeronautica Militare Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo, sono accusati di aver depistato le indagini sul disastro. Soltanto per i primi due l'accusa ha chiesto la condanna (a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati), per gli altri ha chiesto l'assoluzione. Proprio questo atteggiamento degli alti ufficiali avrebbe impedito di accertare altre e ben più gravi responsabilità, come le cause ed i responsabili della caduta del Dc9. Non ci sono prove sufficienti per affermare che sia stato un missile ad abbatterlo, né elementi che affondino definitivamente l'ipotesi di una bomba.
Il processo non ha nemmeno appurato altri fatti fondamentali della vicenda, come la data della caduta sulla Sila del Mig libico (forse il 18 luglio 1980), evento che non sarebbe collegato alla tragedia. Nella sua deposizione il capo della Cia di Roma dell'epoca, Duane Clarridge, ha ribadito che il Mig cadde il 18 luglio 1980. È invece provato che la zona dove cadde l'aereo era spesso frequentata, e con una certa spregiudicatezza, da velivoli militari Usa in esercitazione.
Ventiquattro anni è un periodo lunghissimo, ovvio che la vicenda sia passata di mano più volte. Così è accaduto anche per i pm: nel 2000 erano Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi, poi il primo e il terzo per incarichi professionali (uno al ministero, l'altro al Csm) hanno lasciato, sostituiti da Erminio Amelio e Maria Monteleone.
Bartolucci e Ferri sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. Avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite subito dopo il disastro aereo, in particolare, quella relativa, appunto, ad un traffico militare Usa nell'area.
I legali di Aldo Davanzali, presidente dell'Itavia, la compagnia che fallì in seguito al disastro, ha chiesto 5 milioni di euro di provvisionale.30 aprile 2004 - USTICA: TUTTI ASSOLTI A PROCESSO PER DEPISTAGGI
ANSA:
USTICA: TUTTI ASSOLTI SU PRESUNTI DEPISTAGGI
La terza corte d'assise di Roma ha assolto tutti gli imputati nel processo sui presunti depistaggi per la strage di Ustica.
La terza corte d'assise, presieduta da Giovanni Muscara', ha assolto i generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo da tutte le accuse loro contestate. Per un un capo di imputazione, nei confronti di Ferri e Bartolucci, riguardante l' informazione alle autorita' politiche della presenza di altri aerei la sera dell' incidente, il reato e' considerato prescritto.
La sentenza di oggi chiude un dibattimento cominciato il 28 settembre 2000, nel corso del quale, in centinaia udienze, sono stati ascoltati migliaia di testi.
I pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli avevano chiesto la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro condonati, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. Per gli altri due generali, Zeno Tascio e Corrado Melillo, avevano chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
Se gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione dei rispettivi assistiti, le parti civili hanno mantenuto la linea dura chiedendo la condanna per tutti e quattro. Analogamente si e' comportata l'Avvocatura dello Stato. I legali di Aldo Davanzali, presidente dell'Itavia, la compagnia che falli' in seguito al disastro, avevano chiesto 5 milioni di euro di provvisionale.
A Rebibbia in qualita' di testimoni si sono alternati volti noti, come Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio, e Francesco Cossiga, che e' tornato sull'ipotesi del cedimento strutturale.
Nel corso di quasi ventiquattro anni dal giorno della tragedia, la vicenda e' passata di mano piu' volte, anche per quanto riguarda l' accusa: nel 2000 era impersonata da Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi, poi il primo e il terzo per incarichi professionali (uno al ministero, l'altro al Csm) hanno lasciato.USTICA: IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA
Questo il dispositivo della sentenza nel processo sui presunti depistaggi nella vicenda di Ustica, letto dal presidente Giovanni Muscara':
"La terza Corte d' Assise di Roma ha dichiarato 'non doversi procedere:
1) nei confronti di Bartolucci Lamberto in ordine alla contestazione di omesso riferimento alle autorita' politiche dei risultati dell' analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino;
2) nei confronti dello stesso Bartolucci, e Ferri Franco in ordine alla contestazione di aver fornito informazioni errate alle autorita' politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nella informativa scritta del 20 dicembre 1980; perche', giuridicamente definiti i fatti sopra indicati come delitto di alto tradimento commesso con atti diretti a turbare le attribuzione del Governo a norma degli articoli 289 comma II codice penale e 77 codice penale militare di pace, il delitto stesso e' estinto per intervenuta prescrizione".
La Corte ha inoltre assolto "Ferri Franco, Melillo Corrado e Tascio Zeno dalla contestazione sopra indicata al punto 1) per non aver commesso il fatto; assolve Melillo Corrado e Tascio zeno dalla contestazione sopra indicata al punto 2) perche' il fatto non costituisce reato; assolve Bartolucci Lamberto, Ferri Franco, Melillo Corrado e Tascio Zeno dal delitto in rubrica loro ascritto relativamente a tutte le residue imputazioni perche' il fatto non sussiste".USTICA: DUE ASSOLUZIONI, DUE PRESCRIZIONI; TUTTI LIBERI
Tutti liberi, assolti da quasi tutti i reati ad eccezione di uno dei capi di imputazione caduto in prescrizione nei confronti di due dei quattro imputati. Si tratta di informazioni errate che hanno creato turbative. E' questa la prima sentenza sulla tragedia di Ustica, emessa oggi dalla III Corte di Assise di Roma, presieduta da Giovanni Muscara'.
I quattro generali dell' Aeronautica Militare - Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Corrado Melillo e Zeno Tascio - sono stati assolti da tutte le accuse; soltanto per Bartolucci e Ferri si e' ritenuto non doversi procedere in merito ad "informazioni errate fornite alle autorita' politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nella informativa scritta del 20 dicembre 1980". Non doversi procedere perche' il reato e' prescritto. E sull'interpretazione della prescrizione si e' gia' aperto il dibattito: per l' accusa significa che il reato e' stato commesso, per la difesa che invece non e' stato possibile indicarne l'inammissibilita' e solo piu' approfondite indagini avrebbero accertato la verita'.
I due generali turbarono "l'esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni" del Presidente della Repubblica o del Governo, come cita il secondo comma dell' art.289 del Codice penale, loro contestato. Un reato commesso nell' aver fornito erronee informazioni alle autorita' politiche escludendo, nell' informativa del 20 dicembre 1980, la possibilita' nel disastro di un coinvolgimento di altri aerei. Il reato, punito con la reclusione da uno a cinque anni, si e' prescritto dopo circa sette anni. E' a questo che ha fatto riferimento l' accusa che per i due militari aveva chiesto la condanna (per i generali Zeno Tascio e Corrado Melillo aveva chiesto l' assoluzione). La turbativa delle attribuzioni o delle prerogative e' meno grave dall' impedimento, contemplato nel primo comma dello stesso art. 289, punito con dieci anni di reclusione.
La Corte ha quindi ritenuto non doversi procedere in questo caso ne' in merito alla contestazione fatta a Bartolucci di omesso riferimento alle stesse autorita' dei risultati dell' analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino. Per tutti gli altri casi gli imputati sono stati assolti.
La lettura della sentenza, preceduta da una forte tensione, ha fatto scrosciare un lungo applauso nella folla dei parenti degli imputati, confinata in fondo alla grande aula-bunker di Rebibbia. Ha gettato invece un iniziale gelo tra gli altri parenti, quelli delle vittime. A questi ultimi la senatrice Daria Bonfietti, presidente del Comitato familiari vittime di Ustica, si e' affrettata a spiegare che la Corte ha affermato che alcuni militari "hanno impedito di sapere cosa e' accaduto quella notte" e che "la magistratura ha fatto tutto quello che poteva". La replica e' dunque affidata al Governo che "dovrebbe rendersi conto che un aereo e' stato abbattuto e non sappiamo il perche"".
Soddisfatte le difese degli imputati (l'avvocato di Bartolucci, Vincenzo Crupi, ha annunciato ricorso contro il reato ascritto al proprio assistito benche' prescritto); soddisfatto "con una punta di amarezza" l'avv. delle parti civili Alfredo Galasso; soddisfatta l' accusa che ha visto riconosciuto la fondatezza dell' impianto accusatorio, e' mancata soltanto la parola dell' uomo che ha praticamente dedicato la sua vita a questa tragedia, l'allora giudice Rosario Priore. Il magistrato non ha voluto commentare, limitandosi a dire di aver gia' parlato con un provvedimento emesso tempo fa.USTICA: TUTTI ASSOLTI, MA REATO FU COMMESSO
DUE GENERALI NON INFORMARONO SU PRESENZA ALTRI VELIVOLI
L'assoluzione di oggi non significa che non fu commesso alcun reato: la corte di assise infatti ha individuato responsabilita' nelle condotte dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri in merito alle informazioni che hanno fornito, in maniera errata, alle autorita' politiche.
In particolare i giudici hanno evidenziato le informazioni errate fornite dai due alti ufficiali che esclusero il possibile coinvolgimento di altri velivoli la sera del 27 giugno 1980.USTICA:FINISCE PROCESSO PARALLELO,NON SI APRIRA'IL VERO
Quello che si e' appena concluso non e' il processo 'per' la strage di Ustica ma e' un procedimento che avrebbe potuto rivelarsi propedeutico a quello se i quattro generali imputati avessero svelato i segreti di cui, secondo l' accusa, erano e sarebbero tuttora in possesso.
Quella della rivelazione era la sola tappa che avrebbe consentito di salire al livello superiore di indagini e quindi di accedere alla grande verita' nascosta: cosa e' realmente accaduto la sera del 27 giugno 1980 nei cieli sopra Ustica.
Perche' questo potesse succedere doveva saltare il presunto 'tappo' dell' omerta', o del presunto depistaggio, che ha avvolto la verita' in un buio impenetrabile. Ma non e' accaduto prima, nei lunghi anni di indagini svolte con abnegazione dal giudice istruttore Rosario Priore - vero deus ex machina di questa vicenda - e non e' accaduto dopo, nell' arco dei tre anni di dibattimento.
Il processo non doveva dunque "fare giustizia" per conto delle vittime o dei loro parenti, ne' svelare i numerosi misteri di questa irrisolta tragedia. Doveva - e lo ha fatto - soltanto giudicare quattro alti ufficiali accusati di un pesante reato, aggravato dalle cariche militari ricoperte: attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento. Nella fattispecie, e i giudici oggi hanno deciso per la prescrizione del reato, che quindi e' stato commesso, avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite nell' immediatezza del disastro aereo. Quali? Ad esempio la presenza di un traffico militare statunitense. Traffico che non e' mai stato una novita': per i radaristi che controllavano l' area quella presenza, talvolta spregiudicata in occasione di esercitazioni militari, era addirittura familiare.
Ma c'e' un'altra tragedia che si e' consumata in questi ventiquattro anni in una lenta e silenziosa agonia. Porta il nome della compagnia aerea del Dc9 precipitato, Itavia, che sintetizza quello del suo presidente, Aldo Davanzali, morto praticamente di crepacuore, e quelli, sconosciuti, delle centinaia di dipendenti che del fallimento della societa' subirono le dure conseguenze. Il disastro aereo incrino' il buon nome della compagnia, l' accreditamento dell' ipotesi del 'cedimento strutturale' lo demoli' definitivamente.
"Le vittime di Ustica siamo tutti noi cittadini" aveva suggestivamente esordito il pm Erminio Amelio nella lunga requisitoria.USTICA: DAVANZALI, TESI CEDIMENTO STRUTTURALE CARTA STRACCIA
MA PRESIDENTE ITAVIA IMPUGNERA' SENTENZA, NO A PRESCRIZIONE
Un "ulteriore importante passo avanti", che fa "carta straccia" dell' ipotesi del cedimento strutturale del Dc9 e conferma come sulla strage di Ustica vi siano stati "omissioni e depistaggi". L' ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali ha 81 anni e uno stato di salute molto precario, ma ha confidato al suo difensore, l' avv. Mario Scaloni, il sollievo per una sentenza che "riconosce pienamente le sue ragioni" di imprenditore ingiustamente accusato di aver armato una 'bara volante', mandando a morire 81 passeggeri.
E Scaloni preannuncia l' impugnazione della sentenza, affinche' i quattro generali siano accusati di alto tradimento, impedendo cosi' la prescrizione del reato.
La sentenza emessa oggi dalla III Corte d' Assise di Roma riconosce di fatto, ha detto il legale, "l' ingiustizia subita dall' Itavia e l' aderenza alla realta' delle prime dichiarazioni rese da Davanzali fin dalle ore successive alla tragedia". L' industriale parlo' subito di un abbattimento dovuto probabilmente al lancio di un missile, o comunque ad un' azione esterna, non riconducibile al guasto tecnico. Per tutta risposta Davanzali ando' sotto inchiesta per propalazione di notizie atte a turbare l' ordine pubblico e l' Itavia perse le concessioni aeree, finendo in amministrazione straordinaria, come ben presto anche le altre sei societa' del gruppo.
Ma se il pronunciamento odierno mette un primo punto fermo nella vicenda, Davanzali impugnera' comunque la sentenza perche' a carico dei quattro generali dell' aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Corrado Melillo e Zeno Tascio sia riconosciuta l' imputazione piu' grave, quella di alto tradimento, e il reato non cada in prescrizione.USTICA: DIFESA MELILLO, ACCUSA CONFERMATA PARZIALMENTE
PRESCRIZIONE NON SIGNIFICA COLPEVOLEZZA
"La sentenza di oggi conferma parzialmente l'impianto accusatorio perche' la prescrizione non significa colpevolezza ma soltanto non evidente insussistenza dei fatti". E' il commento dell' avv. Angelo Nanni che insieme con il prof. Marcello Gallo ha difeso il generale Corrado Melillo.
Per Nanni "l'impianto accusatorio e' stato sgretolato in dibattimento e dalla sentenza perche' la prescrizione impedisce il giudizio pieno, vale a dire che non e' cosi' evidente l' insussistenza dei fatti ed occorrerebbe indagare piu' approfonditamente. Quindi - ha proseguito il legale - la prescrizione non ha necessariamente confermato il reato ma ha sancito che non ci sono prove sufficienti per sostenere l' insussistenza".
Esprimendo soddisfazione per la sentenza nei confronti del proprio assistito, assolto da ogni accusa, l'avv. Nanni ha sottolineato l' "amarezza" per "tutti questi anni in cui il generale Melillo si e' dovuto difendere da accuse ingiuste".USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, NESSUNA SORPRESA
Nessuna sorpresa ha destato nell' avv. Andrea Falcetta, legale di un ex agente del Sifar, la sentenza sulla strage di Ustica, in cui la Corte, "amministrata da un ottimo Presidente, ha saputo andare oltre la linea difensiva degli imputati", attestati sulla "negazione della battaglia aerea".
Per Falcetta "quella sera sopra i cieli italiani si svolse una battaglia aerea tra forze Nato non solo statunitensi, da una parte, e libiche, dall' altra, e l'obiettivo era Gheddafi con quel che trasportava di ritorno da Varsavia". In questo senso la sentenza di oggi costituisce per il legale "una corretta applicazione del diritto processuale e sostanziale", ricordando che alla Procura di Roma e' "all'esame un dossier inerente le ragioni della gravissima decisione presa dalla Nato di attentare a Gheddafi proprio quella tragica notte".USTICA: PM, IMPIANTO ACCUSATORIO HA RETTO
"L'impianto accusatorio ha retto, e' stato riconosciuto che alcune cose non sono state fatte". E' il primo commento del pubblico ministero Erminio Amelio, uno dei tre componenti dell'accusa, insieme con Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, quest'ultimo assente dall' aula.
"Rispettiamo la sentenza e ci auguriamo - ha proseguito Amelio - che sia un passo verso altre indagini. La sentenza dimostra che alcune cose non sono state dette alle autorita'. La prescrizione, infatti non e' intesa in questo caso come impedimento ma come turbativa alle prerogative del governo".
L'accusa, che aveva chiesto la condanna soltanto per i generali Bartolucci e Serri, valutera' in seguito se presentare appello nei confronti della sentenza.USTICA: I MISTERI CHE NON SONO STATI SVELATI
Sembrano ormai incisi della storia dell' Italia: sono i misteri della tragedia di Ustica.
A cominciare dalle cause del disastro: il processo appena conclusosi non ha stabilito se l'aereo sia precipitato perche' una bomba era stata piazzata a bordo, o perche' un missile lo ha colpito, o, ancora, se sia rimasto coinvolto nel fenomeno denominato 'vortice di estremita", vale a dire la quasi-collisione, una sorta di vuoto d'aria lasciato da un mezzo militare durante una manovra di sorpasso, o da un missile e che nella fattispecie avrebbe spezzato la parte finale dell' ala sinistra.
Ne', tantomeno, e' stato ricostruito lo scenario in cui e' avvenuto l' abbattimento o la caduta. Rimangono dunque plausibili tutte le ipotesi accreditate negli anni: l' aereo e' stato coinvolto in un'esercitazione militare, oppure e' stato usato come schermo per operazioni non chiare, o, ancora, sono stati i libici con una bomba, con un missile, con il famoso Mig poi ritrovato sulla Sila. Il novero delle possibilita' si estende dal tentativo fallito di abbattere un aereo sul quale viaggiava Gheddafi, al missile lanciato da un sottomarino francese, agli israeliani che intendevano abbattere un aereo francese diretto in Iraq.
Anche il famoso Mig libico e' una realta' avvolta dai dubbi:
per i pm non esiste una prova certa che il caccia sia caduto il 18 luglio 1980. Versioni contrastanti sono state formulate anche sui risultati dell' autopsia del pilota. Quindi non e' certo che sia coinvolto nel disastro anche se dalle registrazioni radar sembra che un Mig fosse presente nella zona.
L'ombra dei misteri si allunga fino a molto tempo dopo la tragedia. Sono in molti a sottolineare le morti sospette di molti personaggi coinvolti o presunti coinvolti nella vicenda. Perfino l'incidente delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania, rientrerebbe in questo triste album, cosi' come le uccisioni del gen.Giorgieri da parte dei terroristi di sinistra e del gen.Boemio a Bruxelles: tutti incidenti stradali e suicidi che fanno da corredo a scenari da spy-story.USTICA: LE TAPPE DI UNA VICENDA LUNGA QUASI 24 ANNI
Di seguito una cronologia delle tappe principali della vicenda del Dc9 precipitato a Ustica:
- 27 giugno 1980: alle 20,59 il Dc9 Itavia Bologna- Palermo scompare. I morti sono 81. La prima ipotesi e' di cedimento strutturale. Cominciano i depistaggi. Una telefonata a nome dei Nar: sull' aereo c'era Marco Affatigato, estremista di destra legato ai servizi.
- 18 luglio 1980: trovati in Sila i resti di un Mig 23 libico.
- 2 agosto 1980: attentato alla stazione di Bologna. 85 morti.
- 17 dicembre 1980: Il presidente Itavia Davanzali afferma di avere la certezza che e' stato un missile lanciato da un aereo.
- 16 marzo 1982: la relazione della commissione d' inchiesta ministeriale esclude il cedimento strutturale, ma conclude che non e' possibile stabilire se e' stato un missile o una bomba.
- gennaio 1984: il pm Giorgio Santacroce formalizza l'inchiesta che passa al giudice istruttore Vittorio Bucarelli, il quale nomina una commissione di periti per stabilire le cause del disastro.
- 10 giugno 1987: la ditta francese Ifremer comincia le operazioni di recupero della carcassa del Dc9. Il recupero sara' incompleto e si concludera' nel maggio del 1988.
- 16 marzo 1989: il collegio dei periti consegna a Bucarelli la relazione con la tesi del missile lanciato da un aereo.
- 10 maggio 1989: la commissione d'inchiesta governativa sostiene la tesi del missile, senza escludere la bomba.
- 27 maggio 1990: due dei cinque periti si dissociano dalle conclusioni del '89 e sostengono la tesi di una bomba a bordo.
- 23 luglio 1990: inchiesta affidata al giudice Rosario Priore che nomina un altro collegio di periti.
- 19 luglio 1991: la societa' inglese Winpol, incaricata di completare il recupero, riporta in superficie la scatola nera.
- 15 gennaio 1992: comunicazioni giudiziarie del giudice Priore contro ufficiali dell' Aeronautica.
- 14 aprile 1992: la commissione stragi approva la relazione conclusiva dell'inchiesta su Ustica, che segnala in modo pesante reticenze e menzogne di poteri pubblici e istituzioni militari.
- 29 giugno 1994: i periti degli ufficiali dell' Aeronautica inquisiti sostengono che si e' trattato di una bomba.
- 23 luglio 1994: per il collegio peritale nominato da Priore e' stata una bomba nella toilette dell' aereo, ma due periti presentano un'altra relazione che non esclude il missile.
- 17 giugno 1997: per la perizia radar consegnata a Priore da un collegio di esperti, oltre al Dc9 c'erano aerei militari.
- 1 settembre 1999: rinviati a giudizio i generali Bartolucci, Tascio, Melillo e Ferri per attentato contro gli organi costituzionali con l'aggravante dell' alto tradimento e altri 5 ufficiali, mentre dichiara di non doversi procedere per strage perche' "ignoti gli autori del reato".
- 21 gennaio 2000: Al largo di Gaeta viene ritrovato un pezzo di carlinga di un caccia F-4 statunitense. Gli atti finiranno nell'inchiesta-stralcio sul disastro di Ustica a Roma.
- 1 dicembre 2000: La Corte decide che i cinque imputati di falsa testimonianza (Bomprezzi, Notarnicola, Masci, Pugliese e Allori) dovranno essere processati con nuovo rito di procedura penale.
- 27 Aprile 2004: La Corte si ritira in Camera di Consiglio.USTICA: CHI E' IL GENERALE BARTOLUCCI
(ANSA) - ROMA, 30 APR - All'epoca della tragedia di Ustica il generale Lamberto Bartolucci era stato nominato da pochi mesi capo di Stato maggiore dell'Aeronautica. Nell'ottobre del 1983 venne poi promosso, diventando capo di Stato maggiore della Difesa.
Nato nel 1924 ad Orbetello, in provincia di Grosseto, il generale Bartolucci e' ora in pensione. Nella sua carriera si e' occupato spesso di traffico civile: ha lavorato anche all' Itav (Ispettorato telecomunicazione e assistenza al volo) ed e' stato commissario per l'assistenza al volo presso il ministero dei Trasporti. Entrato in accademia nel 1942, e' diventato generale nel 1973 ed ha ottenuto varie onorificenza tra cui una croce di guerra al merito. Nel 1981, quando era capo di Stato maggiore dell' Aeronautica, porto ' in volo fino a Pratica di mare, il primo 'Tornado' acquistato dall' Italia.USTICA: CHI E' IL GENERALE FERRI
(ANSA) - ROMA, 30 APR - Nel 1980, il generale Franco Ferri era sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica, incarico che ha ricoperto fino al luglio del 1983 quando e' andato in pensione. Nato nel 1923 a Napoli, inizia la sua carriera militare con l'ingresso in accademia nel 1942.
Prima di diventare sottocapo di Stato maggiore, Ferri era stato capo ufficio operazioni della V Ataf, il comando aereo della Nato che ha sede a Vicenza.
Tra gli altri incarichi ricoperti, quello di ispettore dell' aviazione per la Marina, capo del quarto reparto e comandante del VI stormo.USTICA: CHI E' IL GENERALE MELILLO
(ANSA) - ROMA, 30 APR - Nel 1980 il generale Corrado Melillo era a capo del reparto Piani, operazioni e addestramento presso lo Stato maggiore dell'Aeronautica. Nato nel 1932 a Capriate, in provincia di Bergamo, la sua carriera militare inizia nel 1951 con l'ingresso all'accademia per proseguire negli Stati Uniti dove, nel 1954, consegue il brevetto di pilota militare.
Nel 1982 viene nominato generale di divisione aerea e diventa vice comandante della I regione aerea. Nel 1985 arriva la nomina a capo nucleo formazione del comando forze aeree. Un anno dopo quella a sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica.USTICA: CHI E' IL GENERALE TASCIO
(ANSA) - ROMA, 29 APR - Il generale Zeno Tascio e' stato responsabile del Sios, il servizio informazioni dell' Aeronautica militare. Nella sua carriera e' stato comandante del centro radar di Licola, del 36/mo stormo di Gioia del Colle e della 46/ma brigata aerea.
E' stato anche ispettore dell'Itav (l'ispettorato telecomunicazioni e assistenza al volo che controlla il traffico civile), capo ufficio generale del capo di Stato maggiore dell' Aeronautica, e presidente della commissione ordinaria di avanzamento ufficiali. Il generale Tascio ha anche comandato la pattuglia acrobatica della quarta aerobrigata e ha prestato servizio negli aeroporti di Capodichino, Pratica di Mare e Grazzanise.USTICA: CICCHITTO, SMONTATO IL TEOREMA GIUSTIZIALISTA
Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, e' soddisfatto della sentenza su Ustica. "Pezzo dopo pezzo - dice - tutti i tasselli del teorema sul doppio Stato vengono smontati proprio dalla magistratura giudicante. E' anche il caso di Ustica, alimentato non solo da chi portava avanti un teorema politico, ma anche da chi puntava su un formidabile rimborso dello Stato a favore di una societa' aeronautica ridotta in condizioni deplorevoli ai tempi del fatto. Talora, l'ironia della sorte comporta il fatto che i giustizialisti sono smentiti proprio dalle sentenze dei giudici".USTICA: COSSIGA, ERA UNA SENTENZA ANNUNZIATA
OGGI TOLTA OGNI OMBRA SULL'EROICA AERONAUTICA MILITARE
"Quella giunta oggi era una assoluzione annunziata e attesa dal momento in cui lo zelantissimo e preparatissimo giudice Priore aveva archiviato il caso principale non essendosi potuta accertare la causa del disastro ne' tanto meno soggetti a cui imputarla". Cosi' commenta la sentenza sul caso Ustica il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
"Sarebbe stato - osserva Cossiga, che era presidente del Consiglio quando avvenne la strage - ben strano condannare ufficiali generali aventi tutti alle spalle una specchiata carriera per aver depistato le indagini... da una realta' che non e' stata scoperta! Come - prosegue - in molti altri processi che hanno lasciato non chiarite le cause di immani tragedie, da Piazza della Loggia a Piazza Fontana ed oggi ad Ustica, non si e' accertata alcuna verita' perche' fin dal principio sul processo ha gravato inquinandola la polemica politica di parte e la dietrologia. Per evitare questo, a Bologna si e' stati costretti, per andare incontro alla piazza, a condannare due estremisti di destra certo colpevoli di altri gravissimi reati, ma altrettanto certamente non colpevoli della strage".
"Con questa sentenza - conclude il senatore a vita - viene tolta anche ai piu' malevoli l'ultima ombra che si era voluta far gravare sulla nostra eroica Arma azzurra".USTICA: FRAGALA', ERA UN PROCESSO MOSTRO
SENTENZA TANTO CLAMOROSA QUANTO ATTESA
Enzo Fragala', deputato di An, definisce "tanto clamorosa quanto attesa" la sentenza del "processo mostro della strage di Ustica, dove non si perseguiva piu' - afferma - l'accertamento della verita"", ma "si inseguiva una tesi politica inventata e agitata per anni dalla sinistra su pretese connivenze, depistagli, coperture di alcuni alti ufficiali dell'arma azzurra".
"Centinaia di miliardi dei contribuenti italiani, enormi risorse di uomini e di mezzi, anni e anni di defatiganti indagini istruttorie non potevano che concludersi - per Fragala' - con l'assoluzione di imputati evidentemente innocenti". Il "disastro di Ustica", per Fragala' ha avuto una causa diversa "da quella alimentata dagli interessi dell'Itavia, dalle speculazioni della sinistra, dal fondamentalismo ideologico anti-Nato e anti-Usa".
Per Fragala', l'esplosione non fu dovuta a "nessun missile e nessuna battaglia aerea, come speravano - sostiene - i cacciatori di risarcimenti multimiliardari o i tagliatori di teste di generali dell' aeronautica italiana". Fragala' rilancia la tesi per cui il DC9 sarebbe caduto per "un ordigno sistemato a bordo dal terrorismo internazionale, probabilmente di origine libica", scoppiato in volo perche' il DC9 "parti' da Bologna con due ore di ritardo".
"La sentenza di oggi cancella - conclude Fragala' - vent'anni di menzogne e depistaggi e rende onore alla verita' e alla lealta' nell'arma azzurra".USTICA: AVVOCATO GAMBERINI, CONFERMATA CONSISTENZA ACCUSA
LEGALE PARTE CIVILE, GOVERNO PREDISPONGA RISARCIMENTO FAMIGLIE
L' esito del dibattimento davanti alla Corte di assise di Roma "a carico dei generali imputati di alto tradimento conferma la consistenza di un' accusa che da molti anni i familiari delle vittime avevano mosso nei confronti di quelli che, nel 1980, erano i massimi vertici dell' Aeronautica militare italiana". Lo ha detto l' avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile che tutela l' Associazione dei familiari delle vittime di Ustica.
"Il proscioglimento per intervenuta prescrizione dei generali Bartolucci e Ferri - ha spiegato Gamberini - e' la conseguenza inevitabile dei tanti, troppi anni che sono trascorsi, prima di poter ottenere una sentenza nella vicenda".
Secondo l' avvocato "va sottolineata a chi ha responsabilita' di governo l' urgenza di predisporre a questo punto un congruo risarcimento per le famiglie delle vittime: sarebbe davvero indecente che, dopo un siffatto esito del giudizio penale a distanza di 24 anni dalla strage, si facesse carico ai familiari di attendere anche l' esito di una causa civile, la cui proposizione al ministero della Difesa e' a questo punto necessaria e conseguente".USTICA: BONFIETTI, REATO DI NON COLLABORAZIONE C'E' TUTTO
"Non era nostro desiderio che qualcuno pagasse con la galera, interessava sapere la verita'. Credo che nelle motivazioni della sentenza si potra' leggere anche questo" e' il primo commento della sen.Daria Bonfietti, presidente del Comitato familiari vittime di Ustica, dopo la lettura della sentenza.
"Rimane valido il fatto che il reato di non avere collaborato con le autorita' politiche per capire cosa accaduto quella notte c' e' tutto", sottolinea Bonfietti, che aggiunge:
"Hanno continuato a dire che si trattava di cedimento strutturale. Ora una Corte dice che hanno impedito di sapere cosa accaduto quella notte. La magistratura ha fatto tutto quello che poteva. Il Governo dovrebbe rendersi conto che un aereo e' stato abbattuto e non sappiamo il perche"".
"Resta il fatto - conclude - che il reato di non avere collaborato con le autorita' politiche per capire cosa e' accaduto quella notte esiste".USTICA: BONFIETTI, VERTICI COLPEVOLI MA PRESCRITTI
"I vertici dell'Aeronautica riconosciuti colpevoli, ma prescritti: una sentenza che conferma le accuse e lo scenario di guerra che aveva tracciato il giudice Priore nella sua ordinanza". Daria Bonfietti e' tornata, con una dichiarazione diffusa a Bologna, sulla sentenza relativa ai presunti depistaggi per la strage di Ustica.
"Infatti a Lamberto Bartolucci, Capo di Stato Maggiore dell' Aeronautica del tempo, viene riconosciuto - rileva Daria Bonfietti - di aver omesso di riferire alle autorita' politiche i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino (i nastri di Ciampino sono quelli in cui tanti, negli anni successivi, hanno poi visto la presenza di una manovra d'attacco al Dc 9), conosciuti nell' immediatezza della tragedia, e ancora a Bartolucci e Ferri di aver fornito informazioni errate alle autorita' politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta dell'aereo civile nell'informativa scritta del 20 dicembre 1980. Questo - sostiene la parlamentare - e' il chiaro riconoscimento sia dello scenario complessivo sia del fatto che le autorita' militari hanno ostacolato la ricerca della verita', qualunque essa fosse. Mi permetto anche di far osservare che se il processo si fosse celebrato in tempi ragionevoli oggi i generali avrebbero una condanna da scontare".
"E' stato proprio questo comportamento dei vertici militari
- continua Bonfietti - che ha aperto la strada al processo di rimozione della tragedia. Oggi la sentenza torna a dare a tutti nuove responsabilita' e rende evidente che la Magistratura non puo' da sola rispondere alla esigenza di verita' che questa vicenda ancora impone. Ha dichiarato dopo la sentenza il pm Amelio: 'E' stato assodato che delle persone sapessero quel che era accaduto quella notte e non lo riferirono a chi di dovere, di fatto non dando al governo la possibilita' di esercitare le sue prerogative e ostacolando l'accertamento della verita". Bisogna ora che il Governo, il potere esecutivo, le Istituzioni del nostro Paese sentano la necessita' e l'orgoglio di riprendersi le loro prerogative. Proprio questo processo ci indica una strada: abbiamo dovuto registrare da parte degli Usa un rifiuto alla collaborazione; e' il primo elemento da considerare della lunga serie di mancate collaborazioni che in questa vicenda abbiamo dovuto registrare da parte di Paesi amici o alleati. Vale la pena ricordare che la Francia per 'un equivoco tecnico' non ha fornito la documentazione sull' attivita' effettuata o 'vista' dalla sua base di Solenzara, o che dagli Usa non abbiamo avuto gli atti dell'attivita' della Commissione insediata nella stessa notte dell'incidente. Poi - conclude - c'e' tutta la vicenda di Gheddafi, che continua ad affermare di conoscere la verita' senza che nessun passo ufficiale e stringente venga mosso dal nostro Governo".1 maggio 2004 - USTICA: DAI GIORNALI
ANSA:
USTICA: PARENTE PILOTA,GIOVANARDI PARLA DI BOMBA SENZA PROVE
"Leggo sul 'Messaggero' di oggi le dichiarazioni rilasciate circa la sentenza sulla strage di Ustica dai signori Cicchitto, Ferracuti, Pinto, Andreotti, Giovanardi, e non posso non pormi la domanda se questi signori abbiano letto il dispositivo o ne abbiano avuta una sommaria relazione dal solito ossequioso portaborse di tutte le stagioni, perche' nel caso della prima ipotesi c'e' da dedurre che non lo abbiano proprio capito": lo afferma Gianfranco Fontana, fratello del secondo pilota del Dc9 Itavia scomparso dai radar a Ustica nel 1980.
"Un vecchio detto - continua Fontana - recita che un bel tacer non fu mai detto, ma sembra oggi sia caduto purtroppo in disuso. In particolare, il signor Giovanardi poco tempo fa in pieno corso di procedimento giudiziario, affermava tra l'altro che per il caso Ustica ormai tutti sapevano che si era trattato di una bomba a bordo. Non forniva prova alcuna di quanto asserito, dimostrando un inaccettabile disprezzo per tutti coloro che da quasi quattro anni lavoravano per accertare responsabilita' e fatti e per i parenti delle vittime, che da 24 anni aspettano di conoscere la verita"".
"Se a un comune mortale e' richiesto per un vivere civile di pensare prima di parlare - conclude Fontana - un ministro della Repubblica ne dovrebbe fare oltre che il fondamento della sua prassi comportamentale anche un vincolo morale ineluttabile. Chi ascolta giudica: meditate, signori"."Il Messaggero"
Troppe storie restano senza verità
di ROBERTO MARTINELLI
comune se non la determinazione con la quale la pubblica accusa ha esercitato l'azione penale nei confronti di imputati che la giustizia non ha infine ritenuto di dover condannare. Se l'errore giudiziario fa parte della patologia del processo penale ed è perciò ammissibile e prevedibile, non lo è più se esso è frutto di un teorema, che una volta elaborato, qualche volta non si ha il coraggio di sconfessare.
Il famoso "muro di gomma" che avrebbe nascosto la verità sulla strage di Ustica è stato invocato tante volte non solo per giustificare l'impotenza dei mezzi di indagini, ma anche per giustificare l'identificazione non già dei colpevoli del disastro aereo, ma di coloro che avrebbero taciuto, anche di fronte alle autorità di governo. La storia di questa inchiesta, durata ventiquattro anni e gestita da un numero imprecisato di magistrati, e sulla quale ha cercato una verità paragiuridica anche una Commissione parlamentare di inchiesta, rappresenta una delle più amare sconfitte della giustizia italiana. Come in una partita a scacchi, le tre ipotesi del cedimento strutturale, del missile e della bomba a bordo dell'aereo, sono state rincorse durante una indagine che ha visto, gli uni contro gli altri armati, i massimi esperti europei di impianti radar. Alla fine hanno prevalso coloro i quali hanno giurato sull'ipotesi di un missile che non colpisce l'aereo ma che gli passa accanto provocandone l'esplosione.
Una ipotesi, non dimostrata e molto difficilmente dimostrabile, che tuttavia ha partorito la tesi accusatoria nei confronti dei generali dello stato maggiore colpevoli di aver taciuto alle autorità di governo che in quella splendida sera di giugno di 24 anni fa, nel cielo di Ustica e dintorni, era in corso un'esercitazione aerea o qualcosa di più simile a un duello aereo. Durante i quali un missile sarebbe stato sparato da un caccia e sarebbe finito in prossimità della rotta del DC 9 dell'Itavia. Il processo contro questi ufficiali si è svolto nel più totale disinteresse dell'opinione pubblica lungo un arco temporale di quasi quatto anni durante i quali le udienze più importanti sono state registrate e trasmesse in differita notturna dalla sola radio radicale. Il disinteresse dei media per quest'ultimo e sconcertante capitolo di una strage, nella quale morirono ottantuno persone, la dice lunga sulla fiducia che la sentenza pronunciata potesse offrire qualche spiraglio di verità.
La morte di Gaetano Badalamenti è tutt'altra storia, ma la sua scomparsa dalla scena del delitto Pecorelli impedisce di capire perché mai il superpentito di mafia Tommaso Buscetta lo abbia indicato come mandante dell'omicidio per fare un favore a Giulio Andreotti. L'accusa, dopo essere stata posta a base di una condanna, è stata definitivamente cestinata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Scagionando entrambi con la formula più ampia, i supremi giudici hanno dato del bugiardo al "pentito dei due mondi". Ed hanno fatto calare il sipario su quella che fu la grande stagione del pentitismo mafioso. Buscetta aveva detto che, durante un incontro in Sudamerica, don Tano gli aveva anche raccontato di un incontro tra l'ex presidente del Consiglio ed il boss di Cinisi per aggiustare un processo a carico di alcuni mafiosi. Badalamenti lo aveva smentito ed aveva spiegato che con Buscetta aveva parlato di legnami.
Al di là del sigillo processuale di falsità dato alla versione del pentito, il mistero sul perché Buscetta avesse voluto incastrare Giulio Andreotti non è mai stato chiarito. La morte di Gaetano Badalamenti, che segue quella di Tommaso Buscetta, ucciso dallo stesso male incurabile, non consente più di fare chiarezza su quest'altra pagina buia della nostra storia recente. Soprattutto impedisce di capire chi fu il suggeritore che portò il principe dei pentiti a coinvolgere in un delitto colui che era stato sette volte presidente del Consiglio ed era ancora il più illustre e carismatico rappresentante del partito di maggioranza. Due storie diverse, quella di Ustica e quella di Badalamenti, dalle quali emerge che la verità, quella vera e non quella raccontata nelle aule giudiziarie, è spesso destinata a restare un interrogativo senza risposta."La Repubblica"
MENZOGNE DI STATO GIORGIO BOCCA
I GENERALI dell´aviazione accusati di aver mentito sulla strage di Ustica, cioè sul perché cadde in mare il 27 giugno 1980 l´aereo Itavia in volo da Bologna a Palermo, sono stati assolti: i parenti delle vittime piangono e imprecano, quelli dei generali applaudono. Si ripete una delle tragicommedie italiane in cui i potenti hanno regolarmente la meglio sui cittadini. "Questa sentenza", dice l´onorevole Giovanardi, "è l´ennesima prova che le ricostruzioni erano fantasiose".
"Erano ricostruzioni tese a coinvolgere i nostri alleati americani in una battaglia aerea che non c´è mai stata", sostiene Giovanardi. "Esse hanno depistato le indagini e reso più difficile colpire i responsabili".
Dopo piazza Fontana a Milano, dopo piazza della Loggia a Brescia, dopo tutte le stragi degli anni della tensione l´impunità continua, e continuano le procedure ridicole, offensive per imporle ai sudditi.
Immediatamente dopo la strage si spargono le menzogne più incredibili. Sono stati gli anarchici, è stato Gheddafi; per Ustica si è detto che avevano ceduto le strutture dell´aereo, che c´era una bomba a bordo. Poi si confondono le acque, si depistano le indagini, si manovrano i testimoni. E, alla fine, dopo che i decenni hanno messo a tacere il dolore e la rabbia delle vittime, la sentenza a doppio uso, la sentenza andreottiana: sì, è vero, un reato ci fu, i generali mentirono ai governanti, nascosero che nel cielo di Ustica quella notte c´erano, in manovra o in guerra, velivoli dell´alleanza, ma sono passati molti anni e quei reati sono caduti in prescrizione.
La tragedia di Ustica è stata la tragedia di un Paese a sovranità limitata, in cui c´è un governo legale, scoperto, controllabile con le leggi comuni e ce n´è uno di fatto le cui azioni sono ingiudicabili e inconfessabili, che risale agli impegni segreti presi nei giorni dell´armistizio. Il segreto su questi patti, uno si è saputo era persino un impegno a non coltivare la soia per non disturbare la concorrenza americana, è sempre stato mantenuto e se ne sono aggiunti altri come il servizio di informazione Echelon che in teoria fornisce all´Alleanza atlantica, cioè agli Stati Uniti, informazioni militari ma che in pratica li tiene al corrente di tutte le operazioni economiche e finanziarie.
Che cosa accadde nel cielo di Ustica quella notte non è mai stato precisato dalle indagini. Ma le menzogne, i depistaggi che coinvolsero i più alti gradi della nostra aviazione militare provano che si trattava di fatti scottanti, fatti per cui si poteva chiedere a degli ufficiali di alto grado di mettere a rischio la loro carriera, di mentire. E su questo non ci sono dubbi, la sentenza ammette che almeno due dei generali mentirono, che il reato di alto tradimento ci fu e che solo la prescrizione consente di lasciarli impuniti. Ma dire come Giovanardi che essi "furono sottoposti a un vero e proprio linciaggio privo di ogni fondamento" è cosa priva di senso, il DC9 fu colpito, lo squarcio nella fusoliera non ce lo siamo inventato e ha perfettamente ragione Emma Ongari, che nella tragedia perse un fratello, a dire: "I giudici parlano di prescrizione, ma è difficile di fronte a una sentenza come questa non pensare che ventiquattro anni sono passati invano e che nessuno pagherà neppure per aver detto una bugia. L´amarezza è troppo grande". L´uso della menzogna ha sempre fatto parte fondativa del potere, è stata sempre accettata come un instrumentum regni. Ma la ambiguità del doppio Stato che obbedisce alle sue leggi ma contemporaneamente anche a quelle non scritte, non note, fa sì che il rispetto per la giustizia sia sempre più fragile, più discutibile. E che siano proprio i governanti a minare uno dei fondamenti di una civile convivenza.IL RETROSCENA
Una battaglia aerea o una bomba a bordo? Ventiquattro anni dopo resta ancora il dilemma
Un mistero tra inganni e depistaggi e la caccia al colpevole continua
GIOVANNI MARIA BELLU
ROMA - La sentenza di ieri - la prima dopo quasi ventiquattro anni - dice semplicemente che il 27 giugno del 1980 ci fu un incidente aereo nel quale morirono ottantuno persone e che i vertici dell´Aeronautica militare impedirono al governo di conoscere la verità. La sentenza dice, in definitiva, che il "mistero di Ustica" è diventato tale perché almeno due alti ufficiali italiani non fecero il loro dovere. Non è poco. Sarebbe stato molto, moltissimo, se a questa conclusione si fosse arrivati prima.
E´ stata proprio questa divaricazione tra i tempi della giustizia e i tempi della verità sostanziale a fare del "caso Ustica" l´archetipo dei cosiddetti "misteri d´Italia". Vicende nelle quali la prima domanda di tutte le indagini su qualunque delitto - "Chi ne è stato responsabile?" - viene a un certo punto superata da un altro quesito: "Chi e perché ha voluto impedire che i responsabili fossero scoperti?".
Non è un caso che alla fine degli anni Ottanta, quando il depistaggio sembrava compiuto, il "caso Ustica" sia stato riaperto dall´attività d´una commissione parlamentare che aveva proprio il compito di scoprire "le cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi". Fin da allora le pubbliche audizioni dei vertici dell´Aeronautica militare rivelarono quello che la sentenza di ieri ha confermato. Ma la "commissione stragi" non aveva il potere di istruire un processo ed erano lo stupore e lo sgomento del suo presidente - Libero Gualtieri, un senatore repubblicano che aveva fatto la Resistenza e credeva nelle istituzioni - a sottolineare la gravità politica e morale di quei comportamenti. "Alto tradimento", secondo la sentenza di ieri, nella specie prevista dal secondo comma dell´articolo 289 del codice penale: quella che sanziona gli atti diretti a "turbare" ma non a impedire in modo assoluto il funzionamento di organi costituzionali.
La scelta, da parte della Corte d´Assise di Roma, dell´ipotesi meno grave, ha determinato la prescrizione (incredibilmente confusa da qualcuno con un´assoluzione) ma ha anche lasciato aperto un vasto campo d´indagine. Perché, come sottolineava ieri uno degli avvocati di parte civile, Alfredo Galasso, se si ritiene che i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri abbiano non impedito ma solo "turbato" l´attività del governo, si riconosce implicitamente che una diversa e più forte volontà politica avrebbe potuto superare quegli ostacoli. La sentenza, insomma, non dice solo che i generali hanno ingannato il politici ma che, probabilmente, questi ultimi hanno fatto poco per non farsi ingannare.
La divaricazione tra i tempi della giustizia e quelli della verità, produce tanti effetti. A volte tristi: l´avvocato Romeo Ferrucci, primo grande difensore di parte civile, è morto due anni fa, quando il processo era appena cominciato, Libero Gualtieri è scomparso ancora prima. A volte bizzarri: ieri è accaduto che i parenti e gli amici degli imputati abbiano accolto il verdetto con un applauso mentre, contemporaneamente, il pubblico ministero e i familiari delle vittime coi loro legali lo salutavano come un importante atto di giustizia. Il fatto è che da una parte c´era l´urgenza di chiudere una penosa vicenda giudiziaria, dall´altra quella di tenere aperta la partita della ricerca della verità. La sentenza la lascia aperta ed è su questo che si fonda il giudizio positivo dei parenti degli ottantuno morti: "Non possiamo chiedere di più alla magistratura - ha detto Daria Bonfietti, senatrice dei Ds e presidente dell´associazione dei familiari - Purtroppo sono passati quasi ventiquattro anni".
La speranza di arrivare, un giorno, all´individuazione dei responsabili del fatto, esiste ancora. Anzi - ed è una delle altre peculiarità dei misteri nazionali - il tempo a volte è un buon alleato a condizione che ci sia la volontà politica di utilizzarlo a proprio favore. La strage di Ustica non appartiene al genere di delitti che, se non risolti in tempi rapidi, sono destinati a restare per sempre senza responsabili. Le prove possono essere nascoste ma è impossibile eliminare dagli archivi dei servizi segreti di paesi come gli Stati Uniti la memoria di vicende così gravi.
Dalle motivazioni della sentenza si capirà se anche i giudici della Corte d´Assise, così come il giudice istruttore Rosario Priore, ritengono che la strage sia avvenuta all´interno di una battaglia aerea. E´ la questione che, negli anni, ha determinato la nascita di due autentiche scuole di pensiero: quella del "missile" contrapposta a quella della "bomba a bordo". Ma già il verdetto conferma uno dei presupposti logici di chi ipotizza lo scenario di guerra: è difficile credere che, nell´Italia degli anni Ottanta, degli alti ufficiali potessero spingersi fino al punto di "turbare" l´attività di governo soltanto per coprire i responsabili d´un attentato.L´INTERVISTA
La moglie di una vittima critica l´esultanza dopo la sentenza
"Quegli applausi vergognosi un affronto per 81 innocenti"
ROMA - Fortuna Davì ieri mattina è arrivata a Roma dalla Sicilia in macchina con i figli, ed è entrata nell´aula bunker di Rebibbia con la lucida speranza di chi attende un momento da ventiquattro anni, da quando seppe che il marito era morto con altre ottanta persone precipitando con un aereo nel mare di Ustica. Poi, quando il giudice ha pronunciato la parola assoluzione, ha sentito gli applausi dei parenti e degli amici degli imputati, e in quel momento ha pianto perché l´amarezza è diventata più profonda e le ferite più dolorose. "Un affronto, un gesto di pessimo gusto dovrebbero vergognarsi. Nessuno avrebbe applaudito se fossero stati condannati: per rispetto, e perché comunque anche loro, quei generali, non sono altro che pedine del potere".
Cosa vuol dire per voi questa sentenza?
"Per due generali si parla di prescrizione del reato. E questo significa che un fatto è stato compiuto, il dato è inconfutabile".
La verità però resta lontana.
"Lontanissima. Sapete cosa c´è scritto sul certificato di morte di mio marito?"
No, cosa?
"Dice: cittadino morto in mare. Come un pescatore caduto in acqua dalla barca, tutto lì. Invece la storia è diversa, ancora tutta da ricostruire. Questa è la mia fatica, il motivo per il quale non voglio mollare".
Cosa la incoraggia?
"Se ci riuscirò i miei nipoti torneranno a credere nelle istituzioni. I miei figli ormai non ci credono più, hanno perso il padre, e nessuno ha saputo dirgli come e perché. Io sono di pasta antica però, voglio continuare ad avere fiducia nelle istituzioni, e mi piacerebbe arrivare ad una parola definitiva per dire ai figli dei miei figli: avete visto, ci sono voluti molti anni, ma alla fine lo Stato ha fatto giustizia".
Ci crede davvero?
"Non lo so, in questo momento è difficile, più difficile di tante altre volte".
Le ha sentite vicine le istituzioni in qualche momento?
"Mai, solo il comune di Bologna ci ha aiutato. Per il resto tanto appoggio e tanta solidarietà, ma solo da associazioni private, artisti, uomini di cultura, privati cittadini, i vicini della porta accanto. Se ci penso un´altra cosa mi amareggia profondamente".
Quale?
"Il giudice Priore ha scritto che quella notte ci fu un´azione di guerra. Allora mi dico: i miei figli non hanno perso il padre per un terribile incidente, ma sono orfani di guerra, avrebbero dovuto avere degli aiuti. Però lo Stato questo non l´ha mai detto, mai riconosciuto".
(gl. m.)"Il Manifesto"
FAMILIARI
"Ora il governo ci deve dire la verità"
Daria Bonfietti: gli imputati sono colpevoli, solo il tempo li ha salvati
SA. M.
"Siamo soddisfatti. La magistratura ha riconosciuto le omissioni dei generali". Sembra paradossale e invece davanti alla sentenza di assoluzione di ieri i primi a dirsi soddisfatti sono i familiari delle vittime della strage. Tra loro la senatrice diessina Daria Bonfietti, che nella tragedia perse il fratello Alberto e che da allora presiede il Comitato dei parenti delle vittime.
Ci spiega prima di tutto come mai sia voi che i rappresentanti dell'arma vi dite soddisfatti di una sentenza che non condanna nessuno?
Perché i due imputati principali, Bartolucci e Ferri, non sono stati assolti. Il reato è stato riconosciuto ma è caduto in prescrizione anche perché sono passati 24 anni dai fatti. Resta il dato che un tribunale ha riconosciuto che queste due persone hanno dato informazioni errate all'autorità politica sulla presenza di altri aerei nei cieli di Ustica nel momento in cui il Dc9 precipitò. A causa della loro relazione il governo chiuse tutto semplicemente togliendo la concessione alla compagnia Itavia. "Gli aerei ogni tanto cadono" disse l'allora capo del governo Francesco Cossiga.
Questa sentenza riconosce che nel non raccontare una tragica ovvietà hanno commesso un reato di alto tradimento.
Ma allora come mai la maggior parte di loro si dice soddisfatto e il Cocer dell'Aeronautica sostiene addirittura che è la "fine di un incubo"?
I diretti interessati sono contenti solo perché non vanno in galera e lo dimostra il fatto che i loro avvocati presenti in aula erano arrabbiatissimi e hanno già promesso che ricorreranno in appello. Gli assolti sono ovviamente soddisfatti. Per quanto mi riguarda io volevo sapere se i motivi alla base del rinvio a giudizio del 1999 erano validi oppure no e questo è stato fatto.
A questo punto è evidente che non può più andare avanti la sola magistratura.
E chi allora?
E' il governo a doversi assumere il compito di spiegare perché è stato abbattuto un aereo civile in tempo di pace, perché i libici non hanno dato nessun elemento per andare avanti. I magistrati hanno tentato di chiedere conto di tutto questo attraverso le rogatorie internazionali e non hanno ottenuto risposta. "Rivelare queste informazioni è contrario agli interessi del nostro paese" hanno risposto dagli Usa alle domande ai magistrati. Ha presente il sistema di sanzioni messo in piedi per ottenere la verità su Lockerbie? Bene, Gheddafi dice tutti i giorni che il missile che ha abbattuto il Dc9 era contro di lui. Spetta al governo italiano creare le condizioni politiche perché ci spieghi esattamente quello che sa.
Qualcuno del governo vi ha chiamato per esprimervi solidarietà dopo questa sentenza?
No e sinceramente non me lo aspettavo. Credo che nessuno di loro se ne sia accorto o si sia interessato."Il Messaggero"
"Vergogna, il caso non è chiuso"
ROMA "Tutti assolti, vergogna. Il 24esimo anniversario della tragedia di Ustica, che cadrà il prossimo 27 giugno, sarà quello della vergogna". È il commento di Roberto Superchi, padre di una bambina di 11 anni morta nel disastro aereo, dopo la sentenza del Tribunale di Roma. Superchi aveva dato vita nel 1992 all' iniziativa "50 lire per la Verità", che aveva raccolto la solidarietà di un milione e mezzo di persone e la somma di 75 milioni di lire destinata a finanziare la ricerca delle verità. Critico anche il senatore ds Costantino Garraffa: "Se non ci si fosse trovati di fronte alla prescrizione ha commentato alti ufficiali avrebbero subito una pesante condanna. Resta su di loro il grave giudizio morale da parte dei familiari delle vittime e, mi auguro, di tutti gli italiani". Il senatore Gianfranco Pagliarulo, membro della segreteria nazionale del Pdci e direttore del settimanale "La Rinascita" sostiene che "Il caso non è chiuso". Secondo il parlamentare: "Viene confermato lo scenario dipinto dal giudice Priore e cioè quello di una battaglia aerea, durante la quale il Dc9 dell'Itavia fu abbattuto da un missile. Escono clamorosamente sconfitti tutti coloro che volevano chiudere la vicenda negando pregiudizialmente tale scenario. Fra questi, in primo luogo il ministro Giovanardi che più volte sulla stampa e in Parlamento ha negato questa tesi senza alcun elemento di prova e con palese faziosità"."Avvenire"
Imputati assolti. Le carte ora passano agli storici
Ustica resterà metafora del grande dubbio
Domenico Rosati
Con la sentenza della terza Corte d'assise di Roma, che ha prosciolto tutti gli imputati nel processo per il disastro di Ustica, anche questo capitolo luttuoso e oscuro delle vicende italiane entra, di pieno diritto e stavolta anche in senso letterale, a far parte di quel "sommerso della Repubblica" su cui ormai potranno far luce soltanto storici di rette intenzioni. Vi si colloca accanto ad altri "giudicati" intriganti, ad esempio di Piazza Fontana. Ed in compagnia di un'estesa sensazione di amarezza. Non già perché neppure in questo caso c'è stata una condanna, ma perché non s'è accertata nel processo quella verità minima che resta un debito da pagare ai familiari delle vittime, alla pubblica opinione, ed anche alla trasparenza dei comportamenti pubblici in un contesto di democrazia.
Sconcerto e amarezza non sono titoli per sostenere un appello e neppure per censurare l'operato dei magistrati, che va sempre rispettato. Le motivazioni chiariranno perché la Corte abbia attenuato il reato di attentato agli organi costituzionali (con l'aggravante dell'alto tradimento), che l'istruttoria Priore aveva imputato agli alti ufficiali dell'aeronautica militare portati alla sbarra. Spiegheranno perché abbia ritenuto che essi avrebbero, al più, turbato l'esercizio delle attribuzioni del governo della Repubblica. E dunque mostreranno per quale via si sia giunti alla dichiarazione del "non luogo a procedere" nei loro confronti. È ben comprensibile, del resto, la difficoltà che si incontra nel dover stabilire la colpevolezza, o meno, di qualcuno se prima non si accerta quale sia l'oggetto del reato. In altri termini: se davvero i militari avevano nascosto "qualcosa" ai loro superiori politici, quale "cosa" avevano taciuto e perché lo avevano fatto?
Da quando, la sera del 27 giugno 1980, quel bireattore dell'Itavia si è trasformat o in una bara per decine di persone, le ipotesi messe in campo sono state tante: il cedimento strutturale, la bomba a bordo, il missile, la collisione, lo "sfioramento" letale in uno scenario da combattimento. Con un corollario non trascurabile: e cioè che tutto era stato disposto per non andare oltre la prima stazione (il cedimento); ed a quella ci si sarebbe fermati se non si fosse manifestato un moto di incredulità civile, tale da far reagire in tempi e modi diversi anche altissime autorità dello Stato. A partire da una constatazione che il processo non ha inficiato: e cioè che quella sera, contrariamente a quanto si era sostenuto all'inizio, il traffico aereo militare era più intenso di quello civile. Così Ustica prende la figura del grande dubbio nazionale; e da questo si genera una contraddittoria certezza: vale a dire che la verità su Ustica è (e rimane) l'esistenza di una... grande bugia.
E' questa la ragione per cui la sentenza odierna, mentre esclude le responsabilità degli imputati, non riesce a liberare il campo dall'involucro di quella verità/bugia.
Ora c'è da contrastare la deriva dell'oblio, che del resto è già cominciata dal momento in cui, per sottrazioni successive, dal sindacato alla politica, si è indebolita l'energia della domanda di verità, estenuando le condizioni del dialogo con l'opinione pubblica che pure ha avuto alte valenze etico/civili. Come si parlerà di Ustica d'ora in avanti? Verità negata, verità sepolta? Importante è che non si estingua la voglia di cercarla."Il Corriere della sera"
La prima verità da quel tracciato radar
ROMA - Non ci sono le condanne invocate dai parenti delle vittime. Ma c'è comunque uno spiraglio di giustizia per gli 81 morti del Dc9 Itavia. I giudici riconoscono che i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri mentirono all'Italia. Raccontarono bugie, sviarono le indagini aperte per arrivare alla verità. E lo fecero nascondendo informazioni preziose su quanto era avvenuto la sera del 27 giugno 1980 nel cielo sopra Ustica. Depistaggi. L'inchiesta ha accertato che il velivolo dell'Itavia si trovò in mezzo a una battaglia aerea. Sotto la sua pancia volava un "veicolo nascosto" in missione segreta che in questo modo cercava di sfuggire ai radar. Gli stessi radar che captarono la presenza di un Awacs sull'appennino tosco-emiliano. E di altri velivoli nella zona del disastro. Ma tutto questo si è scoperto soltanto anni e anni dopo perché l'Aeronautica ha sempre negato di avere a disposizione tracciati e registrazioni utili a capire che cosa fosse avvenuto.
Nessuna postazione, stando alla versione ufficiale, aveva visto nulla. Secondo i vertici militari erano tutti spenti o in manutenzione. Così come disattivati erano i sensori della portaerei americana Saratoga che in quel momento si trovava nel porto di Napoli. L'unica stazione funzionante, quella di Marsala, era impegnata in un'esercitazione che per venti minuti l'aveva scollegata. Buio. Buio totale, hanno sempre assicurato i militari. Ma poi sono stati clamorosamente smentiti.
Il 1989 segna l'anno della svolta. Davanti al giudice istruttore di Roma vengono convocati tutti i radaristi che il 27 giugno era in servizio a Marsala e a Licola. E uno di loro, improvvisamente, decide di abbattere quel muro di silenzio che aveva retto pur con mille crepe. E' il maresciallo Luciano Carico. "L'ho visto - ammette - ho visto il Dc9 cadere". Due suoi colleghi confermano, seppur a mezza bocca. Ma questo basta a ricominciare. E a dimostrare quante omissioni e falsità abbiano segnato l'inchiesta sino ad allora condotta. Gli "occhi elettronici" erano dunque aperti. Gli uomini addetti al controllo dello spazio aereo si accorsero subito che il velivolo era precipitato. E notarono anche che intorno aveva altri aerei.
I generali finiscono sotto inchiesta. E una perizia d'ufficio consegnata ai magistrati non esclude, per la prima volta, che l'aereo possa essere stato abbattuto da un missile. Niente cedimento strutturale, come si era tentato di sostenere all'inizio provocando il fallimento dell'Itavia. Niente bomba, come aveva cercato di accreditare l'Aeronautica. Forse un missile, dunque una battaglia aerea.
Il resto lo hanno fatto i tracciati radar finalmente scovati e le altre relazioni tecniche consegnate nel corso degli anni che hanno ricostruito uno scenario di guerra non escludendo la possibilità che il Dc9 sia precipitato non perché colpito direttamente, ma perché portato fuori rotta dall'onda d'urto provocata dai jet militari. Comunque un atto ostile nel quale furono probabilmente coinvolti caccia americani. Una circostanza sempre negata, come viene ribadito nel dispositivo della sentenza emessa ieri.
L'accusa contestata a Bartolucci e Ferri, che ha retto al vaglio dei giudici, è proprio quella di "aver fornito informazioni errate alle autorità politiche, escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nell'informativa scritta il 20 dicembre 1980" e di "omesso riferimento alle autorità politiche dei risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino e Ciampino".
Ventiquattro anni dopo la tragedia, per i parenti delle vittime resta la soddisfazione di aver dimostrato che i vertici militari avevano mentito. E il ricordo di una parola monca pronunciata dal pilota del Dc9 prima di perdere il contatto, che dimostra come a bordo avessero capito quanto stava avvenendo. "Gua..." si sente nella registrazione della scatola nera. Poi, più nulla.
Fiorenza Sarzanini11 maggio 2004 - USTICA: PROCURA ROMA IMPUGNA SENTENZA PER BARTOLUCCI E FERRI
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USTICA: PROCURA ROMA IMPUGNA SENTENZA PER BARTOLUCCI E FERRI
Impugnata dalla procura di Roma la sentenza sui presunti depistaggi della vicenda Ustica emessa il 30 aprile scorso dalla terza corte di assise della capitale.
L' iniziativa e' dei pm Erminio Amelio e Maria Monteleone i quali si sono riservati di depositare i motivi dell' impugnazione all' esito della lettura delle motivazioni della sentenza. Ad ogni modo l' appello riguarda le sole posizioni dei generali dell' Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, nei confronti dei quali e' stata dichiarata la prescrizione del reato.
In particolare, i pm contestano la qualificazione giuridica data dalla corte al reato di alto tradimento, riconosciuto sotto forma di turbamento dell' esercizio delle prerogative del Governo e non, come invocato dalla procura, di impedimento.19 maggio 2004 - USTICA: SENATORI OPPOSIZIONE, INTERVENGA PARLAMENTO EUROPEO
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USTICA: SENATORI OPPOSIZIONE, INTERVENGA PARLAMENTO EUROPEO
Sul caso Ustica intervenga in Parlamento europeo per spingere Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Libia ad aprire gli archivi e dire che cosa successe davvero quella notte nei cieli italiani. L'appello viene rivolto in una conferenza stampa da un gruppo di senatori dell'opposizione (Daria Bonfietti, Paolo Brutti, Nando Dalla Chiesa, Gianpaolo Zancan, Gianfranco Pagliarulo, Luigi Malabarba) a tutti i candidati al Parlamento di Strasburgo.
"E' un problema di dignita' nazionale - dice Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell'associazione delle vittime di Ustica - perche' siamo di fronte al fatto che un aereo italiano e' stato abbattuto sui cieli di Ustica in una situazione di guerra. E' interesse di tutti i cittadini sapere che cosa e' successo, e per farlo e' necessario che i paesi coinvolti nella vicenda si decidano una buona volta a collaborare".
I senatori dell'opposizione hanno deciso di presentare il loro appello sull'onda della recente sentenza sulla strage di Ustica. "La sentenza - sottolinea Bonfietti - e' stata presentata male: non c'e' stata affatto un'assoluzione per i vertici militari. Il capo di Stato Maggiore dell'aeronautica dell'epoca e il suo vice, al contrario, sono stati riconosciuti colpevoli di alto tradimento per non aver riferito ai vertici politici quello che sapevano: non sono finiti nelle patrie galere solo perche', dopo tutti questi anni, i loro reati sono caduti in prescrizione".
I parlamentari del centrosinistra, a questo punto, pensano di chiedere l'istituzione di una commissione di inchiesta che chiarisca una volta per tutte se ci fu e come si sviluppo' la battaglia aerea sui cieli di Ustica: "Bisogna riaprire il caso - dice il diessino Paolo Brutti - e soprattutto capire perche' quella battaglia aerea avvenne, come avvenne e che cosa ci e' stato nascosto".
"Per noi - gli ha fatto eco il senatore dei comunisti italiani Pagliarulo - il caso Ustica non e' chiuso". Il parlamentare, seguito dagli altri, ha puntato l'indice contro il ministro Giovanardi per le sue reiterate prese di posizione contro l'ipotesi della battaglia aerea: "Sono affermazioni gravissime, Giovanardi ha sposato la tesi della bomba esplosa a bordo del Dc9 unicamente perche' in questo modo si mette la parola fine all'accertamento della verita'".USTICA: GIOVANARDI, BONFIETTI CONTINUA CAMPAGNA DIFFAMATORIA
"Continua senza sosta la campagna diffamatoria portata avanti dalla senatrice Bonfietti nei confronti dei generali dell' Aeronautica militare italiana recentemente assolti dalla Corte d'Appello d'Assise di Roma sulla vicenda di Ustica": lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi..
"La Bonfietti - aggiunge Giovanardi - mentendo continua a dichiarare che gli imputati 'sono stati riconosciuti colpevoli di alto tradimento', mentre com'e' noto c'e' stata assoluzione per alcuni addebiti per tutti i generali e riconoscimento della prescrizione per altri due, che nel nostro ordinamento non significa assolutamente riconoscimento di colpevolezza".
"Affermazioni bugiarde quelle della Bonfietti - conclude il ministro - in assenza addirittura delle motivazioni della sentenza, che stanno a dimostrare come il livore della polemica contro le nostre Forze Armate prevale sulla volonta' della ricerca della verita'".USTICA: CALVI E ZANCAN, GIOVANARDI FA DISINFORMAZIONE
L'ITALIA NON LO MERITA, INACCETTABILE AGGRESSIONE A BONFIETTI
"L'irosa e ingiustificata aggressione del ministro Giovanardi, gia' appartenente all'Arma dei Carabinieri, nei confronti della senatrice Daria Bonfietti, e' inaccettabile", affermano i senatori Guido Calvi (Ds), e Giampaolo Zancan (Verdi).
"L'attuale ministro ben sa che due alti ufficiali dell'Aeronautica militare, imputati di alto tradimento, 'commesso con atti diretti a turbare le attribuzioni del governo' sono usciti dal processo, in primo grado, in quanto il delitto loro attribuito e' estinto per prescrizione. Il ministro Giovanardi, ex carabiniere e tuttora avvocato - proseguono Calvi e Zancan - dovrebbe ben ricordare che l'articolo 129 del nostro codice di procedura penale prevede che in ogni stato del processo, qualora vi sia certezza della non colpevolezza, essa sia pronunciata anche qualora siano decorsi i termini della prescrizione e, soprattutto, che la prescrizione puo' essere sempre rinunciata dall'innocente".
"In conclusione, nessuna diffamazione da parte della senatrice Daria Bonfietti, anzi una grave dichiarazione di offensiva disinformazione da parte di un ministro nei confronti di tutti i cittadini che da 24 anni - concludono i due senatori - attendono verita' e giustizia sulla strage di Ustica".USTICA: COSSUTTA, ACCOLGO APPELLO, INTERVENGA PARLAMENTO UE
CHIEDERE A FRANCIA, GB, USA, LIBIA INFORMAZIONI SU 27 GIUGNO '80
Armando Cossutta, presidente del Pdci, accoglie l'appello dei parlamentari dell' opposizione e chiede che il Parlamento europeo intervenga per chiedere a Francia, Regno Unito, Usa e Libia informazioni su quello che accadde nel cielo di Ustica 24 anni fa.
"Credo che il Parlamento europeo debba intervenire nei confronti di tutti i soggetti coinvolti - dice Cossutta - Gheddafi l'estate scorsa affermo' che fu un missile statunitense ad abbattere il Dc9 dell'Itavia. E' sconcertante che il governo italiano non abbia fatto nulla in questa direzione ed e' ancor piu' grave che, dopo le dichiarazioni di Gheddafi, non sia stata avanzata al governo libico alcuna richiesta di chiarimenti in merito".
"La sentenza del 30 aprile conferma che ci furono omissioni e informazioni errate da parte di altissimi dirigenti dell' Aeronautica militare. Adesso - conclude Cossutta - occorre andare fino in fondo".USTICA: ZANCAN, MANCATA RISPOSTA E GRAVI RITARDI GIUDIZIARI
"Sul caso Ustica non c'e' stata solo una mancata risposta sul piano politico, ma anche una gravissima disfunzione sul piano giudiziario", afferma il senatore Giampaolo Zancan dopo la conferenza stampa dei senatori del centrosinistra che intendono chiedere l'istituzione di una commissione di inchiesta per chiarire, una volta per tutte ,se ci fu e come si sviluppo' la battaglia aerea sui cieli di Ustica. 'Non puo' esistere un processo, neppure se riguardasse 'la strage degli innocenti',che possa durare, per il solo primo grado, ventiquattro anni: un tempo enorme che non puo', comunque, trovare giustificazione nelle pur presenti difficolta' di indagini e di accertamenti tecnici. Tali gravissimi ritardi sono, ormai, la costante della stragrande maggioranza dei processi di valenza politica e sociale e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: una pioggia di sentenze di prescrizioni, che va detto per l'ennesima volta, non sono sentenze d'innocenza ne' cancellano responsabilita' morali e politiche".23 giugno 2004 - USTICA: APPELLO BONFIETTI
"La Repubblica"
IL CASO
L´appello della Bonfietti
"Su Ustica ora tocca alla politica"
Secondo la sentenza due generali erano colpevoli
"Dopo la sentenza che il 30 aprile ha riconosciuto che due generali italiani avevano commesso alto tradimento è il momento di andare avanti: è ora di chiedere agli altri Paesi coinvolti di appurare la verità, non più giudiziaria, ma politica". Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell´Associazione dei parenti delle vittime di Ustica, a pochi giorni dal 24esimo anniversario della strage, chiede al Governo di intervenire per sollecitare un gesto di chiarezza da parte di paesi coinvolti nell´abbattimento del Dc9 dell´Itavia, gli Stati Uniti, la Libia, la Francia e l´Inghilterra. "La vicenda giudiziaria è conclusa, ora ci vuole la politica. Bisogna fare chiarezza sulle tante verità che non sono state dette - ha spiegato - come nel caso delle rogatorie internazionali sollecitate del giudice Priore che o non hanno avuto esito o l´hanno avuto solo parziale". Bonfietti ha citato il caso dell´attentato di Lockerbie, dove "pochi mesi fa si è arrivati alla completa verità, ma per via politica, non giudiziaria".
Bonfietti e i parenti delle vittime hanno scritto un appello ai parlamentari europei, al quale ha subito risposto il neoparlamentare europeo Vittorio Prodi: "Questa vicenda ha rappresentato un affronto alla sovranità del nostro paese. Mi impegnerò per arrivare ad una soluzione attraverso l´Unione, che deve esercitare la sua sovranità".
Bonfietti ha presentato anche le iniziative per domenica, anniversario della strage. Alle 11.30, i parenti delle vittime incontreranno a palazzo d´Accursio Sergio Cofferati (al quale verrà chiesto di impegnarsi per il Museo della Memoria dove collocare i resti del Dc 9) e la presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Poi, alle 21.30, nel Chiostro dell´Arena del Sole andrà in scena "Cuori di terra", vincitore del premio Ustica 2003 per il teatro civile, spiegato dalla docente del Dams Cristina Valenti.25 giugno 2004 - USTICA: DARIA BONFIETTI
"La Repubblica"
L´INTERVENTO A 24 anni dalla strage La lezione che ci offre Ustica
DARIA BONFIETTI
Ho ancora viva l´emozione per la grande piazza festante per la vittoria della Draghetti e di Cofferati. Sono convinta che in quella piazza fosse palpabile una rinata voglia di politica e di partecipazione che aveva condiviso il senso profondo dell´appello dei candidati: "dal nostro passato abbiamo tratto i valori, i riferimenti per le nostre politiche: la pace; l´antifascismo; la laicità dell´amministrazione che passa dal riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti; la creazione di condizioni perché la libertà sia davvero una parte consistente della nostra vita quotidiana, anzi, il totale della nostra vita, ma sia basata su regole, individuate insieme e dunque condivise e poi rispettate, e non sull´anarchia che nasce dalla cancellazione delle regole, laddove poi solo il forte prevale sul più debole".
Sento profondamente che di questi valori c´è bisogno in questo 24. anniversario della Strage di Ustica, nella consapevolezza del molto che è stato fatto per la ricerca della verità e del molto che ancora deve essere fatto.
Ricordiamo.
Il 27 giugno 1980 parte dall´aeroporto Guglielmo Marconi, il volo Itavia 870 Bologna-Palermo. Sono a bordo 81 persone. Durante il volo non é segnalato nessun problema, ma poco prima delle 21 del DC 9 si perdono le tracce radar. Poi in fretta di Ustica non si parlò più e sulla tragica vicenda scese un lungo e colpevole silenzio che solo la grande spinta dell´opinione pubblica riuscì a spezzare e si arrivò al 1999 quando il giudice Rosario Priore concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese ci mise davanti la terribile verità "l´incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento".
Lo scorso aprile la corte d´assise di Roma ha riconosciuto che dai i vertici dello Stato Maggiore dell´Aeronautica del tempo, venne commesso il reato di alto tradimento, turbando le attribuzioni del Governo.
Fornendo informazioni errate per escludere il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta dell´aereo civile. Oggi dunque siamo consapevoli che molto abbiamo capito, ma molto dobbiamo ancora conoscere. Oggi dobbiamo denunciare il grande vuoto del potere esecutivo. Cossiga, presidente del Consiglio dell´epoca, dirà ai parenti delle vittime di essere stato fatto fesso e ha sempre testimoniato di aver saputo che l´aereo era caduto per cedimento strutturale. Coloro che hanno governato dopo hanno assistito impassibili. Nessun contributo alla verità è venuto - salvo pochissime eccezioni (Amato, Andò; Prodi, Veltroni) - dai Governi che si sono succeduti, nessun intervento sugli apparati militari evidentemente colpevoli o su stati alleati o amici evidentemente reticenti.
Sappiamo che l´uso della menzogna ha sempre fatto parte fondativa del potere, ma è venuta l´ora di rompere le ambiguità del doppio Stato che obbedisce alle sue leggi ma contemporaneamente anche a quelle non scritte, non note, e fa sì che su una vicenda tanto dolorosa e tanto sentita dall´opinione pubblica come quella di Ustica indaghi, sola, la Magistratura e che poi non abbiamo seguito le sue conclusioni, le sue sentenze. Contro tutto ciò bisogna andare cercando la piena verità su Ustica.
Con i parenti delle vittime di Ustica nel giorno dell´Anniversario della tragedia saranno, fra gli altri, i nuovi amministratori di Bologna e della sua Provincia e, con una scelta di grande valore simbolico e di grande umanità, Maria Cervi, figlia prediletta di uno dei fratelli martiri. Legheremo nuove aspettative e ideali di sempre per andare ancora avanti.
DARIA BONFIETTI26 giugno 2004 - USTICA: MESSAGGIO CIAMPI A BONFIETTI
ANSA:
USTICA: CIAMPI, DOPO TANTO TEMPO IMPORTANTI FRUTTI VERITA'
MESSAGGIO A BONFIETTI, CONFERMO PIENA SOLIDARIETA' A FAMILIARI
"Il ricordo della vittime di Ustica, a 24 anni dalla tragedia, e' sempre vivo in me e mi spinge a confermare ai familiari la mia piena solidarieta', confortato dalla considerazione che la tenace volonta' di accertare le cause di un evento che ha generato tanto dolore, ha dato, dopo tanto tempo, importanti frutti di verita"". E' il messaggio che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato a Daria Bonfietti, senatrice dei Ds e presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 27 giugno del 1980, alla vigilia del 24esimo anniversario.27 giugno 2004 - USTICA: BONFIETTI; CONFORTA VERITA', ORA SERVE QUELLA POLITICA
ANSA:
USTICA: BONFIETTI; CONFORTA VERITA', ORA SERVE QUELLA POLITICA
COFFERATI, FUTURO DI COMUNITA' POSITIVO SOLO CONOSCENDO PASSATO
"E' vero, in questo 24/o anniversario della strage, abbiamo il conforto di aver trovato parte della verita"". Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente della associazione dei familiari delle vittime della tragedia di Ustica, ha voluto commentare cosi' il messaggio ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante la cerimonia, nel comune di Bologna, per commemorare le vittime della strage del 27 giugno del 1980, ma ha ribadito che ora e' arrivato il momento della verita' politica.
"Il ricordo delle vittime di Ustica e' sempre vivo in me e mi spinge a confermare ai familiari la mia piena solidarieta', confortato dalla considerazione che la tenace volonta' di accertare le cause di un evento che ha generato tanto dolore, ha dato, dopo tanto tempo, importanti frutti di verita"" aveva scritto ieri il presidente Ciampi nel messaggio inviato a Bonfietti.
La senatrice ha voluto ricordare il contributo di verita' dato sulla vicenda dalla sentenza del 1999 del giudice Priore, che riconobbe come il Dc-9 fosse caduto per "intercettamento aereo e non per cedimento strutturale", e la recente sentenza del 30 aprile 2004, che per Bonfietti, ha riconosciuto che generali italiani avevano commesso alto tradimento nascondendo la verita' sulla strage".
Ma la presidente della associazione dei parenti delle vittime ha voluto ribadire che e' arrivato il momento "di chiedere agli altri Paesi coinvolti nella vicenda di appurare la verita', non piu' giudiziaria, ma politica". Bonfietti ha rinnovato l'appello al Governo affinche' solleciti un gesto di chiarezza da parte dei Governi di Stati Uniti, Libia, Inghilterra e Francia, gli stati coinvolti (secondo gli atti giudiziari) nell'abbattimento.
Questa mattina, a Palazzo d'Accursio a Bologna, la senatrice e una trentina di parenti delle vittime hanno incontrato nella sala del consiglio comunale il sindaco Sergio Cofferati. Presenti alla cerimonia anche Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, e Beatrice Draghetti, presidente della Provincia. Al neoprimo cittadino di Bologna Bonfietti ha chiesto un impegno per realizzare in citta' il Museo della Memoria in cui dovrebbero esser custoditi i resti del Dc9 abbattuto.
Cofferati ha voluto ricordare la "strage che cancello' 81 vite" in una giornata definita "terribile", cui si aggiunse poco dopo, la strage della stazione ferroviaria. "Sulla comunita' di Bologna si sono riversati ostilita' e rancori che hanno portato alla cancellazione di molte vite - ha detto Cofferati - e' importante che la comunita' ricordi, l'uso della memoria e' fondamentale. Bisogna insieme, senza distinzioni, cercare la verita'. Occorre uno sforzo per portare alla verita' politica, per conoscere le ragioni che portarono alla strage".
Perche', per il sindaco, "quando ci sono zone oscure e tratti opachi nella democrazia il pericolo si puo' riproporre". "Riconfermo il mio impegno e quello della amministrazione per fare tutto cio' che e' possibile per compiere tutti gli atti di pressione politica per arrivare alla verita' - ha aggiunto - perche' il futuro di una comunita' e' positivo solo se si conosce il passato". Inoltre, ha concluso Cofferati, "confermo il mio impegno a svolgere tutti gli atti attuativi per realizzare il Museo della Memoria".2 luglio 2004 - USTICA: PER STUDIOSO STORIA AERONAUTICA, UN MISTERO COSTRUITO
ANSA:
USTICA: STUDIOSO STORIA AERONAUTICA, UN MISTERO COSTRUITO
SI E' SOSTITUITO LO 'SCENARISMO' ALL' ACCERTAMENTO DEI FATTI
Quello di Ustica e' un mistero costruito, che non trova alcun appiglio nei fatti accertati. E questo "mito" continua anche dopo che la Corte d' assise di Roma il 30 aprile scorso ha assolto tutti gli imputati nel processo sui presunti depistaggi. E' la tesi sostenuta da Gregory Alegi, studioso di storia dell' aeronautica, in un articolo pubblicato sulla rivista 'Nuova storia contemporanea'.
Ustica, spiega Alegi, "come altri clamorosi casi mediatico-giudiziari del recente passato, sembra confermare la relazione inversa tra mole degli atti processuali e plausibilita' delle accuse". Il mito di Ustica come "strage di Stato" e "segreto inconfessabile", secondo lo storico, "si basa su elementi appartenenti all' immaginario collettivo: il collegamento con il Mig 23 precipitato sulla Sila, la presenza di un missile terra-aria, la portaerei americana, la 'quasi collisione'. In realta', quando sono sottoposti a verifica tutti si sono rivelati piu' degli ectoplasmi mediatici che dei fatti intangibili". Dunque, aggiunge, "sostituendo all' accertamento dei fatti lo scenarismo, l' opportunita' politica ed altri approcci non sempre trasparenti, si e' compromessa forse definitivamente, sia sotto il profilo giudiziario che sotto quello storico, la possibilita' di conoscere le cose come sono avvenute".
"Caduta il 30 aprile 2004 l' accusa di depistaggio, intimamente connessa all' ipotesi di 'battaglia aerea' - prosegue Alegy - ci si potrebbe ora chiedere quanto l' ipotesi del missile abbia contribuito, nella sostanza se non nella forma, a far maturare la prescrizione del reato di strage, intervenuta il 27 giugno 2000. Purtroppo - sottolinea - quando l' ipotesi del missile si confermo' poco credibile, non era piu' percorribile neppure quella della bomba. Il tempo intercorso rendeva impossibile verificare con lo stesso puntiglio la ricostruzione ritenuta piu' probabile da diversi periti d' ufficio e di parte: il collocamento di una carica esplosiva nella toilette".14 luglio 2004 - COMISSIONE CAMERA, SI'A RISARCIMENTO PER VITTIME TERRORISMO
ANSA:
TERRORISMO: COMISSIONE CAMERA,SI'A RISARCIMENTO PER VITTIME
IN FORSE PERO' BENEFICIO A QUELLE DI USTICA E DELLA UNO BIANCA
La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato questa sera in sede legislativa il provvedimento che prevede un risarcimento per le vittime del terrorismo.