Non
appare impossibile che un radarista esperto, normalmente assai più
flessibile e intelligente di qualsiasi macchina, si possa essere accorto
di un evento che la macchina ha invece ignorato. Leggendo i verbali di
interrogatorio del Maresciallo Carico in servizio nella postazione a destra
di quella del TPO si notano alcune frasi degne di nota. Dice Carico al
TPO seduto alla sua sinistra: “Sta’ a vedere che questo (oggetto comparso
sul radar) adesso mette la frecce e sorpassa!”, e aggiunge “secondo i piani
di volo si trattava del DC9 Itavia diretto a Punta Raisi e del Boeing dell’Air
Malta che andava a Malta”. “Io di quei velivoli vedevo il grezzo. Dopo
qualche giro d’antenna il grezzo dell’aereo che precedeva è venuto
ad affievolirsi, veniva cioè a mancare d’intensità. Ho avvisato
G. dicendogli se avesse anche lui notato il fenomeno”. “G., che aveva la
responsabilità di tutto il traffico, avrebbe dovuto vedere anche
lui l’affievolirsi della traccia”. “Qualora non avesse notato questo fenomeno,
G. sarebbe stato avvisato dal computer che segnala con un lampeggiatore
lo scadimento di qualità della traccia”.
Un
bolide nei cieli ignorato dal NADGE?
Poiché
l’ultima risposta trasponder del DC9 è alle 18.58.47Z (orario Nato
di Marsala) il periodo in cui il Maresciallo Carico segue il volo dei due
aerei deve essere antecedente a questo tempo, in quanto appena nota lo
scadimento di qualità della traccia si allerta. In quel momento
(18.58.47Z) il volo Air Malta (LG477) è apparso sullo schermo da
appena 73 secondi e si trova a 155 km di distanza dal velivolo Itavia.
Lo Air Malta raggiunge il punto in cui Carico ha visto scadere la traccia
del DC9 dopo 6 minuti dal momento in cui Carico ha notato il fenomeno.
6 minuti sono tanti! E’ possibile che quello che voleva sorpassare fosse
LG477?
Quello che
si vuol dire è che si è notato un fatto: l’unica persona
che ha dichiarato di aver visto un velivolo seguire da presso il DC9 Itavia
e di essersi accorto che il DC9 precipitava è l’unico militare che
“vedeva il grezzo”, vedeva cioè i plot primari non filtrati attraverso
i programmi di riduzione del calcolatore. Questo, alla luce di quanto prima
descritto, impone alcune considerazioni. Si legge negli allegati al Rapporto
Pisano, relativamente alla attività addestrativa: “la continuità
del servizio di sorveglianza reale dello spazio aereo (durante le esercitazioni,
nda) viene assicurata a norma della suddetta direttiva, da almeno tre operatori…
tali operatori sono scelti fra gli elementi più esperti… a tal fine
gli operatori in questione possono utilizzare o delle consolles del sistema
NADGE, mantenendo in atto operazioni automatizzate, oppure schermi radar
di vecchio tipo (OA-99 o UPA35) non agganciati al sistema NADGE operando
secondo le procedure fonetico-manuali”.
L’importanza
dell’elemento umano
Appare chiaro
che il radarista che opera sulla posizione grezza esegue la sorveglianza
mediante la stima visiva dei plot grezzi che appaiono sul monitor, e che
questi plot grezzi non vengono registrati. Per cui la stima di ciò
che accade è relativa unicamente al suo discernimento legato all’esperienza
professionale. Ciò significa che in questo caso conta solo l’elemento
umano per capire tempestivamente la natura di un evento che sta accadendo.
La differenza rispetto a un operatore che si trovi davanti ad un sistema
automatizzato NADGE è enorme, in quanto in questo secondo caso la
priorità circa la valutazione di quello che sta accadendo è
data dalla macchina, che esegue le sue interpretazioni in base a parametri
prefissati decisi in sede di progetto del software e non influenzabili
dal radarista.
Sembra
di capire che nel caso in questione l’operatore manuale sulla postazione
UPA35 (o comunque settata sul grezzo), esperto e impegnato a valutare criticamente
ciò che vedeva, ha compreso esattamente quello che ha compreso il
computer del sistema NADGE, e cioè che la sequenza dei plot si presentava
come non congruente con un volo regolare.
Testimone
oculare senza riscontri
Però
il radarista ha capito anche che, in quel caso, volo irregolare significava
aereo che precipita, mentre la macchina, a causa di una carenza della capacità
di interpretazione legata ad una carenza progettuale del software, non
ha capito niente. E neanche in questo caso si è avuta la registrazione
dei plot grezzi per cui si è rimasti nell’impossibilità di
verificare successivamente se l’interpretazione del sottufficiale fosse
condivisibile o meno.
Se questa
ricostruzione rispecchia la realtà dei fatti avvenuti la situazione
che si è creata deve essere stata drammatica, in quanto né
chi operava sulla “postazione grezza” ha avuto la possibilità di
mostrare ciò che aveva visto (perché i plot grezzi non vengono
registrati), né chi operava sul sistema NADGE ha potuto accorgersi
che l’aereo precipitava, neanche revisionando la registrazione, in quanto
neppure in questi casi i plot grezzi vengono registrati (e quindi non possono
essere rivisti successivamente). In sostanza ci si sarebbe appiattiti sul
“non messaggio” del NADGE rimanendo successivamente nella impossibilità
di controllare i plot grezzi. Si fa notare che la stima della presenza
di un UFO sui nastri di Ciampino è stata possibile, alcuni mesi
dopo l’evento, dall’esame dei plot grezzi registrati dal sistema ATCAS.
L’esame dei plot grezzi nel sistema militare semplicemente non si può
fare perché questi non vengono registrati, per cui si stima che
nel sistema NADGE, almeno all’epoca, o l’UFO (o un eventuale aereo ostile)
appare con pennacchi, bandiere e squilli di tromba o non appare affatto.
Una prova
empirica per l’ipotesi aereo abbattuto A titolo puramente indicativo, qui
di seguito si riporta un esperimento compiuto dai periti di parte civile,
che, avendo espanso la traccia AA450-AJ450, la traccia su cui sono impegnati
gli operatori radar al momento dell’incidente, di un fattore di scala pari
a 6,5 hanno notato che essa va ad intersecare la rotta del DC9 proprio
negli istanti dell’incidente, ed è ovvio che se la situazione presentata
dal radar di Marsala fosse quella qui riportata probabilmente avremmo risolto
il mistero. Si insiste nel dire che questo è solo un esempio, in
quanto il 6,5 è stato scelto dai periti empiricamente, per verificare
se esisteva una qualche forma per riportare la traccia, nella sua fase
terminale, sul velivolo civile. Certo occorre notare che:
- nell’eseguire
l’espansione non si è variato nulla della primitiva traiettoria
mostrata da Marsala, è stato solo ordinato al computer grafico,
tenendo a base il primo punto della traccia, di aumentare la scala di 6,5:1
- l’intersezione
avviene proprio sull’ultimo plot dotato di trasponder (per Marsala) e quindi
al momento dell’incidente
- il volo
mostra di proseguire per alcuni secondi dopo l’incidente, esattamente come
avviene per Ciampino
- per nessun’altra
traccia, ovviamente fra quelle in vita al momento dell’incidente, è
possibile trovare un fattore di espansione che i periti portino ad intersecare
la rotta del DC9 nel punto in cui si spegne il trasponder
- la traiettoria
che si ottiene espandendo la traccia AA450-AJ450 mostra un rapporto spazio/tempo
relativo ad una velocità di circa 400Mt/sec, più che compatibile
con quella di un moderno (all’epoca) velivolo da caccia.
Per cui, nell’ipotesi
che un velivolo da caccia sia partito per andare a intercettare un aereo
civile di cui conosceva in anticipo il piano di volo (magari era un aereo
di linea di cui, conoscendo rotta, ora di decollo e ora di atterraggio,
e quindi anche con precisione l’orario a cui si verrà a trovare
in un dato punto del cielo) la ricostruzione sin qui fatta appare verosimile.
Occorre altresì notare che la traccia AA450-AJ450 sembra provenire
dalla Sardegna.
Quell’oggetto
misterioso che “sembra provenire dalla Sardegna”
Ma torniamo
a questo punto alla perizia Miggiano, in cui si descrive la crisi in cui
risulta coinvolto il DC9 Itavia: “Tale crisi comincia alle 20.53 (ora locale)
circa e si conclude - gioco forza per noi - alle 21.04, con la prima sospensione
delle registrazioni. L’inizio di questa crisi trova tre operatori del piano
sorveglianza già impegnati da un quarto d’ora sulla traccia AA450
(poi consolidata in AJ450). Secondo il Tabulato Tracce si tratta di qualcosa
che sta sul mare di fronte alla Sardegna meridionale, un po’ più
a sud del Poligono di Salto di Quirra (zona P39 delle carte aeronautiche).
E’ una traccia che i periti ILM definiscono di “difficile interpretazione”,
dotata a lungo di pochissima mobilità orizzontale e limitata mobilità
verticale. I periti ILM ipotizzano quindi che tale traccia sia “un pallone
sonda” o “una nave” o “una persistente interferenza elettromagnetica”.
Giustamente i periti ILM notano “una intensa attività su tale traccia”
da parte di tre operatori per un totale di “circa 30 operazioni a console”.
Come notano i periti ILM, le operazioni su questa traccia, da un certo
punto in poi “si alternano con quelle effettuate sulla traccia del DC9”
(!).
Dati
anomali o dati manipolati?
Sfuggono ai
periti ILM due importanti questioni, una tecnica ed una operativa. Nella
Relazione Pisano, mentre si parla della procedura di inizializzazione automatica
di una traccia nel sistema Nadge, viene dichiarata con chiarezza la condizione
generale per cui una traccia viene mantenuta in vita automaticamente dal
sistema. Pisano spiega che, per il Nadge, una traccia normale (a qualità
7) è “un oggetto volante con velocità compresa tra i 50KTS
e Mach 3 (da circa 90km a circa 3200km ora)”. Quando - come nel caso dei
plot del DC9 successivi all’abbattimento questi mostrano al computer un
oggetto con velocità inferiore a 90kmh, il sistema fa scadere la
qualità della traccia. La velocità della traccia AA450-AJ450,
come risulta dal Tabulato Tracce, scende - nell'arco di tre minuti dalla
sua inizializzazione - sotto i 90km. Dalle 20.42 (ora locale) alle 20.58,
per sedici minuti, il Tabulato Tracce mostra che questa traccia ha velocità
zero. Eppure - sul Tabulato Tracce - la qualità della traccia non
scende mai sotto a 6 e - sul Tabulato Console - la spia di bassa qualità
per la AJ450 non si accende mai. Nel citato periodo, inoltre, il Tabulato
Console non mostra alcuna operazione di aggiornamento manuale della traccia,
che ne avrebbe potuto rialzare la qualità. Per i periti di parte
lesa l'unica spiegazione di tali incongruenze, allo stato delle informazioni
fornite, è che vi sia stata una manipolazione di una parte dei dati
(coordinate geografiche, velocità, quota) relativi a questa traccia.
La traccia
AJ411 Zombie. Il terzo elemento Il secondo dato, operativo, sfuggito ai
periti ILM, è la terza traccia che si inserisce e probabilmente
determina questa situazione di crisi, la traccia più importante
dal punto di vista della difesa aerea; la chiave per capire molte cose.
Alle 20.53
(ora locale) il Tabulato Console mostra che il capo tracciatore inizializza
una dietro l'altra due tracce: la AJ411 e la AJ421 (il Dc9 Itavia, ndr).
Ma la sequenza precisa è la seguente. Alle 20.53.03 il capo sorveglianza
inizializza la AJ411. Trenta secondi dopo l’identificatore, che gli sta
di fianco sullo stesso bancone, spinge il bottone che classifica la traccia
come Zombie (velivolo non Nato). Un secondo dopo il capo sorveglianza inizializza
la traccia AJ421, facendo su di essa la prima richiesta di identificazione
urgente della serata. Sul Tabulato Tracce, a causa della bassa cadenza
di registrazione, la prima rilevazione della AJ411 appare alle 20.56, tre
minuti dopo l’inizializzazione. Tale registrazione mostra la traccia a
37mila piedi, senza trasponder IFF acceso, fuori da ogni aerovia, con velocità
in aumento progressivo oltre i mille chilometri (da 547 a 556 nodi). Ancora
più interessante è il percorso di questo aereo, che alle
20.56 entra o sfiora la zona proibita al traffico civile P38. Tre minuti
prima, quando la traccia viene inizializzata essa probabilmente appare
sui monitor come proveniente da Malta e diretta a Nord-Est.
Le manovre
di attacco di un caccia Dalle 20.53 (ora locale) alle 21.02, il capo sorveglianza
effettua 15 operazioni su questa traccia. L’ultima di queste operazioni
è la cancellazione della traccia stessa, che sta uscendo dall'area
di responsabilità di Marsala (ma è già all'interno
di quella di Siracusa). Dalle 20.53 alle 21.02 il Tabulato Console mostra
il capo sorveglianza e l'identificatore che passano dall'una all’altra
di queste tre tracce. Alle 20.59 una nuova Console viene attivata e il
secondo inseritore si unisce alle operazioni dei due colleghi.
La AJ411 zombie
potrebbe corrispondere al MiG a cui, contemporaneamente alla sua rilevazione
sul radar, si riferiscono due operatori di Marsala - secondo le registrazioni
foniche. Una considerazione: la ricostruzione sopra fatta non deve portare
a conclusioni semplificatorie, tipo: “siccome c’erano anche queste altre
tracce, allora è ovvio che quanto accaduto al DC9 non è stato
percepito come qualcosa di grave”. E’ vero invece il contrario. Proprio
il considerevole tempo dedicato dal capo sorveglianza alla traccia del
DC9, mentre c’erano in cielo altre tracce che - per problemi di quota o
perché zombie - avrebbero dovuto avere priorità, indica che
il capo sorveglianza si occupò della traccia del DC9 perché
si preoccupò subito per quanto stava accadendo alla traccia AJ421.
Per riassumere
che cosa avrebbero fatto queste due tracce (AJ450 e AJ411) nei pressi del
DC9? Della AJ450 si può certamente dire che per un certo periodo
ha volato parallela al DC9 ad una distanza di circa 10 miglia. Nel minuto
precedente all’incidente si nota che questa traccia accelera, guadagna
quota (e infatti viene “battuta” anche dal radar di Ciampino che “vede”
solo sopra i 5000 metri di altitudine) e vira verso il DC9. A quella distanza,
preme ricordarlo, nessuno è in grado di riconoscere un oggetto nemmeno
se “grande e grosso” come un aereo di linea, ma forse basterebbe sapere
chi a quell’ora deve passare da quel luogo e regolarsi di conseguenza.
Nel momento in cui l’espanso della traccia AJ450 incrocia la traccia del
DC9 questi perde il contatto con il controllo aereo, si scompone e inizia
a precipitare. La traccia AJ450 poi prosegue in discesa per qualche secondo
fino a che non si perde in direzione della Calabria.
KA011,
strana sigla mai chiarita...
In relazione
alle osservazioni espresse riguardo alla traccia AJ450 sarà interessante
valutare anche la traccia KA011. La traccia KA011 appare nella THR di Marsala
dalle ore 22.39.26Z (zulu, orario Nato) del giorno 27.6.80 fino alle 04.19.25Z
del giorno 28.6.80 (fino, quindi, al termine della registrazione di cui
si è in possesso). La sigla identificativa di sito “KA” non compare
fra quelle comprese in perizia tecnica. Le rappresentazioni grafiche delle
tracce AA450-AJ450 e KA011 rendono possibile osservare interessanti omogeneità
della traccia KA011 rispetto alla traccia AJ450 che possono essere così
sintetizzate:
- la vita
della traccia KA011 si svolge nello stesso punto (poche miglia di distanza)
dal luogo dove appare la traccia AJ450;
- la traccia
KA011 mostra di vivere a quote elevatissime (fra i 60 e i 70.000 piedi)
così come la traccia AJ450 (67.000 piedi);
- la traccia
KA011 mostra velocità rispetto al suolo di circa 100Km/h, come pure
la traccia AJ450;
- la traccia
KA011 non è una traccia simulata, come pure non è simulata
la traccia AJ450;
- le tracce
KA011 e AJ450 sono le uniche due, fra le 376 tracce presenti sul nastro
a disposizione degli investigatori nell’arco di circa 18 ore, che operino
a quote superiore ai 50.000 piedi (si tratta di una altezza enorme, al
di sopra del traffico civile e raggiungibile solo da pochi aerei militari,
che comunque non potrebbero procedere, a quelle quote, a 100Km/h).
In sostanza
la traccia KA011 vive nello stesso luogo e con le stesse caratteristiche
di volo della traccia AA450-AJ450.
...posizionata
da un sito radar Come per AJ450 (vedi Tempi 36), anche per la traccia KA011
si è valutato se questa fosse generata da eventi diversi rispetto
ad un aereo in volo. Si è presa in esame l’ipotesi che essa sia
dovuta a:
- un pallone
sonda. L’ipotesi è stata scartata per gli stessi motivi di cui si
e’ parlato a proposito della traccia AA450-AJ450;
- una nave.
L’ipotesi va scartata perché non esiste una nave che si sposti a
velocità superiori ai 100Km/h;
- un aereo.
L’ipotesi viene scartata perché non può esistere un aereo
in grado di volare, a 60/70.000 piedi, a velocità di circa 100 Km/h,
e per giunta con una velocità all’aria negativa nei tratti verso
Est.
Resta
quindi l’ipotesi di un disturbo elettromagnetico. Ma in questo caso difficilmente
si potrebbe ipotizzare che la traccia KA011 sia relativa ad un velivolo
realmente esistente, visto che si ferma per ore nello stesso punto. Sembra
piuttosto una traccia creata da un sito radar sconosciuto per un motivo
che non conosciamo, probabilmente per un qualche motivo legato alla precedente
presenza della traccia AA450-AJ450.
Una
traccia creata per marcare un punto...
La traccia
KA011, identificata con codice 45, è in vita dalle 22.39Z (orario
Nato) alle 04.19Z del giorno 28 (cioè fino alla fine del nastro)
e quindi è visibile per circa 6 ore. Inoltre dalle 00.14Z alle 04.19Z
(oltre quattro ore!) è immobile in un punto. Difficile credere che
si tratti di un VIP come invece spiegato dai militari. Per cui i periti
hanno immaginato un errore di interpretazione, visto anche che la traduzione
letterale di quanto indicato in Perizia tecnica relativamente alle tracce
codice 45 “Available/Unallocated” dovrebbe essere “Disponibile/Non Allocata”.
Ma disponibile per cosa? La sua posizione nelle adiacenze (poche miglia)
dal punto in cui si era sviluppata la traccia AA450-AJ450 sembra piuttosto
una traccia creata per marcare un punto. Si stima cioè che gli operatori
abbiano avuto motivo per marcare la zona in un punto in cui era stato avvistato
qualcosa di strano che si riteneva potesse avere attinenza con l’evento
disastroso del DC9 I-Tigi.
o
legata piuttosto al velivolo AJ450?
Non si spiega
però il movimento della traccia, sia sul piano orizzontale ed ancor
più su quello verticale. Si immagina infatti che una traccia creata
dall’operatore e non legata alla vita reale di un velivolo debba restare
ferma nel punto in cui è stata creata, mentre la traccia KA011 mostra
periodi in cui è perfettamente immobile (due periodi), periodi in
cui si muove con regolarità a velocita’ variabile fra i 3 ed i 60
nodi (a 75.000 piedi di quota è semplicemente assurdo) e infine
periodi in cui pur mostrando di muoversi a velocità di pochi nodi
l’indicazione di velocità, prima evidenziata, ora non appare sui
tabulati. I periti sono dell’opinione che la creazione della traccia KA011
abbia attinenza con l’esistenza della traccia AA450-AJ450 di cui si è
parlato in precedenza. Anche perché, circa alle ore 22Z, transita
nella stessa zona un velivolo che dalle caratteristiche di volo si fa riconoscere
come militare (traccia AJ423, velocità circa 550 nodi [1.000 Km/h],
codice SIF 0003 nella colonna 1). La traccia KA011 appare alle 22.39Z,
appena 3 minuti dopo che la traccia AJ423 ha esaurito il suo volo e circa
20 minuti dopo che AJ423 è transitata nella stessa zona in cui viveva
la traccia AA450-AJ450. Potrebbe trattarsi di un volo di ricognizione forse
con lo scopo di indagare eventuali presenze in mare nella zona dell’incidente,
ma forse per indagare proprio sulla possibile origine di AA450-AJ450.
La
risposta si nasconde a Marsala
Proviamo ora,
con gli elementi a nostra disposizione a ricostruire quei momenti. Dopo
la strage (ore 19.59Z) si è investigato. Si sono stampati i tracciati,
si è discusso, si saranno chieste opinioni ad altri siti radar,
alcuni dei quali sicuramente hanno potuto vedere, in particolare quello
di Licola, posto esattamente di fronte alla zona dell’incidente, il quale
però non registra in automatico i plot radar e non era all’epoca
inserito nel sistema NADGE, ovvero registra manualmente le tracce individuate
in un registro tenuto dagli operatori (naturalmente le pagine del registro
di Licola relative alla sera dell’incidente non sono state rinvenute).
Si è quindi giunti alla conclusione che AA450-AJ450 era qualcosa
di “strano” e “non spiegabile con sicurezza”. Per cui si fa partire un
F104 da ricognizione (traccia AJ423, forse da Grosseto, forse da Pratica
di Mare, comunque da Nord) che arriva al punto in cui si trovava AA450-AJ450
e poi vira verso Est, seguendo la direzione mostrata da AA450-AJ450, cioè
verso il luogo della strage. AJ423 (l’F104) non trova niente e dopo aver
sorvolato il luogo dove AJ421 (il DC9) è precipitato, prosegue,
scomparendo verso la Calabria, verso la Sila. Appena 3 minuti dopo che
AJ423 (l’F104) è svanito verso la Calabria qualcuno - si saprà
nel luglio ’97 che si tratta proprio del radar di Marsala - crea KA011,
nello stesso luogo dove due ore e mezza prima si trovava AA450-AJ450.
Una
segnalazione ad uso della Nato
Perché?
per marcare un punto? Per segnalare qualcosa? Per piantare una bandiera?
Segnalare che cosa e che significa quella bandiera? Per segnalare un pericolo?
Difficile, siamo ormai a due ore e mezzo dopo il fatto e l’F104 non ha
trovato niente. Per ricordarsi il luogo? Neanche, era già registrato
sul nastro. Inoltre la sigla di Marsala è AJ (Alpha Juliet) perché
proprio a quella traccia, che vive proprio in quel luogo, con quelle assurde
caratteristiche dare invece di AJ la sigla KA (Kilo Alpha)? KA non esiste
in nessuno dei tracciati radar militari, di tutta la giornata, per tutti
i siti radar. Nessuna altra traccia KA.
Occorre ricordare
che il sistema NADGE è un sistema integrato per tutta la NATO. Da
una portaerei USA nel Pacifico, dal NORAD in Colorado, da una base sperduta
nel ghiaccio islandese, è possibile collegarsi e “vedere” in diretta
quello che sta accadendo davanti a Palermo. Se esponendo “KA” segnala qualcosa
di particola significa che Marsala lo sta segnalando a tutta la NATO. I
periti hanno piu’ volte chiesto informazioni in merito alla natura della
sigla “KA” senza ottenere alcuna risposta. Ma un evento estraneo all’indagine
è di indubbio interesse.
La
denuncia di un’azione pirata?
Il giorno
8 agosto 1997 si è verificato, nelle acque del Canale di Sicilia,
il sequestro abusivo di due pescherecci italiani da parte di unita’ militari
straniere, mentre questi si trovavano in acque internazionali. Nei fatti
la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo ha riconosciuto un “atto di
pirateria internazionale”, dando ordine alle navi di esporre la bandiera
con la lettera “K” (Kilo), segnale internazionale per denunciare un atto
di pirateria. E’ noto che il codice di navigazione aerea derivi da quello,
più antico, della navigazione marittima. Forse che KA sta ad indicare
Kilo Air, pirateria aerea? O forse, come sembra da informazioni piu’ recenti
raccolte dai periti, “Kill Action”? Forse che il centro radar di Marsala
creando KA011 ha inteso esporre la bandiera “K”, cioe’ avvertire che si
era consumato un atto di pirateria internazionale e che questo era da addebitare
a AA450-AJ450?
Se così
fosse si avrebbe la prova che nel centro radar di Marsala, nelle ore dopo
il disastro, si è giunti alla conclusione che la strage fosse stata
causata da un atto di pirateria internazionale (in tale modo si configura
un atto di guerra in tempo di pace) e che detto atto fosse associabile
al volo AJ450. Quindi si è reagito, così come hanno fatto
le nave nel Canale di Sicilia, esponendo il “K”, cioè creando la
traccia KA011 e posizionandola sul luogo dove era stata registrata la presenza
di AJ450. E visto che il sistema di sorveglianza NATO-NADGE è un
sistema di difesa integrato, la denuncia dell’avvenuto atto di pirateria
è stata resa pubblica a tutta la NATO. Ma se, in questa ipotesi,
addirittura si è esposta la bandiera e quindi non esisteva a poche
ore del disastro nessuna volontà di tacere sull’accaduto, come è
potuto accadere che sulla cosa si sia poi taciuto e si taccia finora? E
a chi corrisponde la traccia AJ450? Chi poteva volare in quelle zone a
quell’epoca? E soprattutto com’è possibile ipotizzare che un aereo
militare si faccia trovare ad una certa ora in un certo punto quando sa
che di li passerà un aereo civile (nel nostro caso sarebbe dovuto
essere il 707 Air Malta)? Nel caso, è stato colpito il bersaglio
giusto e si è compiuto un errore?