Almanacco dei misteri d' Italia


Altri misteri (Fausto e Iaio, Argo 16, Uno Bianca, fatti recenti,....)
le notizie del 2001

(dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa)

2 gennaio - "Il Corriere della sera" scrive:
"E il cucciolo che ho lasciato a casa? - ha chiesto all'improvviso -. Se sapessi che qualcuno se ne occupa mi sentirei più tranquillo". Intorno a lui, pubblici ministeri e poliziotti si sono guardati increduli, ma avevano sentito bene: Andrea Insabato, finito in ospedale con le gambe maciullate e l'accusa di strage, si preoccupava di un cane. Possibile? Sì, possibile, come risulta dal verbale d'interrogatorio dell'attentatore del Manifesto . Un verbale che, insieme a tutti gli altri raccolti nel fascicolo della Procura di Roma, ripropone ancora la domanda di dieci giorni fa, quando ci fu l'esplosione: chi è davvero Andrea Insabato? Un folle isolato che non rivendica il suo gesto per tentare di farla franca o la pedina di un gioco più grande, nel quale è rimasto incastrato? Per sciogliere l'enigma gli inquirenti hanno deciso di percorrere contemporaneamente due strade: una perizia psichiatrica per stabilire il livello di sanità mentale dell'estremista di destra rimasto ferito e l'apertura di una seconda inchiesta, separata ma strettamente connessa a quella sulla bomba, che ipotizza un'associazione sovversiva composta dallo stesso Insabato e dai suoi possibili complici; due o tre nomi, per adesso, già indicati nei rapporti della Digos e che presto finiranno sul registro degli indagati. Due strade e due strategie investigative per arrivare a un unico obiettivo: capire chi e che cosa c'è dietro l'attentato al quotidiano comunista, fermo restando che le due ipotesi non sono alternative tra loro. L'eventuale infermità mentale di Insabato, infatti, non escluderebbe la possibilità di mandanti che gli hanno consegnato il pacco bomba da portare in via Tomacelli. Perché, nonostante la sua autodifesa, una cosa risulta con certezza dall'indagine svolta finora: la bomba è arrivata sulla porta del Manifesto insieme all'estremista nero. Lo conferma la testimonianza di due giornalisti che sono scesi a piedi, dal quinto e dal terzo piano, pochi secondi prima dell'esplosione, mentre Insabato saliva con l'ascensore (anche se lui nega: ma i due non l'hanno incrociato sulle scale); entrambi hanno dichiarato che sul pianerottolo non c'era nulla, né pacchi-bomba né il fumo di cui ha parlato Insabato. L'associazione sovversiva ipotizzata da inquirenti e investigatori sarebbe costituita dalle persone "politicamente sensibili" che hanno avuto i più recenti rapporti con l'attentatore. Tutti con idee di estrema destra, naturalmente, e in contatto con Insabato attraverso i due cellulari che aveva a disposizione, ma non solo; quei telefonini "parlano" troppo poco, nel senso che troppo pochi sono i colloqui delle ultime settimane; nuovi elementi potranno venire dalle tre schede per telefoni pubblici che Insabato aveva con sé, la cui "lettura" potrebbe rivelare altre conversazioni interessanti prima che la bomba esplodesse in via Tomacelli. Ma, a prescindere da conversazioni e rapporti, un altro punto fermo dell'indagine sono le condizioni mentali e psicologiche quanto meno deboli di Andrea Insabato. Dimostrate non solo dal suo interrogatorio, ma anche dalle testimonianze raccolte subito dopo l'attentato. Ha dichiarato ad esempio A.R., attuale convivente della donna da cui Insabato ha avuto un figlio: "Posso affermare con certezza che Andrea stava attraversando ultimamente un periodo di particolare crisi mentale, con un notevole squilibrio della ragione. Lo stesso F. (il figlio di Insabato, ndr) mi aveva detto di essere preoccupato per lo stato in cui versava il padre. Già in passato Andrea era stato sottoposto a un ricovero in un centro specialistico che lo ha curato con psicofarmaci". Anche di recente l'uomo accusato di strage ricorreva ai medicinali, come ha spiegato a verbale L. R. L., una donna che di recente si sentiva e vedeva spesso con l'ex-militante di Terza Posizione: "Andrea era entrato in uno stato di profonda depressione a seguito della quale si era convinto della necessità di un intervento psico-terapeutico... Si recava presso un consultorio di zona dove incontrava uno psicologo con il quale aveva iniziato una terapia che però non gli sembrava risolutiva a causa della profonda differenza di vedute politiche con il terapeuta che invece sembra essere un simpatizzante di sinistra". Lo psicologo gli serviva comunque "per l'ottenimento della prescrizione di farmaci antidepressivi dei quali aveva iniziato a fare uso", grazie ai quali ultimamente era "decisamente cambiato fino al buon umore e a una visione ottimistica della vita... Mostrava desiderio di riattivare i suoi progetti politici". Anche la bomba al Manifesto faceva parte di questi progetti? Oppure - a sua insaputa - solo di quelli dei suoi amici che l'hanno "incastrato", come ipotizza il fratello Carlo?  L'ultimo contatto con la donna Insabato lo ebbe giovedì 21 dicembre, il pomeriggio prima dell'attentato. Le diede appuntamento per il giorno dopo, ma di pomeriggio, perché la mattina aveva un impegno: "Capii che quell'impegno era così importante da essere improcrastinabile", rivela lei. Coi magistrati, tuttavia, l'attentatore continua a negare. E a spiegare che c'è qualcuno che vuole bloccare i suoi progetti politici. "Voi dovete starmi a sentire - ha detto ai pm durante l'interrogatorio del 23 dicembre, ventiquattr'ore dopo l'esplosione -. Io non sono antisemita, sono antisionista. Credo che lo Stato di Israele non debba più esistere, ma io amo il popolo ebreo. Sono antirazzista... Evidentemente qualcuno mi seguiva, e ha voluto mettere un ordigno in concomitanza alla mia venuta al Manifesto per colpire un progetto che, secondo me, se mandato avanti per il modo giusto, può unire la cosiddetta ala fascista, per la parte che io conosco, alla cosiddetta ala comunista dall'altra parte, per una grande manifestazione a favore della Palestina". E poco dopo ha aggiunto, davanti a inquirenti e investigatori per nulla convinti dalle sue giustificazioni: "Qualcuno ha dato da bere al cucciolo?"”.

2 gennaio – Carlo Insabato dice che il fratello Andrea parlo' la sera prima dell' attentato al Manifesto in un pub di Roma nella zona di via Andrea Doria (frequentato anche dagli ambienti della destra) della sua intenzione di andare nella redazione del giornale comunista per proporre l' iniziativa sulla Palestina. Insabato avrebbe fornito all'avvocato Saverio Uva una lista di persone che potrebbero confermare l'episodio. L' ex estremista di destra - ha detto il fratello - solo oggi ha ricevuto l' autorizzazione dai magistrati per poter leggere e scrivere, ha inoltre fornito al legale il nome della parrocchia in cui faceva attivita', quello dello psichiatra del Cim da cui e' stato in cura e quello delle persone che frequentava negli ultimi tempi. Insabato ha passato la notte di Capodanno da solo, controllato a vista dagli agenti di guardia, “guardando il soffitto” ha raccontato il fratello, dal momento che solo oggi e' arrivata l'autorizzazione dai magistrati per poter leggere qualcosa, mentre per la televisione bisognera' richiedere un'altra autorizzazione. Le sue condizioni vanno via via migliorando e clinicamente sta seguendo il suo decorso, spiegano i medici della divisione di chirurgia plastica e ricostruttiva del S. Camillo dove
Insabato e' ricoverato dal giorno dell'attentato. L'ex estremista di destra e' stato nuovamente operato dall'equipe del professor Felici il mercoledi' prima di capodanno. I medici hanno riscostruito i tessuti della gamba maggiormente colpita dall' esplosione.

3 gennaio - Si sono concluse le indagini della procura della Repubblica di Perugia sul furto al caveau della banca interna al palazzo di giustizia di Roma del quale sono accusati elementi della malavita comune, Massimo Carminati ed alcuni carabinieri all' epoca addetti alla vigilanza degli uffici di piazzale Clodio. Ai difensori di 19 indagati e' stato infatti notificato l' avviso di chiusura dell' inchiesta come previsto dall' articolo 415 bis del codice di procedura penale. L' avviso rappresenta comunque un provvedimento formale, non motivato. Prevede che entro 20 giorni dalla sua notifica gli indagati possano presentare le loro tesi difensive ai pm chiedendo ad esempio di essere interrogati o l' acquisizione di quelle che ritengono nuove prove. Una volta esaminate tutte le istanze i magistrati decideranno se chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento degli indagati. Considerato che il provvedimento e' stato notificato durante le festivita' natalizie i pm di Perugia - un pool coordinato dal procuratore aggiunto Silvia Della Monica - hanno stabilito che il termine dei 20 giorni decorra dal 15 gennaio. L' avvocato Giosue' Bruno Naso, difensore di Carminati, ipotizza che nel processo per il furto al caveau della banca del palazzo di giustizia di Roma, Carminati “potrebbe parlare”, contravvenendo a quella regola del silenzio che si e' dato praticamente in tutti i procedimenti nel quale e' stato coinvolto finora.

3 gennaio - Interrogato nel carcere di Spoleto Giorgio Panizzari. A sentirlo, sembra su sua richiesta, e' stato il procuratore della Repubblica di Perugia, Nicola Miriano. Con lui uno dei difensori di Panizzari, l' avvocato Egidia Guarducci. L' ex appartenente ai Nap ha ribadito che il colpo aveva finalita' puramente economiche. Panizzari ha infatti sostenuto che dopo essere stato graziato nel 1998 incontro' numerose difficolta' a trovare un lavoro legale. Ha quindi detto di essersi trovato nell' ultimo periodo alle prese con notevoli problemi finanziari e psicologici. Di qui - secondo la sua versione - la decisione di compiere la rapina a Todi, in una banca considerata tranquilla. Panizzari ha poi spiegato che le armi utilizzate il 12 dicembre vennero reperite tramite la malavita comune mentre l' autovettura con la quale lui e Vigano' raggiunsero Todi venne rubata a Terni. L' ex Br e' invece tornato a negare qualsiasi collegamento tra l' episodio ed una sua presunta attivita' politica, aspetto sul quale sta indagando la procura di Roma. “Dall' eversione - ha sottolineato - sono uscito alla fine del 1981 e da allora non ne ho saputo piu' nulla”.

3 gennaio - L' ex sindaco di Bologna Walter Vitali, alla vigilia del decimo anniversario della strage del Pilastro, opra della banda della “Uno Bianca”, dice che “Resta l' impressione che manchi qualcosa alla verita’”. Per Vitali, ora responsabile nazionale enti locali dei Ds, bisogna “comprendere tutte le ragioni e tutti i motivi di crimini cosi' tremendi operati, non lo possiamo dimenticare, da persone nascoste e operanti all' interno delle forze di polizia della nostra citta'. Mi unisco alle istituzioni e ai familiari delle vittime nel momento del ricordo e dell' impegno, perche' quelle ragioni vengano finalmente alla luce”. “L' intenzione era senza dubbio colpire la citta' - aggiunge Vitali - creare un clima di paura, insicurezza e sfiducia nelle istituzioni. La Corte di Assise di Bologna ha riconosciuto le responsabilita' dei Savi e ha giustamente chiamato in causa il Ministero dell' Interno. E' un fatto positivo che con la recente Finanziaria si siano finalmente potuti riconoscere i risarcimenti dovuti ai feriti e ai familiari delle vittime”.

4 gennaio - L’ex ministro socialista Rino Formica, con un intervento su «Le ragioni del socialismo» diretta da Emanuele Macaluso, attacca il senatore Giovanni Pellegrino (Ds) sostenendo che in Italia, a questo punto, si deve svelare un solo mistero: «Come, dove, quando e perché la Dc decise negli anni 50 di non essere forza di governo della sovranità nazionale?». Formica riferisce anche due episodi poco conosciuti: «Nel ’57 e nel ’68, i governi Zoli e Leone con una determinazione riservata riconoscevano che il responsabile del Sid... traeva legittimazione per la sua attività dagli impegni assunti in sede Nato e Ueo». E ancora: «Nel 1960 il governo Tambroni trasferiva agli ufficiali americani il controllo doganale di ogni merce in entrata e in uscita dalle basi Usa in Italia».

7 gennaio - “La Stampa” pubblica una breve intervista a Isidoro Molinaro, ex partigiano, che racconta di essere stato contattato dalle Br negli anni ’70. Isidoro Molinaro, 89 anni, socialista, perseguitato politico, partigiano, presidente onorario dell’Anpi ed amico fraterno di Sandro Pertini, racconta: «Fui avvicinato da alcuni dirigenti delle Br, ma rifiutai con sdegno: la lotta non andava condotta con le armi, ma con il voto popolare e la democrazia». E sbotta: «L’azione delle Br è stata una follia, destinata alla sconfitta perchè aveva il popolo contro. Ma è stato sbagliato anche un certo atteggiamento dello Stato che è stato incapace, quando era il momento, di chiudere quella vicenda storica con provvedimenti generali, come aveva fatto l’allora ministro di Grazia e giustizia, Palmiro Togliatti, con i “Repubblichini”». Il ritorno dell’allarme terrorismo non sorprende Molinaro: «Con il ’68 vi è stata una rivoluzione che è spesso stata un’involuzione che si è tradotta in una frammentazione politica ed operaia che molti hanno cavalcato. La Sinistra dovrebbe fare un esame di coscienza perchè, proprio per il ruolo che ha avuto nel costruire la Repubblica contro il fascismo, deve essere la maggior imputata di questo “cattivo governare” che ha portato ad uno scenario dove dopo 30 anni, può ancora tornare a germogliare il seme malefico del terrorismo».

8 gennaio – Su “La Repubblica” un servizio di Giovanni Maria Bellu su “Forza Nuova”:
“Paperoni in camicia nera: un giro d'affari di trenta miliardi, un patrimonio personale di dieci miliardi attribuito al segretario politico, Roberto Fiore, e di quattro miliardi per il capo spirituale, il cantautore Massimo Morsello. E poi agenzie di viaggio in tutta Europa, partecipazioni a svariate società, milletrecento proprietà immobiliari tra le quali spicca, in Spagna, un villaggio turistico destinato a diventare un luogo di svago e relax per i camerati. Strano rapporto quello dell' Ucigos su Forza Nuova: più che una documento dell' antiterrorismo sembra la relazione d'un analista finanziario. Eppure è proprio questo il punto: la storia di Forza Nuova e la storia dell'arricchimento dei suoi due leader sono, in fondo, la stessa cosa. Esistono svariate ipotesi su come Fiore e Morsello abbiano potuto, da latitanti (sono rientrati in Italia nel 1999 sfruttando vari benefici di legge), avviare un business di tali dimensioni. Tra i loro camerati rivali (la vecchia guardia di Delle Chiaie e Rauti ha pessimi rapporti con Forza Nuova) da qualche anno corre voce che il capitale iniziale non fosse altro che la cassa dell'organizzazione neofascista "Terza Posizione". Ma Fiore ha sempre smentito di essere fuggito col malloppo. Si è poi parlato del sostegno ricevuto dai Servizi inglesi coi quali i due (che smentiscono indignati) avrebbero collaborato. Il rapporto dell'Ucigos avanza un'ipotesi più banale: intanto la gestione della "Meeting Point", la società madre, avverrebbe con metodi al limite della legalità, e poi i due leader di Forza Nuova avrebbero in passato ricevuto il sostegno finanziario di alcuni imprenditori italiani di area. Viene fatto il nome di Tonino Molinari, titolare del'omonima società produttrice di liquori. Ma ciò che rende veramente seria la possibilità dello scioglimento è la ricostruzione del viaggio di ritorno del denaro. La "Meeting Point" ha finanziato una serie di camerati italiani in difficoltà. Questa attività di sostegno economico (e logistico) sarebbe anzi una delle "ragioni sociali" di Forza Nuova. Su tutti i nomi dei beneficati spicca quello del celebre neonazista Franco Freda, già coinvolto nelle indagini per la strage di piazza Fontana, e fondatore, assieme a Cesare Ferri, del "Fronte Nazionale", gruppetto estremista sciolto lo scorso 21 novembre proprio sulla base della legge Mancino. La "Meeting Point" avrebbe elargito 3000 sterline per le spese processuali del vecchio camerata padovano. E altri soldi sarebbero finiti nelle tasche di leaders del movimento degli skinheads, come Fabrizio Croce e Duilio Canu (quest'ultimo è diventato dirigente di Forza Nuova a Milano) e di noti estremisti di destra come Davide Sante Petrini, Rosario Lasdica, Francesco Bianco (il giornalaio picchiatore di giornalisti che dirige Forza Nuova a Roma) e Andrea Insabato, il maldestro autore della tentata strage al "Manifesto". E' interessante notare (vedi l' intervista a Morsello) che i capi di Forza Nuova confermano in pieno la ricostruzione fatta dall'Ucigos sui finanziamenti: i destinatari sono proprio quelli indicati nel dossier. Solo che, dicono, si trattava di normali rapporti di lavoro o di trasparenti manifestazioni di solidarietà verso compagni di fede caduti in disgrazia. Il problema è che alcuni di questi camerati hanno compiuto veri e propri atti di terrorismo politico. Non solo Andrea Insabato. Nel rapporto dell'Ucigos si sottolinea che faceva parte di Forza Nuova anche Giuliano Castellino, indagato per l'attentato compiuto il 26 novembre del 1996 al cinema Nuovo Olimpia di Roma dove si proiettava il film "Lo specialista", la storia del processo contro il tecnico dell'Olocausto Adolf Eichmann. Altri simpatizzanti di Forza Nuova sono finiti sotto inchiesta per attentati minori (a Torino l'incendio di un portone) e anche per fatti di criminalità (rapine in ristoranti e discoteche di Padova), ma la vicenda del cinema Olimpia di Roma è forse la più significativa. L'attentato fu rivendicato da un misterioso "Movimento Antisionista". Forza Nuova, come sempre in questi casi, non condannò, nè approvò: si limitò a minimizzare. Se le responsabilità di Castellino dovessero essere riconosciute, si avrebbe una conferma della più grave delle ipotesi avanzate dal'Ucigos: che l'organizzazione di Fiore e Morsello sia articolata su due livelli, uno ufficiale e l'altro occulto, sul modello dei più pericolosi gruppi terroristici europei. Forza Nuova appare come una grande rete nera in grado di pescare nel mare sempre agitato ma poco profondo degli ultrà degli stadi e negli abissi di ciò che rimane della vecchia destra stragista. In proposito l'Ucigos segnala la partecipazione a una riunone di Forza Nuova che si tenne a Potenza il 22 marzo dello scorso anno di Antonio Corrado e Salvatore Giordano. I due in passato aderivano a Ordine Nuovo, l'organizzazione neofascista sciolta negli anni Settanta. Una voluta e coltivata ambiguità sembra essere il fulcro della strategia politica di Forza Nuova e la chiave del suo travolgente successo: fondata nel 1997 ha egemonizzato gran parte dell'estrema destra. Ambiguità che emerge non solo dalle storie individuali degli aderenti, ma anche dai programmi. La risposta che, secondo l'antiterrorismo, Forza Nuova intende dare alla domanda di sicurezza nelle città è la costituzione di ronde anti-prostituzione, anti-tossicodipendenti, anti-scippatori formate da militanti nerboruti, decisi, ma rigorosamente privi degli strumenti del mestiere in dotazione di polizia e carabinieri. Per catalogarli l'Ucigos ha dovuto inventare una definizione che è quasi un ossimoro: "Gruppi paramilitari non armati"”.
A fianco, come annunciato nell’ articolo, c’e’ un’ intervista a Massimo Morsello:
“Massimo Morsello non smentisce il rapporto dell'Ucigos, dà una lettura diversa agli stessi fatti.
E' vero che avete fatto avere 3000 sterline per la difesa di Franco Freda?
"Non proprio. Abbiamo avuto rapporti col "Comitato di solidarietà coi detenuti politici" che ha investito una certa somma nelle nostre attività. Alla fine dell' anno, siccome l'investimento era andato bene, abbiamo fatto avere al Comitato il 20 per cento di quella somma".
Sembra un modo un po' più complicato di fare avere dei soldi a qualcuno.
"No, nelle nostre attività possono investire tutti, senza distinzioni. Anche un cittadino israeliano ci ha affidato una grossa somma, guadagnando molto soldi".
Secondo l'Ucigos avete fatto avere dei soldi anche ad altri estremisti di destra.
"Sempre alla luce del sole. In alcuni casi si è trattato di persone che hanno lavorato per noi, in altri hanno fatto operazioni analoghe a quella del Comitato per i detenuti. In altri casi ancora sono nostri dirigenti e possono aver ricevuto denaro per pagare le sedi".
E' vero che il vostro giro d'affari è sui trenta miliardi?
"Il fatturato è attorno a quella cifra. Ma altri dati sono gonfiati: non abbiamo milletrecento immobili a Londra ma poco più di mille posti letto".
C'è modo di distinguere il vostro patrimonio da quello di Forza Nuova?
"No. Siamo noi i finanziatori. Non so dire nemmeno quanta parte dei nostri guadagni investiamo nell'organizzazione. Molto, di certo, ma non posso essere preciso"”.

8 gennaio - Un volantino, a firma Brigate Rosse, sarebbe stato trovato due settimane fa vicino alla base Usa di Aviano, in Friuli. Secondo quanto si e' appreso, il volantino conteneva minacce e proprio per questo motivo sarebbero state adottate misure di sicurezza e controllo intorno alle strutture militari in Italia nelle quali sono presenti militari statunitensi. In seguito al ritrovamento del volantino, era scattato il livello di sicurezza anche nella base Usa di Camp Darby, tra Pisa e Livorno. Alla base di Tombolo, una delle piu' importanti per la quantita' e la qualita' degli armamenti conservati, la sorveglianza da parte dei carabinieri del Setaf (la forza aggregata alle basi americane destinata alla sicurezza) e' raddoppiata, cosi' come e' raddoppiata la sorveglianza delle abitazioni dei familiari dei militari americani che risiedono nei comuni di Pisa e Livorno. Massimo controllo anche sul trasferimento degli armamenti dalla base pisana verso il porto di Livorno.

9 gennaio - In apertura della seduta della commissione stragi dedicata all'analisi della situazione determinata dai recenti fatti di terrorismo, il presidente della commissione Giovanni Pellegrino dice che il giorno prima della esplosione della bomba nella redazione del Manifesto e' andato a palazzo Chigi dove, nel corso di un colloquio con Giuliano Amato, gli disse "di temere nuovi attentati con matrice di destra". "Era facile prevedere - dice Pellegrino - quello che e' accaduto: c'era stata una irruzione in una sede di Comunione e Liberazione, un incendio in una sede di Forza Nuova, gli scontri per Haider e poi la bomba del Duomo di matrice anarchico-insurrezionalista. Era prevedibile che la spirale potesse mettere in conto una bomba di altra matrice". Per Pellegrino c'e' il rischio che il terrorismo interno possa "incrociarsi" con il terrorismo internazionale e che tutti e due possano rinvigorirsi e autoalimentarsi in una spirale crescente. Inoltre, sulla base di una lettura degli ultimi fenomeni, Pellegrino ha ipotizzato che il terrorismo italiano possa assumere come obiettivo, dopo lo "stato imperialista delle multinazionali" e la "borghesia imperialista" citata nel volantino che ha rivendicato l'uccisione di Massimo D'Antona, la globalizzazione, "lo sviluppo in se'". Il senatore dei Ds ha quindi chiesto alla commissione una serie di audizioni mirate per valutare lo stato del contrasto al terrorismo, le analisi, la prevenzione e la risposta. Pellegrino ha ribadito di essere contrario a qualsiasi ipotesi di scioglimento di movimenti politici, come Forza Nuova perche' si correrebbe il rischio, come e' accaduto in passato con Ordine Nuovo, di spingere singoli militanti o intere fasce verso maggiore estremismo e verso la clandestinita'. Il deputato di An Enzo Fragala' presenta in Commissione Stragi un piccolo dossier sui leader di Forza Nuova citando, come base documentale di questa sua affermazione, un rapporto del Parlamento Europeo del 1991 dedicato al razzismo e alla xenofobia. Quel rapporto - secondo Fragala' - indicava Roberto Fiore e Massimo Morsello come agenti dei servizi segreti inglesi infiltrati nella destra radicale di quel paese per fermare il National Front, la formazione di destra estrema presente in Inghilterra. "Fiore e Morsello - dice Fragala' - hanno lavorato per conto dei servizi inglesi. Ecco perche' sono riusciti a costituire un patrimonio di 1.300 appartamenti. Secondo l'Ucigos, pero', i due sono pericolosi estremisti di destra. Quindi o la polizia italiana ha avuto dai servizi inglesi false notizie oppure si e' scelto di occultare una falsa collocazione dei due ben sapendo dei legami di cui godono". L'affermazione di Fragala' ha suscitato stupore in Commissione ed una serie di battute fra il deputato di An ed il presidente Giovanni Pellegrino. "Ma lei - ha detto Pellegrino - non ha fatto parte di una sorta di 'comitato di accoglienza' per Fiore e Morsello quando sono rientrati in Italia?". "No presidente, assolutamente", ha detto seccamente il deputato di An. Dal parlamentare e' venuta anche una distinzione fra il movimento, sostanzialmente genuino, e il suo vertice che avrebbe avuto dei riferimenti nei servizi segreti inglesi. Fragala' ha quindi chiesto l'audizione di Fiore e Morsello ed anche del ministro Bianco per contestargli l'appartenenza ai servizi. "E' un vecchio sospetto - ha chiosato Pellegrino - ma, comunque, dubito seriamente che i due potrebbero venire a dirci che sono agenti inglesi. Non voglio, comunque, offrire tribune parlamentari a queste persone". Il dossier presentato da Enzo Fragala' e Alfredo Mantica, rappresentanti di An in Commissione stragi, avanza nei confronti di Massimo Morsello e Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, il sospetto di stretti legami con l' MI6, branca dell' Intelligence Service ma anche legami con apparati sicurezza dell'ex patto di Varsavia e una costante azione svolta nei confronti degli estremisti britannici e irlandesi per conto di Londra. Il dossier potrebbe essere trasmesso nei prossimi giorni alla procura della Repubblica di Roma da parte dell'organismo di inchiesta. Corredato di articoli tratti da riviste di Forza Nuova e della destra italiana, e con allegato un rapporto del Parlamento europeo del 1991, dedicato al razzismo e alla xenofobia che qualifica i due come agenti dei servizi britannici fin dai primi anni '80 che hanno tentato "senza successo, organizzazioni-paravento in Gran Bretagna", il dossier elenca diversi elementi della biografia politica di Andrea Insabato ma, soprattutto dei due leader di Forza Nuova. Di Insabato si ricorda, tra l'altro, la militanza in 'Militia Christi', il movimento ultrafondamentalista cattolico collegato e omologo a gemellate formazioni, attive soprattutto nell'est europeo, nell'ex Urss e nei Balcani. Di Morsello e Fiore si ricorda che si sono rifugiati in Inghilterra dopo la strage alla stazione di Bologna e li' sono subito entrati in contatto con Nik Griffin, con il quale danno vita alla 'International Third Position'. Si ricordano anche affari immobiliari nella City e la creazione di una loro holding che comprende case discografie, agenzie di collocamento e di viaggio, strutture ricettive e locali pubblici ed alberghi: una condizione economica che permette loro di "condurre una vita al di sopra delle possibilita"' di un qualsiasi comune latitante per i reati politici. In quegli anni (primi degli '80) alcuni militanti della destra radicale hanno l'opportunita' di incontrare Morsello e Fiore a Londra e rimangono colpiti e stupiti dalle loro enormi possibilita' economiche e finanziarie. Nella relazione del '91 a proposito dei legami tra Griffin e i due si afferma che "i collegamenti il National Front ha avuto con il Fiore non hanno fatto altro che danneggiare questa formazione politica". Morsello e Fiore afferma il dossier, "trattano con gli estremisti britannici e irlandesi per conto dei servizi di Londra al punto che riescono a boicottare l'entrata dei nazionalisti irlandesi nell' Internazionale di terza posizione, favorendo in quel momento il front britannico capeggiato da Griffin sorretto da solida fede religiosa protestante, evidentemente in contrapposizione con la fede cattolica dei nazionalisti d'Irlanda. In seguito l'Mi6 da' loro incarico di infiltrare e minare dall'interno il National British Party (detto anche National Front) di Griffin. Qualche anno piu' tardi Griffin "si trovera' costretto ad allontanare Fiore e Morsello, notando che venuti meno i due italiani il fronte inglese riusciva a riottenere lusinghieri risultati in termini di consensi elettorali". Secondo Fragala' Fiore e Morsello "non solo continuano ad essere in forza a un settore del Secret Intelligence service ma sembra, addirittura, che l'avvenuta politica rappresentato dal movimento Forza Nuova, abbia quali referenti occulti gruppi nazional-comunisti attivi prevalentemente all'est, in paesi come Russia, Bulgaria, Romania e Serbia". L'attivita' politica di Fiore e Morsello puo' ragionevolmente rappresentare per "l'attivita' di intelligence di oltremanica una sorta di 'cavallo di Troia' negli ambienti piu' prossimi agli apparati di sicurezza dell'ex patto di Varsavia". Fragala' cita lo Slavic National Unity, Russian Skinhead, Russian National Socialist Party, National Patriotic Front, Panyat russo e Russian National Unity. Intervistato da Radio Radicale Enzo Fragala' afferma che Fiore "ha continuato a dimorare tranquillamente in Inghilterra e oggi fa la spola tra l'Italia e la Gran Bretagna, dove quindi non e' considerato un estremista pericoloso. E non c'e' dubbio che da questo tipo di collegamenti non ci si dimette dall'oggi al domani". Anche il rapporto dell' Ucigos su "Forza nuova" mette in risalto le enormi possibilita' economiche e finanziarie di Massimo Morsello e Roberto Fiore, di cui parla anche il dossier di An. Nell' ultimo rapporto dell' antiterrorismo che percorre le origini e l'evoluzione di Forza Nuova gli investigatori rilevano che gia' "dal 1991, secondo acquisizioni confidenziali di Scotland Yard i responsabili della banca di cui Morsello e Fiore erano correntisti avevano espresso stupore poiche' il volume dei loro affari rispetto all'anno precedente era raddoppiato da 50 mila a 100 mila sterline al mese". E pensare che all'inizio degli anni '80, all'arrivo nel Regno Unito i due hanno lavorato come tassisti e inservienti in un ristorante. Del salto di qualita' del giro di affari della 'Meeting point', l'agenzia di servizi e tursimo creata da Morsello e Fiore gli investigatori inglesi informano i servizi di Intelligence nazionali, ma le indagini non portano a individuare attivita' illegali. "Fiore e Morsello, dunque - secondo l'Ucigos - hanno continuato a costruire nel tempo, seppur con molta cautela, un enorme impero economico-finanziario di cui si e' intravista probabilmente soltanto la parte sommersa". Una "stima prudente" che risale al '97 calcola il giro di affari, nella sola Londra, dell'agenzia di Morsello e Fiore in circa 18 miliardi di lire. Infine la situazione patrimoniale di Fiore e Morsello nel Regno Unito si aggirerebbe attorno ai 3,2 milioni di sterline per il primo e un milione e mezzo per il secondo (rispettivamente pari a oltre dieci miliardi per Fiore e circa 5 miliardi per Morsello). Prima del loro rientro in Italia Morsello avrebbe venduto la sua villa londinese per oltre 5 miliardi e altri due appartamenti per un totale di altri 5 miliardi. Le indagini svolte a Londra hanno inoltre evidenziato "in modo chiaro e inequivocabile" flussi di denaro dai conti della 'Meeting point' verso l'Italia. Tra le somme di denaro corrisposte a esponenti della destra figurano anche quelle a Andrea Insabato considerato l' autore dell' attentato al "Manifesto".
 

9 gennaio - Andrea Insabato, accusato di essere il responsabile dell'attentato al Manifesto, sara' operato nuovamente nei prossimi giorni. E' la terza volta che Insabato, ricoverato dal 22 dicembre scorso nella divisione di chirurgia plastica e ricostruttiva del S. Camillo, viene operato. Questa volta, pero', hanno spiegato i medici, si tratta di un intervento di routine: verra' regolato il sistema di fissaggio con cui sono state bloccate le ossa delle gambe, spappolate dall'esplosione. Ad eseguire l'intervento sara' un ortopedico in quanto le operazioni di chirurgia plastica e ricostruttiva sono terminate e il paziente sta seguendo il normale decorso post operatorio. Nei prossimi giorni Insabato lascera' la divisione di chirurgia plastica e sara' probabilmente trasferito nel reparto di ortopedia.

9 gennaio - Prima della rapina compiuta a Todi, l' ex brigatista Giorgio Panizzari era stato fermato a Firenze il 7 novembre 2000, alle 11, per un controllo mentre si trovava a bordo di un' auto Renault Twingo di proprieta' di un' amica, insieme ad un romano di 40 anni con precedenti per rapina. Gli agenti della squadra mobile avevano trovato nell' auto, nascosti in un pacchetto di sigarette, quattro 'spadini', arnesi da scasso generalmente usati per rubare le auto. Dagli accertamenti non sarebbe pero' emerso che i due avessero compiuto rapine in citta' ne' risulto' che avessero avuto contatti con altre persone nel capoluogo toscano. Controlli furono compiuti anche dalla Digos e, visti i precedenti dell' ex brigatista a cui era stata concessa la grazia, fu avvisato il ministero. Panizzari avrebbe spiegato di trovarsi a Firenze perche' aveva accompagnato il romano a riprendere la sua auto dopo che l' aveva lasciata ad un meccanico di Reggello, per un guasto durante un trasferimento dal nord verso Roma. La vettura pero' non era pronta e allora i due avevano pensato, cosi' avrebbero raccontato, di fermarsi a Firenze.

10 Gennaio - "La Stampa" scrive di documenti riservati che i servizi di sicurezza avrebbero inoltrato alle autorità governative:
“Dossier che certificano una notevole fibrillazione nell'ambito di formazioni che gli analisti non esitano a definire "eredi" delle Brigate Rosse. Si tratta di una vasta cronologia delle azioni compiute prevalentemente dai due gruppi che, più di altri, sembrano impegnati soprattutto sul fronte dell'attacco all'Alleanza atlantica e agli obiettivi che della Nato sono presidi ma anche simboli, come le basi militari che - più d'una volta - sono state prese di mira. A giudizio degli apparati, le due formazioni più attive sono: i Nuclei Combattenti Comunisti (Ncc) e i Nuclei Territoriali Antimperialisti (Nta). Entrambi sono "costole" delle tradizionali Br uscite destrutturate dalla reazione degli apparati repressivi. Sono già alcuni anni che, piano piano, i "superstiti" della lotta armata lavorano alla ricostruzione di una direzione strategica capace di diversificare la propria linea (alla luce delle esperienze passate e di una lunga autocritica che si è svolta in modo sotterraneo), ma senza rinunciare a sottolineare la propria presenza sul territorio con azioni di tipo militare. C'è una data che gli esperti considerano un po' la nascita ufficiale di questo "nuovo corso": il 2 settembre del 1992, quando fu compiuto e successivamente rivendicato un attentato alla base Usaf di Aviano, "dopo un periodo di silenzio - scrivono gli analisti in un documento di sei mesi fa - interrotto da azioni di basso profilo e da un produzione documentale di scarso spessore". Ad Aviano - che diventerà un obiettivo più volte attaccato - lo "spessore", invece, c'era. Due giovani a bordo di una "Saab 9000" spararono contro il muro di cinta della base e lanciarono una bomba a mano tra gli alloggi dei militari statunitensi. Il 13 settembre fu recapitato un documento di rivendicazione che pubblicizzava in modo credibile la svolta antiatlantica e l'individuazione del Pds come partito "asservito all'imperalismo Usa". Prima c'era stato il tentativo di far esplodere un ordigno nella sede della Confindustria, azione seguita da rivendicazione di tre pagine firmate Ncc. Piccoli "fuochi" tra Padova e Treviso, fino al 10 gennaio del 1994, quando - a Roma - esplode una bomba nella sede del "Nato Defence College". I "Nuclei" rivendicano anche l'"azione di Aviano", indicando "la Nato come uno dei primi obiettivi da colpire per contrastare la strategia imperialista ". La novità è che il documento ripropone la costruzione e il consolidamento del Fronte Combattente Antimperialista (Fac). Il 13 febbraio del '95 due giovani sorpresi su un motorino rubato (Luigi Fuccini e Fabio Matteini) si dichiaravano prigionieri politici e militanti dei Ncc. Le indagini successive hanno accertato l'attendibilità delle loro affermazioni: gli investigatori sono entrati in possesso di un documento che rifiutava la paternità dei due ordigni collocati nei cassonetti della netturbe a Firenze durante la visita dell'allora ministro dell'Interno on. Maroni. Ma è con i "Nuclei Territoriali" che si rafforza l'impronta anti-Nato dei nuovi terroristi. La valutazione espressa dai servizi di sicurezza è preoccupata, specialmente in relazione agli "assi programmatici dell'organizzazione" e per alcune caratteristiche inedite. "Il gruppo - scrivono gli analisti - si distingue per l'indirizzo marcatamente internazionalista e l'opposizione al cosiddetto "Nuovo Ordine Mondiale". Di rilievo, inoltre, le "aperture" verso l'integralismo islamico e quindi ad un'area non comunista: la circostanza potrebbe preludere alla ricerca di comuni intenti, nel nome di un solidale antagonismo alla cultura "imperialista" occidentale". La formazione è nata, probabilmente, dopo una delle infinite verifiche ideologiche e politiche che attraversano costantemente la galassia dell'estrema sinistra. Il documento programmatico è del dicembre 1995 e, accanto alla intestazione Nuclei Territoriali Antimperialisti, porta la tradizionale stella a cinque punte delle Brigate Rosse. Ancora focalizzato il "ruolo strategico-operativo che la base di Aviano rivestirà con l'ampliamento previsto dal progetto "Aviano 2000"". Il riferimento, secondo gli esperti, è da riferire alla "dislocazione di aerei statunitensi nella base friulana". Il 13 gennaio del 1996, a poche ore dalla visita del presidente Bill Clinton, un ordigno manda in pezzi l'automobile di un militare americano in servizio alla base Usaf. Il volantino di accompagnamento recita: "Welcome Clinton", e rivendica "un'azione armata che ha colpito i beni di un servo Usaf". Il 1997 sarà l'anno della "risoluzione strategica", proposta dopo l'incendio di un'auto nel cortile della concessionaria "Toyota" di Udine. Il volantino non ha la stella a cinque punte ma sfoggia la sagoma di un fucile mitragliatore del tipo Kalashnikov AK 47. La vocazione internazionalista del gruppo è confermata dai riferimenti alla "bestia imperialista", al "ruolo fondamentale svolto dai compagni guerriglieri del movimento rivoluzionario Tupac Amaru e al "porco macellaio Alberto Fujimori". Concetti che saranno ripresi nella "risoluzione" del 12 settembre fatta trovare a Roma, nei pressi del ministero della Difesa. La fine del '98 e il 1999 saranno caratterizzati da una vasta produzione documentale: a Pordenone, a Trieste, a Roma. Ad Aviano, il 3 maggio '99, incendiano l'auto di una impiegata statunitense, nove giorni dopo tocca ad un maggiore medico della base e il 17 dello stesso mese bombardavano una sede ds di Verona rivendicano anche i precedenti attentati. L'anno si chiuderà con "azioni militari" a Fiume Veneto, ancora a Pordenone, a Roma e a Treviso. Il dossier riservato affronta anche l'analisi dell'omicidio del professor Massimo D'Antona, avvenuto a Roma il 20 maggio del 1999. Le valutazioni sull'argomento e sul reale spessore delle nuove formazioni terroristiche dei nostri apparati di sicurezza sono abbastanza note. E' impressionante - anche alla luce dei recentissimi avvenimenti - che, tra i presupposti che hanno portato ad un'aziona tanto grave, gli esperti considerino preminente quanto rivendicato dagli stessi "Nuclei" a proposito del "ruolo della Nato nelle politiche dell'imperialismo".

10 gennaio - Athos de Luca, capogruppo dei Verdi in commissione Stragi, ricorda che il prefetto Ansoino Andreassi ha accennato, nel dicembre 1999, a possibili coperture date dai servizi segreti inglesi ai leader di Forza Nuova, Fiore e Morsello. Andreassi sara' nuovamente ascoltato, mercoledi' 17 gennaio, proprio sui temi riguardanti l' eversione di destra e i finanziamenti che arriverebbero a questi gruppi. "In quell' audizione il prefetto ha detto che erano state fatte indagini dalle autorita' italiane sulla 'contiguita" di Fiore e Morsello, ex di Terza Posizione e leader di Forza Nuova, ai servizi segreti britannici durante la loro latitanza a Londra; ma che 'non si e' appurato molto e non ce lo diranno mai soprattutto se si tratta di servizi segreti"'. "Dopo un anno vogliamo sapere - dichiara oggi il senatore dei Verdi - se sono state fatte nuove indagini, anche sulla scorta delle rivelazioni dei giornali inglesi 'Mail' e 'Guardian' sui rapporti tra Fiore, Morsello e MI6 perche' dobbiamo capire come due latitanti abbiamo potuto vivere indisturbati in Gran Bretagna e divenire uomini d' affari, nonostante che, come disse Andreassi, 'abbiamo fatto di tutto con la polizia britannica per riaverli indietro, ma non ci siamo mai  riusciti"'. Risulta, inoltre, che "il movimento occidentale, disciolto in base alla legge Mancino e la frangia neonazista chiamata 'Hammer Skin', hanno ricevuto sostegno finanziario da Fiore e Morsello. Purtroppo nel '99 il ritorno in Italia di questi personaggi e' stato accolto festosamente da esponenti della destra italiana, mentre essi andrebbero isolati".

10 gennaio - Intervistato da Radio Radicale, il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino commenta: "E' una ipotesi, quella di Fragala' che verificheremo con le prossime audizioni in commissione. Ipotesi che se fosse verificata non solo si situerebbe al limite della verosimiglianza, ma avrebbe delle conseguenze gravissime". "Se fosse vero che i due sono legati all'Mi6 - ha aggiunto - sapremmo che un paese alleato, membro della Nato e della Ue, manda agenti di un suo servizio sul territorio di uno stato estero per organizzare un partito politico. Un partito che fa delle opzioni estreme, che si presenta alle elezioni, che ha degli eletti. Un fatto che, se fosse vero, determinerebbe un gravissimo problema nelle relazioni diplomatiche con l'Inghilterra". Pellegrino ricorda inoltre che "Forza Nuova e' indagata in Italia per fatti di eversione ma anche per fatti di criminalita' organizzata; atti che sarebbero serviti per finalita' di autofinanziamento. C'e' un'indagine padovana su questo".

10 gennaio - La presunta protezione dei servizi segreti britannici del MI6 a Roberto Fiore e Massimo Morsello era stata sostenuta domenica scorsa dal 'Sunday Express' all'interno di un articolo dedicato al movimento Forza Nuova e alla possibilita' che il governo italiano ne decidesse la messa fuori legge. "Una inchiesta del Sunday Express - scriveva tra l'altro il giornale - ha rivelato che i due erano protetti dal MI6 in cambio di informazioni. Secondo documenti dei servizi visti dal Sunday Express, e' stata presa ora una iniziativa per chiudere Forza Nuova e sequestrare i beni del partito. Questo - concludeva il Sunday Express - sicuramente agitera' i circoli politici italiani mentre il paese si prepara alle elezioni di primavera". Il giornale ricordava anche che Fiore, che ha 40 anni, e' amministeratore fiduciario del St George Educational Trust che ha tra i suoi obiettivi dichiarati la promozione internazionale del cattolicesimo. Un rapporto della Commissione di controllo sulle Charities - aveva ricordato ancora il 'Sunday Express' - ha sostenuto che il  Trust ha"una stretta associazione" con un gruppo di estrema destra chiamato Terza posizione internazionale.

10 gennaio - Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, giudica le dichiarazioni del deputato di An Enzo Fragala' in sede di commissione Stragi in contrasto con la logica perche' se cosi' fosse i servizi segreti agirebbero contro se stessi. "Le dichiarazioni rese dall' on. Fragala' - aggiunge Fiore - erano tese ad evidenziare la questione dell' inconciliabilita' delle due asserzioni. L'accusa di aver collaborato con i servizi segreti inglesi non solo non e' mai stata provata ma anzi, il tribunale di Roma in data 22 aprile 1999 pronuncio' sentenza contro 'L'Unita" definendo la notizia falsa e diverse testate giornalistiche hanno riconosciuta falsa la medesima, accettando di pagare rilevanti risarcimenti".

11 Gennaio - "La Stampa" pubblica un articolo di Guido Ruotolo sulle proteste suscitate in An dall' intervento di Enzo Fragala' in commissione stragi su "Forza Nuova": "A un certo punto, e a tarda sera, Enzo Fragalà, capogruppo di An, prende la parola, martedì sera, in Commissione Stragi: "Vi siete chiesti come mai Massimo Morsello e Roberto Fiore, negli Anni 80, ricercati in Italia, riparati in Inghilterra, vivono a Londra con una enorme disponibilità economica? Come mai la loro è una latitanza dorata?". Fragalà, che quando Morsello tornò felicemente e liberamente a casa andò ad accoglierlo all'aeroporto insieme all'attuale presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, sembra voltare le spalle a quell'amicizia. Sembra prendere rumorosamente le distanze da Forza Nuova: "Nella relazione pubblicata nel 1991 dalla Commissione d'inchiesta del Parlamento europeo sul razzismo e la xenofobia - comunica Fragalà ai commissari di palazzo san Macuto - proprio Roberto Fiore viene indicato quale "agente dell'M16 (una branca del Secret Intelligence Service britannico) fin dai primi anni Ottanta", infiltrato nel movimento della destra radicale e nazionalista inglese al fine di annientare il "National Front" di Nick Griffin. "I collegamenti che il Nf ha avuto con il Fiore non hanno fatto altro che danneggiare questa formazione politica", si legge nella Relazione". Come, il capogruppo di Alleanza nazionale in commissione Stragi prende le distanze da Forza Nuova, accusandola di essere nei fatti una emanazione dei servizi segreti di sua Maestà la Regina d'Inghilterra? Il camerata Teodoro Buontempo non ci sta: "Forza Nuova fa politica alla luce del sole - spiega il parlamentare di An - e svolge un ruolo positivo riconducendo a un gioco democratico frange giovanili antagoniste. Forza Nuova intercetta questo voto che altrimenti si disperderebbe. Fragalà ha il dovere di citare fonti e documenti, altrimenti si alimenta la riproposizione degli opposti estremisti. A Fragalà, ste cose nun se sparano alla vigilia della campagna elettorale... ". Tossisce il capogruppo di An alla Camera, Gustavo Selva: "Non mi pronuncio, perché non conosco ancora la denuncia fatta in Commissione Stragi. Fragalà e Mantica sono troppo seri ed esperti e sono certo che si documentano sempre prima di fare delle denunce circostanziate". Fa spallucce Maurizio Gasparri: "Premetto che sono sempre contro le dietrologie, ma Fragalà è persona informata. Lo dico io che non ci vado d'accordo...". In una nota sottoscritta anche da Alfredo Mantica, Enzo Fragalà rincara la dose su Forza Nuova: "Fiore e Morsello trattano dunque con gli estremisti britannici e irlandesi per conto dei Servizi di sicurezza di Londra al punto che riescono a boicottare l'entrata dei nazionalisti irlandesi nell'Internazionale di Terza Posizione, favorendo in quel momento il Front britannico capeggiato da Griffin. In seguito, l'M16 dà loro incarico di infiltrare e minare dall'interno il National British Party (detto anche National Front ) di Griffin". Ma oggi qual è il ruolo di Fiore e Morsello, dei due leader di Forza Nuova? "Da informazioni provenienti dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda - sostengono Fragalà e Mantica -, non solo continuano a essere in forza a un settore del Secret Intelligence Service, ma sembra, addirittura, che l'avventura politica di Forza Nuova abbia quali referenti occulti gruppi nazionalcomunisti attivi prevalentemente all'Est (Russia, Bulgaria, Romania e Serbia). L'attività politica di Roberto Fiore e Massimo Morsello può ragionevolmente rappresentare per la comunità d' intelligence d'oltremanica una sorta di "cavallo di Troia" negli ambienti più prossimi agli apparati di sicurezza dell'ex Patto di Varsavia". Chi è la fonte autorevole che fa dire ai due esponenti di Alleanza Nazionale che ancora oggi i leader di Forza Nuova sono sulla busta paga dei servizi segreti inglesi? "Non lo so, non ho elementi per dire se questa denuncia è ondata o è sbagliata. So soltanto che quando un giovane mi parla di Forza Nuova cerco di convincerlo a non farne parte". Alfredo Mantovano, responsabile settore giustizia di Alleanza nazionale, molto vicino al presidente Gianfranco Fini, prende le distanze da Forza Nuova: "E' una forza estremista per la quale non è chiaro il confine tra azione politica seria, incisiva e il rispetto dell'altro, dell'avversario". Dunque, l'iniziativa di Fragalà tutto sommato può far piacere alla leadership della maggioranza di An? E le critiche di Buontempo? "Teodoro non ha capito nulla - replica Fragalà - che c'è di male se i capi di Forza Nuova sono agenti segreti inglesi? Se hanno aiutato gli inglesi a sgominare i gruppi eversivi e xenofobi di quel Paese?"".

12 gennaio - I nomi di 46 persone sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Foggia nell' ambito delle indagini sulla rivendicazione dell' omicidio di Massimo D' Antona. Secondo quanto si e' appreso da fonti giudiziarie baresi, alcuni degli indagati sarebbero irriducibili della sovversione politica, appartenenti alle Brigate rosse e per questo detenuti nell' ala di massima sicurezza del carcere di Trani. Le indagini, condotte prima dalla procura di Trani e successivamente inviate a quella di Foggia per competenza, sono state avviate dopo che nel penitenziario tranese, alcune settimane dopo il delitto, furono trovati documenti inneggianti all' omicidio D' Antona. Da quanto si e' potuto sapere, determinanti per l' identificazione dei presunti aderenti all' associazione eversiva sarebbero state intercettazioni ambientali compiute a Foggia, dove avrebbe sede il sodalizio terroristico. Sei degli indagati sono foggaini e tutti iscritti ai 'Comitati di appoggio per la resistenza e per il comunismo' (Carc). Dopo l' omicidio di D' Antona decisero di fuoriuscire dai 'comitati' costituendo i 'Collettivi proletari per il comunismo'.

12 gennaio - In una intervista ad "Italy Daily", supplemento italiano dell'International Herald Tribune, Toni Negri, ex leader di Autonomia Operaia rientrato in Italia nel 1997 e dal 1999 in semiliberta', dice: "Quasi tutti i partiti di sinistra mi avevano garantito che se fossi tornato in Italia avrei dovuto passare del tempo in galera, ma poi il Parlamento avrebbe approvato un indulto". "mi avevano promesso - continua - che il Governo avrebbe fatto uno sforzo per creare condizioni favorevoli per chi si fosse costituito e che il Presidente della Repubblica avrebbe concesso alcuni provvedimenti di grazia". Mentre si trovava a Parigi, dove ha abitato dal momento della sua fuga dall'Italia nel 1984 fino al suo ritorno, Negri sostiene di aver ricevuto la visita di alcuni parlamentari italiani "dei democratici di Sinistra e di centristi cattolici". Con questi parlamentari l'ex professore dell'Universita' di Padova avrebbe avuto dei "pour parler". "Non li chiamerei negoziati - ribadisce - sono stati dei pour parler. Negoziati e' troppo formale". Negri aggiunge anche di aver avuto segnali di disponibilita' "a discutere di indulto anche da parte della Destra". Una volta tornato il professore si rese conto che il clima politico era cambiato e il punto di svolta, sostiene, e' stato il crollo della Bicamerale: "non e' caduta a causa mia - dice - ma per conto suo. Pero' io ci sono capitato sotto e le prime macerie mi sono cadute addosso". Il deputato dei Verdi Paolo Cento, che piu' volte ha incontrato a Parigi lo stesso leader di Autonomia operaia, conferma che "I contatti per il rientro in Italia di Toni Negri furono condotti da esponenti politici di alto livello". "Io sono stato tra quelli che ha suggerito prudenza e cautela - aggiunge - era convinto dell'utilita' del rientro di Toni Negri in Italia ma non potevo essere sicuro sull'automaticita' dell'indulto. Per questo, pur prendendo diverse iniziative, ho evitato di accelerare le cose".

13 gennaio - Athos De Luca, esponente dei Verdi in commissione stragi, con una nota, afferma che gli sviluppi delle indagini sull' omicidio di Massimo D'Antona confermano l'analisi svolta dalla Commissione stragi nella relazione sul delitto di Ruffilli e chiede di cercare analogie fra gli omicidi di D'Antona e di Ruffilli, ucciso a Forli' nel 1988. "Gia' allora - ha sottolineato De Luca - la Commissione si trovo' d'accordo nel segnalare il ruolo che vecchi brigatisti potevano aver assunto nella rivendicazione del delitto, sia in virtu' della lettura del documento del documento di 20 pagine con cui le Brigate rosse si attribuivano l'azione, sia alla luce della particolare scelta dell'obiettivo" "Si trattava - ha spiegato De Luca - di due personaggi di alto valore simbolico, il cui ruolo pero' era poco conoscibile dall'opinione pubblica: entrambi studiavano riforme nel mondo del lavoro e delle istituzioni che, dopo la loro morte hanno subito un fermo: solo poche persone erano in grado di capire l'importanza e la delicatezza del loro ruolo, e pochissime potevano conoscere in dettaglio i documenti ai quali stavano lavorando".

13 gennaio - Il sottosegretario all'Interno Massimo Brutti, a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Roma, afferma che i nuovi gruppi di Brigate Rosse sono "pochi e senza alleanze". Brutti ha precisato che si tratta di "un ristretto numero di persone che ha continuita' con il passato, con gli irriducibili che negli anni '80 hanno colpito Tarantelli e Ruffini. Oggi si tratta di gruppi rigidamente compartimentati, isolati". Brutti ha parlato di una "peculiarita"' nel distretto di Roma e nella citta' per "il verificarsi di azioni eversive", anche se "il bilancio dell'anno non e' cosi' drammatico come quello del 1999 quando fu ucciso Massimo D'Antona". Il Pg Nicosia ricorda che proprio la sua procura, grazie al sostituto Antonio Marini, ha assestato un colpo durissimo al movimento degli Anarchici-insurrezionalisti ottenendo la condanna del presunto ideologo, Alfredo Maria Bonanno. E dalla Direzione Nazionale Antimafia, il pm Luigi De Ficchy avanza il sospetto che dietro gli ultimi attentati "ci sia qualche situazione esterna che dirige, per provocare tensioni particolari, in periodi particolari come quelli che sta vivendo il nostro paese. E' una ricorrenza quando ci sono elezioni di una particolare importanza. La preoccupazione è che ci possano essere soggetti che sono strumenti, a volte inconsapevoli, di disegni che sono alle loro spalle".
 

15 gennaio - "Il Messaggero" scrive che Andrea Insabato ha denunciato di essere stato maltrattato e minacciato dagli agenti penitenziari che lo piantonano al San Camillo. E si rivolge con un telegramma al presidente della Repubblica, informandolo che da ieri rifiuta il cibo e le cure mediche. La rivelazione arriva dal suo avvocato, Saverio Uva, che è andato a trovare Insabato in ospedale. "L'ho trovato molto depresso. Negli oltre venti giorni passati dal suo arresto - spiega Uva - ha avuto solo un libro da leggere. Gli impediscono di vedere i giornali. Ha difficoltà a contattarmi. E si lamenta per il modo in cui lo tratterebbero gli agenti della polizia penitenziaria. La notte non riesce a dormire per i dolori. Ha una gamba spappolata. E sostiene che, quando suona il campanello per chiedere aiuto agli infermieri, gli agenti gli rispondono male". Nella lettera a Ciampi, Insabato scrive: "Le comunico che a un suo concittadino detenuto politico e degente, perché in cura per gravi ustioni, vengono lesi continuamente i diritti di comunicare con il proprio avvocato, di poter usufruire del diritto all'informazione, pur non essendo più da tempo in isolamento. Il sottoscritto è stato minacciato dagli agenti di polizia penitenziaria con frasi tipo "ti spezzo le ossa" e con minacce di staccare il campanello che mette in comunicazione con gli infermieri. Non tollero di subire questa discriminazione, forse perché accusato di un atto infamante, che peraltro non ho commesso. Mi batterò perché venga riconosciuta la mia innocenza. Certo della sua sensibilità, la informo che da stanotte rifiuterò cibo solido e cure mediche". Insabato ha anche scritto una lettera al Manifesto, in cui inneggia alla Palestina e in cui ringrazia i giornalisti che gli hanno prestato la prima assistenza.

15 gennaio - Il quotidiano "Il Messaggero" scrive:
"Due pistole adagiate su un fascio di documenti in una cassetta di sicurezza, e un tesoro in valuta estera. E' stato trovato in una filiale del Credito italiano a Roma, quel che resta di Ibrahim El Beshari (ma non è la sua sola identità) già direttore dei servizi segreti libici, ministro degli esteri e capo della diplomazia di Tripoli oltre che presunta anima nera dei "liquidatori di Gheddafi". E' stata aperta forse per morte "ufficiale" o forse per morte presunta, la cassetta di El Beshari, che da eccellente spia ha seminato l' incertezza anche sulla sua scomparsa. Lasciando però dentro una banca e nel cuore di Roma un mucchio di carte pesanti come un macigno e la prova del suo ruolo di occulto orchestratore dell'eliminazione fisica degli oppositori del regime libico. Un macigno ora nelle mani dei carabinieri e dei nostri servizi segreti. L'eliminazione sistematica dei dissidenti si è consumata nella grande caccia degli anni '80 in tutta Europa e in Africa. Una campagna di morte, un'ondata di omicidi a Roma tra l'80 e l'87. Per non parlare della raffica di attentati paralleli a Londra, Bonn, Atene e Beirut, oltre ai tanti "incidenti stradali". Come quello in cui nel '93 lasciò la vita il ministro libico della giustizia Ibrahim Mohamed Bakkar mentre rientrava da una riunione della Lega araba a Tunisi, presso cui El Beshari era rappresentante permanente. Un incidente capitato nel pieno dell'embargo deciso dall'Onu al rifiuto di consegnare agli Usa i due terroristi sospettati di essere coinvolti nell'attentato all'aereo della Pan Am il 21 dicembre dell'88, quando una bomba al semtex fece esplodere il jumbo diretto a New York nel cielo scozzese di Lockerbie. Morirono 270 persone, il processo si è aperto nel maggio scorso in Olanda dopo undici anni di scontri aperti e trattative segrete, dopo la strenua resistenza della Libia, le mediazioni di Kofi Annan e Mandela. Due anni fa i servizi segreti libici sono stati formalmente accusati dai francesi per l'attentato terroristico del 19 settembre dell'89 al Dc-10 dell'Uta, esploso sulla rotta Brazzaville-Parigi: 170 morti. Istigatore dell'attentato sarebbe stato Mohammed Senoussi, ex numero due dei servizi segreti libici. In piena crisi Parigi-Tripoli, la mediazione viene condotta dall'allora ministro degli esteri egiziano Amr Mussa attraverso lunghi incontri con Ibrahim El Beshari. Era il '92, la campagna di "liquidazione fisica" sembrava esaurita. Nessuna tregua invece negli intrecci e negli intrighi, nel viavai di spie sullo scacchiere politico europeo, nel crescendo dell'allarme per il terrorismo islamico e nella città crocevia dei rapporti diplomatici chiari ed oscuri: Roma. Da qui, El Beshari sarebbe sparito senza lasciare traccia se non il passaporto diplomatico. Una versione ufficiale del settembre del '97 lo dava per morto in un incidente stradale, anche lui, nella Libia orientale. Negli anni precedenti, El Beshari aveva assicurato che sarebbero stati recisi i legami con i gruppi terroristici respingendo l'accusa di aver fatto assassinare Mansur Kikhia, ex ministro degli esteri libico e poi massimo esponente dell'opposizione, candidato a prendere il posto di Gheddafi. Ibrahim El Bashari a Roma viveva quasi stabilmente finanziando tra l'altro organizzazioni e manifestazioni pacifiste in chiave anti-Nato. Certo non avrebbe voluto far trovare le due pistole, né soprattutto i documenti. Tra i quali c'era un appunto indirizzato a El Bashari in cui è ricostruita la fuga in Europa e poi in Sudamerica di uno dei condannati a morte già sfuggito a un agguato. La relazione si conclude con la disponibilità a completare il lavoro, previa autorizzazione "formale". Tutto questo emerge tra il processo in Olanda agli attentatori di Lockerbie e il disgelo tra Italia e Libia, tra le dichiarazioni di stima di Gheddafi verso Prodi come commissario europeo, le parole con cui prende le distanze dal terrorismo e l'apertura all'Occidente. Intanto i visti ai libici per entrare in Italia vengono ancora rilasciati a dir poco col contagocce e per motivi di salute, e dai traghetti che solcano la tratta Tripoli-Catania scendono pochi sparuti passeggeri. In questi frangenti, Ibrahim El Bashari è sparito come in un film sullo spionaggio, è svanito nella nebbia che avvolge "l'altra città", la capitale delle morti insolute, delle storie inconfessabili e senza finale. Lasciando un enigma, un imbarazzo diplomatico e qualche domanda oziosa. Dove è finito l'ex capo dei servizi di Gheddafi, con i suoi segreti? All'incidente in Libia non crede nessuno; chi frequenta diplomazia e intelligence dice che l'aria di Roma certe volte fa male".

15 gennaio - Paolo Bellini, Giulio Bonaccio e Vincenzo Vasapollo, accusati di due omicidi, una strage e un tentato omicidio, arrestati un paio di anni fa dalla Dda di Bologna per una serie di delitti che insanguinarono Reggio Emilia tra il 1998 e il 1999, sono scarcerati per una complicata vicenda giudiziaria. Una vicenda che e' frutto anche dei tanti passaggi che il fascicolo processuale relativo ai tre ha fatto: prima dal Gip di Bologna, che si dichiaro' incompetente a giudicare, poi dal Gip di Reggio Emilia che sollevo' la questione davanti alla Cassazione; quindi la Cassazione ha rimandato tutto al Gip di Bologna, del quale ha stabilito la competenza, dando comunicazione anche alla Dda. Nell' ultima fase i termini per reiterare il provvedimento di custodia in carcere per i tre (20 giorni a partire dal 13 dicembre) si sono avvicinati pericolosamente, fino a scadere. La Cassazione si era pronunciata il 20 novembre scorso. Il 13 dicembre e' giunto il fascicolo all' ufficio del Gip di Bologna e parallelamente e' giunta una comunicazione della Cassazione alla Dda. Un foglio, quello della suprema corte, che reca solo il nome di Bellini con l' aggiunta di un "+ 2". Sul foglio non ci sono le accuse e - hanno fatto presente in Procura - non c' e' il simbolo delle sbarre (un cancelletto) che per consuetudine di cancelleria viene apposto per segnalare che si tratta di detenuti. Cosi' alla Dda nessuno si e' reso conto di cosa si trattava in realta'. Ne' dall' ufficio del Gip nessuno avrebbe avvisato la Procura dei termini che stavano per scadare. Il foglio della Cassazione dal 13 dicembre cosi' ha giaciuto per un mese, forse complice anche il periodo natalizio, nella cancelleria della Dda. Invece per far rimanere i tre in carcere il Pm doveva rinnovare entro 20 giorni la custodia in carcere, facendo richiesta al Gip. Nel frattempo, cosi', si e' arrivati all' ultimo giorno utile in cui la Procura antimafia poteva reiterare la carcerazione dei tre. E il 9 gennaio i difensori di Bonaccio, Luigi Stortoni e Giulio Bigi, hanno presentato al Gip istanza di scarcerazione. Sul tavolo del Procuratore Antimafia di Bologna Italo Materia il foglio sarebbe arrivato solo il 12 gennaio: troppo tardi. Cosi' sabato scorso i tre sono tornati liberi: il Gip non ha potuto decidere altrimenti. Ha comunque posto degli obblighi, fra cui il divieto di espatrio. I tre sono accusati di strage per il lancio di una bomba nel bar Pendolino di Reggio, nel dicembre '98 con 11 feriti, e dei successivi omicidi di Giuseppe Abramo e Oscar Truzzi. Bellini poi ha confessato una serie di altri omicidi, a partire da quello di Alceste Campanile, lo studente di Lotta Continua assassinato nel '75. La Procura di Bologna ha disposto immediati accertamenti per capire com sia potuto succedere che i tre sono tornati liberi.
In giornata pero' Giulio Bonaccio, Vincenzo Vasapollo e Paolo Bellini sono di nuovo arrestati. La Dda di Bologna, infatti, ha richiesto e ottenuto dal Gip la custodia in carcere di Bonaccio e Vasapollo. Gli arresti dei due sono stati eseguiti nel pomeriggio dagli agenti della sezione criminalita' organizzata della Questura di Bologna. Bellini, invece, era gia' vigilato dalle forze dell' ordine ad altro titolo. In pratica non e' mai tornato in liberta'. Sia Vasapollo che Bonaccio sono stati arrestati nelle loro abitazioni.

16 gennaio - Giovanni Pellegrino, presidente della commissione Stragi, Massimo Brutti, sottosegretario agli Interni, Giovanni Salvi, vicepresidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Maurizio Gasparri (An), il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore e alcuni giovani del movimento, partecipano a 'Tmc Reporter', in onda alle 23.00 su Tmc. In primo piano: l'attentato al Duomo di Milano, la bomba alla redazione del Manifesto, la chiusura dell'ambasciata americana. Ma chi c'e' dietro questa ripresa di attentati, proprio alla vigilia delle elezioni? In scaletta: interviste a Paul Winkilson, docente di studi
internazionali, Enzo Fragala' (An), Teodoro Buontempo (An), Massimo Morsello (Forza Nuova), al procuratore aggiunto Maurizio Landi, al magistrato Gabriele Chelazzi e a Valter Bielli, della commissione stragi (Ds). In collegamento con Carmine Fotia anche la redazione de 'Il Manifesto'. Massimo Morsello afferma che lo sciglimento di Forza Nuova “sicuramente sarebbe una mossa pericolosa perche' spingerebbe persone, magari le meno responsabili, a un certo livello di clandestinita' e noi non riusciremmo a controllare e contenere alcuni militanti. Sicuramente non mancheremo il prossimo confronto elettorale”. Morsello ha comunque espresso forti dubbi sul fatto che, alla vigilia delle elezioni, possa tornare una nuova ondata di terrorismo e, rispondendo ad una domanda su possibili legami con il Polo, ha detto:“il Polo e' molto lontano dalle nostre posizioni”. Enzo Fragala', deputato di An, ha invece sostenuto che in Gran Bretagna i leader di Forza Nuova Fiore e Morsello “hanno avuto un prestito attraverso una legge fatta dalla Tatcher che consentiva a tasso zero di poter accedere ad una certa possibilita' di finanziamento per iniziative imprenditoriali. I due hanno ricevuto 2.000 sterline in prestito e da li' hanno cominciato. Sarebbe assolutamente increbile che un paese come la Gran Bretagna, che ha il migliore servizio segreto del mondo, potesse concedere una facilitazione di questo genere a due personaggi ritenuti invece dei terroristi o pericolosi estremisti. Il servizio segreto inglese non lo avrebbe mai consentito, a meno che non fossero accreditati e graditi agli apparati istituzionali e di sicurezza”. “Evidentemente - ha concluso Fragala' - non erano considerati ne' pericolosi estremisti, ne' terroristi ed hanno potuto godere di vantaggi di finanziamento di questo tipo”.

16 gennaio - Il Gip di Roma concede una proroga all' inchiesta sui Carc, i Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo, una delle tre avviate dopo l' uccisione di Massimo D' Antona. La notizia si e' appresa soltanto oggi ma risale ad alcuni giorni fa; nell' inchiesta sono state coinvolte decine di persone, tutte per il momento soltanto iscritte nel registro degli indagati. Gli indagati sarebbero concentrati in quattro o cinque aree tra le quali Roma, Milano, Napoli e la zona di Firenze. I Carc sono un' organizzazione diversa dalle Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente che, in un documento trovato il 19 ottobre 1999 nel corso di perquisizioni nelle abitazioni di persone ritenute vicine ai Carc e attribuito a Giuseppe Maj (in clandestinita') criticano le Br per i tempi e i modi dell'uccisione di D'Antona. I magistrati delle varie procure d' Italia che indagano, ritengono che esista un presunto livello occulto dei Carc, oltre a quello ufficiale e legale a tutti gli effetti. Il fascicolo sui Carc, di cui sono titolari a Roma, tra gli altri, i pm Franco Ionta e Giovanni Salvi, e' stato aperto nell' autunno 1999. Una svolta alle indagini fu data dall' uccisione il 15 settembre scorso a Vienna di un esponente della Raf tedesca, Horst Ludwig Mayer, e il contestuale arresto del suo complice Andrea Klump, probabile componente della Rote Armee Fraktion. I due erano in possesso di passaporti italiani risultati rubati ed appartenenti a due frequentatori di centri sociali. Questa inchiesta e' l' ultima ad essere stata avviata nell' ambito del terrorismo, dopo quelle sull' omicidio D' Antona e quella denominata “Banda armata”.

17 gennaio - Pietro Vangeli, un dirigente nazionale dei Carc, annuncia che anche il Comitato di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, potrebbe presentarsi alle prossime elezioni politiche precisando: "non ci presenteremo a fini elettorali, ma per fare propaganda per la ricostruzione del partito comunista". "E' un progetto su cui stiamo lavorando da autunno, per adesso e' ancora tutto da definire  - ha detto Vangeli - ma per i primi di febbraio presenteremo la lista dei candidati e delle zone in cui raccoglieremo le firme per presentarci alle politiche". I Carc hanno otto sedi in diverse citta' italiane e, ha affermato Vangeli, "contano un centinaio di militanti e altrettanti simpatizzanti". Al momento 88 di loro sono indagati dalla Procura di Roma per associazione sovversiva. "Gli indagati non sono solo dei Carc - ha puntualizzato Pietro Vangeli - ci sono anche loro familiari e persone appartenenti ad altre associazioni: sono nomi raccolti a caso dalla magistratura con un intento intimidatorio e persecutorio". "Anche il senatore Pellegrino - ha aggiunto Vangeli - continua a fare pressioni sui magistrati perche' compiano piu' azioni repressive ai nostri danni". Il programma politico dei Carc, come si legge in un volantino, "e' un programma comunista che e' l' insieme delle misure e delle trasformazioni concrete per l'instaurazione del socialismo" e si articola in dieci punti. In sintesi, propugna una ferrea dittatura del proletariato, rappresentato dai Consigli di Delegati, dai quali dipendono polizia, forze armate e magistratura. Prevede la "liberazione di tutti i prigionieri politici anticapitalisti" e l' "effettivo reinserimento nella vita sociale degli altri detenuti appartenenti alle masse popolari". E ancora: confisca dei beni della "borghesia imperialista", rottura dei trattati internazionali, smantellamento di tutte le basi militari, liberta' di culto ma eliminazione del Vaticano, riconoscimento del diritto di autodeterminazione per quelle parti del Paese in cui si sono sviluppati movimenti autonomisti.

17 gennaio - Audizione in segreta, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi e terrorismo, del prefetto Ansoino Andreassi, direttore centrale dell'Ucigos. "Dovro' parlare delle indagini finora svolte", ha esordito il prefetto prima di chiedere l'audizione riservata. La commissione ha stabilito una serie audizioni (Ros, servizi segreti e ministro dell'Interno) per fare il punto sulla situazione di contrasto al terrorismo dopo gli ultimi episodi della bomba al Manifesto e della chiusura dell'ambasciata americana a Roma per timore di attentati di matrice islamica. In apertura della seduta il presidente della Commissione stragi, il diessino Giovanni Pellegrino, ha chiesto "che cosa non sta funzionando" nelle indagini sull'omicidio D'Antona parlando anche di una sorta di "timidezza" nell'utilizzare gli strumenti che pure ci sono, timidezza ben diversa dall'atteggiamento avuto nei confronti del terrorismo degli anni '80. Non sono state neppure avanzate - ha detto - le ipotesi di reato quando queste erano configurabili o ipotizzabili guardando soltanto la produzione di documenti, libri, giornali o comunque documentazione che aveva una natura del tutto pubblica. Secondo quanto viene poi pubblicato dai giornali, Ansoino Andreassi e' ottimista sulle prospettive di arrivare "a breve" ad individuare gli assassini di Massimo D'Antona. In seduta segreta a San Macuto il Prefetto avrebbe detto, secondo quanto e' stato riferito,  che si sta concentrando l'attenzione su alcuni esponenti di aree gia' vicini alle Br o ex Br. Insomma una pista gia' emersa ma che avrebbe ricevuto qualche conferma. L'attenzione degli investigatori si starebbe concentrando sugli elementi di prova, difficili da raccogliere e "sostanziare" in un contesto cosi' complesso e difficile. Molti i temi affrontati: tra l'altro si sarebbe parlato  anche di Giuseppe Maj, ideologo dei Carc , i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo e dell'insieme della "galassia" che ha espresso gli uomini che hanno ucciso D'Antona. Andreassi avrebbe detto in sostanza che gli investigatori hanno  tuttora, dopo gli ultimi episodi e la bomba al Manifesto, massima attenzione su tutte le aree, compresa quella degli anarchici insurrezionalisti, il cui eventuale "utilizzo" potrebbe rientrare in un piu' ampio piano di mobilitazione dell'intera area. Su Forza Nuova, Andreassi non ha aggiunto elementi nuovi rispetto all'ultima audizione in Commissione stragi. Uno scambio di battute c'e' stato tra il Prefetto e l'on. Fragala' (An) sul fatto che Fiore abitava a Londra nello stesso stabile in cui viveva il ministro dei trasporti del Regno Unito. Comunque non esisterebbero, secondo quanto riferito in merito alla audizione di Andreassi, elementi per sciogliere il gruppo di estrema destra. Un riferimento anche al prossimo vertice del G8 a Genova: la Polizia sta valutando con attenzione tutti i gruppi antagonisti che hanno espresso opposizione al vertice e alla politica di globalizzazione. Enzo Fragala' ha preannunciato che chiedera' al presidente della Commissione stragi, Giovanni Pellegrino, di de-secretare l'audizione dato che " non ci sono elementi tali da giustificare una tale scelta". Athos De Luca (Verdi) si e' soffermato, invece, interpellato dai giornalisti, sul rischio che  non si sappia distinguere tra rischi di terrorismo e manifestazione politica di opposizione alla globalizzazione. De Luca insiste affinche' nella prossima legislatura la Commissione, mutando magari poteri e ambito di lavoro, possa comunque continuare ad esistere. "E' uno strumento utile e democratico che permette al Parlamento di essere informato direttamente su temi delicati e che esigono il vaglio e il controllo del Parlamento".

18 gennaio - Giovanni Pellegrino, presidente della commissione stragi, rinvia, dopo la fuga di notizie sulla audizione segreta di Ansoino Andreassi, la prevista audizione del vertice del Ros, fissata per il mercoledi' successivo. "Trovo irresponsabile - dice Pellegrino in una dichiarazione - che di una audizione che era stata secretata in ragione della delicatezza dei suoi contenuti, vi siano propalazioni da parte di organi di informazione. In questo modo la risposta al terrorismo diviene piu' debole per responsabilita' di chi fornisce ai giornalisti le informazioni. In questa situazione, per mia decisione autonoma, e' rinviata l' audizione del vertice del Ros, fissata per mercoledi' prossimo e per la stessa ora e' fissato l' ufficio di presidenza allargato ai rappresentanti dei gruppi". Anche Walter Bielli, capogruppo Ds in commissione Stragi, ricorda che "l' audizione di Andreassi era segretata”. "Le indiscrezioni giornalistiche – dice Bielli - non mi pare siano in sintonia con quanto affermato dal prefetto. In ogni caso sulla vicenda occorrerebbe mantenere il massimo riserbo per non creare confusione e soprattutto per non fornire indicazioni non corrispondenti alla verita’".

18 gennaio - Davanti alla seconda Corte di assise di Roma comincia il processo, che costituisce un' appendice dei Moro-ter e Moro-quater, sull’ attivita’ delle Br-Pcc fino alla fine degli anni ottanta. Tra gli imputati ci sono anche alcuni irreperibili i cui nomi sono comparsi nell' ambito dell' inchiesta sull' omicidio di Massimo D' Antona come Simonetta Giorgeri, Carla Vendetti, Nicola Bortone e Marcello Tammaro Dell' Omo. I loro nomi, e quelli di altre persone, furono indicati - in relazione alla ricostituzione delle nuove Br - nell' ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Alessandro Geri, il giovane tuttora sospettato di essere stato il telefonista che annuncio' la rivendicazione dell'omicidio D' Antona. Nel capo di imputazione si afferma che gli imputati hanno fatto parte di un' organizzazione "volta alla commissione di delitti contro la personalita' dello stato come dimostrato dagli attentati in danno del professor Ezio Tarantelli, dell' ex sindaco di Firenze Lando Conti, del senatore Roberto Ruffilli e dalla rapina con omicidi compiuta in via Prati di Papa". Il processo,. Gli altri imputati, che a seconda delle posizioni, devono rispondere di associazione sovversiva e banda armata, sono Gino Giunti, Emilio Getuli, Carla Baiano, Rocco Buccarello, Gabriele Vecchiatini, Maddalena Conti, Aldo Romaro, Alessandro Lomazzi e l' armeno Kaled Hassan Thamere Birawi. La maggior parte degli imputati e' gia' stata giudicata per singoli episodi attribuiti alle Brigate rosse, ma non per le accuse di associazione sovversiva e di banda armata, reati commessi tra il Lazio, la Toscana e l' Emilia Romagna fino al giugno del 1989. Cosi' il giudice istruttore Otello Lupacchini, il 30 marzo dello scorso anno, ha emesso un' ordinanza di rinvio perche' fossero giudicati anche per quei reati. L' udienza di oggi e' stata caratterizzata dalla richiesta di ammissione al giudizio abbreviato da parte di alcuni imputati. Il collegio di giudici presieduto da Renato Mario D' Andria, dopo aver dichiarato la contumacia degli imputati con l' eccezione di Getuli, l' unico ad essere presente in aula, ha rinviato il processo, previo accordo con il pm Franco Ionta (lo stesso che indaga per l' agguato a D' Antona) e con le parti, al 20 febbraio prossimo.

18 gennaio - Muore il generale di Corpo d' Armata Nino Lugaresi, che fu direttore del Sismi dal 1981 al 1984 e gia' comandante della Regione militare meridionale. Il gen. Lugaresi guido' il Sismi riformato dopo lo scandalo P2. Subentro' a Giuseppe Santovito e nel 1987 fu ascoltato come testimone al processo per la strage di Bologna in cui Licio Gelli, Francesco Pazienza e due ex alti ufficiali del Sismi furono condannati per il depistaggio delle indagini. I funerali del gen.Lugaresi, ravennate di origine, si svolgeranno il 20 gennaio a Ravenna.

19 gennaio - Il Consiglio dei ministri nomina vice direttore generale della Pubblica sicurezza, con funzioni vicarie, Ansoino Andreassi che lascia l'incarico di direttore centrale della polizia di prevenzione. Nato nel 1940 a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), e' coniugato e ha due figli. Laureato in giurisprudenza, Andreassi e' entrato in Polizia nel 1968. Ha cominciato la sua lunga esperienza nell' antiterrorismo nel '77, prima a Padova poi a Roma dove arriva nel '78 durante il sequestro 'Moro' quale responsabile della sezione antiterrorismo della Digos. Diventa dirigente della stessa sezione nel 1981, mentre nel 1982 viene promosso vice questore “per merito straordinario” tenuto conto degli “eccezionali risultati conseguiti nella lotta contro il terrorismo e l'eversione” e per essersi distinto “in modo del tutto speciale con grave rischio e pericolo di vita”. All'Ucigos si occupa di terrorismo internazionale e nel 1987 diventa capo dell'Interpol, ma viene presto richiamato alla Polizia di prevenzione per la ripresa di attentati delle Brigate rosse. Diventa capo dell'antiterrorismo nel '91. Lavora sul fronte della Criminalita' organizzata, prima presso l'alto commissario Antimafia e poi nei Servizi di sicurezza. Nel '95 diventa vice direttore della Criminalpol e dal '97 direttore centrale della polizia di prevenzione.

20 gennaio – Andrea Insabato e’ trasferito nel reparto di otorino dell'ospedale Forlanini dalla divisione di chirurgia plastica e ricostruttiva dell'ospedale S.Camillo, dove era ricoverato piantonato dal 22 dicembre. La decisione hanno spiegato i medici, e' stata presa in seguito ad un problema al timpano dovuto, probabilmente, alla deflagrazione dell'ordigno. Per il momento, hanno detto ancora i medici, sono escluse nuove operazioni e soltanto tra uno o due mesi verra' valutato lo stato di ricostruzione delle ossa delle gambe e deciso cosa fare per la stabilita' degli arti inferiori. “Le sue condizioni psichiche e fisiche - ha detto l' avvocato Saverio Uva - non sono buone, lasciamo lavorare i magistrati poi faremo le nostre richieste anche in merito alle condizioni di salute”. Sul fronte delle indagini si e' appreso che i periti incaricati, tra l' altro, di individuare il tipo di materiale utilizzato per confezionare l' ordigno, sarebbero indirizzati a sostenere la tesi che e' stato usato materiale pirotecnico. In caso contrario, sul posto, lo scoppio avrebbe provocato un cratere e lo stesso corpo di Andrea Insabato sarebbe stato dilaniato dalla deflagrazione.

22 gennaio - I militanti del movimento cattolico 'Militia Christi' si definiscono soltanto militanti cattolici, pacifici e legali e dicono di non avere alcuna affinita' con ambienti di estrema destra e di condannare comunismo, fascismo, nazionalsocialismo e sionismo. Coinvolti nelle indagini per via dell'amicizia del presunto attentatore Andrea Insabato con alcuni dirigenti e militanti di Militia Christi, non ci stanno ad essere considerati appartenenti ad un'associazione terroristica, legata ad ambienti dell'estrema destra e in una conferenza stampa hanno annunciato iniziative legali nei confronti di chi, giornalisti ma anche membri di istituzioni, ha lanciato accuse “becere e violente” e hanno ribadito l'innocenza di Insabato, “amico del movimento, ma non militante”. “Qualsiasi cosa si pensi di noi - ha detto il responsabile nazionale Fabrizio Lastei - vogliamo essere definiti per quello che siamo: cattolici. Militia Christi e' uno spazio di liberta'. Vogliamo continuare a fare politica da cattolici ed essere rispettati per questa, e soltanto questa, connotazione. Vogliamo avere la liberta' di contestare, con le parole, tutte le ideologie ma vogliamo anche avere la liberta' dei cattolici di poter parlare e confrontarci con tutti”. L'amicizia tra Andrea Insabato e Militia Christi nasce nel 1993. “Venne da noi - racconta Lastei - dicendo di aver abbracciato la fede cattolica e che voleva tagliare con il suo passato. E' un amico mio e del movimento, ha partecipato ad alcune iniziative ma non e' un militante”. Lastei e' convinto dell'innocenza di Insabato. “E' uno scandalo che la colpevolezza di una persona venga decisa dai giornali e non dai magistrati, su prove oggettive, al termine dei tre gradi della giustizia. Andrea aveva deciso di cambiare, ripudiava la violenza e proprio per il suo passato si sentiva in dovere di comunicare a tutti le sue scelte. Cercava di gettare ponti tra ambienti diversi. Ed e' per questo che ando' al Manifesto a perorare la causa della Palestina”. Insabato, ha aggiunto Lastei, si e' trovato “al momento sbagliato al posto sbagliato con un passato sbagliato”, e non e' escluso che si sia voluto “metterlo in mezzo per il suo passato e per coinvolgere ambienti che danno fastidio”. Lastei ha poi criticato la Digos: “Ci siamo ritrovati da militanti cattolici a presunti terroristi in 4 ore. Quattro nostri dirigenti hanno subito perquisizioni poche ore dopo la bomba, con la polizia che cercava armi”. Lastei si e' detto solidale con i redattori del Manifesto, ma non con le idee e la politica del giornale.

23 gennaio - Il Garante per la protezione della privacy dei dati personali, Stefano Rodota', al termine degli accertamenti sui cosiddetti archivi dell'Arma dei Carabinieri, dice che servono nuove norme per adeguare il sistema di raccolta e utilizzo dei dati personali da parte dei carabinieri ai principi della legge sulla privacy. Infatti, anche se i trattamenti dei dati da parte dell'Arma sono sostanzialmente in linea con la normativa vigente, le informazioni contenute nei fascicoli permanenti custoditi nei comandi dei carabinieri sono “ormai in contrasto con i sopravvenuti principi” in materia di protezione dei dati. Da subito vengono dunque indicati una serie di correttivi, che prevedono, tra l'altro, termini di conservazione “piu' proporzionati”; nuovi livelli di consultazione; particolari “cautele” per i dati piu' antichi, specie per quanto riguarda i giudizi e i dati sensibili; la verifica periodica della “pertinenza e non eccedenza” delle informazioni rispetto ai fini perseguiti. La vicenda risale a meta' dell'anno scorso, quando un appuntato dell'Arma denuncio' che nei 5.000 comandi territoriali dei carabinieri, sparsi in tutta Italia, vi sarebbero decine di milioni di “pratiche permanenti-fascicoli personali, intestati a cittadini vivi e morti, ma anche a associazioni e enti”, la cui formazione violerebbe la legge 675 del '96 sulla privacy. Conclusi gli accertamenti, l'Autorita' garante - dopo aver premesso che “non sono emersi trattamenti sostanzialmente difformi dalla normativa vigente” - sottolinea che si sono comunque “evidenziati alcuni problemi che derivano da un quadro normativo che non e' stato ancora adeguato del tutto ai principi introdotti dalla legge sulla riservatezza dei dati”. Proprio per questo il Garante ha gia' segnalato al presidente del Consiglio e al ministro della Difesa “la necessita' di un sollecito intervento, a livello legislativo e regolamentare, per integrare la normativa” che oggi regola le attivita' di raccolta e utilizzo dei dati da parte dei carabinieri, sia per fini meramente amministrativi, sia per le funzioni specifiche dell'Arma: quelle di pubblica sicurezza, di protezione civile, di polizia militare e di polizia giudiziaria. Riguardo alle pratiche permanenti custodite nei comandi dei carabinieri, l'Autorita' garante prende atto della “collaborazione fornita dall'Arma e dell'impegno del suo Comando generale a definire in tempi brevi una nuova disciplina interna sulle modalita' di verifica, aggiornamento, conservazione ed eventuale distruzione dell'ingente materiale informativo raccolto in passato”. Una nuova disciplina che modifichi prassi consolidate, che nel tempo hanno portato non solo ad una “proliferazione eccessiva e ad una conservazione stabile di un numero enorme di pratiche”, ma che ha anche comportato “l'accorpamento di preesistenti pratiche, con un numero elevato di informazioni ormai in contrasto con i sopravvenuti principi in materia di protezione dei dati”. Altro richiamo del Garante per la privacy quello relativo ai dati comunicati al Ced, il Centro elaborazione dati del Dipartimento di pubblica sicurezza, per i quali serve un “aggiornamento selettivo”. Quei dati - sottolinea tra l'altro il Garante, che affrontera' l'argomento anche con lo stesso Dipartimento e con le altre forze di polizia - devono essere “effettivamente rilevanti per le finalita' di tutela dell'ordine, della sicurezza pubblica e della prevenzione e repressione della criminalita’”. Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa della Camera, afferma che “L'appuntato Valerio Mattioli, che ha denunciato la presenza di 70 milioni di pratiche permanenti nei comandi dell'Arma, aveva ragione; ma la sua verita' era in difetto: quei fascicoli, infatti, sono 95 milioni”. Accame - secondo cui “neanche nei Paesi piu' totalitari si era giunti a tanto” - sostiene che “le forze politiche sono state tenute all'oscuro, cosi' come le Commissioni Difesa del Parlamento. Ora - conclude - i responsabili dovranno essere puniti”. Alfio Nicotra, responsabile del settore Pace di Rifondazione comunista, saluta “positivamente” l'esito degli accertamenti del Garante per la privacy sugli archivi dell'Arma, ma chiede che “adesso il Governo emani dei regolamenti per tutelare i cittadini schedati dai carabinieri”. “Visto che la massima autorita' in materia ha ritenuto fondate le preoccupazioni sollevate - conclude Nicotra - ci auguriamo che il ministro della Difesa ed il comandante generale dell'Arma revochino i provvedimenti disciplinari nei cofnronti dell'appuntato Mattioli, dalla cui denuncia e' scaturita l'indagine dell'autority”. L' appuntato dei carabinieri Valerio Mattioli, che aveva sollevato il caso degli archivi dell'Arma, commenta:“La pronuncia del Garante per la privacy conferma la mia denuncia ed e' un intervento positivo”. “Quando ho parlato di 70 milioni di fascicoli - dice - mentivo sapendo di mentire, perche' ero sicuro che fossero di piu'. Ho arrotondato per difetto perche' temevo che mi accusassero di esagerare e ho calcolato 15 mila fascicoli per ognuna delle 4.600 stazioni, cioe' 70 milioni”. A questo proposito, l'Autorita' garante sottolinea che le “informazioni fornite dall'Arma denotano che le prassi adottate da lungo tempo hanno portato ad una proliferazione eccessiva e ad una conservazione stabile di un numero enorme di pratiche permanenti, che l'Arma stima in circa 95 milioni”. Mattioli lavora presso la stazione di San Giovanni Valdarno, in Toscana:“Per le mie denunce - dice - sono stato punito quattro volte e devo ancora rispondere di un'accusa di scarso rendimento in servizio”.

23 gennaio - La Corte di Cassazione conferma la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per il generale dei carabinieri Francesco Delfino per truffa aggravata nell' ambito del sequestro dell' imprenditore Giuseppe Soffiantini. I giudici hanno impiegato circa quattro ore per prendere questa decisione che ha accolto le richieste del procuratore generale Antonio Mura, che aveva chiesto la conferma della condanna emessa dalla Corte di appello di Brescia. Giuseppe Soffiantini e' stato presente alla lettura del verdetto ed e', poi, ripartito per Brescia dopo la lettura del dispositivo. “Sono contento di questa decisione dei giudici - ha detto l' imprenditore - e del resto ho sempre avuto fiducia nella magistratura e negli inquirenti”. Nella loro arringa, gli avvocati difensori del gen.Delfino, Alessandro Gamberini e Raniero della Valle, avevano cercato di smontare la configurazione giuridica dell' accusa di truffa pluriaggravata e truffa aggravata formulata a carico del loro assistito. Ma i loro sforzi sono risultati vani. Delfino, comunque, come ha sottolineato uno dei legali, non rischia di dover tornare in carcere in quanto la sua condanna - avendo l' alto ufficiale gia' scontato alcuni mesi di carcere preventivo - e' inferiore ai tre anni e, quindi, puo' usufruire delle misure alternative alla detenzione. Rimane comunque aperto il problema della restituzione del miliardo che il generale ha sottratto ai familiari del rapito: dell' intera somma, a Soffiantini sono state restituite solo 100mila lire.

25 gennaio – Esce il libro “La fabbrica dell'infelicita’” di Franco Berardi, detto Bifo, creatore di “Radio Alice”, edito da DeriveApprodi. Bifo sostiene che “l'accelerazione dei ritmi produttivi con le nuove tecnologie e la new economy ha un effetto disastroso sul benessere psichico della maggior parte dei lavoratori cognitivi (quelli che una volta si chiamavano intellettuali). Sempre di piu' chi si occupa di comunicazione, scrittura, arte e conoscenza e' sottoposto ad un ritmo che rende sgradevole cio' che dovrebbe essere piacevole”. Dati alla mano l'autore cita nel libro il grande aumento nell' uso di psicofarmaci in tutti i paesi: in Usa si vendono 7 milioni di scatole di Prozac al mese (10-15% della popolazione), in Italia il farmaco piu' venduto non e' piu' l'aspirina, bensi' il Tavor e in generale gli antidepressivi sono considerati un farmaco di prima necessita'. Bifo invita a riflettere sul fatto che “mentre il lavoro cognitivo, cioe' tutte quelle forme di attivita' produttiva collegate con l'elaborazione di informazione, viene sottoposto ai ritmi economici capitalistici, comincia a manifestarsi un movimento, quello di Seattle, di lavoratori cognitivi, non di emarginati, che si organizzano autonomamente”. La tesi dell'autore e' infatti che “dalla situazione di infelicita' generalizzata non ci tirera' fuori la politica o il movimento politico tradizionale, ma l'auto organizzazione del lavoro cognitivo, il cui primo esempio e' stato appunto Seattle. Il vero evento non sono state le persone in piazza ma i circa 4 milioni di persone nel mondo che hanno partecipato a un'assemblea in rete legata agli avvenimenti di Seattle” e la battaglia principale in futuro sara', per Bifo, tra sapienti (coloro che producono conoscenza e tecnica) e mercanti (coloro che soggiogano la tecnica e la conoscenza al profitto) e tra sapienti e guerrieri (coloro che soggiogano la tecnica e la conoscenza alla guerra) e i proletari del nuovo millennio sono i lavoratori cognitivi.

30 gennaio – “Il Messagero scrive che Andrea Insabato e’ stato trasferito dall' ospedale al carecre di Regina Coeli:
“Trasferito in gran segreto e con un'imponente scorta di sicurezza. Andrea Insabato, 41 anni, l'ex estremista di destra accusato di aver compiuto l'attentato al quotidiano Il Manifesto del 22 dicembre scorso, è stato dimesso dall'ospedale Forlanini e portato a Regina Coeli. Insabato, militante del gruppo ultracattolico e antiabortista Militia Christi, è stato prelevato sabato mattina – la notizia si è appresa ieri - da "almeno dieci guardie carcerarie con i mitra spianati" che l'hanno fatto salire su un furgone diretto al carcere di via della Lungara. Attualmente non sarebbe in cella ma in infermeria. Il presunto autore dell'attentato - Insabato continua a proclamarsi innocente - era ricoverato nella Clinica Otorino guardato a vista. Lo scoppio dell'ordigno, bomba carta o grosso petardo che fosse, gli ha provocato, oltre a gravissime fratture alle tibie, alcune lesioni ai timpani. Probabilmente l'estremista dovrà essere nuovamente operato dopo i lunghi interventi agli arti inferiori. "Ma l'operazione alle orecchie - spiega Carlo Insabato, 46 anni, uno dei fratelli di Andrea - non è stata ritenuta urgente. Così l'hanno portato via". La scena, nei corridoi del Forlanini, ha provocato un certo trambusto. Lui era al centro, con la testa e le gambe piene di fasce, e intorno gli faceva scudo un drappello di uomini in divisa armati fino ai denti”. Insabato, allevatore di cani, ex di Terza Posizione, personaggio bislacco e contraddittorio, ritenuto "un incontrollabile" perfino dal gruppo di estrema destra Forza Nuova, è rimasto fermo sulla sua versione dei fatti. Non fu lui a piazzare l'ordigno, sostiene, ma vide un involucro con la miccia all'ingresso del giornale, tentò di toglierla e a quel punto fu investito dallo scoppio. Gli investigatori per ora non credono alla sua versione dei fatti. Le accuse, per lui, sono pesanti: tentata strage e detenzione di materiale esplosivo. Carlo Insabato è stato l'ultimo, mercoledì scorso, a parlare con il fratello in ospedale prima del trasferimento in carcere. "È arrabbiatissimo - dice - perché lui è innocente. Nessuno ha voluto credere alla sua versione. È provato che lui aveva già avuto alcuni appuntamenti con un cronista del Manifesto. Qualcuno sapeva che Andrea stava tornando lì per rivedere il giornalista. E quando l'hanno visto, è stata fatta scoppiare la bomba. Che poi, secondo i periti, altro non era che un grosso petardo". Ma, secondo gli inquirenti, le visite di Insabato in via Tomacelli altro non erano che "sopralluoghi per preparare l'attentato". Ci sarebbe anche un testimone che avrebbe visto Insabato con un pacco in mano poco prima dell'esplosione del 22 dicembre. "Ma lui - prosegue ancora il fratello - non era più filo-nazista da un sacco di tempo. Ora aveva abbracciato la battaglia del popolo palestinese, e per questo voleva avvicinarsi ad un giornale di sinistra". Con o senza la "bomba", si vedrà al processo".

31 gennaio - Nell' istanza con la quale ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato, Giorgio Panizzari sostiene che non era in se', perche' faceva uso di cocaina, quando, il 12 dicembre scorso, compi' una rapina in una banca di Todi poi finita con il suo arresto e con quello di Roberto Vigano'. In particolare Panizzari ha sollecitato il giudice per l' udienza preliminare a disporre una perizia tossicologica ed una psichiatrica a proprio carico. Con questi esami i difensori dell' ex estremista, gli avvocati Tommaso Mancini e Egidia Guarducci, ritengono di poter dimostrare che il loro assistito era incapace di intendere e di volere al momento del colpo. Sotto l' effetto della cocaina si e' dichiarato anche Vigano', che e' gia' stato sottoposto ad un esame medico fatto svolgere ad un consulente di parte dai suoi difensori, gli avvocati Antonio Raffaele Greco e Daniela Paccoi. La perizia - secondo quanto si e' appreso - proverebbe l' uso della droga al momento del colpo. Anche lui ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato. Vigano' lunedi' e' stato nuovamente interrogato dai pm, ribadendo di avere sparato dopo la rapina contro un carabiniere di passaggio "non per uccidere, ma solo per garantirsi la fuga". Ha poi spiegato l' origine della sua conoscenza con Panizzari. In particolare ha affermato di avere affidato all' ex nappista la realizzazione con il computer - del quale Panizzari sarebbe esperto - di alcuni manifesti per lo stabilimento balneare che gestiva d' estate ad Ostia e per il suo locale notturno, aperto durante l' inverno. Vigano' ha detto ancora di non sapere nulla di eventuali collegamenti tra la rapina e presunte attivita' terroristiche di Panizzari. I due hanno sempre sostenuto che il colpo aveva obiettivi economici puramente personali. La procura di Perugia sembra invece stia esaminando la possibilita' che la rapina di Todi potesse servire a finanziare l' attivita' di gruppi dell' estrema sinistra.

1 febbraio - Il legale di Francesco Pazienza, avv. Giuseppe De Gori, interviene nella vicenda della contessa Francesca Vacca Agusta per far cessare "insinuazioni calunniose" sul suo assistito. Premesso che Francesco Pazienza "si trova in espiazione pena da quasi sei anni in un penitenziario italiano, essendosi spontaneamente costituito per pagare il suo debito con la giustizia del suo Paese", l' avv.De Gori precisa che i rapporti di Pazienza e la defunta contessa, nonche' con il conte Corrado Agusta e Raggio Maurizio, "sono consacrati nel libro "Il Disubbidiente" di cui e' autore lo stesso Pazienza, edito dalla Longanesi". Il legale dichiara inoltre di riservarsi "ogni azione con i diversi calunniatori che addirittura affermano che Maurizio Raggio e' un allievo per le trame e per complotti del dottor Francesco Pazienza".

2 febbraio - La Fondazione Craxi consegna alla Camera dei Deputati le carte dell'archivio privato dell'ex presidente del Consiglio Bettino Craxi. L'acquisizione da parte del Parlamento dell'archivio di Craxi e' per Antonio di Pietro un "atto illegittimo e immorale" visto che si tratta per lo piu' di carte "create ad hoc per delegittimare l'operato della magistratura". "Voglio denunciare questo fatto - sottolinea Di Pietro – che considero di una gravita' inaudita. Quello che la magistratura ha gia' bollato come 'carte delegittimanti' senza alcun valore probatorio e' stato ora acquisito dal Parlamento con tanto di cerimonia alla presenza dei Presidenti delle due Camere. E' una cosa davvero assurda...". "I cittadini devono sapere quello che e' successo oggi - prosegue - e devono trarre le loro conclusioni. Ma dico, vi rendete conto? Gli storici che un domani si troveranno a scrivere cioe' che e' stato Tangentopoli cosa faranno? Si baseranno su quelle carte? Bene, cosi' la disinformazione, anzi il travisamento della realta' sara' completo". "Acquisire quelle carte in quel modo - conclude il senatore - significa riconoscergli una legittimita' che non hanno. Che non possono avere dal momento che la magistratura piu' volte le ha definite 'false' e 'create ad hoc per delegittimare l'operato dei magistrati. Ripeto,  si tratta di un atto illegittimo e immorale".

3 febbraio - Presentata alla stampa la fiction tv sulla banda della Uno Bianca, che andra' in onda il 5 e 6 febbraio su Canale 5. Il film, diretto da Michele Soavi e interpretato da Kim Rossi Stuart e Dino Abbrescia, si ispira al libro di Marco Melega "Baglioni e Costanza" che racconta le indagini dei due investigatori di provincia che risolsero il caso. "Non e' un documentario, per esigenze tv i fatti sono romanzati e i nomi veri non sono citati pur avendo come base di partenza un libro che si attiene ai fatti", hanno detto oggi il produttore Pietro Valsecchi e l'amministratore delegato di Mediatrade Roberto Pace. Si aspettava decisamente di piu' Anna Maria Stefanini, la madre di Otello Stefanini, uno dei carabinieri uccisi dai Savi al Pilastro di Bologna. "E' una ricostruzione dolce quella che ho visto finora - ha detto commossa la donna che combatte affinche' al figlio venga data la medaglia d'oro al valore militare e non civile - avrei preferito nomi e cognomi e soprattutto minore ambiguita' sulle coperture di cui godettero a Bologna quei criminali e che hanno permesso ai Savi e agli altri di continuare ad uccidere per anni. Non hanno voluto vedere ed e' grazie a questo che da 10 anni porto i fiori su una tomba, ho la vita distrutta e un marito malato al quale non sapro' lunedi' come impedirgli di vedere il film e di provare lo stesso immenso dolore. Da quel che ho visto nel film ci sono invece solo due buoni poliziotti al lavoro". Il tentativo e' stato quello di "non tradire la memoria storica - ha risposto Gabriele Romagnoli, sceneggiatore con Luigi Montefiori - e di mantenere lo spirito profondo della vicenda, ossia l'esistenza di un gruppo criminale dentro la polizia e l'indagine di due piccoli tenaci poliziotti". Il direttore dell'ufficio stampa della Polizia, Roberto Sgalla, ha spiegato i motivi della collaborazione con Mediaset per questo film, ammettendo che "la storia della Uno Bianca e' una delle pagine piu' nere, difficili e complesse della Polizia. In questi anni abbiamo dimostrato trasparenza, volonta' di non essere reticenti e soprattutto di avere gli anticorpi per superare al nostro interno una vicenda cosi' drammatica. Baglioni e Costanza non sono due 'antipoliziotti' - ha aggiunto Sgalla - ma due poliziotti normali". Solo lunedi' la Taofilm di Valsecchi ha avuto l'ok a trasmettere il film dopo il tentativo di Eva Mikula di bloccarlo, mentre dai Savi e' arrivata da tempo la minaccia di una causa se avessero utilizzato i loro nomi per il film: "evidentemente - ha detto la Stefanini - si e' preferito tutelare i figli dei Savi piuttosto che i parenti delle vittime". Per Kim Rossi Stuart interpretare uno dei due poliziotti che ha risolto il caso della Uno Bianca "e' stato particolarmente coinvolgente". Insieme a Dino Abbrescia ha conosciuto Baglioni e Costanza a Rimini, "siamo stati insieme prima di cominciare a girare, e' stato un incontro speciale". "Non c'e' cosa piu' stimolante per un attore. Ci hanno fatto percorrere quelle strade, quegli incroci che erano diventati la loro ossessione fino alla cattura dei Savi. Abbiamo fatto in macchina la via dell'inseguimento a Sant'Arcangelo quando presero Fabio Savi. Si tratta - ha detto Kim Rossi Stuart – di personaggi di una generosita' incredibile, hanno dimostrato una dedizione spaventosa mettendo la loro vita, con quella del magistrato Daniele Paci che li ha appoggiati, al servizio di quel caso. Ho cercato con tutti i mezzi di rendergli giustizia". La banda della Uno bianca ha seminato una scia di sangue e di morte lunga sette anni, un calendario del terrore fatto di 105 crimini e 23 omicidi tra Bologna, la Romagna e le Marche. L' ultima impresa e' del 21 ottobre '94 con due feriti (uno porta gravi segni ancora oggi) alla Bna di Bologna. Leader della banda era un poliziotto dagli occhi di ghiaccio, Roberto Savi, il 'corto della Volante 4', di Villa Verucchio (Rimini); con lui, i fratelli Fabio, il 'rambo camionista', e Alberto, agente di polizia a Rimini, piu' altri tre poliziotti (di cui uno in posizione molto defilata); per contorno, la bionda Eva Mikula, fascinosa fidanzata rumena di Fabio Savi, assolta sia dalle rapine che dagli omicidi. I Savi e Marino Occhipinti sono stati condannati all' ergastolo, Pietro Gugliotta a 18 anni. Il tour dell' orrore e' costellato di assalti sanguinosi e vittime innocenti: il 20 aprile '88 cadono a Castel Maggiore, nell' hinterland, due carabinieri in servizio di perlustrazione; il 26 giugno '89 viene ucciso un pensionato dopo una rapina ad un supermarket Coop; il 15 gennaio '90 sono addirittura decine i feriti per una bomba esplosa all' ufficio postale di via Mazzini; il 10 ottobre viene colpito a morte un netturbino che durante una rapina urla "Chiamate la polizia". Poco piu' di due mesi dopo, l' antivigilia di Natale, la banda assalta un campo nomadi in via Gobetti, alla prima periferia del capoluogo, e uccide due persone; due vittime anche quattro giorni dopo, di nuovo a Castel Maggiore, durante una rapina ad un distributore di carburante. Ancora pochi giorni, appena una settimana, e il 4 gennaio '91 al quartiere Pilastro vengono trucidati tre carabinieri; sempre nel '91, il 2 maggio la banda uccide i due titolari di un' armeria nel centro cittadino, in via Volturno,  e il 18 agosto a San Mauro Mare, nel cesenate, cadono due senegalesi, solo per un gesto di stizza dopo un sorpasso. Il 24 febbraio '93 a Zola Predosa, altro paese alle porte di Bologna, viene ucciso un giovane, testimone scomodo di una rapina. Il 21 ottobre '94 l' assalto alla Banca dell' Agricoltura. Un tempo senza fine, scandito anche da altre 'imprese', assalti e agguati dove il prezzo e' stato pagato in termini di vittime e feriti. Il 24 novembre '94, grazie al lavoro scrupoloso e silenzioso di due poliziotti riminesi, l' ispettore Luciano Baglioni e il sovrintendente Pietro Costanza, scattano le manette ai polsi di Roberto Savi, poi il cerchio si stringe attorno a Fabio (mentre tenta la fuga con Eva Mikula) e via via agli altri agenti. Per ultimo cade l' apparentemente irreprensibile Alberto Savi. Lo Sco e la Procura di Rimini escludono terzi livelli sopra la banda. E' la fine di un lungo, interminabile incubo.

5 febbraio - La prima parte della fiction "Uno bianca" su Canale 5 con Kim Rossi Stewart parte bene e vola a 8.153.000 telespettatori, share del 28.93%, superando il film in onda su Raiuno 'Pretty Woman' visto da 7.728.000, share 27.17%. Il produttore Pietro Valsecchi dice:"L'ispettore Baglioni e il sovrintendente Costanza, insieme al magistrato Paci, protagonisti di quelle tragiche vicende, dopo aver visto la 'Uno bianca' mi hanno telefonato dicendomi di aver provato le stesse emozioni e paure".
 

6 febbraio - A Mestre si svolge un vertice tra i magistrati delle procure del Nordest che indagano sul terrorismo. Al centro dell' incontro il nuovo fenomeno brigatista, in particolare i nuclei territoriali antimperialisti per la costruzione del partito comunista (Nta-Pcc). La riunione, durata quasi tre ore, si e' tenuta in un luogo mantenuto segreto per motivi di sicurezza. Al summit hanno partecipato i capi o i sostituti di una decina di procure trivenete impegnate in vari fronti d'indagine sull'eversione. Al vertice ha preso parte anche il sostituto procuratore di Milano Stefano D'Ambruoso. Assente invece, per alcuni impegni, il rappresentante della procura di Udine. Per quella di Venezia erano presenti il capo, Renato Gavagnin, e il sostituto Felice Casson.
 

6 febbraio - Venti deputati dell'Ulivo protestano per la recente cerimonia svoltasi a San Macuto per l'archivio di Bettino Craxi e, in particolare, per le critiche rivolte, in quella occasione, ai magistrati protagonisti di Mani pulite. Con una interrogazione i deputati si rivolgono al presidente del Consiglio e ai ministri per i Beni culturali e di Grazia e Giustizia. I deputati chiedono che, in ottemperanza alle norme sugli archivi, le carte di Craxi non siano destinate alla Camera ma all'Archivio di Stato e che il ministro di Grazia e Giustizia intervenga "per tutelare la dignita' dei magistrati che hanno giudicato Bettino Craxi". Tra i sottoscrittori dell'interrogazione ci sono Diego Novelli, primo firmatario, Dalla Chiesa, Monaco, Orlando, Vendola, Vignali, Pistone.

6 febbraio - In serata, vicino all' abitazione del segretario del Pdci Oliviero Diliberto, nel quartiere romano di Prati, viene trovata la parte interna di una bomba a mano datata tra le due guerre mondiali  che conteneva una modesta quantita' di esplosivo che non avrebbe, comunque, potuto provocare grande danno, ad accezione della deflagrazione. Le dichiarazioni denunciano un attentato intimidatorio nello stesso giorno in cui e' stata rinvenuta la scatola sospetta che ha fatto scattare l'allarme-bomba in via dei Sabini, nei pressi di Palazzo Chigi, la sede del Governo, ma gli investigatori restano dell'idea che chi ha lasciato l' involucro con il congegno intendesse disfarsene. Al momento per quanto accaduto la procura ipotizza i reati di "porto e detenzione di ordigno da guerra". Se l'ipotesi di un attentato intimidatorio dovesse avere riscontri potrebbero essere presi in considerazione anche reati di terrorismo. In effetti, emerge nei giorni successivi, probabilmente si tratta di un tentativo maldestro di disfarsi degli involucri di vecchie bombe a mano da parte di una persona anziana reduce del secondo conflitto mondiale, che abita li’ vicino. Gli involucri sono stati lasciati in vista e il loro possessore non e' riuscito a gettarli nella feritoia per il deflusso delle acque piovane. I due detonatori con relative cariche di scoppio erano componenti di bombe a mano marca O.T.O., del tipo Balilla, di fabbricazione italiana, in dotazione alle forze armate nazionali nel periodo compreso tra le due guerre mondiali e da allora non piu' in produzione.

6 febbraio - Il Pm milanese Stefano Dambruoso ha chiuso le indagini preliminari sulle minacce a tre sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil e ha depositato gli atti in vista della richiesta di rinvio a giudizio. L' indagato e' Massimo Amati, operaio di 37 anni di Milano, che lavora nel servizio di smistamento pacchi delle Poste e Telecomunicazioni di via Farini. Secondo i risultati delle indagini, Massimo Amati aveva fatto in passato parte del Leoncavallo, ma era stato allontanato dagli stessi autonomi. Si era poi avvicinato al Centro sociale di via dei Transiti, che frequentava ultimamente. Le minacce risalgono al giugno scorso, quando sulla parete di un ascensore del centro poste di via Farini fu trovata affissa una copia di un volantino diffuso dalle Br nel 1975 dopo l'uccisione di Mara Cagol, la compagna di Curcio, morta in un una sparatoria con i carabinieri. Al volantino, con un computer, erano state aggiunte frasi minacciose contro i tre sindacalisti e che si riferivano all'uccisione di Massimo D' Antona e di Guido Rossa (l'operaio sindacalista dell'Italsider assassinato a Genova dalle BR nel 1979). Il pm aveva chiesto al gip l'arresto per propaganda sovversiva dell'operaio, ma il giudice non l'ha concesso. Quando nell' ottobre scorso al magistrato arrivarono i risultati degli esami sul volantino affisso nell' ascensore, alcuni dei quali riferivano di una impronta digitale, scatto' una perquisizione nell' abitazione di Amati. All' interno della casa furono trovati altri volantini, identici a quello sequestrato. Inoltre, durante una conversazione al telefono, intercettata dalla Digos della Questura di Milano, lo stesso uomo avrebbe in qualche modo ammesso con un conoscente di aver affisso lui quel volantino. Massimo Amati risulta iscritto allo Slc-Cgil dal novembre 2000, ma il Sindacato dei lavoratori della Comunicazione aderente alla Cgil lo sospende perche' la sua iscrizione e' successiva ai fatti per i quali risulta indagato "e per tale motivo appare molto sospetta".

7 febbraio - Per Claudio Santini, il giornalista portavoce dell' associazione vittime della banda della Uno Bianca, nella fiction televisiva "L' unica cosa reale e' il nome 'Uno bianca', per il resto c' e' pochissimo di vero". "Ben venga che 10 milioni di persone sappiano che cosa e' successo - ha continuato Santini, che ebbe un figlio gravemente ferito durante una rapina - pero' mi chiedo che idea la gente si e' fatta attraverso una fiction che, solo parzialmente e solo di sfuggita, e' fedele ai fatti". Per Santini il rischio e' che cosi' "si parli della vicenda in maniera distorta". Per la poca fedelta' a quei tragici avvenimenti e' critico anche il giudizio dell' avv. Donatella De Girolamo, difensore di Roberto Savi, il "capo" della banda: "Il film non rispetta la verita' storico-giuridica e il nome 'Uno Bianca' e' una denominazione pubblicitaria. Quanto poi al cambiamento dei nomi dei criminali - ha ricordato il legale rispondendo a una polemica dei giorni scorsi - c' era la necessita' di tutelare i minori (i figli dei colpevoli, ndr): perche' far vedere scene violente per mostrare quel che i genitori avevano fatto mi sembra inumano". Arrabbiatissima e' Rosanna Zecchi, moglie di Primo, il pensionato ucciso a Bologna dalla banda perche' stava annotando il numero di targa della macchina (rubata) durante la fuga da una rapina: "A chi ha visto la fiction volevo solo dire che, appunto, si tratta di una fiction televisiva. E che non riporta la crudelta' di quei criminali". Su quest' ultimo concetto, secondo Zecchi, nei giorni scorsi qualcuno ha travisato dicendo e scrivendo che lei "avrebbe voluto piu' violenza": "E' stato scritto e detto - ha continuato piuttosto seccata - ma io ho solo detto che non riportava la crudelta' di quei criminali. Gente che ti dava l' illusione di salvarti la vita e poi ti ammazzavano, come fecero con Massimiliano Valenti". Quel giovane che fu sequestrato e assassinato nel bolognese dai fratelli Savi perche' vide il cambio d' auto subito dopo una rapina. "O anche nel caso di mio marito: fu ucciso perche' aveva preso un numero di targa che non sarebbe servito a nulla e neppure li avrebbe riconosciuti perche' avevano il volto coperto. Per questo dico a tutti i cittadini: 'attenzione, quella che avete visto in tv non e' la crudelta' della 'Uno Bianca’”.

8 febbraio – La procura di Roma chiede l’ archiviazione per la posizione di Cesare Previti nell'ambito dell'inchiesta sul falso dossier Stefania Ariosto, pur essendoci "rilevanti indizi", ma "l' insufficienza e la contraddittorieta' degli elementi acquisiti nel corso dell'istruttoria non consentono di sostenere l' accusa in giudizio". Scrivono i Pm: "Quando viene formato il falso 'rapporto 30 aprile 1988', il cui scopo principale e' minare l'attendibilita' della testimone Ariosto, Angelo Demarcus (gia' rinviato a giudizio per la stessa vicenda, ndr) era gia' in contatto con Previti e gia' i due avevano parlato del contenuto degli articoli pubblicati da Giorgio Zicari (anche per lui i pm hanno chiesto adesso l'archiviazione, ndr) sulla base delle informazioni fornitegli da Demarcus". Proprio in connessione con il rapporto tra Previti, Demarcus e Zicari, i pm Maria Monteleone e Giovanni Salvi ricostruiscono passo passo la storia del documento fasullo secondo cui la testimone Omega, che con le sue dichiarazioni ai magistrati milanesi mise nei guai Renato Squillante e Cesare Previti, avrebbe lavorato per i servizi segreti fin dal 1988. "Si e' cercato di acquisire elementi - scrive la Procura – per valutare se Previti, che certamente si avvantaggiava della pubblicazione di false notizie, anche per la relazione temporale con la decisione della Camera sulla richiesta di arresto, avesse avuto un ruolo nel confezionamento e nell'utilizzo del documento contraffatto". "Il falso rapporto - sostiene la Procura - sara' formato solo successivamente e dopo l' instaurarsi dei rapporti tra Previti, Zicari,e Demarcus". Stando a quanto hanno appurato gli inquirenti, altri documenti (falsi verbali e informative Sisde, ndr) ricevuti per posta in forma anonima da Previti, come lui stesso dichiaro' davanti ai magistrati, furono fatti vedere a varie persone tra cui i senatori Pera e Mancuso e il deputato Bruno: "Dalle dichiarazioni di quest'ultimo - si legge nella richiesta - risulta confermato che egli vide il falso rapporto tra le carte mostrategli da Previti nel contesto della preparazione della sua difesa davanti alla Camera per la richiesta di autorizzazione all' arresto". Secondo la procura questo sta a significare che "le vicende del falso rapporto e quella dei falsi verbali e delle informative Sisde, sono collegate tra loro dalla finalita' di inquinare l'attendibilita' della teste Ariosto, tentando di diffondere, anche attraverso la predisposizione di atti giudiziari totalmente falsi, la notizia non vera della sua appartenenza ai servizi". Per i Pm, insomma, "c'e' il dato di fatto obiettivo e non confutabile che i documenti pervenuti per posta a Previti e da questi consegnati a Demarcus sono stati fabbricati da Demarcus al fine di minare l'attendibilita' dell'accusatrice di Previti". Salvi e Monteleone hanno accertato che Zicari, nella vicenda della diffusione di false notizie su Ariosto, ha avuto un ruolo di rilievo, ma "pur in presenza di questi elementi indizianti della sua colpevolezza per la falsita' dei documenti - scrivono i pm - il quadro probatorio non puo' dirsi completo, non essendosi raggiunta la prova certa di cio' e soprattutto del suo contributo causale alla formazione e all'utilizzo dei falsi atti". La richiesta di archiviazione verra' adesso presa in considerazione dal Gip che ha tre possibilita': accoglierla e archiviare, chiedere ulteriori accertamenti, oppure ordinare i capi d'imputazione e la richiesta di rinvio a giudizio ritenendo - diversamente dalla Procura - che gli elementi siano sufficienti per il processo. Tra gli indagati dell'inchiesta 'falso dossier Ariosto" per i quali la procura ha chiesto l' archiviazione c'e' anche l'addetto all'ufficio informazioni del tribunale di Roma Carlo Mancini. Nel corso degli accertamenti e' emerso che il dipendente del tribunale "intratteneva rapporti frequentissimi ed inspiegabilmente cordiali con Angelo Demarcus e Eleonora Sarcona", la titolare dell'agenzia investigativa 'Blue fox' imputata con l'ex uffciale della Marina per sottrazione di atti dagli uffici giudiziari di Roma. L'inizio dei rapporti tra i tre risale ad un periodo precedente alle indagini sul falso dossier. "La circostanza ha assunto un valore indiziario rilevante quando si e' accertato che Demarcus e la Sarcona (che aveva il numero dell'ufficio informazioni sull'agenda) si fermavano sempre presso l'ufficio di Mancini, con tempi e modalita' che consentivano di escludere che stessero assumendo informazioni. Mancini quindi era un referente dei due presso gli uffici giudiziari". Anche nel caso di Mancini, tuttavia, la procura ha ritenuto di dover chiedere l'archiviazione perche' "le indagini, comprese le intercettazioni ambientali, pur confermando la frequenza dei rapporti tra i tre, non hanno consentito l'acquisizione di ulteriori elementi a suo carico".
L'11 gennaio 1998 l'Avanti pubblico' ampi stralci di un rapporto datato 30 aprile 1988 della Questura di Roma dal quale risultava che la testimone del pool di Milano Stefania Ariosto (che con le sue dichiarazioni aveva portato all' arresto di Renato Squillante e all'iscrizione sul registro degli indagati del parlamentare di Forza Italia Cesare Previti) era collaboratrice dei servizi segreti dal 1988. La pubblicazione avvenne in concomitanza con la data fissata per il 12 gennaio 1998 in cui il Parlamento avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta del gip di Milano di arresto di Previti. Le indagini della procura di Roma accertarono che il dossier era falso e che era stato portato in redazione dal giornalista Gabriele Ratini che lo aveva avuto da Angelo Demarcus, ex ufficiale della Marina. Il 13 gennaio 1998 vennero sequestrate a Demarcus un falso rapporto di polizia giudiziaria, copie di falsi verbali di interrogatori del pm romano Antonino Vinci e di Stefania Ariosto, e false note informative del Sisde e della procura di Roma che avevano per oggetto la presunta appartenenza della Ariosto ai servizi segreti. Questi atti erano raccolti in un dossier con stampato all'interno del primo foglio l'indirizzo di Cesare Previti ripetuto per quattro volte. Nell'interrogatorio del 24 aprile 1998 davanti ai pm Monteleone e Salvi, l'onorevole Previti non nego' di avere consegnato alcuni documenti  (ma non il falso rapporto) a Demarcus. Dichiaro', inoltre, di avere ricevuto anonimamente i documenti sulla presunta appartenenza della Ariosto ai servizi; di avere incontrato Demarcus, tramite il giornalista Zicari, e di avergli consegnato i documenti perche' ne valutasse l' attendibilita'; di avere dato i documenti in copia anche ad un investigatore privato, tale Beneducci, con la stessa finalita' e di non avere mai visto il falso rapporto 30 aprile '88. Per questa vicenda Demarcus, insieme con Eleonora Sarcona, e' stato rinviato a giudizio dal gip di Roma e attualmente il processo e' in corso.

9 febbraio - I giudici della terza corte di appello di Roma hanno ridotto la pena da tre a due anni di reclusione per Giovanni Marra, ex pilota dell' Ati considerato la mente di un' organizzazione che nel 1993 programmo' un golpe che prevedeva l' occupazione del centro Rai di Saxa Rubra., da due a un anno e due mesi di reclusione quella per Ambrogio Tagliente, gia' coinvolto in Germania nell' attentato al deputato socialdemocratico La Fontaine. I due imputati sono stati riconosciuti responsabili di cospirazione politica mediante accordo. Gli stessi giudici hanno inoltre dichiarato il non doversi procedere per Lorenzo Pampalon, ex legionario ed ex istruttore di una scuola di sopravvivenza. La vicenda fu scoperta dalla magistratura di Trento che raccolse le dichiarazioni di un editore, Eugenio Pellegrini. Nel corso dell' inchiesta giudiziaria si accerto' che il piano prevedeva l' uso di gas nervino da sganciare sul Parlamento e l' assalto alla sede Rai di Saxa Rubra. Gli atti dell' inchiesta furono poi trasferiti a Roma per competenza territoriale.

10 febbraio - A Palazzo Vecchio di Firenze viene commemorato l' ex sindaco Lando Conti ucciso dalle Brigate Rosse-Pcc il 10 febbraio 1986.  Alla presenza dei familiari e delle autorita', il sindaco Leonardo Domenici ha ricordato la figura del predecessore, al quale alcuni mesi fa e' stata intitolata una strada a poca distanza dal luogo dell' omicidio. Per il Gran Maestro del Grande Oriente d' Italia, Gustavo Raffi, Lando Conti "ha pagato con la vita la sua coerenza e la sua fedelta' agli ideali mazziniani e massonici, dimostrando, come aveva scritto Giuseppe Mazzini, che il martirio non e' mai sterile".

11 febbraio - "Il Corriere della Sera" scrive che "Andrea Insabato, l'estremista nero accusato di tentata strage per la bomba al manifesto del 22 dicembre scorso, deve rimanere agli arresti perché è ancora concreto il rischio che commetta altri reati "della stessa specie". Lo ha stabilito il giudice dell'indagine preliminare respingendo l'istanza dell'avvocato di Insabato, Saverio Uva. È stata invece accolta l'altra richiesta del difensore, e cioè l'accertamento sulle condizioni di salute dell'indagato rimasto ferito nell'esplosione. Dal 1° febbraio Insabato, dopo alcune settimane trascorse a Regina Coeli, è ricoverato all'ospedale Forlanini di Roma, formalmente agli arresti e piantonato dalla polizia, ma il suo avvocato ritiene che le "condizioni psicofisiche dell'indagato" siano incompatibili con la detenzione. Una situazione già rilevata, secondo il legale, da uno psichiatra dell'ospedale che parla di "patologia di grave disturbo psichico a carico del degente". Ora toccherà al perito nominato dal giudice fornire la "versione ufficiale" sulla salute di Insabato.  Dopo l'interrogatorio all'indomani dell'attentato, né i pubblici ministeri né gli investigatori sono più tornati dall'estremista nero per rivolgergli altre domande. L'indagine della Digos tuttavia è andata avanti per verificare l'ipotesi che Insabato abbia agito con l'aiuto di qualche complice. E la stessa motivazione con la quale il gip ha respinto l'istanza di scarcerazione lascia trapelare la convinzione dei giudici che il presunto attentatore non sia un "bombarolo" solitario.  I pm e il gip, infatti, lo hanno tenuto agli arresti sulla base del "concreto pericolo" che Insabato commetta altri reati simili a quello del 22 dicembre, cosa che difficilmente l'indagato potrebbe fare "in proprio", viste le ferite alle gambe e alle mani che lo costringono su un letto d'ospedale. Ma l'attenuazione dei controlli, secondo i magistrati, renderebbe possibili i contatti con gli eventuali complici, e di conseguenza l'organizzazione di altri attentati o azioni simili. L'attività degli investigatori prosegue nel tentativo di individuare nomi e volti di questi complici, nell'attesa